My EduBox

Menu

RICERCHE

Famiglie immigrate e servizi educativi

I colloqui con i genitori

di Ivana Bolognesi
Docente di Pedagogia interculturale, Dipartimento di Scienze dell’educazione “Giovanni Maria Bertin”, Università di Bologna
Abstract
L’articolo propone una riflessio-ne riguardo all’accoglienza di bambini e famiglie immigrate che frequentano i servizi edu-cativi per la prima infanzia. L’at-tenzione è posta sul colloquio tra educatrici/insegnanti e genitori, ritenuto un momento significati-vo per l’avvio di una conoscenza reciproca e per aiutare il bambi-no a stare bene in un contesto diverso da quello familiare. Que-sto è il primo di due articoli de-dicati all’approfondimento della relazione con i genitori immigra-ti e alla conoscenza di alcuni aspetti che caratterizzano le loro culture familiari.
Parole chiave
Famiglie immigrate, culture familiari, colloquio, dialogo, ascolto
Contatti
ivana.bolognesi@unibo.it
ACCOGLIERE BAMBINI E GENITORI

Accogliere è una parola fondan-te la pedagogia dell’infanzia e racchiude in sé orientamenti te-orici e pratiche che permettono a tutti gli individui coinvolti (geni-tori, bambini e personale educa-tivo) di sentirsi accettati e ascol-tati nei propri bisogni e richieste. Accogliere un bambino significa anche accogliere la sua famiglia, e ciò implica fare “spazio all’altro […] consapevoli che ogni fami-glia, in quanto sistema evoluti-vo, porta con sé una storia, una tradizione, una serie di intercon-nessioni, un insieme di valori di riferimento” (Bove, 2020, p. 36).

L’accoglienza si sostanzia in al-cuni passaggi formalizzati che rendono possibile la conoscen-za delle famiglie. Tra questi, vi possono essere: il colloquio (ini-ziale e in itinere), l’assemblea, l’ambientamento, i laboratori e le feste (Galardini, 2020). Ovvia-mente, esistono anche contatti informali come quelli, per esem-pio, che avvengono sulla “soglia” all’entrata e all’uscita dal servi-zio educativo. Questi contatti as-sumono una particolare rilevan-za per la conoscenza reciproca poiché, anche se caratterizzati dall’informalità e da modalità comunicative apparentemente semplici e familiari, sono ricchi di scambi utili per comprendere i reciproci punti di vista su come il bambino sta crescendo e come ha trascorso la sua giornata.

L’approfondimento proposto in questo articolo riguarda il col-loquio iniziale, inteso come un momento formalizzato in cui i genitori sono convocati dal personale educativo per appro-fondire insieme la conoscenza del bambino e per cominciare a costruire una relazione di fiducia tra adulti (Lawerence-Lightfoot, 2012). Se questo colloquio inte-ressa i genitori immigrati può essere necessario raccogliere alcune informazioni specifiche che aiutano gli adulti a far sì che il bambino possa vivere con una certa continuità educativa il pas-saggio tra i due contesti, quel-lo familiare e quello educativo, spesso caratterizzati da culture e abitudini diverse (Pescarmona, 2021; Silva et al., 2022).

PERCORSI MIGRATORI DELLE FAMIGLIE

Avvicinarsi alla conoscenza del-le famiglie immigrate significa innanzitutto conoscere i percorsi migratori intrapresi da genitori e bambini per giungere in Italia. La raccolta di queste informazioni può aiutare a comprendere i cambiamenti identitari e relazionali avvenuti tra tutti i membri del nucleo familiare, anche riguardo l’educazione dei figli.

In genere, una famiglia che affronta la migrazione è spinta
da motivazioni, spesso di natu-ra economica, volte al migliora-mento delle proprie condizioni di vita. Ma anche se la migrazione è programmata con cura da-gli adulti, l’impatto con il paese ospitante può presentare delle incognite che rendono difficile l’inserimento, specie quando si tratta di iscrivere i figli al nido o alla scuola dell’infanzia. In particolare, la scelta di frequentare questi servizi pone le famiglie di fronte a questioni complesse, relative alla trasmissione culturale e alle proprie radici identitarie (Maher, 2012).

Anche se ogni nucleo familiare è caratterizzato da una storia e da propri modi di intendere la relazione con il paese di accoglienza, possono comunque essere rintracciati degli elementi ricorrenti nella formazione del nucleo, come previsto dall’istituzione del ricongiungimento familiare nella legge n. 40/1998.

Il ricongiungimento familiare si verifica quando il nucleo, già costituito nel paese di origine e temporaneamente separato in seguito all’emigrazione di uno dei due coniugi, si riunisce nel paese di accoglienza nel momento in cui le condizioni economiche lo permettono. Esistono diversi tipi di ricongiungimento: un percorso al maschile, in cui è l’uomo che viene raggiunto dalla moglie e i figli, oppure un percorso al femminile, in cui è la donna a intraprendere per prima la migrazione e viene poi seguita dal resto del nucleo. In questi due percorsi, nel paese di accoglienza possono nascere altri figli, e ciò può generare una linea di de-marcazione simbolica con quelli nati nel paese di origine rispetto alla trasmissione culturale.

Inoltre, possono essere presenti anche percorsi migratori di cop-pia, in cui i genitori raggiungono insieme il paese di accoglienza, lasciando i figli nel paese di ori-gine a qualche familiare che si
prende cura di loro. Esistono poi anche nuclei familiari neo-costi-tuiti in cui una coppia di adulti, che vivono regolarmente in Ita-lia, decide di costituire una fami-glia, con la conseguente nascita dei figli nel paese di accoglienza. Di frequente, con l’arrivo dei figli si assiste a una stabilizzazione del nucleo familiare, e ciò com-porta un cambiamento del pro-getto migratorio, per esempio l’idea di un possibile ritorno al paese di origine diventa sempre più evanescente, che si trasforma in un sogno sempre meno realizzabile (Silva, 2006).

Questi diversi tipi di ricongiungi-menti comportano un riassetto
delle relazioni e dei ruoli tra co-niugi e tra genitori e figli, poiché la lontananza può rendere più fragili i legami familiari e quindi necessita di impegno e investi-mento affettivo per la ricostitu-
zione dei vincoli tra tutti i compo-nenti. Per esempio, il padre o la madre, a seguito della lontanan-za, possono aver perso la loro autorità genitoriale nei confronti dei figli.

Anche i nuovi nati nel paese di accoglienza possono dover af-frontare aspetti di fragilità legati, per esempio, alla limitata cono-scenza dei contesti esterni, primo fra tutti quello educativo, e alla scarsa competenza nella lingua italiana. Per un genitore immigra-to che non conosce bene l’italia-no e non ha avuto esperienza nel proprio paese di servizi educativi per la prima infanzia, può infat-ti essere difficile comprendere le regole, i linguaggi pedagogici e i modelli educativi impliciti in essi presenti (Bolognesi, 2013; Crivel-laro, 2021).

Inoltre, la frequenza di questi servizi educativi comporta un contatto quotidiano con abitu-dini diverse da quelle familiari, che spesso vengono introdot-te nell’ambito domestico dagli
stessi figli, e che si manifestano per esempio con l’uso della lin-gua italiana in casa o con la pre-ferenza per i cibi proposti dalla scuola. Queste “nuove” abitudini possono creare nei genitori la preoccupazione di non essere nuove generazioni (Moro, 2002; più un riferimento simbolico nel-la costruzione identitaria delle

Bolognesi, 2007). Pertanto, il radicamento nel paese di acco-glienza porta i genitori a porsi in-terrogativi riguardo alle proprie radici identitarie (lingua, precetti religiosi, stile alimentare ecc.) e alle scelte educative da adot-tare con i figli: quali tradizioni trasmettere? Quale lingua pra-ticare in casa? Come coltivare la propria appartenenza religio-sa? Quali valori della cultura del paese di accoglienza possono essere integrati nella propria e quali invece vanno respinti?

Questi interrogativi rendono solo in parte la complessità delle scelte educative intraprese dai genitori immigrati, una comples-sità che si può iniziare a com-prendere anche grazie al collo-quio individuale. Di seguito sono descritti alcuni ambiti di appro-fondimento.

IL COLLOQUIO CON I GENITORI

Il colloquio con i genitori è un momento dedicato all’appro-fondimento della conoscenza del bambino e delle sue abitu-dini a casa. In genere questo incontro è preparato con cura dalle educatrici/insegnanti, in particolare per quanto riguarda il proprio modo di comunicare e i contenuti da affrontare. Que-sto significa prestare attenzione, per esempio, alla postura e alla gestualità del corpo, alla scelta del contatto visivo da mante-nere con gli interlocutori, oltre che al tipo di parole da utilizzare per via degli impliciti educativi in esse contenuti (Bove e Manto-vani, 2015). Parole come routine, ambientamento, obiettivo o atti-vità, e altre ancora, possono non essere comprese dai genitori immigrati, e per questo potreb-be essere utile spiegarne il loro significato (Bolognesi, 2006). Per questo, è necessario che sia proprio il principio del dialo-go, inteso come una interazione verbale intenzionale volta alla costruzione di significati condi-visi, a guidare il confronto con i genitori. Un dialogo che, grazie alla presenza di un ascolto at-tento e partecipativo da parte delle educatrici/insegnanti, può aiutare a mantenere una giusta distanza dai propri pregiudizi e riferimenti valoriali (Bolognesi, 2022).

Una delle prime informazioni da raccogliere è accertarsi se i ge- nitori immigrati conoscono la lin-gua italiana e, in base a ciò, va-lutare se invitare un mediatore culturale che possa tradurre la conversazione, compresi parole e impliciti culturali del linguaggio pedagogico utilizzato da educa-trici e insegnanti (Baraldi e Gavioli, 2023).

Il colloquio, spesso, si svolge secondo una traccia degli argo-
menti, da cui sono formulate le domande. Se il colloquio è realizzato con i genitori immigrati potrebbe essere necessario inserire alcuni approfondimenti in modo da comprendere meglio quelle che sono le consuetudini familiari e le conseguenti scelte nell’educazione dei figli. Di seguito ne sono proposti alcuni che vanno considerati come dei suggerimenti da adattare alle specificità delle famiglie immigrate frequentanti il servizio educativo. Gli approfondimenti indivi duati sono i seguenti:
informazioni sulla famiglia e sul progetto migratorio; informazioni sul bambino e sulle abitudini familiari; informazioni sulle scelte linguistiche. La raccolta delle informazioni sulla famiglia riguarda la conoscenza della storia familiare: modalità di costituzione del nucleo (ricongiungi-mento familiare, nucleo neo-co-stituito ecc.) e scopi del progetto migratorio (volontà di radicarsi nel paese, desiderio di rientrare nel paese di origine o di spostarsi in un altro). A ciò possono essere aggiunte domande relative alla frequentazione di altre famiglie, immigrate e italiane, che sono finalizzate alla comprensione dell’esistenza o meno di una rete sociale e a capire quale sia l’in- vestimento simbolico e culturale verso la società di accoglienza e, in particolare, l’integrazione deifigli.

Il secondo ambito è più stretta-

mente collegato alle informazioni sul bambino e sulle abitudini fa-miliari che concernono non solo le tappe di sviluppo (cibo e svez- zamento, sonno, gioco, linguag-gio ecc.), ma anche tutto ciò che riguarda la sua vita quotidiana nel contesto familiare, contesto probabilmente caratterizzato da abitudini diverse rispetto a quelle presenti nelle strutture educative. Quindi l’attenzione può essere ri-volta alla conoscenza di pratiche relative a:

  • la cura del corpo del bambino (contatto corporeo tra bam-bini e adulto e tra bambini e bambine, igiene, vestiario, pu-lizia dei vestiti, pratiche di ad-dormentamento ecc.);
  • il rapporto tra i generi nei vari momenti di vita quotidiana (suddivisione dei ruoli nella gestione della casa e dei figli, suddivisione dei tempi di lavo-ro e tempi di cura dedicati ai figli ecc.);
  • le modalità di svolgimento dei pasti (come è presentato il cibo, come si mangia e condi-vide il pasto, rituali religiosi col-legati al cibo, cibi vietati ecc.);
  • le relazioni con i componenti della famiglia allargata rima-sti nel paese di origine, oltre ai rapporti con la propria co-munità presente sul territorio locale e nazionale.

Il terzo ambito riguarda le scel-te linguistiche della famiglia per capire quali lingue sono pratica-te in casa: può essere la lingua madre o l’italiano, ma anche una lingua veicolare come l’inglese. Inoltre, può essere utile sapere quale lingua il bambino predilige in casa e quale fuori dal contesto familiare. La posizione assunta dai genitori rispetto all’utilizzo di due o più lingue produrrà nei fi-gli, anche in modo inconsapevo-le, un certo atteggiamento verso il loro bilinguismo. Va precisato che il bilinguismo dei bambini di origine straniera è un aspet-to approfondito in molti ambiti disciplinari, come la linguistica e la psicolinguistica, per le sue ri-levanti implicazioni nei loro per-corsi scolastici e formativi (Ga-raffa, et al., 2020). La raccolta di queste informazioni può rendere chiaro quanto le scelte linguisti-che delle famiglie siano le più svariate, anche perché originate da valori e stili educativi propri di ogni cultura familiare.

Per far fronte a possibili difficol-tà comunicative quando il bam-bino non parla ancora l’italiano, potrebbe essere utile l’adozione di un pronto soccorso linguisti-co, anche di propria costruzio-ne, in cui parole e semplici frasi in lingua italiana sono tradotte nella lingua d’origine dei genitori (Ventura, 2002).

CONCLUSIONI

Il colloquio individuale con i ge-nitori rappresenta un valido sup-porto per la conoscenza della famiglia e delle sue abitudini. Ai fini di questa conoscenza, può essere utile adottare il concetto di cultura familiare intesa come un processo di elaborazione continua di una pluralità di riferi-menti (lingue adottate, scelte ali-mentari e religiose, investimenti simbolici verso i figli e il paese di accoglienza ecc.) prodotta da ogni nucleo immigrato. Si tratta quindi di un confronto culturale presente nei servizi educativi per la prima infanzia che diventa-no, a tutti gli effetti, dei luoghi di mediazione interculturale in cui le culture familiari e le culture pedagogiche delle educatrici/ insegnanti si confrontano quo-tidianamente, anche grazie alla costruzione di un dialogo inten-zionale che rende possibile la valorizzazione delle reciproche somiglianze e differenze (Bolo-gnesi, 2022).

PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA

Baraldi C., Gavioli L., “La mediazione linguistica tra insegnanti e genitori”, in V. Caruso, M. Maffia, Vecchie e nuove forme di comunicazione diseguale: ca-nali strutture, modelli, Bologna, Altla, 2023, pp. 53-66.

Bolognesi I., “Le parole del nido”, in I. Bolognesi, A. Di Rienzo, S. Lorenzini, A. Pileri, Di culture in culture. Esperienze e percorsi interculturali nei nidi d’infanzia, Milano, FrancoAngeli, 2006, pp. 147-151. Bolognesi I., Il nido come luogo di me-diazione interculturale. Come i modelli educativi e le culture familiari si tra-sformano nel confronto con i servizi per la prima infanzia, in “Ricerche di Pedagogia e Didattica”, n. 2, 2007.

Bolognesi I., Insieme per crescere. Scuola dell’infanzia e dialogo intercul-turale, Milano, FrancoAngeli, 2013.

Bolognesi I., Percorsi interculturali per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria. Costruire dialogo e relazioni a partire dai bambini, Milano, Franco-Angeli, 2022.

Bove C., Capirsi non è ovvio. Dialogo tra insegnanti e genitori in contesti educativi interculturali, Milano, Franco-Angeli, 2020.

Bove C., Mantovani S., Pedagogia im-plicita e aspettative reciproche nel dia-logo tra genitori immigrati e immigrati nella scuola dell’infanzia, in “Rivista Italiana di Educazione Familiare”, n. 1, 2015, pp. 9-31.

Crivellaro F., Cosi lontane, così vici-ne. Famiglie migranti, ruoli familiari e nuove configurazioni di genitorialità, in “Archivio antropologico mediterraneo”, vol. 23, n. 2, 2021.

Galardini A.L., L’educazione al nido. Pratiche e relazioni, Roma, Carocci, 2020.

Garaffa M., Sorace A., Vender M., Il cer-vello bilingue, Roma, Carocci, 2020. Lawerence-Lightfoot S., Il dialogo tra genitori e insegnanti. Una conversa-zione essenziale per imparare l’uno dall’altro, Parma, Edizioni Junior-Spag-giari Edizioni, 2012.

Maher V., Genitori migranti, Torino, Ro-senberg & Sellier, 2012.
Moro M.R., Genitori in esilio. Psicopa-tologia e migrazioni, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2002.

Pescarmona I. (a cura di), Intercultu-ra e infanzia nei servizi educativi 0-6: prospettive in dialogo, Aracne, Ariccia, 2021.

Silva C., Famiglie migranti e educazio-ne dei figli, in “Rivista Italiana di Edu-cazione Familiare, n. 1, 2006, pp. 30-36. Silva C., Deluigi R., Zaninelli A.L., Educa-re nella diversità, Reggio Emilia, Edizio-ni Junior-Bambini S.r.l., 2022.

Ventura G., Lexico minimo. Vocabolario interculturale illustrato, Bologna, Emi, 2002.

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale