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LAVORI IN CORSO
a cura di Barbara Zoccatelli e Silvana Buono
Tracce di passaggi
Narrare l’infanzia nella e per la comunità
Stefania Sicher
I servizi per l’infanzia devono essere luogo di promozione culturale intorno all’infanzia anche attraverso molteplici forme di documentazione fruibili all’interno del nido o nel contesto territoriale che i bambini vivono. Raccontiamo qui l’esperienza di un nido di montagna, il nido Lo Scarabocchio di Pellizzano, in Valle di Sole in Trentino, un servizio educativo comunale in gestione alla cooperativa La Coccinella di Cles dal 1999. La storia è quella di un nido aperto inizialmente sfidando le reticenze culturali di un contesto valligiano. Nel tempo il servizio è stato rinnovato e ampliato più volte, divenendo ora un Polo 0-6 anni capace di trasformare le proprie mura in soglie permeabili agli sguardi dell’esterno sull’infanzia. La progressiva trasformazione di un servizio destinato a chi ne aveva necessità a un luogo sentito dalla comunità come il proprio centro di promozione dell’infanzia, è avvenuta anche perché, nel tempo, il nido ha maturato relazioni con la comunità e le ha sapute raccontare. Le progettualità si sono arricchite grazie alle esperienze portate dai genitori dentro al nido, e alla collaborazione con innumerevoli soggetti ed enti con cui il nido ha allacciato collaborazioni significative portando dentro al proprio contesto molteplici linguaggi e saperi. Il nido ha allacciato poi relazioni con la comunità vivendo le opportunità del territorio: entrando nelle stalle, raggiungendo le malghe, percorrendo le piste innevate, conoscendo i caseifici, frequentando le biblioteche, visitando la RSA… Il nido di Pellizzano ha una collocazione strategica,
Coordinatrici e coordinatore di servizi 0-6 e formatori.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
al centro di un piccolo paese turistico, al limitare di un parco urbano che è un luogo poliedrico di attività (il mercato contadino, spettacoli all’aperto, biblioteca all’aperto…). Le diverse modalità con cui il territorio entra nel servizio hanno contribuito, nell’autenticità degli scambi diretti, alla costruzione di legami e indagini sull’infanzia. Molto è stato fatto attraverso le diverse forme di documentazione con cui tali pratiche sono state raccontate per e nella comunità, che hanno alimentato la costruzione di questa visione. Di seguito alcuni esempi degli strumenti di documentazione utilizzati per raccontare attività, pratiche, interazioni.
ABITARE LE SOGLIE CON LA DOCUMENTAZIONE
Il reticolato del giardino del polo 0-6 si affaccia sul parco pubblico al centro del paese; e il patio del nido corre lungo la via che porta alla zona sportiva. Queste aperture naturali verso il fuori permettono alle educatrici di appendere documentazioni che raccontano delle esperienze dei bambini in giardino. Foto e micro racconti posizionano lo sguardo sull’impiego dei materiali naturali e sulle possibilità che i bambini incontrano all’aperto. Il patio del nido presenta ampie aperture nel colonnato, attrezzate con ganci e tiranti per appendere pannellature ampie a cui fissare i diversi materiali documentativi. In occasione del ventennale della nascita del nido i pannelli hanno ospitato una mostra capace di narrare la storia del servizio, una carrellata fotografica con racconti dettagliati sui legami con il territorio, sulle progettazioni attraversate nel corso degli anni, sull’organizzazione del servizio. Questo spazio è anche luogo di racconto dei percorsi di approfondimento dei diversi gruppi, documentati per le famiglie con materiale narrativo e fotografico; luogo di esposizione materica degli elaborati e delle raccolte (materiale naturale legato alle stagionalità dei prodotti) dei bambini, accompagnati da immagini che mostrano le ricerche, le trasformazioni e gli approfondimenti “scientifici”.
DOCUMENTARE OLTRE LE SOGLIE DEL NIDO
Fuori Nei luoghi limitrofi al nido, frequentati assiduamente dai bambini, vengono lasciate tracce dei loro passaggi: piccole trasformazioni, doni agli alberi, una coperta accanto alla piccola biblioteca del parco, fotografie, cartoline e “soffietti” che raccontano quanto avviene in quel luogo. È un invito a sostare nei luoghi e a prendere contatto la semplicità che offrono per farli propri. Sono solleitazioni gentili a farsi contagiare dalle modalità con cui i più piccoli sanno fantasiosamente appropriarsi del mondo, vivendo un tempo di sosta piuttosto che fugaci frequentazioni. Dentro i luoghi della comunità La biblioteca, la RSA vicina, gli orti collettivi, il castello di San Michele di Ossana, il laboratorio Batiboi di Cles accolgono le tracce dei passaggi dei bambini e dei loro compagni di viaggio: gli anziani, i bambini e le bambine della scuola dell’infanzia, i ragazzi e le ragazze dei centri aperti… Questi luoghi espongono le foto e le narrazioni che parlano di pratiche educative trasversali, di incontri che avvicinano e favoriscono le relazioni, raccontano di legami costruiti e mantenuti nel tempo. Chi frequenta questi luoghi ha così modo di conoscere le esperienze che vi accadono e di leggere le trame tessute da vari attori sul territorio. La documentazione è costituita spesso da foto di dettaglio e ingrandimenti su gesti, sguardi, protagonisti, luoghi. Abbiamo poi narrato in modo più approfondito alcune esperienze speciali che si sono svolte nei luoghi della comunità in cui artigiani, naturalisti, musicisti, atelieristi hanno accolto le bambine e i bambini. Ecco quindi che i bambini del nido hanno potuto assistere alla filiera di trasformazione del latte in prodotti caseari, a un concerto con strumenti di ghiaccio al ghiacciaio Presena, sono stati accolti con entusiasmo dalle guide del Parco allo Stelvio per approfondimenti naturalistici, hanno sperimentato gli strumenti musicali messi a disposizione dalla banda del paese. Queste esperienze, vissute con le famiglie, con le educatrici e gli educatori, divengono storie per la comunità, diffuse attraverso i bollettini comunali e la stampa locale. Il linguaggio con cui vengono raccontate è descrittivo e fruibile per tutti i lettori, ma mai semplicistico. Il messaggio da comunicare è quello del significato culturale dell’immersione nel proprio territorio per poi incontrare con mente aperta le esperienze del mondo.
“MI SONO SVEGLIATO PRESTISSIMO! ED È STATO BELLO. HO DETTO: “TATA, CE L’HO FATTA!”, PENSAVO DI NON FARCELA. ERO VICINO A GABRI!”
Stefania Sicher, Coordinatrice pedagogica, Cooperativa La Coccinella (Trento).
Barbara Zoccatelli, coordinatrice pedagogica nido dell’Università di Trento, responsabile Atelier Cooperativa sociale La Coccinella (Trento), professore a contratto Università di Verona.
Silvana Buono, responsabile dell’area pedagogico-educativa della Cooperativa sociale La Coccinella (Trento).
BIBLIOGRAFIA
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Dahlberg G., Moss P., “Introduzione”, in C. Rinaldi, In dialogo con Reggio Emilia. Ascoltare, ricercare e apprendere, Reggio Emilia, Reggio Children, 2009.
Tonucci F., Con gli occhi del bambino, Firenze, La Nuova Italia, 1989.
DOMANDE GENERATIVE
“Ascoltare” senza affrettarsi a interpretare e inquadrare le parole è frutto di un allenamento molto complesso. Nella vostra scuola condividete collegialmente pratiche sistemiche di raccolta e accoglienza del fluire dei pensieri della classe e dei singoli? Se no, per quali motivi? Se sì, come utilizzate il patrimonio di conoscenze che ne deriva? Laddove emerge una forte spinta a ricreare una casa-rifugio è necessario lavorare per la creazione di una scuola-rifugio? Se sì, come procedere? Che valore diamo alle metafore che emergono durante un ragionamento? Che cosa possiamo apprendere, ascoltandole, sulla formulazione delle idee?
Francesca Romana Grasso