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Furioso! Un pochettino…

Il gioco, fatto insieme, della musica e dell’arte

Eliana Danzì
Ph.D in Tecnologie e Metodi per la Formazione Universitaria, Università di Palermo

Maria Stella Di Benedetto
Direttrice de “La Casa della Musica”, Palermo

Abstract

All’interno di contesti flessibili, progettati per stimolare atteggiamenti esplorativi, le attività si evolvono sulla base di canovacci sui quali co-costruire l’azione didattica e educativa nell’interrelazione con ciò che i bambini e le bambine portano. Si tratta di un approccio multimodale, in cui le esperienze fatte con la musica e con l’arte stimolano l’accrescimento dell’intelligenza emotiva e il cercare soluzioni anche divergenti, promuovendo lo sviluppo delle abilità e delle competenze necessarie alla costruzione della propria soggettività.

Parole chiave

Apprendimento per immersione, immaginazione e immaginario, ambienti di apprendimento flessibili, attività integrate, art based education

Contatti

eliana.danzi@unipa.it mstella.dibenedetto@libero.it

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© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

“UN AMBIENTE CHE FAVORISCE INDIPENDENZA ED ESPLORAZIONE SA ACCENDERE IL FUOCO DELLA CONOSCENZA”

Loris Malaguzzi

Entrare alla Casa della Musica, scuola dell’infanzia a indirizzo musicale e artistico di Palermo, significa fare un passo nella meraviglia. È così che accogliamo i bambini e le bambine in un ambiente di gioco-apprendimento pensato a misura della loro curiosità, consapevoli di come il contesto in cui si realizza l’azione educativa giochi un ruolo decisivo nel determinare la qualità degli apprendimenti. I “piccolissimi” (due anni), i “piccoli” (tre anni), i “grandi” (quattro anni) e i “grandoni” (cinque anni) – così amiamo riferirci alle fasce di età che accogliamo – mostrano un naturale interesse per il mondo. Non bisogna far altro che andare incontro alla loro propensione al toccare con mano, all’esplorare, al fare domande, all’incuriosirsi. Per questo, come prima cosa, ci preoccupiamo di predisporre un contesto sempre stimolante e flessibile in relazione alle varie attività che sono state progettate. Esse non sono rigidamente strutturate, ma pensate come canovacci, sui quali co-costruire l’azione didattica e educativa in risposta ai bisogni emergenti. La prima cura è dunque quella di preparare il terreno fertile dove si svolge l’inter-azione, l’ambiente “giusto” per lo sviluppo di atteggiamenti investigativi, i quali risultano essere motivanti, grazie al forte ruolo dato al pensiero immaginativo e alla partecipazione senso-motoria: è il piacere stesso della scoperta che si autoalimenta e mantiene vivo lo stupore del conoscere.

“LA MENTE CREATIVA GIOCA CON GLI OGGETTI CHE AMA”

Carl Gustav Jung

Ioanna Palaiologou, University of Bristol, UK.

Jacky Tyrie, Swansea University, UK.

Elisabetta Biffi, professoressa di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Chiara Carla Montà, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Giocare al “come se”, al “se fosse”, al “far finta”, è un ponte verso lo sviluppo del pensiero ipoFurioso! Un pochettino… Il gioco, fatto insieme, della musica e dell’arte Abstract All’interno di contesti flessibili, progettati per stimolare atteggiamenti esplorativi, le attività si evolvono sulla base di canovacci sui quali co-costruire l’azione didattica e educativa nell’interrelazione con ciò che i bambini e le bambine portano. Si tratta di un approccio multimodale, in cui le esperienze fatte con la musica e con l’arte stimolano l’accrescimento dell’intelligenza emotiva e il cercare soluzioni anche divergenti, promuovendo lo sviluppo delle abilità e delle competenze necessarie alla costruzione della propria soggettività. Parole chiave Apprendimento per immersione, immaginazione e immaginario, ambienti di apprendimento flessibili, attività integrate, art based education Contatti eliana.danzi@unipa.it mstella.dibenedetto@libero.it Eliana Danzì Ph.D in Tecnologie e Metodi per la Formazione Universitaria, Università di Palermo Maria Stella Di Benedetto Direttrice de “La Casa della Musica”, Palermo GENNAIO 2025 47 LINGUAGGI ARTISTICI tetico, fondamento del pensiero scientifico e anche artistico. Non c’è contrapposizione tra la parte creativa e quella cognitiva ma, così come anche esposto nelle linee guida ministeriali, l’approccio integrato e interdisciplinare si impernia sul piacere della scoperta. In linea con le più recenti ricerche scientifiche, la nostra idea pedagogica si fonda sullo stimolare la scoperta autonoma corporea, offrendo spunti per un’esplorazione sempre più “esperta”, accompagnando i bambini e le bambine nell’osservazione alla ricerca delle leggi del mondo e lasciando ampi margini alle possibilità del non conosciuto. Con l’uso della parola “corporeo” vogliamo riferirci a quel paradigma, oggi sostenuto da tantissima letteratura, che pone l’esperienza a fondamento di ogni apprendimento. Da un lato, questo approccio incarnato rimarca l’importanza fondamentale di una didattica attiva e partecipativa, sostenendo la necessità che essa abbia carattere laboratoriale; dall’altro, ci invita a riconoscere come la centralità del corpo sia in realtà plurale, una centralità “dei corpi”, che si muovono in un contesto fisico ma anche, sempre, relazionale. “La centralità della relazione intersoggettiva nella costruzione di sé e nella fiducia nelle proprie capacità di azione sul mondo (intese anche in termini di partecipazione culturale e sociale) è centrale a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso nel pensiero di Daniel Stern e, negli ultimi vent’anni ha trovato sviluppi e conferme nelle ricerche nell’ambito delle neuroscienze e nell’embodied cognition, cioè nell’approccio ‘incarnato e situato’ alla cognizione” (Mignosi, Nuti, 2020, p. 73). Si tratta di un approccio multimodale, in cui l’avvicinarsi all’arte e alla bellezza stimola i bambini e le bambine ad accrescere la loro intelligenza emotiva e a cercare soluzioni divergenti e creative, promuovendo lo sviluppo delle abilità e delle competenze necessarie alla costruzione della propria soggettività. Così poniamo le corrette basi per la comprensione di sé, dell’altro e dell’altra, degli altri e delle altre, per poter poi trovare orientamento nella ricca complessità del mondo in cui viviamo. La musica, “la più astratta tra tutte le arti” come provocatoriamente avvisava Igor’ Stravinskij, è il dispositivo pedagogico che più guida in questa costruzione partecipata e concreta al racconto della vita: attraverso suoni, parole, segni, oggetti sonori, strumenti musicali, canti, si scoprono leggi di organizzazione spaziale e percettiva (il punto, la linea, le forme geometriche, il colore, i concetti topologici), si impara il gioco – che è insieme senso-motorio, simbolico e di regole – del suonare e del cantare insieme, si sperimenta il proprio corpo in movimento, si “dialoga” con i compagni e le compagne, si ascolta, si immagina, ci si emoziona. Tramite l’esplorazione del mondo dei suoni, ciascun bambino e ciascuna bambina agiscono in un contesto accogliente, che partecipa alla realizzazione di quella “conoscenza relazionale implicita”

BIBLIOGRAFIA

Iori V., Filosofia dell’educazione, Milano, Guerini, 2000.

Iori V., Nei sentieri dell’esistere. Spazio, tempo, corpo nei processi formativi, Trento, Erickson, 2006.

Minkowski E., Il tempo vissuto, Torino, Einaudi, 1971.

 

che si pone a fondamento dell’intersoggettività. Ciò che le neuroscienze aggiungono a questa cornice è l’intendere il movimento stesso come atto cognitivo, il dimostrare che non c’è separazione tra mente e corpo e che non esiste “mente” isolata, senza interazione con l’altro o l’altra e con l’ambiente. Lo stato di condivisione che viene generato dal “risuonare” di un comune formato rappresentazionale è dovuto all’attività dei neuroni specchio, che permettono di mappare sullo stesso substrato nervoso azioni eseguite e osservate, così come sensazioni ed emozioni esperite personalmente e osservate negli altri (Gallese, 2003). In questa relazione d’identità sé/altro/altra si impara a comprendere il comportamento altrui, a imitarlo, a ri-conoscere le emozioni. Così, l’integrazione della musica e dei linguaggi espressivi e artistici con l’educazione alle emozioni e alle relazioni sostiene i bambini e le bambine nel processo di conoscenza del mondo naturale e artificiale. “Le emozioni positive connesse agli scambi significativi incrementano anche, circolarmente, l’attenzione dei piccoli verso gli altri e questa condizione a sua volta aumenta la partecipazione attiva. I processi di sviluppo (così come la conoscenza) sembrano dunque essere influenzati in maniera sostanziale dalla partecipazione” (Mignosi, Nuti, 2020, p. 75). Non si tratta soltanto di essere attori nella costruzione della propria conoscenza, ma di porre basi solide affinché ognuno e ognuna sia accompagnato e accompagnata da quello stesso piacere della scoperta per tutto l’arco della vita, già dal momento in cui è ancora in nuce e quindi in una sua fase estremamente delicata, flessibile e, per questo, poderosa.

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“IL BAMBINO FA UN’OPERAZIONE MOLTO SEMPLICE: PROIETTA TUTTO QUELLO CHE SA SU TUTTO QUELLO CHE NON CONOSCE A FONDO”

Bruno Munari

L’approccio alla musica e all’arte che abbiamo descritto fin qui facilita la manifestazione di ulteriori capacità creative: sempre si lascia ampio spazio alla libera espressione, in un contesto privo di giudizio. Le attività di scoperta, esplorazione e invenzione richiedono accoglienza e valorizzazione dell’errore per la costruzione del senso di autoefficacia e della fiducia in sé stessi. Ciò avviene soltanto se c’è un sostegno attento ed esperto anche nei momenti di frustrazione: l’idea di lasciare i bambini liberi di fare e sperimentare è preceduta e intercalata da atti di esplorazione guidata, da giochi creativi in cui si predispone una “libreria di atti” alla quale i bambini e le bambine possono attingere, per fare relazioni tra le cose ancora da esplorare e quelle conosciute (Munari, 1977). “L’attività creatrice dell’immaginazione dipende direttamente dalla ricchezza e varietà della precedente esperienza dell’individuo, per il fatto che questa esperienza è quella che fornisce il materiale di cui si compongono le costruzioni della fantasia. Quanto più ricca sarà l’esperienza dell’individuo, quanto più abbondante sarà il materiale di cui la sua immaginazione potrà disporre” (Vygotskyij, 1925-1934, p. 213). Ciò che ancora deve prendere forma può, però, anche intimorire: solo chi ha coltivato il senso della fiducia può tollerare la frammentarietà, il non previsto, sa mettersi in gioco davvero e rischiare, perché sa far conto sulla propria capacità di trovare infine ordine e senso. Siamo consapevoli che tale senso di fiducia nasca proprio nell’infanzia, all’interno di relazioni significative che sappiano restituire valore a ogni espressione personale della propria capacità di “dar forma”. La dimensione del laboratorio ben si adatta a questo scopo, in quanto sviluppa un’educazione estetica in grado di valorizzare l’apertura di senso del manufatto o della performance infantile. In essa i linguaggi impliciti, che permettono al bambino di apprendere e comunicare attraverso i gesti, gli sguardi, la mimica, il contatto fisico, forniscono un campo espressivo in cui i contributi individuali si armonizzano nel risultato collettivo (Mignosi, Nuti, 2020). Il calarsi in un contesto ricco ma sereno riguarda anche lo strumento dell’assorbimento, mutuato dalla metodologia di Gordon. Sensibilità, creatività, concentrazione, attenzione, conoscenza della cultura in generale: tutto ciò viene assorbito attraverso il gioco e l’imitazione.

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“UN’OPERA D’ARTE È UNA FORMA ESPRESSIVA CREATA PER ESSERE DA NOI PERCEPITA ATTRAVERSO I SENSI O L’IMMAGINAZIONE”

Susanne Langer

Nel mese di ottobre lavoriamo sulla scelta dello sfondo integratore che ci accompagnerà per tutto l’anno scolastico. Può essere una storia inventata, una fiaba conosciuta o un tema di attualità e riflessione (come l’inquinamento, la propria città, le emozioni, la poesia ecc.). Attorno a esso ruoteranno tutte le attività, addentrandosi poi su temi affini che lo sfondo stesso fa emergere, ma soprattutto dando valore alle idee che i piccoli stessi portano. Ogni giorno, i bambini e le bambine si ritrovano immersi in immagini, parole e suoni. Anche le attività grafico-pittoriche sono spesso strettamente collegate al mondo dei suoni, stimolando all’ideazione di ponti tra le cose, attraverso una qualità esplorativa e sensoriale del fare, che diviene, come sempre nell’arte, “narrazione”. Vediamo quello che accade a scuola attraverso il racconto di un’esperienza relativa alla storia dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Il tema epico cavalleresco, tipico del “cuntu”, è uno dei percorsi che i bambini e le bambine hanno più amato: le battaglie, l’amore, la magia, il fantastico, il senso di cavalleria, hanno suscitato interesse e curiosità e sono divenute spunto per tante attività creative. L’obiettivo non è solo quello di far conoscere il protagonista, Orlando, primo paladino di Carlo Magno, ma anche Angelica, Medoro, i paladini di Francia e tutti quei personaggi che danno vita alla storia da sempre più raccontata nella nostra Sicilia. Tutto ha inizio con il ritrovamento, casuale e inaspettato, di un libro, nascosto tra i cespugli del nostro giardino: Orlando, paladino come nessuno di Sara Marconi (2015). Da qui, la realizzazione di un set di lettura raccolto e comodo, con candele accese e cuscini, per sedersi o sdraiarsi e immergersi nell’ascolto della storia e fare tante domande. La lettura è stata fatta in più tappe e ha impegnato più giorni, facendo sì che l’attenzione e il desiderio dello scoprire che cosa sarebbe successo in seguito potessero rimanere sempre alti. Per meglio immergerci nella storia, abbiamo realizzato abiti e accessori, come elmi, gioielli, corone e spade per rendere onore alla famosa “durlindana”. Tutto utilizzando soltanto materiali di recupero, fogli di giornale, cartone, vecchie stoffe, carte colorate e poi colla, forbici e nastro adesivo. Abbiamo così costruito anche una marionetta con le fattezze del pupo siciliano, utilizzando per il modellamento delle teste un materiale plastico simile alla creta. Successivamente, nella stanza della Musica abbiamo drammatizzato battaglie di Paladini, cavalcate di Cavalieri, recitato e rielaborato l’amore non corrisposto di Orlando per Angelica, scoprendo le emozioni di delusione, paura, tradimento, rabbia e rassegnazione, con un occhio attento alla “pazzia” di Orlando, attraverso giochi di movimento guidati dalla musica e dall’insegnante. Le musiche sono di Giacomo Cuticchio, compositore, pianista ed erede di una delle più robuste e vitali tradizioni teatrali siciliane, figlio e nipote di maestri pupari di Palermo. Oggi Giacomo porta avanti il cammino del padre Mimmo, dirigendo gli spettacoli tradizionali del teatrino di via Bara, dove ripropone, secondo gli antichi canovacci della famiglia, gli episodi della storia dei paladini di Francia, a rimarcare il proprio legame con il repertorio e le tecniche del mestiere: i pupi, i fondali, i cartelloni, le macchine sceniche, i piani a cilindro, i copioni, in una parola il mestiere di una delle scuole teatrali più importanti della Sicilia. Sul piano pittorico, in un set laboratoriale immersivo, grazie all’ausilio di un proiettore di immagini a grandezza naturale, i bambini e le bambine, muniti di tempere e pennelli, hanno dipinto le varie parti del racconto su pannelli di carta appesi alle pareti e ritratto il volto di Ludovico Ariosto, per conoscere alcuni accenni della sua vita e per toccare con mano la storia e la cultura italiana. In ultimo, con il contributo di tutti e tutte, sono nati un testo e una melodia. Abbiamo persino registrato la canzone, alla quale abbiamo dato il titolo di “Il senno di Orlando”. Attenzione, divertimento, curiosità ed entusiasmo hanno contraddistinto tutte le fasi dell’attività, arricchendo ogni bambina e bambino che ancora oggi canticchiano: “Vile, marrano, ti sfido e ti sconquasso! Son Orlando il paladino son Furioso un pochettino”. Un ultimo accenno va a un percorso che, ormai da oltre dieci anni, grandi e piccini aspettano con trepidazione: la realizzazione del nostro presepe vivente. Non si tratta di una “recita” dove si è chiamati a replicare qualcosa che viene suggerito dall’adulto, né di imparare a memoria qualche battuta. Attraverso il gioco e la narrazione degli eventi, sono stimolate piuttosto l’immaginazione e la creatività, e viene favorito lo sviluppo del pensiero narrativo. Viene messa in campo una strategia modellata sulle risorse espressive e cognitive dei bambini e delle bambine più piccoli e piccole, che va incontro e risponde alle loro esigenze, non facendoli/e mai sentire a disagio o imbarazzati/e. Tutto inizia dalla lettura di albi illustrati che narrano non solo la natività ma anche usi e costumi di un tempo. Poi si passa alla preparazione e all’allestimento delle botteghe, dei lavori antichi, dei paesaggi e della grotta. Tutto è realizzato, disegnato e dipinto dai bambini e dalle bambine: qui l’educatrice ha il ruolo di facilitatrice, e dà gli strumenti per creare e poi drammatizzare, vestendo i panni di un tempo, i vari mestieri. Nel corso del mese di dicembre ciascuno e ciascuna può interpretare ogni personaggio: di giorno in giorno si può cambiare, fino all’ultima rappresentazione, alla quale finalmente i genitori, al di là del credo religioso, partecipano commossi, immersi nell’atmosfera incantata di un tempo lontano.

BIBLIOGRAFIA

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Gallese V., La molteplice natura delle relazioni interpersonali: la ricerca di un comune meccanismo neurofisiologico, in “Networks”, n. 1, 2023, pp. 24-47.

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Marconi S., Orlando, paladino come nessuno, Roma, Lapis, 2015.

Mignosi E. (a cura di), Apprendere in laboratorio, Milano, FrancoAngeli, 2007.

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Rizzolatti G., Sinigaglia C., So quel che fai, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2006.

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