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IN-COMPRENSIONI

Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

In-comprensioni
per la cura e l’educazione

La «Cura», mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa avesse fatto, interviene Giove. La «Cura» lo prega di infondere lo spirito a quello che aveva formato. Giove acconsente volentieri. Ma quando la «Cura» pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva formato, Giove glielo proibì e pretendeva che fosse imposto il proprio. Mentre la «Cura» e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato formato fosse imposto il proprio nome, perché gli aveva dato una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò loro la seguente equa decisione: «Tu, Giove, poiché hai dato lo spirito, alla morte riceverai lo spirito; tu, Terra, poiché hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fintanto che esso vivrà lo possieda la Cura. Poiché però la controversia riguarda il suo nome, si chiami homo poiché è fatto di humus (Terra)»

 (Favola di Igino, I sec. a.C.- I sec. d.C., in Heidegger, 2019, p. 241).

Il titolo di questa rubrica rimanda a una pluralità di significati con i quali vogliamo giocare per articolare il discorso sulla relazione tra famiglie e servizi educativi. Dal Devoto Oli ne prendiamo alcuni.

 

COMPRENDERE

“Capire qualcuno a livello spirituale, psicologico, affettivo”; “Giudicare con indulgenza, giustificare, scusare”; “Riferito a una reazione emotiva, a un comportamento ecc., riuscirselo a spiegare”.

La comprensione è una delle dimensioni che definiscono lo specifico Umano, in quanto indica quella capacità che abbiamo di stare in relazione psicologia, spirituale e affettiva tra di noi. Ha a che vedere con la disponibilità ad agire, nella nostra quotidianità, interpretando la relazione con l’altro in termini benevoli, inclusivi e comprensivi, appunto. Evidenzia la dimensione sociale, profonda e esistenziale del sentirsi parte, del compartecipare alle esperienze che attraversiamo e alle quali diamo un senso. Heidegger definisce la comprensione come uno degli essenziali della Cura, affermando che l’Uomo non comprende le cose perché le conosce, ma perché le ha a disposizione, perché sono nel suo raggio d’azione. Comprensione come cum-prendere, prendere assieme, afferrare. Azione in cui è implicito il concetto di corporeità, di prossimità, di “avere sotto mano”. L’atto di comprendere, in questo senso, sta alla base della nostra relazione diretta con il mondo e con le persone con cui stabiliamo dei rapporti e avviene ancor prima dell’atto di interpretare che, sempre per il filosofo, rappresenta l’elaborazione delle possibilità che si generano dalla comprensione.

Secondo la definizione che ne dà il Devoto Oli, la comprensione ha a che vedere anche con l’indulgenza, con la disponibilità a giustificare e con la capacità di spiegarsi un comportamento o una reazione emotiva. Non si tratta solo di capire l’altro, quanto di sentire l’altro nella sua dimensione di soggetto di prossimità e interdipendente da altri soggetti. Che cosa prova un genitore quando porta il suo bambino al nido? Che cosa comprende del lavoro educativo che si realizza nella nostra scuola? Come posso comprendere il suo atteggiamento, le sue ansie e le sue gioie? Come posso comunicare con le famiglie affinché si sentano comprese e compartecipi dell’esperienza educativa dei loro figli? In quale misura la cura è caratterizzata da comprensione? Posso comprendere ancor prima di interpretare, ponendo le basi per la fiducia, per costruire corresponsabilità? Come uso gli strumenti che ho a disposizione per ampliare la mia capacità di comprendere (l’osservazione, l’ascolto, la progettazione)?


INCLUDERE O CONSIDERARE

Come elemento costitutivo o integrante di una serie, di un gruppo, di una categoria. Comprendere significa anche questo: far entrare, accogliere, includere. L’altro diviene, in questo senso, una parte di un tutto. Non un elemento accessorio, estemporaneo o transitorio, ma un elemento costitutivo, che contribuisce a determinare il tutto. Comprendere le famiglie, quindi, significa anche creare spazi di transizione e di partecipazione per generare dialogo, ascolto, confronto e condivisione di processi prossimali.

Se traducessimo questa definizione in chiave sistemica potremmo affermare che il sistema famiglia e il sistema educativo o scolastico nelle loro interazioni (mesosistema) (Bronfenbrenner, 1986) creano un ambiente di cura e di educazione fondato sulla comprensione reciproca, intesa sia come inclusione sia come costruzione di significati condivisi (compresi) sul processo educativo. L’integrazione dei due sistemi non significa eliminare le differenze o le dissonanze, in quanto: “In una prospettiva ecologica, ciò che sembra fare la differenza, non è tanto la concordia e l’armonia dei diversi ambienti attraversati dai bambini, quanto piuttosto il fatto che i soggetti abbiano la possibilità di dialogo e di spazi comuni, di sperimentare e partecipare a pratiche, linguaggi, letture della realtà segnate da continuità e contraddizioni, presenze e assenze, e di costruire progressivamente una comprensione sempre più estesa, differenziata e valida di questa multivocalità, diventando capaci anche di agire su di essa” (Sità, 2020, p. 63). Comprendere, quindi, le diverse voci e divenire capaci di agire su di esse, rispettandone le specificità e le possibili contraddizioni.

Quale attenzione riservo all’accoglienza? Quali occasioni di dialogo e di partecipazione offro alle famiglie? Come le progettiamo? Quanto tempo dedico alla relazione con le famiglie e come lo impiego? Quale spazio lasciamo alla partecipazione delle famiglie? Consideriamo i genitori come partner attivi del processo educativo, rispettandone le specificità e le visioni?

Il prefisso in- nel titolo di questa rubrica sta a indicare la possibilità dell’insorgere di equivoci e di malintesi nella storia relazionale tra le famiglie e i servizi educativi e scolastici. Consideriamola come un’opportunità per riflettere con leggerezza sulla contraddittorietà di certe scelte e sull’opacità della comunicazione interpersonale. Le storie narrate in queste due pagine intendono dare corporeità e concretezza agli aspetti più umani dei fraintendimenti affinché li si interpreti in chiave solidale, affinché si eserciti la propensione a comprendere, sviluppando la capacità di so-stare di fronte all’ampiezza delle sfaccettature che le relazioni portano con sé. I fraintendimenti sono occasioni per approfondire la comprensione dell’altro, per affinare la propria capacità di entrare in contatto con l’Umano che l’altro rappresenta, per allargare gli spazi di partecipazione delle famiglie, per ampliare i tempi della relazione e per migliorare le strategie di ascolto e di dialogo.

Il prefisso in-, tuttavia, richiama anche al concetto di “stare dentro” inteso come la possibilità di permanere nella comprensione, per continuare a pensare che coloro che si occupano di cura e di educazione abbiano il dono della curiosità e il dovere di stare all’interno dei processi per estendere la loro capacità di comprendere, di includere, di valorizzare e di dare voce all’altro nelle sue molteplici sfaccettature, ricchezze e incertezze.


PER APPROFONDIRE

Bronfenbrenner U., Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna, 1986.

Heidegger M., Essere e tempo, Longanesi, Milano, 2019, p. 241.

Sità C., La relazione con le famiglie e le transizioni in prospettiva ecologica, in A. Lazzari, G. Pastori, C. Sità, P. Sorzio, Prospettive educative per i servizi zero-sei. Itinerari di teoria, pratica e ricerca, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2020, p. 57-74.

 

 

 

Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.
Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici.

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