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Le parole dell’educazione
Genitorialità
Giorgio Tamburlini

Pediatra, Centro per la Salute del Bambino – onlus.
Sempre più utilizzato negli ultimi anni, il termine “genitorialità” sta a indicare non tanto l’essere genitori ma piuttosto il sentirsi tali e le modalità attraverso le quali questo “sentimento” si esprime. Si tratta di un’identità che si costruisce nel corso della vita, a partire dall’esperienza di essere figli e di prendersi cura di altri, più piccoli per età o per bisogno di accudimento. È un processo sempre in divenire e che può esprimere capacità e risorse anche in quanti vivono difficoltà e fragilità di vario tipo e, viceversa, manifestare debolezze anche in chi può godere di contesti stabili e sicuri. Di recente, soprattutto grazie al documento sulla Nurturing Care, presentato da alcune delle maggiori organizzazioni internazionali (OMS, UNICEF e Banca Mondiale, 2018), si è diffuso il termine di “genitorialità responsiva”, a indicare una capacità di attenzione, comprensione e risposta adeguata, nei modi e nei tempi, ai bisogni relazionali dei bambini. La ricerca ha infatti dimostrato che lo sviluppo delle competenze del bambino, sia cognitive che socio-relazionali, in particolare nei primi anni, dipende dall’ambiente familiare – del quale le espressioni della genitorialità, il “come sei” e il “cosa fai” con il tuo bambino, rappresentano la componente maggiore – più che da ogni altro fattore. Gli studi hanno anche dimostrato le origini molto precoci – nei primi anni e quindi nel primo ambiente di apprendimento, quello della famiglia – di una buona parte delle difficoltà di apprendimento, comportamentali ed emotive che si esprimono, in misura oggi crescente, all’entrata nella scuola e poi in adolescenza. Nonostante queste evidenze ormai consolidate, sulle competenze genitoriali si investe poco o nulla e troppo spesso i servizi vedono il bambino come se non fosse, soprattutto, il prodotto del suo ambiente familiare. Le stesse linee di indirizzo per il sistema integrato 0-6 (MI, 2021) dedicano uno spazio marginale al lavoro con le famiglie – di informazione, di accompagnamento, di sostegno – che non può che costituire un aspetto centrale del lavoro educativo. Tutto questo mentre a livello internazionale vi è un crescente interesse a sperimentare e valutare gli approcci più efficaci per sostenere le competenze dei genitori. Le ragioni vanno cercate forse nel considerare l’ambiente familiare come uno spazio privato, e nel considerarlo non modificabile. In realtà esiste una crescente mole di studi che dimostra che è possibile lavorare con i genitori e far sì che le loro capacità di rispondere ai bisogni evolutivi del bambino si arricchiscano. (Dors e CSB, 2021, Ahun et al., 2024).
Nel tempo attuale, caratterizzato da grandi incertezze e minacce globali, e, come gli operatori che si occupano di infanzia e famiglie constatano quotidianamente, di diffuso disorientamento nelle scelte educative, è fondamentale ampliare un’offerta di servizi rivolti specificamente ai neogenitori, in particolare a partire dalla gravidanza e fino al secondo anno di vita, per promuovere una genitorialità responsiva e quindi il benessere e lo sviluppo di tutte le bambine e tutti i bambini, prevenire l’instaurarsi precoce di circoli viziosi generati da disattenzione e violenza, e moderare gli effetti di eventi avversi (CSB, 2023). Questa offerta non può essere limitata ai contesti familiari dove già si sono manifestate difficoltà, ma deve avere carattere di universalità, per poi essere modulata in base a bisogni e richieste.
Il mondo dell’educazione, sia quello che già opera nei servizi che quello impegnato nell’alta formazione, deve oggi contribuire a una espressione “sufficientemente buona” della genitorialità, di come i genitori riescono a essere con i loro figli. Educatori, insegnanti, operatori sanitari vanno preparati a cercare e sostenere il dialogo con le famiglie, oggi spesso compromesso. La società nel suo insieme, i governi centrali e locali, i servizi rivolti all’infanzia e lo stesso mondo aziendale hanno il compito di far sì che i genitori abbiano le risorse e le opportunità – sostegni economici, congedi adeguati, servizi che consentano di conciliare lavoro e famiglia, ma anche competenze personali – per svolgere al meglio il loro ruolo (Alleanza per l’infanzia, convegno, 2024).
BIBLIOGRAFIA
Ahun M.N., Ali N.B., Hentschel E., Jeong J., Franchett E., Yousafzai A.K., A meta-analytic review of the implementation characteristics in parenting interventions to promote early child development, in “Ann NY Acad Sci”, vol. 1533, n. 1, 2024, pp. 99-144.
Centro per la Salute del Bambino (CSB) – onlus. Con le famiglie. Ruolo e potenzialità degli spazi per genitori, bambine e bambini nell’ambito del sistema dei servizi 0-6: dai Centri Bambini e Famiglie ai Villaggi per Crescere. Trieste, 2023. Dors e CSB, Promuovere lo sviluppo del bambino, prevenire le disuguaglianze Interventi efficaci e raccomandazioni, Torino, 2021, www.dors.it/documentazione/testo/202103/Report%20 ecd_%20210324.pdf (ultima consultazione 15/3/2024). MI, Linee pedagogiche per il sistema integrato “zerosei”, 2021. OMS, UNICEF, Banca mondiale, La nurturing care per lo sviluppo infantile precoce, https://csbonlus.org/wp-content/ uploads/2020/09/Nurturing-care-ita-x-sito_ultima-versione. pdf (ultima consultazione 15/3/2024).
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio