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Il sistema integrato 0-6
Realtà condivise
Insegnanti della scuola dell’infanzia Rodari
I.C. Nazario Sauro Brugherio (MB)
Educatrici dell’asilo nido comunale Munari
Brugherio (MB)
Abstract
In seguito al diffondersi delle Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei (Mi, 2021), in questo articolo si riportano alcune esperienze condotte dalla scuola dell’infanzia Rodari e il nido Munari di Brugherio.
Alcune docenti ed educatrici delle rispettive realtà educative, cogliendo l’occasione della vicinanza tra i due plessi, hanno infatti deciso di progettare alcuni incontri, dove i bambini e le bambine sia del nido sia della scuola dell’infanzia potessero condividere alcune esperienze, con l’obiettivo di una reciproca contaminazione. A conclusione di questo breve e intenso percorso è emersa una riflessione che vede come protagonista il “bambino competente”, considerato nella sua interezza, e la necessità di impegnarsi ulteriormente in un dialogo e in un confronto che, pur riconoscendo il valore e l’identità delle diverse istituzioni educative, includa i bambini e le bambine in un sistema integrato che fornisca coerenza e continuità al loro percorso di crescita.
Parole chiave
Contaminazione, progettare
insieme, intenzionalità
pedagogica, sperimentazione,
bambino competente
Contatti
elenaserena.trani@icsauro-brugherio.edu.it
LA CORNICE DI RIFERIMENTO
Con il decreto ministeriale 22 novembre 2021, n. 334, sono state adottate le Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, che riconoscono un ruolo fondamentale anche ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia, ciascuno dei quali è chiamato, in sinergia con gli altri soggetti, a collaborare per un progetto educativo-formativo che abbia come destinatari i bambini e le bambine di età compresa tra 0 e 6 anni.
La Commissione nazionale si è assunta il compito di divulgare il Documento, attraverso incontri informativi e formativi, per far conoscere i contenuti, per dialogare a livello territoriale con le istituzioni e con le famiglie. Con questo obiettivo, nel corso di questi anni, si sono svolti e si stanno tuttora svolgendo nel territorio nazionale incontri, scambi di idee e proposte di lavoro tra educatori dei nidi e docenti di scuole dell’infanzia. Al centro di questo cambiamento è presente un modo diverso di concepire la persona che viene considerata nella sua interezza.
Questa unitarietà che contraddistingue ciascun essere umano è un aspetto fondamentale che va valorizzato sin dalla prima infanzia, attraverso un sistema educativo che non frantumi l’esperienza dei bambini e delle bambine ma li introduca in un progetto educativo unitario. Tale visione, proiettata nello specifico nel sistema 0-6, comporta la realizzazione di un curriculum verticale che, pur nelle differenze e specificità delle realtà educative in cui i bambini vengono accolti, mantenga una coerenza educativa di obiettivi e buone pratiche. Sul raggiungimento di questo traguardo c’è ancora molto da lavorare, ciononostante si sono attuate in questi anni diverse sperimentazioni didattiche che hanno visto il coinvolgimento di educatrici del nido e insegnanti della scuola dell’infanzia. L’intento è quello di aprirsi a un confronto non solo teorico ma anche pratico, al fine di individuare dei punti in comune, necessari per porre le basi di un sistema 0-6 che voglia essere non solo integrato ma anche coerente.
NIDO E INFANZIA: ESPERIENZE A CONFRONTO
Sullo sfondo di questa cornice normativa e di pensiero, anche noi docenti della scuola dell’infanzia Rodari, insieme alle educatrici del nido Munari, entrambe situate nel comune di Brugherio, abbiamo iniziato a interrogarci sulla concreta possibilità di realizzare delle esperienze dove il sistema integrato 0-6 non fosse solo un ideale da raggiungere ma, soprattutto, una realtà da vivere, anzi da condividere. Cogliendo l’occasione della vicinanza tra le nostre realtà educative, abbiamo deciso di incontrarci per progettare dei momenti che avessero come obiettivo una reciproca contaminazione.
In una prima fase di pianificazione del percorso, il gruppo di lavoro, costituito dal coordinatore pedagogico e da una rappresentanza di educatori del nido e docenti della scuola dell’infanzia, ha riflettuto su alcuni principi teorici espressi nel documento, per identificare i punti cardine sui quali finalizzare gli interventi. In particolare, le Linee pedagogiche riportano l’importanza “di progettare insieme, nel rispetto delle competenze istituzionali, condizioni di apprendimento e di socializzazione che garantiscano ad ogni bambino il diritto soggettivo all’educazione e consentano a ciascuno di sentirsi riconosciuto e accolto nella propria unicità e diversità” (Mi, 2021, p. 6). Sempre rispetto a questo tema, il team ha ritenuto rilevante anche il seguente passaggio: “la progettualità e l’intenzionalità pedagogica, partendo da scelte valoriali e dall’identificazione delle finalità educative esplicite, si sviluppano tenendo conto dei destinatari ‒ le bambine e i bambini ‒ e del contesto sociale e culturale di riferimento. Si realizzano attraverso strategie e metodologie e strumenti che vanno dichiarati e sono finalizzati ad arricchire le esperienze, le conoscenze e le abilità dei soggetti che vi partecipano” (Ivi, p. 22).
La riflessione su questi contenuti ha condotto il gruppo operativo a definire le modalità attraverso le quali rendere effettivo il “progettare insieme” seguendo “un’intenzionalità pedagogica” e, di conseguenza, a definire i seguenti obiettivi e le relative scelte metodologiche:
- favorire momenti di conoscenza tra insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori del nido;
- individuare momenti di confronto e di riflessione tra i gli educatori e i docenti delle rispettive realtà per porre le basi di un linguaggio comune;
- proporre ai bambini e alle bambine esperienze che favoriscano le esplorazioni e le sperimentazioni, in tempi definiti ma distesi;
- organizzare le attività considerando come destinatario un gruppo eterogeneo, numericamente contenuto di bambini e bambine sia del nido sia della scuola dell’infanzia;
- ipotizzare un percorso conoscitivo, di stampo laboratoriale, che valorizzi le competenze di ogni partecipante, favorendo esperienze ricche e relazioni significative;
- progettare attività in entrambi i contesti che valorizzino le peculiarità degli stessi;
- puntare su esperienze che rappresentino una “novità” per i “bambini ospiti” e una sicurezza per i “bambini ospitanti”, rinforzando il ruolo di “tutor” degli uni verso gli altri, all’interno di una cornice pedagogica e culturale che considera il “bambino competente” indipendentemente dall’età.
Considerati i presenti presupposti, la scelta didattica delle figure educative si è rivolta in particolare verso alcuni laboratori. Quello pittorico, proposto al nido in versione “en plein air”, e all’infanzia Rodari, in un contesto più strutturato, in quella del laboratorio di pittura, ispirato alla metodologia e alla filosofia di Arno Stern. In entrambe le esperienze, la pittura non viene vista unicamente come un’esperienza creativa, ma come una “finestra” sul mondo dei bambini. Il “gesto del dipingere” che sviluppa la coordinazione mano-occhio e affina le capacità motorie, diventa un viaggio di scoperta che contribuisce a plasmare menti curiose e creative che, secondo il pensiero del suo promotore Stern, restituisce alle relazioni la propria autenticità, fornendo un contesto privo di competizione dove ciascun bambino, grande o piccolo, dipinge secondo le proprie necessità. Se il foglio rappresenta lo spazio personale in cui ciascun bambino e bambina può esprimere il proprio mondo interiore, senza giudizio e pregiudizio, la tavolozza diventa un luogo di incontro dove i piccoli partecipanti imparano a condividere, attraverso semplici regole, attrezzi e materiali e il loro stare insieme.
Il laboratorio sensoriale-esperienziale, che valorizza l’approccio educativo “dell’Outdoor education” attraverso la proposta di un’esperienza di coltivazione e di semina presso l’orto didattico del nido Munari e un’attività di sperimentazione e di gioco simbolico nella cucina di fango allestita nel giardino della scuola dell’infanzia Rodari. In entrambe le proposte emerge il valore che viene riconosciuto allo spazio esterno, inteso come opportunità di apprendimento, come un’estensione dello spazio educativo dove i bambini e le bambine possono interagire fra di loro e con l’ambiente, traendo dagli elementi naturali nuovi stimoli per arricchire il loro percorso di crescita e di scoperta.
Un “assaggio” di laboratorio STEM proposto dall’infanzia Rodari all’interno del nido, attraverso la scoperta di alcuni materiali particolari. Si ricorda infatti che nella legge di bilancio 2023 si riconosce il ruolo delle discipline STEM anche nella scuola dell’infanzia e nei servizi educativi 0-3. Nelle Linee pedagogiche, nella parte III dedicata alla centralità del bambino, si esprime quanto segue: “I bambini conoscono il mondo attraverso la percezione, la relazione e l’azione; la corporeità e la sensorialità sono per loro un importante veicolo di comunicazione e di conoscenza. Sono acutamente interessati agli aspetti naturali, fisici, sociali e spirituali, pensano, si pongono domande e cercano risposte in modo attivo, sono cioè fin dalla nascita dotati di capacità d’iniziativa e di espressione del loro punto di vista nell’interazione con l’ambiente”. Anche nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione è presente l’immagine di un bambino “curioso”. Dewey definisce la curiosità una potente risorsa presente sin dalla nascita. Essa porta il bambino a esplorare l’ambiente esterno, a stabilire contatti, a cercare nuovi oggetti, fare domande su ciò che attira la sua attenzione. Inizialmente confusa e poco organizzata, la curiosità necessita di essere sostenuta e incoraggiata da adulti capaci di cogliere nelle domande o nelle affermazioni dei bambini gli indizi di un pensiero scientifico e di predisporre un ambiente di apprendimento stimolante e adeguatamente attrezzato dove tale pensiero possa evolversi.
Alla luce di quanto finora esposto, entriamo nel vivo di questo nostro “progettare insieme” attraverso il racconto delle esperienze proposte. Le attività si sono svolte nei mesi di aprile e di maggio 2024, in giornate diverse, utilizzando alcuni spazi del nido e della scuola dell’infanzia, interni ed esterni. Gli incontri si sono svolti nella parte centrale della mattina. Tale fascia oraria garantisce, infatti, una maggior compresenza dei docenti dell’infanzia e degli educatori del nido, e ha consentito di rivolgere l’attività a un piccolo gruppo di non più di dieci bambini della fascia mista 0-6. Filo conduttore di tutti i laboratori è stata la dimensione ludica che li ha permeati e che ha permesso ai piccoli partecipanti di viverli e rielaborarli in modo libero e spontaneo.
ESPERIENZE AL NIDO
Pittura en plein air
Un piccolo gruppo di bambini della scuola dell’infanzia è stato accolto nel giardino del nido adibito per l’occasione a laboratorio di pittura: sui tavolini sono state collocate ciotole piene di tempere e tanti pennelli, pronti per essere usati! Piccoli e grandi, ciascuno a suo modo, hanno sperimentato l’uso del pennello e del colore. In un tempo sereno e disteso, i grandi fogli appesi sui muri del giardino si sono riempiti di segni, tracce, macchie, fino a creare un’armonia di rappresentazioni. È stato interessante osservare come i bambini della scuola si siano dimostrati attenti nei confronti degli amici del nido, dando loro la precedenza e attendendo i loro tempi e, dall’altro lato, vedere i bambini del nido mostrare ai compagni più grandi il divertente gioco del miscuglio di colori.
Giardinaggio
Sempre negli spazi del giardino del nido, un altro gruppo di bambini è stato coinvolto in un’attività di giardinaggio: “piccoli” e “grandi” hanno trapiantato le piante aromatiche nelle vasche di terra, hanno condiviso la scelta di dove posizionarle, la profondità della buca, la tecnica di scavo con intrecci di mani e palette. Le azioni sono state accompagnate da sguardi, parole e vicinanza fisica tra bambini e tra adulti. Il momento conclusivo dell’annaffiatura ha dato il via al gioco dell’acqua che si unisce alla terra. L’attività di giardinaggio è stata un’esperienza di esplorazione e di scoperta. Ognuno, in base alla sua età e al suo livello di competenza, ha dato un contributo personale, lasciando all’altro lo spazio per agire e interagire. È stato interessante vedere i bambini del nido sperimentarsi nell’utilizzo degli attrezzi, così come riscontrare il divertimento e il piacere dei bambini dell’infanzia nell’immergere le mani nel terriccio per farle scomparire e ricomparire.
Un “assaggio di STEM”
Un altro gruppo della scuola dell’infanzia ha portato in sezione dei “piccolissimi” del nido una strana valigia. La curiosità e la timidezza dei bambini hanno contribuito a rendere l’atmosfera colma di una titubante attesa. I tempi lenti, i silenzi, la capacità dei grandi di porsi in ascolto dei bambini del nido, hanno creato un clima di stupore: non c’erano scambi di parole, c’erano sguardi. Alcuni bambini si muovevano gattonando; altri, con piccoli passi, hanno trovato il coraggio di avvicinarsi. A quel punto, superata anche la più piccola forma di incertezza, i bambini e le bambine hanno iniziato a estrarre il contenuto di quel tesoro, scoprendo teli colorati e strane palline. Da qui è iniziato un gioco di esplorazione e scambio tra i piccoli del nido e i bambini dell’infanzia. Questi ultimi, adeguando con estrema naturalezza la loro esuberanza a quel particolare contesto, si sono approcciati al materiale con delicatezza, rimanendo in posizione seduta, per poter meglio interagire con i compagni del nido, in un linguaggio corporeo spontaneo e cauto dove protagonista era non solo il corpo ma soprattutto lo sguardo. Qualche bambino più intraprendente ha scoperto che le palline, se agitate, emettevano luce e che i teli, se spinti verso l’alto, potevano sollevarsi in tutta la loro leggerezza. Una docente della scuola dell’infanzia ha poi mostrato un altro tesoro portato per l’occasione: un cubo, apparentemente anonimo, delle dimensioni di una piccola sedia che, una volta acceso, ha proiettato nella stanza tutti i suoi innumerevoli colori, destando curiosità e stupore negli occhi anche dei più piccoli.
ESPERIENZE NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
Cucina di fango
In altre giornate ancora, sono stati i bambini del nido a fare visita agli amici dell’infanzia. Insieme hanno condiviso e sperimentato la cucina di fango. Un’esperienza di manipolazione unica che ha permesso ai partecipanti di interagire con l’ambiente in maniera ludica e educativa. Attraverso l’uso di materiali naturali come terra, acqua, legni, sassi, i bambini e le bambine hanno avuto la possibilità di stimolare i propri sensi, di usare la loro immaginazione per creare piatti di fango e di lavorare insieme migliorando le competenze sociali ed emotive. Interessante è stato osservare come i “grandi” si sono resi disponibili e attenti verso i “meno grandi”, accompagnandoli e sostenendoli nel gioco.
Laboratorio di pittura ispirato ad Arno Stern
Infine, come ultima esperienza, è stato proposto a bambini del nido il laboratorio di pittura, ispirato a Stern. Vederli entrare in quello che per noi è un luogo speciale, intimo e raccolto, dove una lunghissima tavolozza di colori permette di trovare sfumature a ogni più piccola, nascosta emozione. Uno spazio per la pittura libera e creativa, senza modelli da seguire, senza giudizi a cui sottoporsi, dove ciascuno è libero di dipingere seguendo il proprio ritmo personale, assecondando il proprio piacere. Forse è il luogo più vicino alla natura dei bambini del nido, ancora svincolati dal condizionamento e dalle aspettative degli adulti. Ed è stato davvero emozionante vedere i bambini porsi a servizio di amici più piccoli, mostrare l’uso del pennello, spiegare le regole del “gioco del dipingere” per poi lasciarli liberi di sperimentarsi e di divertirsi.
RIFLESSIONI CONCLUSIVE
A conclusione di questo breve ma intenso percorso, non possiamo che ritenerci soddisfatti di quanto vissuto ed esperito. Questi momenti di contaminazione tra servizi diversi, “ma vicini”, sono stati fonte di arricchimento e di crescita per entrambi, uno stimolo per impegnarsi in nuove sinergie, per sperimentare nuove connessioni tra pratiche educative e didattiche differenti.
Da questo confronto è emersa l’immagine di un bambino competente, capace di mettersi in gioco, di agire e di costruire i propri apprendimenti, in autonomia e libertà, quando viene accompagnato da un adulto in grado di sostenere senza soffocare e di supportare senza sostituirsi. Si è compresa l’importanza di predisporre un ambiente adeguato, leggibile, a portata dei bambini e delle bambine, in modo da incoraggiare il desiderio di scoperta, l’espressione della propria creatività e l’esercizio della propria autonomia.
Si è giunti a condividere il valore che riveste il gruppo eterogeneo nel promuovere una didattica cooperativa, collaborativa e laboratoriale, dove i bambini più grandi sono sensibilizzati a prendersi cura dei compagni più piccoli, che a loro volta li vivono come modelli. Da questa prospettiva, la differenziazione delle attività in base all’età anagrafica risulta poco rilevante. Ogni bambino si è approcciato in modo libero e spontaneo alle esperienze proposte, esercitando le proprie competenze, senza ansia e paura del giudizio. Non c’erano attività per grandi e per piccoli, ma esperienze da vivere insieme, ciascuno a suo modo, in piena libertà e nel rispetto delle capacità di ciascuno.
Infine, si è arrivati alla conclusione che se tanti sono i punti in comune soprattutto nell’approccio educativo, nella visione che si ha dell’infanzia, nel riconoscimento della funzione educativa dell’adulto e nella valorizzazione dell’ambiente didattico, altrettanto numerosi sono gli aspetti su cui è necessario ancora confrontarsi: la condivisione di buone pratiche, la possibilità di costruire un curriculum verticale, trovare dei punti di aggancio nelle modalità di inserimento, pensare al dialogo con le famiglie e a scambi più ampi sul territorio. Da qui occorre partire affinché questo clima di apertura e di dialogo appena iniziato sia da stimolo a nuovi confronti e possa indirizzare gli sguardi di sempre più rappresentanti della comunità educante verso un unico orizzonte, quello del Sistema integrato 0-6, ancora tutto da esplorare, ma forse, almeno per noi… un pezzettino più vicino.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.
2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.
DOMANDE GENERATIVE
Che cosa differenzia il concetto di “coerenza educativa” da quello di “continuità educativa” tra nido e scuola dell’infanzia?
Oltre all’immagine del “bambino competente”, quali altre dimensioni dello sviluppo avvicinano il bambino del nido a quello della scuola dell’infanzia?
L’esperienza del “progettare insieme” tra servizi diversi richiede intenzionalità pedagogica e apertura allo scambio. Attraverso quali modalità e obiettivi potrebbe realizzarsi una “reciproca contaminazione” tra le realtà educative del vostro sistema territoriale integrato 0-6?
BIBLIOGRAFIA
Edwards C., Gandini L., Forman L. (a cura di), I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini S.r.l., 2017.
MI, Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, 2021.
Miur, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012.
Rosati N., L’educazione STEM al nido: una sfida possibile, in “Iul Research”, vol. 2, n. 4, 2021, p. 188-207.
Stern A., Il gioco del dipingere, Milano, Uroboros, 2016.