My EduBox

Menu

Le parole dell’educazione

Genere

Lisa Brambilla – Ricercatrice di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Da tempo in educazione le differenze sono considerate opportunità e strumento per sostenere in ogni soggetto la possibilità di crescere e formarsi, mantenendo aperte le possibilità del proprio divenire, verso una ricercata e consapevole instabilità che possa mettere in discussione, o almeno sottoporre a dubbio, destini già scritti, tra vecchi e nuovi “dover essere”. L’esperienza della differenza può spingere a porre domande, a sentire l’esigenza del confronto, a stimolare la necessità di una nuova conoscenza. Fare esperienza delle proprie e altrui differenze, che attraversano corpi, generi, orientamenti sessuali, dimensioni etnico-culturali, di classe ecc. e che si intrecciano formando biografie uniche, può aiutare a rompere quell’immagine dell’identico – tanto rassicurante quanto mortifera – che è ostacolo per le possibilità di un’autodeterminazione capace di traiettorie impensate, divergenti, impreviste, accompagnando vieppiù a scorgere e riconoscere quell’alterità che ciascuna/ o di noi rappresenta davanti “all’altro/a”. 

Femminismi e studi di genere hanno permesso alle differenze di essere riconosciute come legittime e di potersi dire, a partire da sé, contribuendo a incrinare i contorni di quell’unica differenza che per secoli ha separato “maschile” e “femminile”. Immaginate come “naturalmente” dimorfe e complementari, queste essenze sono state svelate quale prodotto della storia e strumento al servizio della riproduzione di privilegi (per gli uni) e svantaggi (per le altre). Alla presunta ovvietà di questa costruzione del genere subentrerà, progressivamente, il riconoscimento dell’esistenza di soggettività differenti da quanto previsto e prescritto dal canone corrente (androcentrico, occidentale, bianco, borghese, eterosessuale, normodotato ecc.); soggettività che giungono ora a sfidare e frammentare lo stesso binarismo di genere (Lorber, 2022). Le differenze hanno questo potenziale, che manifestano nel costituire, con bell hooks (2020), quel margine che può decostruire il centro e la sua prospettiva egemonica, rivelando la violenta gerarchia intrinseca ai canoni che impone e, insieme, la possibilità di un altrimenti, da costruire. 

Questo potenziale non è garantito, come dimostrano la permanenza di divari e discriminazioni (multiple) di genere, che traducono differenza in diseguaglianza, e l’attivarsi di violenze là dove le differenze concretamente s’incontrano scontrandosi. Lo ricorda il regista Lukas Dhont in Close (2022), mostrando come crescere significhi confrontarsi con regimi di genere la cui normatività è ancora pervasiva, presente in ogni dimensione della vita quotidiana, in modo evidente oppure strisciante. Narrando il passaggio da un ordine di scuola all’altro di due fanciulli, legati da profonda amicizia e cresciuti all’ombra di un contesto territoriale, familiare e scolastico “normale”, il regista pone luce sull’apprendistato necessario per l’accesso alla maschilità, che continua a comporsi della necessità, per ogni ragazzo, di dimostrare pubblicamente la propria virilità (Burgio, 2008). Affinché questa possa certificarsi, la prossimità e l’intimità, la dolcezza dei sentimenti e delle reciproche premure sperimentate nell’infanzia devono essere abbandonate, rinnegate, sacrificate. Ogni differenza, data nello scostamento da questa virilità, assume il contorno dell’ombra, del sospetto del femmineo, dell’omosessualità, traducendosi in denigrazione ed emarginazione, non sempre sostenibili a quell’età (e, forse, non solo a quella). 

Nel complesso farsi del genere, come processo e come struttura (Lorber, 2022), tra riproduzione e trasformazione, il solo presidio educativo critico e militante non basta per piegare in una direzione progressista e, tuttavia, resta imprescindibile per superare collusioni con inclusioni normalizzanti e dissimulate esclusioni, provando a fare, ogni giorno, la differenza. 

BIBLIOGRAFIA

Burgio G., Mezzi maschi. Gli adolescenti gay dell’Italia meridionale. Una ricerca etnopedagogica, Milano-Udine, Mimesis, 2008.

Donth L., Close, Belgio-Olanda-Francia, 2022.

Hooks b., Elogio del margine. Scrivere al buio, Napoli, Tamu, 2020.

Lorber J., Oltre il gender. I nuovi paradossi dell’identità, Bologna, Il Mulino, 2022.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale