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RICERCHE

Nuove domande per lo 0-6

Evidenze e riflessioni su bisogni e risorse

di Aldo Fortunati e Marco Zelano con la collaborazione di Barbara Giachi e Arianna Pucci
Abstract

La domanda di nido cresce, ma la capacità di soddisfare le aspettative delle famiglie è mol-to maggiore per i bambini di 1 o 2 anni di quanto non lo sia per i più piccoli (3-11 mesi). Fortuna-tamente diminuiscono le rinunce al posto e le dimissioni dalla fre-quenza legate al peso della ret-ta, ma si confermano le difficoltà alla regolarità nel suo pagamen-to. Se il bambino non frequenta il nido, sono le madri o i nonni a farsi carico della responsabilità di cura, seguiti dalla baby sitter, mentre i padri sono in ogni caso scarsamente coinvolti. Il PNRR può consentire – ci si può au-gurare – di rafforzare il sistema dell’offerta 0-6, ma resta aperto il problema di coprire i costi di gestione dei nidi e di eliminare le rette a carico delle famiglie.

Parole chiave

Domanda di nido, sistema integrato 0-6, PNRR, costi di gestione, rette

Contatti

fortunati@istitutodeglinnocenti.it

pucci@istitutodeglinnocenti.it

È sempre interessante riflette-re sulle evidenze che emergono dall’ultima edizione dell’indagine condotta dall’Istituto degli Inno-centi di Firenze sullo stato di sa-lute del “sistema 0-6”. Lo studio ha preso in esame un campione di 50 Comuni (Figura 1) che co-prono l’intera geografia del Pae-se e che rappresentano 1/5 della popolazione infantile italiana1.

Esaminiamo alcune delle princi-pali evidenze che sono emerse.

Aldo Fortunati, Direttore Area Docu-mentazione, ricerca e formazione, Isti-tuto degli Innocenti, Firenze Marco Zelano, Ricercatore Area Do-cumentazione, ricerca e formazione, Istituto degli Innocenti, Firenze Barbara Giachi, Ricercatrice Area Do-cumentazione, ricerca e formazione, Istituto degli Innocenti, Firenze Arianna Pucci, Responsabile Servizio educazione e accoglienza, Istituto de-gli Innocenti, Firenze

Le fotografie a corredo del testo sono dall’archivio fotografico del centro educativo integrato 0/6 Girandola dell’Istituto degli Innocenti di Firenze

DOPO GLI ANNI DEL COVID CRESCONO SIA L’OFFERTA SIA LA DOMANDA, MA I POSTI PER I PICCOLI CONTINUANO A ESSERE TROPPO POCHI

Le domande di iscrizione sono in crescita e anche l’offerta si organizza per offrire maggiori opportunità attraverso l’incre-mento dei posti, ma per i bambini più piccoli si registra un difetto di offerta rispetto alla domanda. In generale, se 1 bambino su 4 può in media trovare un po-sto in un nido, la differenza fra Centro-Nord e Sud segnala che nel primo caso circa 1 bambino su 3 ha un posto che lo attende, mentre nel secondo caso questa opportunità riguarda meno di 1 bambino su 10.

Di ulteriore interesse, come si di-ceva, la verifica nel caso dei bam-bini piccoli (3-11 mesi), medi (12-23 mesi) e grandi (24-35 mesi): i posti disponibili garantiscono accesso a oltre il 30% dei bambini medi e grandi, mentre per i piccolissimi i posti disponibili sono per meno del 20% dei bambini in età.

Mentre dunque la domanda di nido cresce insieme alla ricettivi-tà programmata del servizio (Fi-gura 2), la capacità di soddisfare la domanda espressa è molto maggiore per i medi e i grandi di quanto non lo sia per i più piccoli per i bambini nel primo anno di vita – per i quali (Figura 3) solo il 77% di quelli che fanno doman-da trova un posto disponibile.

Figura 1 - Comuni inseriti nel campione per dimensione demografica

Figura 2 – Percentuale di bambini da 3 a 36 mesi che presentano domanda di accesso al nido (anni educativi dal 2018/2019 al 2022/2023)

Figura 3 – Percentuale di domande presentate accoglibili in relazione ai posti disponibili (anno educativo 2022/2023)

DIMINUISCONO RINUNCE E DIMISSIONI, MA RESTA SIGNIFICATIVO IL PROBLEMA DELLE RETTE, PER LE QUALI CONTINUANO A REGISTRARSI IRREGOLARITÀ NEL PAGAMENTO

È con particolare piacere che si può rilevare un cambiamento positivo rispetto a due questioni su cui il monitoraggio di questi anni si è particolarmente con-centrato: i fenomeni della rinun-cia al posto da parte di bambini che lo hanno ottenuto o le dimis-sioni del bambino dopo un primo periodo di frequenza.

Entrambi i fenomeni (Figura 4) si mostrano in diminuzione negli ultimi anni. In particolare, risulta significativo il caso delle dimissio-ni, che scendono dal 12% all’8%, testimoniando un utilizzo con-vinto e consapevole del nido da parte delle famiglie, sebbene il principale motivo di rinuncia o di-missione continui a essere l’iscri-zione del bambino in una scuola dell’infanzia, spesso come antici-patario, seguita dalla difficoltà di pagare la retta e dalla difficoltà di ambientamento del bambino.

Stabile invece il tema della diffi-coltà di pagamento della retta (Figura 4), che conduce a irre-golarità che, tuttavia, solo nel 18% dei casi danno luogo a vera e propria morosità, mentre nel-la larga maggioranza dei casi il ritardo viene comunque recupe-rato nel giro di qualche mese.

Infine, in tutti i casi in cui la re-lazione con il nido si interrompe senza che il bambino venga ac-colto in un altro servizio o in una scuola dell’infanzia, sono le madri o i nonni a farsi carico della re-sponsabilità di cura, seguiti dalla baby sitter, mentre i padri sono in ogni caso scarsamente coinvolti.

IL PNRR PUÒ CONSENTIRE DI RAFFORZARE IL SISTEMA DELL’OFFERTA 0-6, MA RESTA APERTO IL PROBLEMA DI COPRIRE I COSTI DI GESTIONE E DI ELIMINARE LE RETTE DEL NIDO

La prospettiva di consolidamen-to e sviluppo del sistema 0-6 – come ormai da molto tempo sappiamo – si fonda sulla com-binazione tra incremento dell’of-ferta e nuovi investimenti, anche per la copertura dei costi di ge-stione dei nidi.

Figura 4 – Percentuale di bambini accolti che rinunciano al posto, interrompo-no la frequenza o sono irregolari nel pagamento della retta (anni educativi dal 2018/2019 al 2022/2023)

Sebbene sia tuttora incompren-sibile la mancanza di una strate-gia diffusa di riconversione delle moltissime scuole dell’infanzia chiuse negli anni in conseguen-za del decremento demografico (oltre 1.500 solamente negli ul-timi dieci anni), il notevole inve-stimento a favore dello sviluppo dell’offerta 0-6 (soprattutto nel caso dei nidi) costituisce uno degli assi più rilevanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilien-za (PNRR), puntando a incre-mentare l’offerta dei nidi di oltre 160.000 nuovi posti.

Le molte incertezze registrate dalla gestione dei finanziamenti non garantiscono che si riuscirà a centrare l’obiettivo di incre-mentare del 50% il potenziale dei nidi, passando da una ricettività nazionale di 320.000 posti a una di 480.000. Tuttavia, è interes-sante notare che nel campione dei Comuni sottoposti a monito-raggio ben l’85% sta realizzan-do progetti di investimento con fondi PNRR, sia per riqualificare strutture esistenti, sia per costru-irne di nuove (Figura 5).

Figura 5 – Percentuali di Comuni che hanno in corso progetti finanziati con il PNRR

Come si diceva, però, il tema non è solamente quello di avere un maggior numero di nidi, ma anche quello di avere le risorse necessarie per la loro gestione. Molti Comuni registrano e segna-lano da tempo questo problema, per non parlare dei gestori pri-vati – le cooperative – che non riescono facilmente a tenere in piedi un nido se non con il contri-buto dei finanziamenti pubblici.

Emblematica – da questo punto di vista – la felice esperienza in corso in Toscana, dove la deci-sione della Regione Toscana di integrare il bonus Inps con l’ini-ziativa dei Nidi Gratis , attraver-so un contributo al pagamento della retta fino a un importo di 800 euro, sta portando alla saturazione del sistema dell’of-ferta e al pieno utilizzo anche dei nidi privati accreditati, con alcuni primi segnali di ulterio-re incremento della domanda espressa (pur in presenza di una copertura saldamente su-periore al 33%).

Molte volte abbiamo riflettuto sul paradosso che ancora grava sul nido come servizio educativo che si proclama come diritto di tutte le bambine e dei bambi-ni ma che, diversamente dalla scuola dell’infanzia, continua di fatto a essere un servizio a do-manda individuale con una retta a carico delle famiglie.

Non desta dunque stupore il fatto che la maggior parte delle risorse messe a disposizione dei Comuni dal Fondo nazionale per lo 0-63 vengano canalizzate – è il caso del 58,5% dei Comuni del nostro campione – proprio verso la copertura dei costi di gestione dei nidi.

C’è da augurarsi che queste evi-denze conducano presto a raf-forzare i finanziamenti statali in questa direzione, come in parte si è iniziato a fare anche con il fondo di solidarietà comunale4, di cui auspichiamo un significati-vo incremento per il futuro.
QUALCHE CONSIDERAZIONE CONCLUSIVA? PROVIAMOCI

Innanzitutto, il sistema integrato 0-6 necessita di uno sforzo per consolidare la propria realtà e certamente l’orientamento delle famiglie – per come lo possiamo leggere anche dall’osservazione dei Comuni coinvolti nell’attività di monitoraggio – sembra chiaro.

  • Le famiglie chiedono più nidi, anche per i più piccoli: questo il primo e principale punto, che conduce anche a riflet-tere sul fatto che una politica più esplicitamente orientata allo sviluppo dell’offerta sia in realtà un elemento cardine anche per rendere più realiz-zabili i desideri e i progetti di genitorialità, in un momento in cui i dati sulla diminuzione delle nascite proseguono la loro curva discendente.
  • • Se però le cause della rinun-cia al posto e delle dimissioni dal nido dipendono innanzi-tutto dalla scelta di iscrivere il bambino a una scuola dell’in-fanzia, spesso come antici-patario, è facile capire che il secondo punto è quello di facilitare l’accesso al servizio senza prevedere tariffe a ca-rico delle famiglie. Da questo punto di vista, peraltro, anche le iniziative tese a diminuire il carico tariffario sono apprez-zabili solo a condizione (come nella già richiamata esperien-za toscana dei Nidi Gratis) che i nidi ci siano. Altrimenti, come purtroppo nel caso del nostro Mezzogiorno, se i nidi non ci sono non serve renderli gra-tuiti.
  • Infine, il caso degli accessi anticipati alla scuola dell’in-fanzia – un fenomeno che non scompare come avrebbe dovuto nemmeno sette anni dopo la riforma dello 0-6 – ci parla di bambini piccoli accolti in luoghi non pensati per loro e quasi sempre non idonei dalpunto di vista della qualità dell’accoglienza. Al contempo, i dati su dove sono i bambini quando i nidi non ci sono (Fi-gura 6) segnalano – meglio potremmo dire, confermano– che sono mamme e nonni a rimanere a casa insieme ai bambini, il che molto spesso
    equivale, nel caso delle mam-me, a rinunciare al lavoro.

Figura 6 – Rilevanza percentuale delle diverse scelte delle fa- miglie per la cura dei figli in caso di non iscrizione del bambi- no in un altro servizio educativo

Proprio in risposta alle proble-matiche che le famiglie espri-mono, i Comuni costituiscono ancora un fondamentale punto di ascolto e, da questo punto di vista, è davvero interessante notare come sia generalizzato lo sforzo della maggior parte dei Comuni di contenere le ret-te, rendere continua la raccolta della domanda e diversificare i moduli di iscrizione e frequen-za per adattarli alle esigenze di ogni famiglia (Figura 7).

Figura 7 – Rilevanza percentuale delle principali strategie messe in atto dalla struttura di direzione e coordinamento comunale per favorire l’accessibilità del nido

Non può non essere richiamato un altro elemento di grande va-lore, costituito dallo sforzo con cui i Comuni garantiscono lo sviluppo di esperienze e di pra-tiche diffuse di continuità educa-tiva fra nidi e scuole dell’infanzia (Figura 8), fra cui primeggiano quelle riferite al “passaggio” dei bambini dal nido alla scuola, ma anche le esperienze di formazio-ne congiunta e di condivisione di momenti di riflessione con appo-site riunioni periodiche fra edu-catori e docenti e con le famiglie. Infine, anche la prospettiva dei coordinamenti territoriali del si-stema 0-6 si fonda – come i dati mostrano in modo molto eviden-te (Figura 9) – sull’iniziativa dei Comuni che nel 75% dei casi ne animano la costituzione attraver-so il coinvolgimento organizzato sia della scuola dello Stato sia del mondo della cooperazione e del-le scuole paritarie private.

Figura 8 – Rilevanza percentuale delle principali pratiche di continuità fra nido e scuola dell’infanzia messe in campo dai Comuni

Nella timida incertezza delle azioni di coordinamento sul ter-ritorio da parte della scuola dello Stato, non può quindi non essere sottolineato e apprezzato il va-lore del ruolo dei Comuni come protagonisti centrali del buon funzionamento del sistema inte-grato 0-6.

Figura 9 – Percentuale di Comuni in cui è istituito un Coordi-namento pedagogico territoriale (Cpt ex Dlgs 65/2017)

PER APPROFONDIRE
PER APPROFONDIRE

1 Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Car-rara, Catania, Cesena, Cosenza, Em-poli, Firenze, Forlì, Grosseto, L’Aquila, Lucca, Milano, Modena, Napoli, Paler-mo, Parma, Perugia, Pescara, Prato, Roma, San Miniato, Sanremo, Sassari, Scandicci, Sesto Fiorentino, Taranto, Teramo, Termoli, Terni, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Verona.

2 La misura Nidi Gratis è stata istitui-ta da Regione Toscana con Decre-to n. 8526 del 27 aprile 2023 (“FSE+ 2021/2027 Misura Nidi Gratis – Soste-gno della frequenza dei servizi edu-cativi per la prima infanzia per l’anno educativo 2023/2024: avviso pubblico rivolto alle famiglie – Priorità Inclusione sociale, Azione PAD 3.k.6”) e si rivolge ai nuclei familiari con Isee fino a 35.000 euro prevedendo l’abbattimento delle rette per la frequenza ai servizi educa-tivi applicando uno sconto per l’impor-to compreso fra la quota rimborsabile dal “Bonus Inps” e il massimo di 800 euro.

3 Il Fondo nazionale per il Sistema in-tegrato di educazione e di istruzione è stato istituito dall’art. 12 del Decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017, “Isti-tuzione del sistema integrato di edu-cazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera e), della legge

13 luglio 2015, n. 107”, per finanziare: a) interventi di nuove costruzioni/ristrut-turazione, b) quota parte delle spese di gestione, c) la formazione continua in servizio del personale educativo e docente. Le risorse assegnate dal fon-do passano dai 264 milioni del 2020 ai

307 milioni del 2021, ai 309 milioni del 2022 per scendere ai 304 milioni nel 2023.

4 Il Fondo di solidarietà comunale è stato istituito dall’articolo 1, comma

380, della legge n. 228/2012, “Disposi-zioni per la formazione del bilancio an-nuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)” e costituisce il fondo per il finanziamento dei Comuni, anche con finalità di perequazione. I criteri di ripartizione del Fondo di solidarietà comunale sono definiti dal comma 449 dell’articolo 1 della Legge 11 dicembre

2016, n. 232, “Bilancio di previsione del-lo Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-
2019. A partire dal 2021, con la legge 30 dicembre 2020, n. 178, “Ripubblicazione del testo della legge 30 dicembre 2020, n. 178. Bilancio di previsione dello Stato

per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, l’incremento del fondo (art. 1, comma

791) è stato disposto e destinato spe-cificamente all’incremento del nume-ro di posti disponibili negli asili nido. Il finanziamento è stato ulteriormente incrementato dalla legge 30 dicem-bre 2021, n. 234, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio

2022-2024” (art. 1, commi 172-174). Gli importi stanziati sono pari a 120 milioni nel 2022, 175 milioni per il 2023, 230 mi-lioni per il 2024, 300 milioni per il 2025, 450 milioni per il 2026 e a 1.100 milioni a decorrere dal 2027. Il livello minimo da garantire (LEP), pari al numero dei po-sti dei nidi in rapporto alla popolazione ricompresa nella fascia di età da 3 a 36 mesi, è fissato su base locale nel 33%, inclusivo del servizio privato.

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