My EduBox

Menu

Gli insetti del nostro giardino

Una ricerca in natura attraverso l’uso di molteplici linguaggi

 

Claudia Caroline Closs

Insegnante dell’infanzia della Rete municipale di Istruzione di Novo Hamburgo-RS, membro dell’Osservatorio della Cultura Infantile (OBECI), Brasile

Osservare la farfalla

“Il servizio educativo diventa promotore di iniziative sul proprio territorio, punto di riferimento educativo, partecipante attivo per far vivere esperienze educative esterne alle proprie famiglie. Può aprire inoltre i propri spazi alla comunità con progettazioni mirate per farsi conoscere e coinvolgere altre famiglie, anche non appartenenti al servizio stesso”

(MI, 2022, p. 29)
Abstract

Il racconto di questa esperienza documenta un percorso di ricerca intrapreso da un gruppo di bambine e bambini di 5 anni nel cortile della scuola. La varietà degli insetti presenti e il genuino interesse dei bambini hanno dato avvio a un’indagine nel giardino scolastico, attraverso l’utilizzo del linguaggio grafico e di quello digitale. L’articolo restituisce i passi compiuti dall’insegnante per accogliere la curiosità dei bambini e approfondire le loro teorie sul mondo naturale.

Parole chiave

Ricerca, educazione, linguaggio grafico, linguaggio digitale, natura

L’articolo è una traduzione dell’articolo apparso in “Bambini Brasil”, n. 1/2024, pp. 60-65.

La costruzione del sapere nella prima infanzia avviene attraverso il gioco e l’interazione, in un costante scambio di esperienze, vissuti e relazioni. Al fine di sistematizzare esperienze e conoscenze, la scuola deve offrire opportunità di apprendimento significative in termini di spazi, tempi e materiali progettati intenzionalmente. L’esperienza qui narrata ha coinvolto venti bambini e bambine di 5 anni che hanno intrapreso un’interessante ricerca sugli insetti del giardino, come veri e propri entomologi. Il contesto in cui si è svolta questa esplorazione è una scuola pubblica del comune di Novo Hamburgo-RS, la scuola municipale dell’educazione dell’infanzia Arco-Íris, che è parte dell’Osservatorio della Cultura Infantile (OBECI) dal 2022. All’interno dell’OBECI ci siamo interrogati sulle varie forme e i linguaggi attraverso i Gruppi di Ricerca-azione (GIA), uno spazio formativo che vede la partecipazione delle insegnanti e delle coordinatrici pedagogiche delle scuole facenti parte di questa comunità. L’obiettivo durante gli incontri è soffermarci sul nostro lavoro di educatrici, per comprendere insieme come possiamo creare esperienze che offrano ai bambini diverse modalità di esprimersi e di relazionarsi con il mondo. Nel processo di ricerca, qui raccontato, ci si concentrerà sul linguaggio grafico come mezzo per fare emergere le teorie dei bambini di 5 anni a proposito degli insetti e sulle possibili connessioni con il linguaggio digitale.

L’AVVIO DELLA RICERCA

I bambini hanno mostrato un grande interesse per gli elementi naturali che trovavano in giardino, apprezzando i momenti vissuti all’aperto, in esplorazione dell’ambiente. La nostra scuola, con spazi interni limitati, può invece godere di uno spazio esterno piuttosto ampio, che ci offre molte opportunità di ricerca ed esplorazione. All’inizio del processo non avevamo un focus specifico ma l’intenzione era di riflettere sulla relazione tra i linguaggi e la costruzione della conoscenza. In particolare, all’interno dell’OBECI cercavamo di andare oltre una visione strumentale del digitale provando a superare l’idea di mezzo a favore di quella di linguaggio. Inizialmente a disposizione per l’osservazione dei bambini è stata messa una piccola pietra con del muschio. I bambini l’hanno maneggiata con attenzione e interesse, chiedendosi perché fosse verde, diversamente dalle altre pietre, e facendo alcune ipotesi per spiegarne i motivi. Dopo averne discusso, abbiamo osservato la pietra con il microscopio digitale, grazie al quale i bambini hanno potuto vedere ciò che era nascosto nel muschio e che non era visibile a occhio nudo. La scoperta della vita microscopica di quell’habitat ha creato grande entusiasmo nel gruppo e la conversazione tra i bambini si è ampliata oltre le teorie e le ipotesi sul motivo per cui la pietra fosse verde. Nei giorni successivi i bambini hanno continuato a mostrare grande interesse per questo incontro tra naturale e digitale, iniziando a portare in classe i vari insetti che trovavano all’aperto. Raccoglievano insetti e discutevano al pari degli entomologi, ovvero come ricercatori che si occupano della classificazione, dello studio e della comprensione del ciclo di vita, del comportamento, della fisiologia e della dinamica delle popolazioni di insetti. Gli insetti hanno suscitato una grande curiosità nei bambini e sono diventati il focus della nostra indagine, che ha alternato il linguaggio grafico e quello digitale. Come insegnanti sappiamo che più che le risposte sono le ipotesi e le domande dei bambini sul mondo, su sé stessi e sugli altri ad essere importanti. Per proseguire con la ricerca si è quindi proposto al gruppo di osservare alcuni libri sugli insetti e di discutere in merito alle loro scoperte basandosi su ciò che vedevano. L’utilizzo dei libri come supporti per l’incontro con la conoscenza è una delle linee di ricerca dell’OBECI, in quanto attraverso i libri, la loro forma e il loro contenuto, i bambini hanno l’opportunità di leggere, pensare e formulare ipotesi. Le osservazioni dettagliate sugli insetti nei libri, attraverso il microscopio digitale e durante le esplorazioni nel giardino della scuola sono state anche un’opportunità per definire quali insetti destassero maggior interesse nei bambini, in modo da proporre un ulteriore approfondimento. I bambini, particolarmente incuriositi dalle api e dalle zanzare, sono stati invitati a realizzare un disegno mentre osservavano e discutevano le loro prime teorie su questi insetti. È importante sottolineare che i momenti di ricerca si svolgevano a piccoli gruppi, di quattro o cinque componenti. Tali gruppi sono stati formati a partire dall’osservazione delle relazioni tra i bambini. Questo modo di lavorare in piccoli gruppi ha favorito lo scambio di esperienze, il dialogo, l’ascolto e l’osservazione da parte dell’adulto. Nel disegno delle api si può osservare come i bambini abbiano prestato maggior attenzione ad alcuni elementi quali le zampe dell’insetto, il suo corpo diviso in parti, i peli e le ali. Dalle conversazioni dei bambini sono emerse riflessioni sulla posizione del pungiglione nel corpo dell’ape, la forma e la trasparenza delle ali, le parti del corpo che la compongono. Nel disegnare la zanzara, i bambini si sono soffermati sulle lunghe zampe e sulla proboscide, da loro chiamata “cannuccia”, attraverso la quale l’insetto succhia il sangue. Questo processo di osservazioni, riflessioni e disegni degli insetti è continuato per un po’, fino a quando i bambini hanno deciso di disegnare le mosche trovate alla finestra della nostra aula che ha dato vita a un importante dialogo sulla differenza tra mosche, zanzare e api. Riflettendo sulle mosche, Vitor racconta: “Ha gli occhi grandi. Funzionano nel cervello. Il cervello è il capo e comanda tutto il corpo. E ha le ali. Aspettano il vento e abbassano le ali. Il cervello le fa volare”.

1 Piazza (2018, p. 138) cita a proposito una frase del filosofo e biologo, premio Nobel, Jacques Monod, le cui tesi furono pur Costa di grande ispirazione: “Io ritengo che tutti gli scienziati abbiano dovuto rendersi conto del fatto che la loro riflessione, al livello più profondo, non è verbale: è un’esperienza immaginaria, simulata con l’aiuto di forme, di forze, di interazioni che costituiscono a stento una ‘immagine’ nel senso visivo del termine. Io stesso, non avendo più nulla nel campo della coscienza, a forza di concentrare l’attenzione sull’esperienza immaginaria, mi sono sorpreso nell’atto di identificarmi con una molecola proteica” (Monod, 1970, p. 150).

Pensando alle zanzare, il gruppo spiega: “Il pungiglione è questo qui. È un ago che entra nella pelle” (Victor). “Questo non è un pungiglione. È una spina che sta sulla bocca” (Enzo). “Questo entra fino a qui e succhia il sangue delle persone” (Victor). Dialogando sulle api, i bambini raccontano: “Ha quattro zampette. E una cosina rotonda che è la pancia, dove mangia il sangue” (Ana Lívia). “No. Non succhia il sangue. Questo è il mosquito” (Vallentina). “Succhia il miele e ha i polmoni dietro la pancia. Il suo corpo è peloso e diviso in tre parti (Maria)”. I bambini hanno un’attenzione acuta per i dettagli di ogni insetto. La loro capacità di osservazione si amplia grazie alle conversazioni tra loro e con l’esperienza che si sviluppa a partire dal disegno che realizzano. Inoltre, è interessante notare che i bambini cercano spiegazioni e creano ipotesi, attribuendo funzioni agli aspetti osservati di ciascun insetto. Oltre e in contemporanea a questo lavoro, abbiamo “catalogato” gli entomi presenti nel giardino della scuola; i bambini sono stati quindi inviatati a fotografare gli insetti che osservavano. Abbiamo trovato formiche, api, farfalle, zanzare, cavallette, che i bambini hanno confrontato dimensioni, forme e colori. Poiché l’interesse dei bambini si focalizzava soprattutto sulle api e le zanzare, si è deciso di riprendere con ricerche più approfondite su questi insetti. I bambini hanno nuovamente disegnato questi insetti osservando al computer alcune immagini vettorializzate, cioè immagini in cui i pixel sono trasformati in linee. In questo modo, i dettagli potevano essere meglio percepiti. Poco a poco, i particolari emergevano agli occhi dei bambini, attenti e concentrati su tutti gli elementi della rappresentazione. Questa è stata anche un’opportunità per offrire ai bambini pennarelli neri indelebili di diverso spessore: degli strumenti hanno permesso di arricchire i dettagli e hanno anche invitato i bambini a riflettere sul linguaggio grafico. È importante sottolineare che in quel momento abbiamo deciso di mettere a loro disposizione solo i pennarelli neri, affinché i bambini potessero concentrare la loro attenzione sulla forma più che su altri aspetti, quali il colore. Una questione su cui i bambini si sono soffermati è stata la trasparenza delle ali delle api. Per approfondire il tema, il gruppo ha osservato le api al microscopio digitale, che oltre a permettere di cogliere la trasparenza delle ali, ha consentito di scoprire i “peli” che ricoprono questi insetti. Le teorie dei bambini sono state numerose: “Nella sua testa ci sono antenne, occhi e peli” (Gustavo). “Ha strisce gialle e nere e ali trasparenti e sporche” (Isaac). “Il suo corpo ha sangue dentro” (Dérick). “E ha il pungiglione” (Enzo). Dérick ha poi affermato: “Hanno orecchie” ed Enzo ha risposto: “Le api non hanno orecchie”. È proprio in questi dialoghi e nello scambio di esperienze che si costruiscono gli apprendimenti: i saperi e le esperienze dei bambini entrano tra loro in dialogo. Anche le zanzare sono state osservate al microscopio digitale e questo passaggio ha stimolato i bambini in un nuovo dialogo basato sulle recenti scoperte e sulle conoscenze precedentemente acquisite. Secondo i bambini: “Il suo becco è grande e ha i pelini. Deve vivere per strada, come tutte le zanzare” (Vallentina). “È maschio” (Thiago). “Non ci sono femmine” (Gustavo). “È uscito dall’ovetto” (Thiago). “Chi l’ha messo?” (Insegnante). “Il papà!” (Gustavo). “La mamma! Penso che sia una mamma mosquita” (Vallentina). “Depone l’uovo nel nido” (Gustavo). “È come una casa di api” (Vallentina). “Quella là che ha tanti buchini” (Thiago). “Nascono nell’acqua stagnante” (Gustavo).

Ape osservata al microscopio digitale

UN INVITO A RACCONTARE

Una delle strategie utilizzate per invitare i bambini di questa fascia d’età a riflettere su come potessero raccontare le scoperte fatte è stata quella di chiedere loro come avrebbero potuto spiegare ai compagni della scuola i loro apprendimenti sugli insetti. Sono stati realizzati alcuni cartelloni raffiguranti gli insetti trovati durante l’esplorazione nel giardino della scuola e contenenti le loro teorie e le loro raccomandazioni su come prendersi cura di questi piccoli animali che vivono in natura. Mentre i bambini si occupavano delle illustrazioni per i cartelloni, l’adulto metteva per iscritto le loro idee. Terminati i cartelloni, il gruppo dei bambini di 5 anni si è recato nelle sezioni dei bambini di 3 e 4 anni per divulgare le scoperte e sensibilizzare i compagni più piccoli sull’importanza di prendersi cura degli insetti e sul rispetto della natura in cui vivono. Dopo lo scambio di esperienze tra le classi, i cartelloni sono stati esposti sulla parete esterna della scuola.

NUOVE FASI DI RICERCA

Favorire il contatto con la natura è parte della proposta della Rete Municipale consolidata dalla scuola, che crede nel gioco all’aperto e nell’importanza di esplorare la natura e sentirsi parte di essa. Stare nello spazio esterno deve essere un’esperienza quotidiana di giochi liberi che permettano di esplorare gli spazi in autonomia, di giocare con le foglie, la terra e la sabbia, di arrampicarsi sugli alberi, di toccare gli insetti, così come di saltare e correre. Nel giardino della scuola le ricerche e le scoperte sono proseguite: i bambini hanno incontrato nuovi insetti tra cui cavallette, mantidi religiose e farfalle, che hanno anche sentito la necessità di prendere tra le mani per osservarli da vicino. Secondo Gustavo, la mantide religiosa è magra e sembra una foglia. Anthony ha raccontato invece che la cavalletta è marrone e ha zampe lunghe per saltare. La farfalla è stato l’insetto più osservato e ha suscitato maggiore curiosità, facendo emergere varie ipotesi sul suo corpo e sulla varietà delle ali. Secondo Lavínia: “Vola battendo le ali nel vento”. Vallentina ha spiegato che per muovere il corpo dobbiamo usare la testa, il cervello, quindi anche la farfalla deve averlo: “Pensano e volano”. Visto l’interesse dei bambini nell’incontro con una farfalla, il gruppo è stato stimolato a elaborare ulteriori ipotesi, concentrandosi soprattutto sulle ali e sui movimenti del corpo per volare. Sono emerse idee interessanti legate all’intensità del vento e al movimento che consente di sollevare le zampe e battere le ali. Secondo Pedro: “Le ali sono attaccate al corpo, poi solleva le ali e vola. Quando inizia a battere le ali, inizia a fluttuare e poi vola”. Secondo Dérick: “Lei prende il cibo, poi il suo cuore batte e poi vola. È così. Il cibo va nel cuore, poi batte le ali e vola. E il vento la porta via”. Osservando i disegni delle ali delle farfalle, la spiegazione dei bambini sembra nata da alcune idee preesistenti, collegando il corpo umano a quello degli insetti, come raccontato in una delle brevi storie che è nata da questa esperienza.

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Come abbiamo fatto con gli altri insetti, anche per indagare sulla farfalla abbiamo utilizzato il disegno, i libri, l’osservazione e l’uso di microscopi e lenti d’ingrandimento. In questo caso, però, ci siamo ispirati anche ai cicli di simbolizzazione proposti da Forman (Edwards et al., 2017) e Fochi (2019) per l’uso del linguaggio grafico come piattaforma di conversazione, dialogo e ricerca. Abbiamo quindi invitato i bambini a osservare le farfalle da diversi punti di vista: di lato, di fronte e in tutte le loro parti (le ali, il corpo, la testa). Raccontando le loro scoperte, Emanuel spiega: “[La farfalla] Ha una cannuccia per succhiare le cose, il cibo. Ha peli, delle macchioline sulle ali e delle antennine sottili per mandare un messaggio alle ali. I suoi occhi sono spalancati e neri, le sue zampine sono appuntite e si trovano alla fine delle sue mani, per prendere le cose. Per volare, le antenne mandano un messaggio alle ali, poi lei batte e vola”. I cicli di simbolizzazione (ibidem) permettono ai bambini di osservare, pensare, discutere, esplorare, registrare e disegnare, ampliando il loro repertorio sul tema indagato e rendendo più complesso il modo in cui i bambini utilizzano il disegno per narrare graficamente le loro ricerche. Il linguaggio grafico permette al bambino di fare del disegno una via di pianificazione, uno strumento per annotare, un’esperienza piacevole, una risorsa per registrare le sue scoperte e uno spazio di dialogo e comunicazione.

LA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO

La ricerca si è conclusa insieme all’anno scolastico, con la consapevolezza di aver vissuto un bel percorso insieme ai bambini, ma anche con la sensazione che il lavoro potesse andare oltre. Sentire i bambini raccontare ai genitori le esperienze a scuola, la ricerca, che ha avuto inizio con la scoperta della natura e che si è conclusa con rispetto e ammirazione per essa, è stato di grande interesse. I bambini narravano le loro scoperte, così come condividevano con consapevolezza l’importanza di prendersi cura degli animali, specialmente quelli piccoli del giardino, oggetti di tanti loro studi. Comunicare alle famiglie ciò che il gruppo ha appreso durante l’anno è stato molto gratificante. La documentazione consegnata mostrava i disegni dei bambini e le loro scoperte. Una copia di questo documento può essere accessibile tramite QR Code:

Stare in cortile consente molteplici apprendimenti che possono diventare ancora più significativi se gli insegnanti colgono gli interessi e le curiosità dei bambini. Questa ricerca ci ha permesso di apprezzare la bellezza della natura attraverso il tocco delle mani, la vista, con le risorse digitali, con strumenti ottici come le lenti d’ingrandimento e tramite il linguaggio grafico che ha consentito di registrare le scoperte.

Ludovico Ariosto
CONCLUSIONI

Se è dal corpo e dal movimento che parte l’esperienza dell’apprendimento, allora la danza non può che essere nutrimento e parte di questo processo, inserendosi come una pratica educativa trasversale in grado di coinvolgere diverse aree del sapere. Si tratta di una possibilità di creare connessioni che ha bisogno di una visione pedagogica attenta sia all’aspetto della crescita fisica, mentale ed emotiva dei bambini, sia a un approccio didattico sensoriale e creativo, indipendentemente dal contesto. Questo comporta la necessità di figure professionali qualificate ‒ in ambito coreutico ed educativo ‒ e sensibili alle pratiche di ascolto e relazione con l’altro, affinché il corpo si collochi realmente al centro del processo di apprendimento e possa fruire positivamente di un’esperienza formativa della persona.

Ioanna Palaiologou, University of Bristol, UK.

Jacky Tyrie, Swansea University, UK.

Elisabetta Biffi, professoressa di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Chiara Carla Montà, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

BIBLIOGRAFIA

Iori V., Filosofia dell’educazione, Milano, Guerini, 2000.

Iori V., Nei sentieri dell’esistere. Spazio, tempo, corpo nei processi formativi, Trento, Erickson, 2006.

Minkowski E., Il tempo vissuto, Torino, Einaudi, 1971.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Edwards C., Gandini L., Forman G., I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017.

Fochi P.S., A documentação pedagógica como estratégia para a construção do conhecimento praxiológico: o caso do observatório da cultura infantil – OBECI, 2019, Tese (Doutorado em Educação) – Programa de Pós-Graduação – Formação, Currículo e Prática Pedagógica, Universidade de São Paulo, 2019.

DOMANDE GENERATIVE Gli animali come “referente educativo” sono generalmente ignorati nelle nostre scuole. Questo contributo dimostra il contrario: gli animali possono essere soggetti e protagonisti in esperienze, attività e progetti. Il vostro gruppo educativo ha mai considerato il giardino e gli spazi esterni come habitat di esplorazione del mondo animale che vi dimora? Nell’incontro con le altre specie le domande dei bambini sono il motore delle ricerche. Quali sono gli interrogativi più frequenti che avete raccolto nel loro affascinante viaggio esplorativo? Come e con quali strumenti, tra dentro e fuori, può essere sostenuto e potenziato il processo attivo e complesso di ricerca dei bambini? Francesca Ciabotti

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale