Menu
Immaginari per vedere e costruire il futuro
La valenza pedagogica delle opere d’arte e degli albi illustrati nei percorsi educativi
Alessio Cotena, Responsabile servizi educativi Fondazione Museo della Ceramica di Savona
“Il servizio educativo diventa promotore di iniziative sul proprio territorio, punto di riferimento educativo, partecipante attivo per far vivere esperienze educative esterne alle proprie famiglie. Può aprire inoltre i propri spazi alla comunità con progettazioni mirate per farsi conoscere e coinvolgere altre famiglie, anche non appartenenti al servizio stesso”
(MI, 2022, p. 29)
Ludovico Ariosto
Abstract
Che cos’è l’immaginario? Una riflessione su questo tema e sull’importanza della facoltà immaginativa nei percorsi educativi e formativi. Spunti per scoprire come le opere d’arte e gli albi illustrati siano preziosi strumenti per nutrire gli immaginari, i processi creativi e la progettazione di attività laboratoriali.
Parole chiave
Immaginario, immaginazione, arte, albi illustrati, laboratori
L’IMMAGINARIO
Dal suo significato originario, come qualcosa di inesistente e privo di fondamento nella realtà, il concetto di immaginario è stato affrontato da filosofi e pensatori (Dallari 2021 e 2023) fino a ricoprire oggi un ruolo sempre più importante trasformandosi nel bacino di immagini e significati di ogni individuo, di una collettività e di un’epoca; nutrimento del nostro pensiero, del nostro agire e, anche, un obiettivo educativo (ibidem).
È fondamentale quindi chiedersi come nutriamo i nostri immaginari e quelli dei bambini e delle bambine con i quali viviamo o di cui siamo educatori. È interessante come Gillo Dorfles, filosofo e storico dell’arte, definisca la nostra epoca come un tempo di furto dell’immaginario (Dorfles, 2008) dove il bombardamento mediatico di immagini a cui siamo sottoposti, e che inevitabilmente coinvolge anche bambine e bambini, non aumenta il nostro immaginario ma, al contrario, lo impoverisce. Fondamentale, come sempre, non è la quantità ma la qualità del nostro cibo visivo e soprattutto il tempo che dedichiamo a questa esperienza. “Sono le immagini a cercarci. La migliore predisposizione per farsi trovare è muoversi a passo d’uomo, lasciare la porta aperta, girare a vuoto. A volte, perdere tempo è il modo migliore per guadagnarlo” (Tappari, 2021, p. 45).
Tempi lenti, naturalmente affini con l’osservazione delle immagini di opere d’arte o di albi illustrati, la lettura di storie e di poesie diventano preziosi compagni nei nostri percorsi educativi. Sono nutrimento innanzitutto per noi educatori per sostenerci nel nostro essere persone in continua formazione, per dilatare i nostri sguardi e accompagnarci nella progettazione di percorsi educativi.
Sono nutrimento per le nostre bambine e i nostri bambini ai quali li portiamo come strumenti educativi o anche come piccoli semi abbandonati, apparentemente in un angolo, ma sempre pronti a essere colti dai loro sguardi attenti e curiosi, privi in questi casi di una necessaria finalità educativa.
L’IMMAGINAZIONE
Immaginario e immaginazione sono stati spesso usati come sinonimi mentre nelle ricerche più attuali (Dallari, 2023) i due aspetti vengono distinti definendo l’immaginario come il substrato, il bacino di immagini, necessario all’immaginazione, che è intesa invece come facoltà combinatoria e creatrice.
Anche Rodari nella sua Grammatica della fantasia del 1973 dedica un capitolo all’immaginazione definendola come la capacità di rielaborare i materiali ripresi dalla realtà, immaginando qualcosa di nuovo o anche di inesistente e ne sottolinea l’universalità. L’idea di base è che tutti, dai creativi all’uomo comune, ne dispongono e che sia una funzione necessaria alla vita quotidiana. “Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà fedeli esecutori, diligenti, riproduttori, docili strumenti senza volontà vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione” (Rodari, 1997, p. 179).
Anche Italo Calvino conclude le sue Lezioni americane del 1988 proprio con l’importanza di questa funzione, arrivando a teorizzare “una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione in teriore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben de- finita, memorabile, autosufficiente, «icastica»” (Calvino, 2010, p. 103). L’immaginazione inoltre ci per- mette di coltivare maggiormente i processi analogici (Circià e Dallari, 2016) creando associazioni libere e fluide, spostando così il pensiero verso la dimensione simbolica e laterale (Dal- lari, 2008): aspetti fortemente sollecitati dalla dimensione artistica (in tutte le sue accezioni) e quella degli albi illustrati.
NUTRIRE GLI IMMAGINARI: L’ARTE
Come nutrire allora i nostri immaginari di educatori e quelli delle bambine e dei bambini con i quali lavoriamo? Come sostenere i processi immaginativi? Non è di certo un caso se una delle più importanti correnti artistiche del Novecento, il Surrealismo, ha messo l’immaginazione al centro della sua poetica. Le opere d’arte sono preziose compagne delle nostre attività qualora ne riusciamo a cogliere il valore anche al di là della loro storia artistica.
Le opere d’arte sono innanzitutto immagini da frequentare costantemente nella loro svariata complessità: da quelle antiche sino a quelle contemporanee. Come educatori e operatori culturali le immagini delle opere d’arte (Francucci e Vassalli, 2009) aprono e dilatano i nostri sguardi, ci permettono di fare connessioni, scoprire soluzioni visive che rompono i nostri schemi mettendoci sempre in discussione per trovare percorsi divergenti e creativi.
Per le bambine e i bambini con i quali condividiamo la strada, le immagini di opere d’arte sono compagne nei percorsi legati al mondo dell’arte, ma devono essere anche una preziosa e costante risorsa educativa, una presenza che travalica i confini artistici per contaminare i divesi linguaggi e le differenti esperienze (Ciarcià e Dallari, 2020). Si pensi, ad esempio, allo stretto legame, troppo spesso trascurato, tra linguaggi artistici e discipline scientifiche (Guerra, 2020) e quanto significativo possa essere il contributo della postura artistica verso altre discipline. Ovviamente l’influenza è reci- proca, pensiamo a quanto la se- lezione di immagini scientifiche, ma realizzate con occhio artistico, possano essere stimoli visivi interessanti e ricchi di suggestioni (Zucker e Ostlund, 2023).
Le opere d’arte però non devono essere fruite solo attraverso la loro riproduzione, ma fondamentale è l’incontro con l’originale, attraverso la visita dei musei.
Sempre di più questi luoghi pongono al centro delle loro azioni i pubblici e le loro specificità, anche con particolare attenzione alle esperienze dei più piccoli (Cardone e Masi, 2017). I musei devono essere luoghi importanti da frequentare, permettendoci di allargare così i contesti educativi, dando l’occasione ai più piccoli di esplorare nuove realtà a loro vicine, sostenendo e rafforzando il sistema formativo integrato.
NUTRIRE GLI IMMAGINARI:
GLI ALBI ILLUSTRATI
Altro compagno prezioso nel percorso di crescita di bambine e bambini è l’albo illustrato che nella complessità della sua struttura riesce a coniugare diversi linguaggi aprendo una narrazione polialfabetica. Al contrario di quanto spesso si crede, affian- care al codice verbale quello vi- sivo non semplifica la narrazione ma la rende più articolata (Cam- pagnaro e Dallari, 2013). Questo accade soprattutto negli albi di qualità -concetto complesso e articolato che meriterebbe un’apposita dissertazione che per semplicità definiamo come quei libri in cui le immagini non sono semplici illustrazioni del testo, ma un vero e proprio linguaggio che, in continui rimandi con la storia, aprono a narrazioni parallele e invitano il lettore a costanti riflessioni, domande, ritorni alle pagine passate in un continuo errare nel testo.
Caratteristiche che nuovamente sostengono la funzione immaginativa dei bambini e delle bambine spingendoli oltre a quanto letto, sia nel testo sia nelle immagini, favorendo processi di creazione immaginativa autonomi e personali. Lo stesso processo si potenzia ulteriormente se la
lettura dell’albo illustrato viene fatta proprio davanti alle opere d’arte1. Fortunatamente sono sempre di più i musei nei quali gli albi illustrati vengono introdotti e inseriti nei percorsi educativi permettendo così di indagare, con più attenzione, il valore di questi approcci e la loro portata educativa.
Tuttavia possiamo attuare tutto questo anche al di fuori dei musei portandolo nelle sezioni e nelle classi. Le immagini di opere d’arte, così come di pubblicità, film e di tutto l’universo visivo a cui noi come educatori vogliamo attingere entrano nella composizione dei nostri muri visivi e avviano dialoghi e preziosi rimandi con gli albi illustrati, in un tessuto narrativo incessante e profondo, creando immaginari personali e collettivi. La verità di immagini e di linguaggi permette inoltre a ogni bambina e bambino di trovare la forma più affine al proprio temperamento, di scoprire le infinite possibilità rappresentative e la diversità narrativa del reale, che spesso negli strumenti educativi viene appiattita, banalizzata e fortemente stereotipata.
Come sosteneva l’artista e illustratrice Kveta Pacovsà: “l’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita”. Il libro può essere un potente mediatore tra i bambini, le famiglie e le opere d’arte, un ponte per avvicinarli ai musei e a un mondo di immagini complesse e mai banali come quelle artistiche, in cui quelle illustrate rientrano a pieno titolo.
DARE VITA AGLI IMMAGINARI:
IL LABORATORIO
“È dalle viscere dell’immaginario che scocca l’ispirazione, ovvero quello stato di grazia che si risolve in uno stato di necessità: la spinta a produrre l’opera”, così scriveva l’artista Enrico Baj (Baj e Sanna, 2013, p. 75) testimoniando come dagli immaginari e grazie alla funzione immaginativa nasce spontaneo, anzi quasi necessario, il bisogno di creare, di dare forma a quanto visto e immaginato.
La postura labora- IMMAGINARI toriale, intesa ancor prima che uno spazio fisico come un’attitudine mentale (Cotena e Isaia, 2022), è quella che ci permette di focalizzare la nostra attenzione sulla dimensione del fare e dello scoprire (Guerra, 2019). L’atelier inteso quale luogo di esperienza ed esplorazione in cui i diversi linguaggi si incontrano diventa quindi lo spazio privilegiato per dare forma ai nostri immaginari (Bonaccini, 2018).In maniera analoga nei musei a partire dagli anni Ottanta, le sezioni didattiche prima e in seguito i dipartimenti educativi, hanno sempre più preso spazio guadagnando attenzione e confermando, oggi con sempre più forza, il fondamentale valore educativo del museo2.
L’arte diviene così non solo un testo da conoscere ma un pre-testo per attivare processi laboratoriali (Francucci, 2016) ed espressivi che, grazie alla pluralità dei linguaggi messi a disposizione nei laboratori, permettono ai bambini e alle bambine, ma anche agli adulti, di lavorare continuamente sulla costruzione della propria identità personale. Concepiti in questo modo, il laboratorio e l’atelier non possono che concentrarsi sull’a- spetto processuale della creazione. L’attenzione di noi educatori non dovrà mai essere finalizzata al prodotto finale, o peggio ancora al lavoretto, bensì al continuo divenire creativo, allo scoprire come l’incontro dell’immaginario con la materia a volte generi scontri, frustrazioni e difficoltà. Momenti che, se giustamente sostenuti e accompagnati da noi adulti, possono essere formativi.
L’errore e l’inatteso sono compagni preziosi che aprono ulteriori porte a nuove strade, a nuove immagini in un processo continuo tra immaginario e creazione. In questo modo il nutrimento dei nostri immaginari e i processi immaginativi ci portano nel laboratorio e nell’atelier a dare vita a universi nuovi, a rielaborare di continuo la memoria del passato e del presente perché, come ci ricorda Vygotskij: “se l’attività umana si limitasse a riprodurre ciò che è vecchio, l’uomo sarebbe un essere rivolto unicamente al passato, capace di adattarsi al futuro, solo se questo fosse una riproduzione del passato. L’attività creativa è quindi quella che rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dar forma a quest’ultimo e di mutare il proprio presente” (Vygotskij, 2010, p. 19).
Vanna Iori, membro del Direttivo dell’Istituto di Studi Superiori “Toniolo” di Milano. Già professoressa ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Cattolica di Milano.
1 www.topipittori.it/it/topipittori/corpi- narranti (ultima consultazione: 15/3/2025). 2 Definizione attuale di museo secondo l’ICOM (International Council of Museu- ms Italia): www.icom-italia.org/defini- zione-di-museo (ultima consultazione: 15/3/2025).
BIBLIOGRAFIA
Baj E., Sanna A. (a cura di), Ecologia dell’arte, Milano, Abscondita, 2013. Bonaccini S. (a cura di), Atelier aperto, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2018. Campagnaro M., Dallari M., Incanto e racconto nel labirinto delle figure, Trento, Erickson, 2013.
Calvino I., Lezioni americane, Milano, Mondadori, 2010.
Cardone S., Masi M., Il museo come espe- rienza educativa, Bari, Progedit, 2017. Ciarcià P., Dallari M., Arte per crescere, Bazzano (Bo), Artebambini, 2016. Ciarcià P., Dallari M., Arte per educare, Bazzano (Bo), Artebambini, 2020. Cotena A., Isaia M. (a cura di), Inversio- ni il museo come laboratorio, Genova, Sagep, 2022.
Dallari M., In una notte di luna nuova, Trento, Erickson, 2008.
Dallari M., La zattera della bellezza. Per traghettare il principio di piace- re nell’avventura educativa, Trento, Il Margine, 2021.
Dallari M., Immaginauti. Pensare con- trovento, Trento, Il Margine, 2023. Francucci C., Vassalli P. (a cura di), Edu- care all’arte. Immagini esperienze per- corsi, Milano, Electa 2009.
Dorfles G., Horror Pleni, Castel Gandol- fo (Rm), Lit Edizioni, 2008.
Francucci C., Museo come territorio di esperienza, Corraini, 2016.
Guerra M., Le più piccole cose. L’esplo- razione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019.
Guerra M., Nel mondo. Pagine per un’e- ducazione aperta e all’aperto, Milano, FrancoAngeli, 2020.
Rodari G., Grammatica della fantasia, S. Dorligo Della Valle (Ts), Einaudi Ra- gazzi, 1997.
Tappari M., Infanzia di un fotografo, Mi- lano, Topipittori, 2021.
Vygotskij L., Immaginazione e crea- tività nell’età infantile, Roma, Editore Riuniti, 2010.
Zucker M., Ostlund P., Capturing Natu- re, Roma, PaPress, 2023.