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STRUMENTI
INCONTRI CON IL VIVENTE
Garofanina annuale
di Stefano Sturloni
L’invisibile eleganza di un’erba di strada
“Cogliete sul ciglio della strada, dal primo ciuffo che incontriate, un qualsiasi filo d’erba: sorprenderete all’opera una piccola intelligenza indipendente, instancabile e inattesa”
Maurice Maeterlinck
Chi se la sarebbe aspettata tanta bellezza lungo l’asse di un marciapiede, e così delicata? Eh sì, per-ché anche se siamo incapaci di accorgercene, c’è tutto un novero di specie vegetali che non ha timo-re di darsi vita in posti dove la vita sembrerebbe negata. Ambienti aridi, poveri di terra e nutrienti, dove si rischia di rimanere schiacciati da suole o pneumatici, e si ha a che fare con particolati tossi-ci, metalli pesanti, oli e nicotine.
La Garofanina annuale fa parte di questa cerchia: una pianta pressoché invisibile, se non per pochi estimatori, che in città troviamo spesso lungo le linee di contatto tra asfalti e cordoli, e nei par-cheggi, dove s’innalza filiforme senza dare l’idea di promettere faville. Ma è solo questione di tempo, perché se abbiamo occasione di tenerla d’occhio, possiamo comprendere quale privilegio ci riservi la sua conoscenza.
Imparentata con garofani e sileni, sbuca dalle fes-sure all’inizio della primavera esibendo uno stelo sottile, glabro, talora ramificato e dotato di foglio-line altrettanto lineari. Accoppiate a due a due e opposte l’una all’altra, esse avvolgono il fusto tra-mite una guaina basale di aspetto pergamenaceo. Avendo a disposizione una buona lente osserve-remo che il margine di queste esili foglie è reso scabro dalla presenza di minuscole spinule rivolte verso l’apice. Lo dico perché si tratta di un caratte-re rilevante per distinguere la Garofanina annuale da un’altra specie un po’ meno comune che ha il margine fogliare liscio: la Garofanina vellutata, in-credibilmente simile.
Ma quello che colpisce maggiormente della no-stra pianticella è il bocciolo che porta alla sommi-tà, una sorta di ogiva appuntita e liscia rivolta allo zenit, costituita da squame sovrapposte e appena distinguibili in quanto particolarmente aderenti. Cosa ne uscirà? Esaminandola è inevitabile por-si la domanda. E qui viene il bello. In una mattina assolata, infatti, accadrà che dal vertice di quella testa oscillante e ben levigata spunteranno cin-que timidi petali rosei e bilobati all’estremità. Un fiore aggraziato, 8-14 millimetri di diametro, dal cui cuore svirgolano due stili filamentosi attorniati da dieci stami con le antere bluastre. Il calice resta nascosto sotto le squame dell’involucro, così come l’unghia dei petali. La fioritura dura un giorno o due, poi lo slancio seduttivo del fiore scompare in-sieme alle sue strutture sessuali, lasciando appa-rentemente immutato l’involucro di partenza.
Il ciclo è compiuto, verrebbe da pensare, e una volta sviluppati i semi la pianta potrà permettersi di ap-passire. Invece no: trascorso qualche giorno ecco spuntare un altro fiore e, si direbbe, dallo stesso punto! Ora, è normale che l’apparizione dei fiori in un vegetale avvenga in differita, quello che stupisce è il loro sbucare nella medesima posizione. Ma di nuovo occorre dare tempo all’osservazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’antesi della Garofa-nina non si limita a una successione di due fiori, ma prosegue oltre, in certi casi arrivando a metterne in fila una dozzina. Con il progredire del proces-so la perfezione geometrica dell’involucro viene meno: le squame, spinte all’esterno dal rigonfia-mento degli ovari, si discostano, imbruniscono, rendendolo informe e disordinato. Capita pure che un paio di fiori si aprano contemporanea-mente e allora si comprende come ognuno di essi, all’interno della tunica comune che abbia-mo definito involucro, abbia una propria sede. Osservando la pianta matura dall’alto si potran-no vedere all’interno dell’involucro aperto le diver-se capsule prodotte dalla fruttificazione. Si-mili a calici con quattro denti sull’orlo, esse raccolgono al fondo numerosi semi che anneriscono a maturità. Avendo l’opportuni-tà di osservarli con uno stereoscopio o un con-tafili ci appariranno concavi su un lato e convessi sull’altro, più o meno come minuscole lenticchie reticolate in superficie e un poco sgangherate. Una volta caduti al suolo, se avranno la fortuna di trovare un ancoraggio favorevole e di sottrar-si ai predatori, spetterà a loro ridare avvio all’or-dinario miracolo di cui sono l’esito.
1 Maeterlinck M. (1907), L’intelligenza dei fiori, Bologna, Pendragon, 2011.
“È un fiore che non ho mai visto, è particolare, perché le foglie sono a punta e sottilissime”
“I petali sono fatti separati, mi sembrano delle formine per fare i dolci”
“Secondo me sotto ci sono degli altri fiori”
“Dal bocciolo escono i petali rosa che dopo esce il polline che sono dei pallini neri con dei fili”
“Secondo me questo fiore si chiama Gin Giò, perché è un nome carino”
“Oppure Flora”
Grafiche e parole di bambine e bambini di 5 anni della scuola comunale dell’infanzia Salvador Allende di Reggio Emilia
© Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia
© Sulle fotografie Stefano Sturloni
Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista del-le Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia.