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INCONTRI CON IL VIVENTE
Stefano Sturloni
Favagello
Un ranuncolo
tutto da osservare
Sara Nicolini, Chiara De Simone e il gruppo di lavoro del nido La Mongolfiera
Ma l’erbaccia più bella che cresca nei prati, il fiore che senza ombra di dubbio annuncia l’arrivo della primavera e del nuovo sole, è il favagello.
Richard Mabey, 2011
La banda scura centrale della foglia non è sempre presente
Favagello: Ficaria verna
Famiglia: Ranunculacee
Dal latino ficus = fico, per la forma dei tuberi sotterranei Dal latino ver, véris = primavera, di cui è considerato l’annuncio
Proprio così, la carta d’identità del Favagello lo conferma araldo della primavera, la specie, infatti, è battezzata verna, termine di derivazione latina che rimanda alla stagione della rinascita ed è utilizzato come sinonimo di precoce. La sua apparizione può avvenire già a gennaio, con l’effetto di produrre estese macchie di foglie verdi, tappezzanti, impreziosite da fiori gialli piuttosto vistosi. Gli ambienti di elezione sono i margini delle boscaglie e le ombre fresche delle siepi, ma è comune incontrarlo anche nei prati, nelle aiuole urbane, ai bordi delle strade e sull’argine dei fossi. Tra i ranuncoli il Favagello è immediatamente riconoscibile per la sua scarsa elevazione, che può attestarsi al massimo sui 30 centimetri, ma soprattutto grazie all’ampiezza della corolla che varia dai 2 ai 4 centimetri di diametro ed è fornita di 7-12 petali ‒ talvolta anche di più – di un bel giallo solare. Visto che siamo partiti da qui soffermiamoci un attimo sul fiore: i numerosi stami, anch’essi rigorosamente gialli, all’inizio della fioritura hanno le antere ripiegate verso l’interno, ma con la maturazione si distendono all’infuori per evitare che il polline ricada nel punto più intimo del fiore, dove risiede la componente ricettiva femminile: è un espediente per evitare l’autoimpollinazione. Col trascorrere del tempo questo cuore fertile si accrescerà dando forma e visibilità all’infruttescenza. Continuando l’osservazione zenitale del fiore, rivolgiamo ora l’attenzione ai petali: noteremo alla loro base un alone frastagliato caratterizzato da una riflettenza più scarsa. Si tratta della componente nettarifera del petalo, il cui contenuto zuccherino funge da ricompensa per gli impollinatori. Facciamo un passo indietro. Il Favagello è un’erba perenne, con l’apparato radicale formato da piccoli tuberi fusiformi e radichette biancastre. Il fusto, cavo e delicato, è sia ascendente sia strisciante, e la capacità di radicare ai nodi ne facilita la diffusione, facendone talora una specie infestante. Le foglie sono morbide, grassocce, di un verde carico, con una silhouette cuoriforme che può essere tonda o dolcemente angolata. L’apice è smussato, il margine intero, ondulato o con dentelli poco accentuati. Spesso il lato superiore della lamina è variegato di chiaro e presenta una banda nerastra lungo l’asse centrale.
“Profuma di girasole” “Perché è quasi primavera” “Alcuni hanno i petali più grossi, alcuni più magri” “Ha nove petali” “E dentro ha degli altri petali piccoli” “Queste foglie c’erano già, poi la pioggia ha fatto crescere i fiorellini”
È interessante anche notare come le nervature terminino sul bordo della lamina con un puntino bianco. Rivoltando la foglia, invece, la troveremo di un verde pallido e uniforme, sul quale sarà la nettezza delle venature a sorprenderci per il loro sottile reticolo geometrico. Va aggiunto che il Favagello dispone sia di foglie basali sia cauline, ossia portate dai fusti. Le prime, più numerose e grandi, partono direttamente dall’apparato radicale con un picciolo lungo fino a una dozzina di centimetri; le cauline, non sempre presenti, sono più piccole sia come lembo sia come picciolo. I fiori sono solitari e si trovano al culmine di peduncoli ben sviluppati inseriti all’ascella dei piccioli fogliari. Particolarmente sensibili alla luce si chiudono la notte e col cattivo tempo per riaprirsi in condizioni di adeguata luminosità. I sepali, in numero da 3 a 5, hanno l’aspetto di cucchiaini e aderiscono alla corolla. Di colore biancastro, giallo o verdino, presentano spesso delle striature verdi e hanno il margine assottigliato e ialino. L’infruttescenza è globosa e si compone di numerosi frutticini ovoidi o piriformi, ricoperti di setole. Ciascuno di essi contiene un unico seme. La pianta è glabra, lucente, interessante da avvicinare e da studiare. In più, come tutti i ranuncoli, all’ombra della sua bellezza cela principi tossici: meglio non masticarsela! A differenza dei suoi parenti, però, le giovani foglie, se raccolte prima della fioritura e cotte, possono essere consumate insieme ad altre verdure. È infatti con la comparsa dei fiori che il Favagello produce l’anemonina, un glucoside con proprietà sedative, ma dannoso per l’apparato digerente
¹ R. Mabey, Elogio delle erbacce, Milano, Ponte alle Grazie, 2011.
Grafiche e parole di bambine e bambini di 5 anni della scuola comunale
dell’infanzia Salvador Allende di Reggio Emilia
© Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia
© Sulle fotografie Stefano Sturloni
Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista delle Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia.