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Gesti che interpellano il mondo
Riconoscere le competenze dei bambini fin dalla nascita
Maíra Braga Adorno
Pedagogista, Coordinatrice pedagogica del Colégio Arena di Goiânia (Brasile)
Abstract
L’articolo discute il protagonismo dei bambini, anche molto piccoli, nel processo di apprendimento, e sottolinea l’importanza delle pratiche pedagogiche basate sull’ascolto, che valorizzano le competenze del bambino e dell’adulto; sostiene che tempi, spazi, materiali e relazioni possono favorire esperienze che rispettano l’unicità del bambino e la complessità dell’apprendimento che avviene in gruppo; presenta l’inventario come strategia di supporto alla documentazione pedagogica, categorizzando le azioni dei bambini ed evidenziando la costruzione di significati da parte del bambino.
Parole chiave
Pratica pedagogica,
protagonismo del bambino,
apprendimento,
inventario, documentazione
pedagogica
“I DIRITTI DI PARTECIPAZIONE SONO DIRITTI DI LIBERTÀ: RICONOSCERLI ALL’INFANZIA SIGNIFICA RICONOSCERE LA LIBERTÀ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ED È SU QUESTO RICONOSCIMENTO CHE IL MONDO ADULTO VIENE SFIDATO
I bambini, fin dalla più tenera età, vogliono conoscere e capire il mondo in cui sono appena arrivati. Questo desiderio e l’intenzione di conoscere, sapere, sperimentare una realtà complessa e dinamica caratterizza un soggetto attivo, dotato di iniziativa, che prende decisioni, che attribuisce costantemente significato alle esperienze che vive. Come afferma Paulo Fochi: “Essendo tutto così nuovo, l’intenzione del bambino è focalizzata sulla scoperta di ciò che lo circonda, utilizzando tutte le risorse cognitive, emotive, sensoriali e comunicative di cui dispone. In questo senso, possiamo recuperare la nozione di bambino come soggetto epistemico, qualcuno che costruisce anche conoscenza e non solo gode di un patrimonio socio-storico e culturalmente costruito” (Fochi, 2023, p. 145).
Tuttavia, ancora oggi persiste l’idea che, per far sì che i bambini comprendano la realtà e imparino, è essenziale che gli adulti controllino e dirigano le loro azioni e i loro pensieri. In questo modo, il bambino diventa un mero destinatario del patrimonio culturale accumulato nel tempo. Questa visione dà origine a pratiche pedagogiche che non riconoscono l’attività del bambino, riducendolo spesso a un oggetto. Un esempio comune è usare il corpo del bambino come uno strumento per creare impronte, in cui parti del suo corpo vengono trasformate in varie immagini. Queste pratiche sono ricorrenti e spesso considerate “accettabili” nel contesto educativo.
Tuttavia, ciò che dovrebbe caratterizzare un bambino è la sua vivacità, la curiosità e la voglia di scoprire il mondo che lo circonda. Ridurre questa ricchezza a una semplice immagine creata da una mano che funge da timbro ‒ spesso con l’intervento di un adulto che, seppure in modo sottile, forza la situazione ‒ è il riflesso di un processo che addestra il corpo e la mente dei bambini, riducendo in modo significativo la loro competenza. D’altra parte, quando il processo pedagogico si basa sul protagonismo dei bambini, segue percorsi diversi, molto più sfidanti dal punto di vista educativo. Questo percorso è pieno di incertezze e di azzardi: dopo tutto, l’apprendimento non è una scienza esatta. È un processo ricorsivo, con andirivieni, in cui il bambino, sia individualmente sia come parte di un gruppo, è veramente considerato nella sua singolarità ed eterogeneità.
In una pedagogia che riconosce il bambino e la bambina in tutta la loro potenzialità, l’apertura all’inedito e all’inaspettato è fondamentale. In questo contesto, il ruolo dell’adulto è quello di fornire un ambiente appropriato e favorevole all’apprendimento. Inoltre, l’adulto deve essere disposto a comprendere le azioni e le scelte dei bambini per interpretarle e quindi prendere decisioni più assertive riguardo alla continuità dell’esperienza del bambino.
Affidarsi all’ascolto – inteso qui come metafora, come ci insegna l’approccio pedagogico sviluppato a Reggio Emilia – non è un lavoro facile. L’ascolto richiede un’autentica apertura agli altri, un interesse genuino che rispetti la loro unicità senza invaderla, sostenuto da una continua fiducia nelle loro potenzialità. “Una ‘pedagogia dell’ascolto’ – ascolto del pensiero – esemplifica per noi un’etica dell’incontro fondata sull’accoglienza e l’ospitalità dell’Altro, un’apertura alla differenza dell’Altro, alla venuta dell’Altro. Essa prevede un rapporto etico di apertura all’Altro, cercando di ascoltare l’Altro dal suo punto di vista e sulla base della sua esperienza, senza trattarlo come il medesimo” (Rinaldi, 2009, p. 26).
In questo modo, il bambino viene considerato a partire dalle sue specificità. L’apprendimento dei bambini e la relazione che stabiliscono con gli oggetti, i materiali, le persone e la cultura sono un processo: gradualmente, in modo non lineare ma dinamico, e sulla base di una complessa rete di relazioni, i bambini si appropriano sempre di più del mondo in cui sono appena arrivati e scoprono di più su sé stessi. Ciò richiede una comprensione del modo in cui questo soggetto impara e si sviluppa. In questo senso, è già noto che lo spazio, il tempo, i materiali e le relazioni svolgono un ruolo fondamentale nel permettere ai bambini di interagire con il mondo in modo autonomo e sicuro, contribuendo al loro sviluppo integrale. “I bambini hanno bisogno di spazio e libertà per muoversi, osservare ed esplorare attivamente l’ambiente circostante. In altre parole, hanno bisogno di condizioni materiali concrete (tempo, spazio, oggetti, relazioni) che creino in loro il bisogno di svolgere attività che favoriscono il loro processo di umanizzazione” (Lima, 2018, p. 95). In questo processo vissuto dal bambino, acquista rilevanza l’accompagnamento dell’adulto.
La documentazione pedagogica emerge quindi come una strategia efficace per osservare, interpretare e valorizzare le azioni dei bambini, contribuendo a una pratica educativa riflessiva, con scelte pedagogiche più efficaci e legate agli interessi, ai bisogni e alle curiosità dei più piccoli.
L’INVENTARIO COME STRUMENTO PER DOCUMENTARE LE PICCOLE AZIONI DEI BAMBINI
L’inventario permette di documentare, classificare e analizzare gli aspetti essenziali delle interazioni dei bambini con il mondo circostante. L’inventario mette in evidenza l’apprendimento che emerge dalle loro azioni, traducendo in parole i verbi che descrivono i loro movimenti, le loro scoperte e i concetti fondamentali che i bambini fin da molto piccoli costruiscono nell’esplorazione e nell’interazione con l’ambiente.
Inoltre, l’inventario può diventare una strategia per dare visibilità al protagonismo dei bambini, evidenziando come i bambini interagiscono con i materiali e gli spazi, formulano ipotesi e sviluppano soluzioni creative ai problemi che nascono dalle loro azioni. Il seguente inventario è stato sviluppato sulla base del percorso investigativo svolto da un gruppo di 12 bambini e bambine nel corso del 2023, sotto la supervisione dell’insegnante Sussena Vieira, presso il Colégio Arena di Goiânia.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
UN INVENTARIO DI POSSIBILITÀ
L’inventario delle azioni rivela solo una parte del processo di apprendimento vissuto dai bambini e dalle bambine in un contesto collettivo come la scuola. Le azioni dei bambini rivelano un processo dinamico, complesso e sfaccettato che va oltre le categorie presentate. Così, è importante dire che in un inventario le possibilità di documentare, categorizzare e analizzare sono diverse.
Per esempio, comprendere la transizione cognitiva di un bambino che si appropria del mondo fisico – inizialmente in modo “intuitivo” – e che gradualmente traspone il suo pensiero nella simbolizzazione, richiede l’analisi di una rete di significati che diventa progressivamente più complessa, integrando corpo, cognizione ed emozioni. “Più lo sviluppo avanza, più la rappresentazione diventa necessaria” (Sinclair et al., 2012, p. 5).
I concetti che emergono dalle azioni dei bambini – come presentati nell’inventario – rappresentano solo una delle tante possibilità di categorizzazione. Pertanto, documentare le azioni dei bambini utilizzando categorie ben definite amplia la nostra comprensione di ogni singolo bambino e del gruppo a cui appartiene, favorendo l’assunzione di decisioni più determinate sul processo di apprendimento.
Vale la pena ricordare che l’obiettivo non è quello di stabilire standard rigidi da rispettare, quanto piuttosto di riflettere in modo approfondito sulle documentazioni per restituire e comprendere il percorso di costruzione della conoscenza del bambino. In questo modo, la documentazione delle azioni rende visibili i percorsi del pensiero dei bambini, valorizzando il protagonismo dei bambini nel loro processo di scoperta e inserimento nel mondo. Riconoscere l’attività di apprendimento dei neonati e dei bambini molto piccoli è essenziale per promuovere un’educazione che rispetti e celebri l’unicità dell’infanzia.
1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.
2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.
DOMANDE GENERATIVE
Accogliere gli interessi personali di bambini e bambine – ancora troppo spesso – è percepito come “impossibile” a causa del rapporto numerico con gli adulti, eppure anche quando il numero di presenze cala considerevolmente, non sempre cambia il modo di accogliere il fare guidato da curiosità personali. Perché?
Cosa sta facendo quella persona che apparentemente non fa nulla di rilevante? Cosa scopriamo andando a documentare dettagliatamente ciò che è visibile agli occhi?
Rileggendo gli appunti: sono comprensibili a chi non ha assistito alla scena descritta? Perché?
Quali sono le acquisizioni di bambini e bambine ritenute fondamentali dal mio gruppo di lavoro? In quali occasioni vengono apprese per guida adulta e quando senza?
BIBLIOGRAFIA
Dahlberg G., Moss P., “Introduzione”, in C. Rinaldi, In dialogo con Reggio Emilia. Ascoltare, ricercare e apprendere, Reggio Emilia, Reggio Children, 2009.
Fochi P.S., “A curiosidade, a intenção e a mão: o ethos lúdico do bebê”, in P.S. Fochi (a cura di), O brincar heurístico na creche: percursos pedagógicos no Observatório da Cultura Infantil, OBECI, São Paulo, Diálogos Embalados, 2023, pp. 139-150.
Lima V.G. de, “A atividade principal no processo de educação de bebês”, in S.A. Mello et al. (a cura di), Educação de bebês: cuidar e educar para o desenvolvimento humano, São Carlos, Pedro e João Editores, 2018, pp. 91-117.
Sinclair H. et al., Os bebês e as coisas, Campinas, Autores Associados, 2012