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IN-COMPRENSIONI

Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

Il contrario

Buongiorno Marta e ben trovata, io e Camilla siamo arrivate.”

Ben arrivate a voi Alessia, ciao Camilla!”

Camilla entra pure, diamoci un bacio, buona giornata amore. Marta avrei bisogno di parlarti, c’è un momento in cui possiamo dirci due cose?”

Se vuoi ti telefono più tardi. Ma è particolarmente urgente? Nel caso mi organizzo e ci prendiamo un momento adesso.”

“No sai… è che sono rimasta particolarmente delusa da alcune cose. Se per te va bene possiamo sentirci più tardi quando sei un po’ più tranquilla.”

Va bene Alessia, allora magari provo a chiamarti a metà della mattinata.”

Ecco, è un martedì mattina, questo è il primo scambio che si svolge tra Alessia, la mamma di Camilla, e Marta, una delle insegnanti della scuola. Marta e Alessia si sono appena salutate, Camilla è entrata in sezione serenamente e sta giocando con i suoi amici, mentre Marta continua a pensare alle parole che la mamma della bambina le ha riportato. I suoi pensieri si accavallano: delusione? Cosa può essere accaduto? Cosa può essere successo? Mi sembrava tutto tranquillo, magari provo a capire con i colleghi se per caso hanno delle indicazioni o sanno di qualche accadimento particolare. Dopo aver accolto tutti i bambini Marta si confronta con le colleghe e i colleghi per capire se hanno delle informazioni che a lei mancano ma, dal seppur breve scambio, non emerge niente di particolare, tutto sembra normale: il giorno prima Marta era venuta a prendere Camilla in un momento di ricongiungimento tranquillo e niente lasciava presagire quelle parole messe lì sulla porta durante il momento dell’accoglienza. Dopo un paio d’ore, e dopo aver approntato un’organizzazione appropriata, Marta contatta telefonicamente la mamma di Camilla.

Ciao Alessia è un buon momento per te adesso? Mi sembrava che volessi dirmi qualcosa di importante.”

Eh sì Marta, c’è proprio qualcosa di importante che vorrei condividere con te: come ti ho anticipato questa mattina, sono rimasta veramente delusa, non me lo aspettavo da voi, persone e scuola che ho scelto con attenzione pensando al benessere della mia bambina… ci conosciamo da anni, Camilla ha frequentato il nido da voi e adesso sta frequentando il suo primo anno di scuola dell’infanzia ma ieri, quando sono tornata a casa con lei, mi sono accorta che aveva i pantaloni messi al contrario, il davanti era dietro e allora mi sono chiesta ma com’è possibile? Marta non l’ha guardata? Non l’ha osservata? Forse non l’ha proprio vista, non l’ha minimamente considerata perché come si fa a non vedere che una bambina indossa un capo al contrario?” Marta rimane un po’ spiazzata, non sa bene cosa rispondere, percepisce questa accusa come infondata, lei ha ben presente Camilla, osserva con cura tanto lei tanto quanto gli altri bambini, sta con lei e con gli altri in una relazione attenta e pensata. Com’è possibile che questa mamma, proprio questa mamma che conosce il contesto da anni, venga con un’accusa di questo genere? E poi, tutto sommato, per così poco, per un paio di pantaloni messi al contrario. Marta non ha quasi neanche il tempo di replicare e Alessia conclude la telefonata dicendo

“ci tenevo solo a dirtelo, per me era molto importante, adesso mi scuso ma devo andare perché mi aspettano per una riunione. Grazie Marta, a più tardi”.

Lo spiazzamento di Marta si amplifica ancora di più… non le ha dato neanche la possibilità di rispondere, di spiegare. Quello che le rimane è soprattutto la sensazione di una mamma che non vede le cose importanti dell’esperienza scolastica della sua bambina, quello che in lei nasce è anche un po’ di arrabbiatura e, anche per lei, di delusione nel non vedere riconosciuta la sua professionalità che sembra essere ridotta esclusivamente a una mancanza di attenzione per un pantalone sato al contrario. Marta, subito dopo la telefonata, condivide l’accaduto con i colleghi e la coordinatrice e, immediatamente e umanamente, tutti quanti riportano quanto il comportamento della mamma di Camilla sia quello di una persona che non attribuisce abbastanza importanza a quelle che sono le esperienze che accadono all’interno della scuola, di una mamma un po’ stressante che forse ha solo voglia di focalizzare l’attenzione sulle cose banali… E come contestare questi vissuti e queste emozioni? Pochi sono quelli che vorrebbero genitori di questa natura e il dramma sembra essere che sempre più genitori si comportano in questo modo. Arriva la pausa pranzo e Marta, insieme ad alcuni insegnanti, ha modo di incontrarsi anche con le colleghe del nido che ben conoscono Camilla e Alessia… la condivisione è immediata e Marta esordisce dicendo: “Non avete idea di quello che la mamma di Camilla mi ha detto questa mattina! Ma davvero non ha niente a cui pensare!”. Le colleghe del nido concordano che non sono preoccupazioni reali, che le cose importanti sono altre, ma, nel frattempo, chi conosce la mamma di Camilla aggiunge che è strano che abbia avuto questo comportamento perché nel tempo trascorso al nido non ha mai palesato insoddisfazione né mai esplicitato disappunto nei confronti di quello che loro facevano insieme alla sua bambina. Marta ancora di più sente che il comportamento di questa mamma è stato fuori luogo e condivide un altro importante tassello: “Io avevo visto che Camilla aveva i pantaloni al contrario, ma si era impegnata tanto, ci aveva impiegato un tempo importante per infilarsi i suoi fuseaux da sola, tanta energia e tanto impegno… e io come avrei potuto dirle alla fine, dopo che si era anche fatta vedere nell’essere riuscita ad affrontare questa impresa, come avrei potuto dirle che li aveva messi al contrario, che avremmo dovuto toglierli e ricominciare da capo?”. Ecco allora palesarsi una domanda… ma questa cosa la mamma la sapeva? Alla mamma è stata raccontata? E ancora altre domande: ma come funzionava la gestione di certe autonomie da parte dei bambini al nido? Ma questa mamma era pronta ad accogliere il fatto che, dentro un percorso di crescita della sua bambina e di questi primi cambiamenti, potesse esserci un pantalone al contrario? Un’altra domanda ancora si affaccia: ma noi insegnanti, a mano a mano che i bambini crescono, quale significato diamo alla cura? Come cambia la gestione della cura nel corso dello sviluppo dei bambini? Quanto e come condividiamo questi significati con le famiglie? I bambini arrivano alla scuola dell’infanzia che hanno tre anni, li definiamo piccoli… ma quel concetto di piccolo è lo stesso per i genitori o forse quella “piccolitudine” è da interpretare sulla base degli sguardi diversi da cui viene osservata? Si è trattato di un evento, di un genitore che ha portato il suo dubbio e il suo sconforto, di un momento che sembra essere poco rilevante e che però è stato capace di attivare una pluralità di pensieri che vanno coinvolgendo l’intera équipe. Il gruppo di lavoro inizia così a soffermarsi su una serie di significati collegati ai concetti di educazione e co-educazione, di valori, di pensieri sul concetto di cura, di idee date per scontate sull’idea di apprendimento e relazione, che forse necessitano di approfondimenti proprio all’interno del team prima e con le famiglie dopo, di priorità che vengono date dagli adulti sui bambini rispetto al ruolo che si ricopre (genitoriale o professionale), di dialoghi e comunicazioni che possono essere condivise nella consapevolezza che non ci sono cose più sostanziose di altre ma che tutte possono essere diversamente fondamentali. Marta e il suo gruppo di colleghi rivedono nelle parole della mamma di Camilla un’opportunità, un’occasione per riallacciare una relazione e per approfondire i propri pensieri pedagogici e la propria identità di servizio, un modo per interrogare nuovamente cosa vuol dire dare vita e sostenere l’instaurarsi di rapporti di fiducia. La pausa volge al termine e Marta decide che la conversazione con Alessia non può dirsi conclusa, che entrambe hanno ancora bisogno di dirsi delle cose e di raccontarsi le scelte operate dalle due agenzie educative, e questa certezza l’accompagna a riprendere in mano il telefono, a ricomporre il numero di Alessia che dall’altro capo risponde dicendo: “Ciao Marta, dimmi tutto!”.

Ciao Alessia, ho ripensato al nostro scambio di questa mattina e in parte sono dispiaciuta e in parte volevo ringraziarti, perché credo che le tue parole rappresentino l’occasione per approfondire e mettere in comune alcuni pensieri e narrazioni su come Camilla stia crescendo… possiamo vederci uno di questi giorni e prenderci un tempo per raccontarci i nostri sguardi?”.

Marta e Alessia si organizzano per vedersi di lì a breve per un colloquio e Marta, tra sé e sé, rivede in quella situazione la ricchezza della sua professionalità.

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.

Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici.

BIBLIOGRAFIA

Iori V., Filosofia dell’educazione, Milano, Guerini, 2000.

Iori V., Nei sentieri dell’esistere. Spazio, tempo, corpo nei processi formativi, Trento, Erickson, 2006.

Minkowski E., Il tempo vissuto, Torino, Einaudi, 1971.

 

© Letizia Luini

C’è, anche nell’inverno, anche nel tempo più freddo e nella natura apparentemente immobile, la possibilità di incontri fertili per chi sa disporsi all’ascolto, all’osservazione, alla ricerca. Mani bambine e mani adulte possono, entrambe curiose, disporsi all’esplorazione di quel che c’è appena fuori dalle mura, appena oltre le finestre, a pochi passi nel giardino o nel cortile. Un telo, qualche elemento, una lente di ingrandimento… e un mondo da conoscere, scoprire, apprezzare.

 

 

PER APPROFONDIRE

Correia N., Camilo C., Aguiar C., Amaro F., Children’s right to participate in early childhood education settings. A systematic review, in “Children and Youth Services Review”, 100, 2019, pp. 76-88.

Eisenstadt N., Oppenheim C., Parents, poverty and the state: 20 years of evolving family policy, Bristol, Policy Press, 2019.

Loopstra R., Reeves A., Tarasuk V., The rise of hunger among low-income households. An analysis of the risks of food insecurity, in “Journal Epidemiology and Community Health”, vol. 73, n. 7, 2019, pp. 668-673.

UNICEF, The state of the world’s children. On my mind: promoting, protecting and caring for children’s mental health, 2021.

Urbina-Garcia A., et al. (2022), Voices of young children aged 3–7 years in educational research. An international systematic literature review, in “European Early Childhood Education Research Journal”, vol. 30, n. 1, pp. 8-31.

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