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IDEE E PRATICHE DI SOSTENIBILITÀ
a cura di Letizia Luini e Francesca Rota

Il contributo dei servizi educativi alla promozione di salute e benessere

Un tema chiave in termini di educazione alla sostenibilità e allo sviluppo sostenibile è quello legato alla salute e al benessere di tutti i cittadini che l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (ONU, 2015) mira a raggiungere attraverso l’obiettivo numero 3, con la finalità di assicurare la salute e il benessere per tutte e tutti, così come attraverso altri obiettivi che toccano la questione in modo trasversale. Parlare di salute e benessere si rivela di cruciale importanza per i servizi educativi 0-6, come emerge dai documenti nazionali a cui si farà riferimento, in quanto luoghi dove bambine e bambini trascorrono la parte preponderante delle loro giornate e in quanto la crescita armonica e il benessere psicofisico vengono ritenute alcune tra Il contributo dei servizi educativi alla promozione di salute e benessere le principali finalità dell’educazione relativa a questa fascia d’età (Ministero dell’Istruzione, 2021).

In questo senso, una prima questione riguarda la predisposizione del contesto nei suoi aspetti più materiali, che può garantire o meno il benessere di bambine e bambini. La qualità di un ambiente può dipendere da alcuni fattori quali dimensioni, organizzazione funzionale, colore, luce e materiali quali elementi che possono essere combinati secondo molteplici possibilità, nella consapevolezza che per favorire il benessere dei bambini sarebbe opportuno prediligere tinte neutre e proporre molteplici esperienze sensoriali, evitando al contempo stimolazioni eccessive (Gandini, 2017). Oltre a ciò, anche la pulizia, l’ordine, la cura verso i particolari, l’accessibilità di oggetti e materiali e il mantenimento degli arredi in buono stato trasmettono un senso di gradevolezza estetica, e ancor più rivelano un certo grado di attenzione nei confronti di chi trascorre quotidianamente molte ore all’interno di quello spazio (Ministero dell’Istruzione, 2021).

Parlare di contesti richiama poi l’importanza di pensare non solo ad ambienti interni ma anche agli spazi fuori, in quanto “stare all’aperto è per i bambini una condizione naturale che suscita piacere e benessere” (Ministero dell’Istruzione, 2022). Risulta pertanto fondamentale promuovere la frequentazione degli spazi esterni e più in particolare il contatto con la natura che, come mostrano sempre più ricerche, stimola l’uso di tutti i sensi, giova alla capacità di movimento, riduce i livelli di stress e aumenta l’attenzione (Guerra, 2015).

Un’altra questione, strettamente legata alla dimensione spaziale, riguarda l’organizzazione temporale all’interno della giornata. Anche in questo senso, infatti, possono essere identificati alcuni elementi che definiscono un ritmo temporale di qualità, quali: l’alternanza tra momenti di impegno e concentrazione e momenti di riposo; il rapporto tra esperienze in grande gruppo, in piccolo gruppo e individuali; il rapporto tra il tempo che viene gestito dagli adulti e quello che viene gestito in autonomia da bambine e bambini, così come il rapporto tra il tempo occupato dalle routine e quello che può essere dedicato al gioco o ad altre attività (Bondioli e Savio, 2018). Quando bambine e bambini fanno il loro ingresso nei servizi educativi hanno un senso del tempo centrato su di sé, sui propri bisogni, sulle proprie esigenze e sui propri interessi, e spesso i servizi rappresentano il primo contesto in cui hanno l’opportunità di sperimentarsi all’interno di una dimensione comunitaria. Possono così scoprire che il proprio benessere è tanto importante quanto quello degli altri grazie all’accompagnamento quotidiano da parte degli educatori che propongono gradualmente dei riferimenti comuni per orientarsi (Ministero dell’Istruzione, 2021), ovvero momenti ben riconoscibili che si ripetono quotidianamente. “In questo modo i bambini sono posti in una condizione di benessere che permette loro progressivamente di fare i conti con i limiti, di acquisire un senso del tempo che tenga conto delle esigenze e dei tempi degli altri e di trovare gradualmente dei riferimenti comuni per orientarsi […] quali precursori del tempo cronologico e sociale” (Ministero dell’Istruzione, 2021, p. 18).

A questo proposito, gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia (Ministero dell’Istruzione, 2022) identificano alcune routine fondamentali per la salute di bambine e bambini, quali i pasti, il riposo e le pratiche legate all’igiene personale. In particolare, i pasti vengono considerati momenti fondamentali per favorire una corretta alimentazione e l’acquisizione di buone abitudini personali, oltre che il confronto tra diverse culture familiari. Anche il momento del sonno può essere legato ad abitudini familiari diverse, oltre che alle differenti esigenze di bambine e bambini: sebbene momenti di riposo e rilassamento vengano ritenuti importanti per tutti, si sottolinea come il sonno non possa essere imposto. Infine, le pratiche legate all’igiene personale mettono in luce il forte intreccio tra cura e educazione che si gioca attraverso una presenza discreta e attenta dell’adulto e, al tempo stesso, attraverso l’osservazione e la collaborazione tra pari.

Per concludere, i servizi educativi 0-6 svolgono un ruolo cruciale nel promuovere il benessere e la salute di bambine e bambini, ovvero nel creare contesti in cui l’attenzione agli spazi, ai tempi e alle routine quotidiane possa supportare la crescita di bambine e bambini all’interno di un ambiente che favorisca uno sviluppo armonico e il benessere psicofisico, contribuendo anche alla formazione di cittadini più consapevoli e attenti al benessere collettivo.

“SE, COME IL VISO, SI MOSTRASSE IL CORE”

Ludovico Ariosto

Così, nei contesti educativi i bambini e le bambine che, come Mina, non si adeguano ai parametri dell’autonomia, dell’efficacia e dell’adattamento – imperativi del tempo presente che guidano e intenzionano le pratiche educative (Antonacci, 2019) – devono essere addomesticati o aggiustati per rientrare nella norma, per raggiungere quanto prima l’età adulta. Chi è fragile, chi è reso vulnerabile da una situazione contestuale particolare (come può essere la nascita di un fratellino o qualunque altro evento che richiede un accompagnamento emotivo che può momentaneamente destabilizzare un bambino) viene immediatamente inviato a intraprendere un percorso diagnostico. Sono esageratamente aumentate le richieste di una valutazione neuropsichiatrica e l’accesso ai servizi quando i bambini si mostrano irrequieti, quando non stanno al passo con la programmazione e non raggiungono gli obiettivi previsti nei tempi standardizzati della valutazione, quando sovvertono il consueto e le certezze delle nostre pratiche educative che si perpetuano indefinitamente perché si è sempre fatto così, quando interpellano la nostra fragilità.
Ci dimentichiamo o fatichiamo a riconoscere che la fragilità è in ciascuno di noi, che i connotati costitutivi di vulnerabilità si esprimono nella relazione con l’altro e che “nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi” (Borgna, 2014, pp. 3-4).
Il riconoscimento della fragilità come una condizione universale apre alla possibilità di prendersi cura della vita che è frangibile in ogni istante e che quindi è preziosa, di “aver cura dell’altro nella sua interezza, a prescindere dalle forme, dalle manifestazioni che contraddistinguono il suo essere al mondo, e dalla diversità che le connota” (Miatto in Crocetta, Emilio, Miatto, 2022, p. 18).
È compito educativo ed esercizio di umanità vedere, riconoscere e accogliere l’altro nella sua singolarità e nella sua unica e naturale vocazione a “essere di più”, a essere “una bambina che si chiama Mina ma anche qualcosa di più di una bambina che si chiama Mina” (Almond, 2011, p. 10).
Come afferma Charles Gardou (cit. in Crocetta, Emilio, Miatto, 2022, p. 12), “la storia più bella dell’uomo è la sua diversità. Non vi sono diverse umanità: una forte e una debole; una dritta e l’altra storta; una eminente e l’altra insignificante: ma una sola depositaria della nostra condizione universale”, abitata dalla fragilità e dalla vulnerabilità.
Guardare la fragilità da una prospettiva pedagogica non significa allora etichettarla o respingerla ma riconoscerla nella sua dimensione costitutiva come istanza di cura e attenzione reciproca. “Sarebbe tradire la missione educativa trasmettere una visione dell’apprendimento contrapposta all’aiuto reciproco” (Canevaro, 2015, p. 15) e l’altro da sé non può che divenire possibilità impensata di apprendimento e arricchimento. Possiamo pensare di educare al noi solo rispettando gli io differenti (Felini, Di Bari, 2019), rendendoci disponibili a incontrare bambini e bambine come Mina, possiamo educare nella prospettiva inclusiva solo se rispettiamo e riconosciamo i molteplici volti luminosi e oscuri dell’umano che comprendono anche la fragilità e la vulnerabilità, nostra e dei bambini.

Letizia Luini e Francesca Rota, dottorande in Educazione nella Società Contemporanea, Università degli studi di Milano-Bicocca, insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria.

PER APPROFONDIRE

Bondioli A., Savio, D., Educare l’infanzia: Temi chiave per i servizi 0-6, Roma, Carocci, 2018.

Gandini L., “Spazio, architettura e relazioni”, in C. Edwards, L. Gandini, G. Forman (a cura di), I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Parma, Edizioni Junior-Spaggiari Edizioni, 2017, pp. 315-339.

Guerra M. (a cura di), Fuori: Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, Milano, FrancoAngeli, 2015. Ministero dell’Istruzione, Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, Decreto ministeriale n. 334 del 22 novembre 2021.

Ministero dell’Istruzione, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, Decreto ministeriale n. 43 del 24 febbraio 2022.

ONU (2015), Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (https://unric. org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf)

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