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Etnobotanica
e memorie verdi
Storie di relazioni tra esseri umani
e piante
Rosa Buonanno
Ph.D. in Reggio Childhood Studies, Reggio Emilia
Abstract
Le biografie green, intese come tracce sensibili di un dialogo profondo tra esseri umani e piante, risvegliano percezioni sopite, emozioni vivide e pensieri intrecciati ai ricordi più intimi. Il contributo esplora e valorizza il regno vegetale attraverso lo sguardo dell’etnobotanica, la scienza che fa emergere la trama invisibile che connette culture, vissuti e natura, restituendo voce alla relazione tra esseri umani e piante che l’educazione è chiamata a custodire, rafforzare e rinnovare
Parole chiave
Biografie green,
etnobotanica, piante,
narrazioni, memorie
Contatti
ros.buonanno@gmail.com
L’ETNOBOTANICA NEL CONTESTO SCOLASTICO
Sin dalle origini, gli esseri umani hanno intrecciato relazioni profonde e complesse con il regno vegetale, facendosi accompagnare dalle piante in ogni momento della loro vita. Questa connessione, sottile e sensibile, ha assunto nel tempo molteplici forme, divenendo parte integrante della dimensione affettiva, simbolica, pratica e spirituale delle culture.
L’etnobotanica, disciplina che indaga tali relazioni, documenta in modo rigoroso le interazioni tra esseri umani e piante, focalizzandosi in particolare sui rapporti con le popolazioni indigene. Le piante, in questi contesti, non sono solo risorse utilitaristiche, ma vere e proprie mediatrici culturali: vengono utilizzate per scopi alimentari, medicinali, rituali, simbolici, artistici e artigianali, rappresentando un patrimonio di conoscenze ecologiche integrate nella vita quotidiana.
La ricerca etnobotanica si fonda sulla capacità di cogliere la bellezza e la profondità delle memorie, degli archivi intangibili di relazioni, pratiche e saperi tramandati attraverso l’esperienza diretta con le piante. Questi archivi – fatti di emozioni, racconti, gesti e conoscenze – contribuiscono in modo significativo alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale immateriale legato al regno vegetale (Caneva et. al., 2013).
NARRAZIONI E CONNESSIONI TRA UMANI E PIANTE NEI CONTESTI URBANI
Questo articolo restituisce le storie emerse in una ricerca con bambini e bambine di una scuola primaria di Reggio Emilia, mettendo in luce la persistenza del forte legame tra le persone e le piante nei contesti urbani. Le esperienze raccolte testimoniano come, nonostante la trasformazione degli ambienti e dei ritmi di vita, molte persone siano ancora capaci di instaurare relazioni significative con il regno vegetale.
Un legame che merita di essere riconosciuto nel senso più profondo del termine, dove il riconoscimento rimanda a qualcosa di già noto, di preesistente, che viene fatto riemergere nella memoria e nell’esperienza (Gosh, 2017). Riconoscere i vissuti degli individui attraverso le loro narrazioni significa non solo attribuire valore ai soggetti narranti, ma anche conferire centralità ai contenuti e ai significati racchiusi nelle loro storie. Ricostruire e avviare narrazioni sulle piante supporta il forte legame esistente tra esseri umani e piante, riconoscendone al contempo il valore e l’importanza per il benessere umano e la salute del pianeta.
La scuola, oggi più che mai, è chiamata a sostenere e promuovere la consapevolezza del ruolo che le piante rivestono nel contrastare il cambiamento climatico, contribuendo in modo significativo alla mitigazione degli effetti (Dünser et al., 2025). Le narrazioni, infatti, aiutano a comprendere l’importanza delle piante, la loro unicità e la connessione che hanno con gli individui, distogliendo lo sguardo dalla visione aristotelica che le vede semplicemente esseri insensibili (Gagliano, 2013) e come sfondo alla vita animale.
Tuttavia, questo percorso non riguarda solo l’infanzia ma tutti i soggetti che abitano i contesti educativi — genitori, insegnanti, cittadini e il territorio — per costruire un circolo virtuoso di consapevolezza condivisa, capace di promuovere una cultura del rispetto e dell’integrazione con il regno vegetale.
PIANTE ED ESSERI UMANI NELLA SCUOLA: UNA LUNGA RELAZIONE
La raccolta delle memorie verdi (Buonanno e Weyland, 2024) di bambine e bambini nella scuola primaria di Reggio Emilia ha fatto emergere la capacità delle piante di evocare ricordi assopiti nei cassetti della memoria, spesso inattivi fino a quando non viene offerto uno stimolo narrativo capace di riattivarli. Le memorie emerse hanno richiamato luoghi, presenze, esperienze ed emozioni, restituendo immagini di benessere e connessione con la vita nella sua dimensione più autentica. Raccontare queste esperienze significa diventare figure fondamentali per mantenere vive le essenze della terra, per tramandare saperi, emozioni e relazioni con il mondo naturale.
Le cosiddette biografie verdi sono state raccolte attraverso interviste condotte in cerchio, un setting che ha favorito un clima di fiducia e libertà espressiva. Ogni bambina e bambino ha avuto l’opportunità di condividere il proprio rapporto con le piante, raccontando episodi, sensazioni e vissuti legati a una specifica specie vegetale. A questo primo livello si è affiancata un’ulteriore dimensione relazionale: i bambini e le bambine sono stati invitati a intervistare anche i genitori, promuovendo così una narrazione intergenerazionale.
Le piante sono divenute mediatrici (Weyland, 2022) di una relazione rinnovata tra scuola, famiglia e infanzia, in cui la natura si è posta come ponte tra generazioni, culture ed esperienze. Le memorie verdi raccolte hanno custodito ogni frammento emotivo, restituendo odori, sapori, cambiamenti stagionali e cicli di vita. I ricordi legati alla morte, lungi dall’essere traumatici, sono stati narrati come eventi naturali e parte di un processo biologico, favorendo una comprensione profonda e serena della vita. Ogni racconto ha rivelato il senso dell’essere stati e dell’essere al mondo, generando un desiderio di condivisione e un’intensa capacità narrativa che ha svelato la dipendenza intrinseca dell’essere umano dal mondo naturale.
La narrazione si è configurata, quindi, come pratica fondamentale per organizzare e trasmettere vissuti, costruire il linguaggio e rafforzare il senso di sé all’interno di una rete di relazioni interdipendenti. Le memorie verdi (Buonanno e Weyland, 2024) raccolte hanno inoltre permesso di delineare geografie affettive e sociali, ridefinendo le origini e i legami vissuti, offrendo un ritratto del sé che attraversa spazi, tempi e culture. In questo processo, i luoghi sono diventati veri e propri veicoli di emozioni e memorie: essi non solo appartengono all’essere umano, ma ne costituiscono un’estensione profonda e inscindibile (Demetrio, 2015).
Le storie raccolte sono state scritte, tracciate, disegnate; hanno preso vita in classe, a casa, tra bambine, bambini, insegnanti e famiglie, trasformandosi in una biblioteca vivente dei legami e dei vissuti. Ogni racconto ha acceso la luce su un legame ancora vivo: memorie fatte di rituali legati alla semina, alla cura, alla raccolta, alla trasformazione. Queste memorie verdi hanno intrecciato saperi botanici e ricordi personali con profondità e poesia, generando uno spazio relazionale complesso, abitato da presenze umane e non umane, in una dimensione ecologica e affettiva profondamente integrata. La scelta della pianta non è stata casuale ma espressione di una consapevolezza affettiva e simbolica; ogni bambino/a, infatti, ha selezionato una pianta legata a un ricordo, a un luogo, a una persona o a un’esperienza che hanno lasciato un’impronta profonda nella memoria e nel cuore.
Di seguito si riportano alcuni esempi:
“A me piace il girasole perché, a casa, mi chiamano così: quando mi parlano, mi giro, proprio come un girasole”.
“La salvia è una pianta molto profumata. Io con il mio papà e la mia nonna paterna, d’estate, nel cortile di casa la piantiamo. Quando la mamma cucina i tortelli verdi col burro ci mette sempre la salvia e anche quando papà fa la carne arrosto ci mette un po’ di salvia. Per me la salvia ha un profumo molto forte ma quando si cucina è molto buona”.
“Mia nonna mi manda dalla Moldavia le piante secche e i fiori di tiglio per preparare le tisane. Quando vado in vacanza dai miei nonni in Moldavia, spesso organizziamo delle serate dedicate alle tisane. Vengono anche mia zia e mia cugina. La nonna mi racconta che queste tisane fanno bene alla salute, soprattutto quando si è raffreddati”.
“La pianta che mi lega a un ricordo è la viola, perché mi ricorda i nonni: loro hanno le viole nei prati”.
Queste storie mostrano come le piante siano diventate un ponte narrativo tra il vissuto personale e la conoscenza naturalistica, rafforzando il senso di appartenenza al mondo vivente e stimolando una relazione empatica e consapevole con la natura. Il linguaggio grafico si è integrato alle narrazioni orali (dei cerchi di parola) e scritte (a mano nelle schede personali), dando vita a una forma di racconto in cui le voci degli alberi, delle piante e delle persone sono state protagoniste. Il disegno, linguaggio espressivo profondamente connesso all’infanzia, ha rappresentato per bambini e bambine uno strumento privilegiato per esplorare e comprendere la natura e il mondo che li circonda. Attraverso i tratti, i colori e le forme, bambini e bambine hanno potuto tradurre emozioni e ricordi in immagini, raccontando relazioni con piante significative, esperienze vissute in famiglia o momenti speciali legati al contatto con la terra.
La grafica ha permesso di dare corpo a ciò che spesso non trova parole, diventando così un ponte tra l’interiorità e l’ambiente naturale. Ogni forma di espressione ha trovato il suo spazio: la voce, il segno, la scrittura. In questo intreccio di narrazione e rappresentazione, le memorie verdi di bambini e bambine hanno preso vita in forme poetiche e personali, facendo emergere un senso profondo di connessione con il regno vegetale, dove ogni segno e ogni parola raccontano un legame vivo e autentico.
I racconti sono stati inizialmente organizzati su schede etnobotaniche analogiche, comprendenti anche annotazioni emerse dai libri e dalle interviste svolte con i genitori. Successivamente, queste schede sono state trasformate in formato digitale. Questo processo ha permesso un approfondimento della ricerca, includendo la conoscenza del nome scientifico, della famiglia botanica, delle caratteristiche della pianta e dei suoi usi. Inoltre, bambine e bambini hanno arricchito le schede etnobotaniche integrando informazioni e saperi trasmessi dai propri familiari, conferendo un valore aggiunto di tipo affettivo, culturale e intergenerazionale.
BIBLIOGRAFIA
Buonanno R., Weyland B., Forgetting Green Biographies. Memories and Relationship with Plants in a Primary School, The Asian Conference on Education 2023: Official Conference Proceedings, 2024, pp. 1709-1723.
Caneva G., Pieroni A., Guarrera P. (a cura di), Etnobotanica. Conservazione di un patrimonio culturale come risorsa per uno sviluppo sostenibile, Bari, Edipuglia, 2013.
Demetrio D., Green autobiography. La natura è un racconto interiore, Arezzo, Booksalad, 2015.
Dünser B., Navarro Prieto F., Pany P., The plant awareness inventory, in “ResearchGate”, 2025.
Gagliano M., Seeing Green: The Re-discovery of Plants and Nature’s Wisdom, in “Societies”, vol. 3, n. 1, 2013, pp. 147-157.
Ghosh A., La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, Vicenza, Neri Pozza, 2017.
Weyland B., Eden. Educare (ne)gli spazi con le piante, Milano, Corraini, 2022.