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Le parole dell’educazione

Espressività

Elena Mignosi – Professore associato di pedagogia generale e sociale, Università di Palermo

Il termine “espressività” viene utilizzato per riferirsi alla capacità di comunicare con intensità ed efficacia sentimenti, stati d’animo, emozioni. Come prima conseguenza ciò implica da parte dei destinatari un’azione valutativa, cioè la formulazione di un giudizio sull’efficacia espressiva e in funzione degli intenti comunicativi. L’espressività nelle arti figurative è, ad esempio, uno dei temi fondamentali nel giudizio dell’opera. 

In secondo luogo, si riferisce, principalmente, alla dimensione non verbale: si utilizza, ad esempio, per indicare l’espressività di uno sguardo, di un volto, di un gesto; dal punto di vista strettamente linguistico riguarda soprattutto i tratti paraverbali nell’orale (la prosodia, il tono di voce, il volume ecc.) e la forma, nello scritto, ma anche la costruzione del discorso (dimensione retorica). L’espressività è collegabile ai linguaggi espressivi (pittura, arti plastiche, musica, danza, poesia…) che sono spesso connotati come “artistici”. 

Se ci si sposta su un piano pedagogico, l’espressività viene considerata nella sua interconnessione con i processi creativi e come manifestazione della soggettività e richiede, quindi, di adottare una prospettiva non valutativa in funzione della promozione delle specificità di ciascuno, della scoperta della molteplicità e della diversità come ricchezza (Mignosi, 2015). 

La capacità espressiva dipende, infatti, dalla possibilità di esplorare liberamente differenti canali comunicativi e, insieme, se stessi. Presuppone quindi quella “fiducia primaria” (Winnicott, 1974) che nasce dalla relazione del bambino con un adulto affettivamente significativo, capace di accogliere, di ascoltare e di restituire valore (Stern, 1987). Nel corso del tempo può essere stimolata e ampliata da contesti sociali e culturali che riconoscono e promuovono le potenzialità individuali e di gruppo (Lave e Wenger, 2006). Prendendo in considerazione la dimensione esistenziale ed educativa, come rileva Dewey (1973), l’esperienza artistica costituisce un mezzo per soddisfare il bisogno di espressività universale e per recuperare il “valore delle cose”, dando modo di scoprire specificità e potenzialità creative negli oggetti più comuni, che possono diventare un potente mezzo di espressione e comunicazione, mediando il rapporto tra mondo interno ed esterno. 

D’altro canto, la capacità espressiva è sempre in relazione a un interlocutore e nasce e si sviluppa insieme alla capacità di decentrarsi, attraverso lo scambio diretto con gli altri o attraverso l’immaginare gli effetti sul mondo esterno di ciò a cui si dà forma. 

Può essere sviluppata grazie a esperienze artistiche che danno spazio all’uso soggettivo di linguaggi espressivi, in una cornice che non è performativa (ed è quindi non giudicante) e che permette l’esplorazione libera, senza la preoccupazione di sbagliare e senza modelli da eguagliare. La dimensione metaforica e simbolica entro cui ci si muove, consente il contatto con le proprie emozioni e la loro elaborazione in una “condizione protetta” che sostiene l’autonomia e la capacità di mettersi in gioco. I linguaggi artistico-espressivi possono restituire a ciascuno un senso nuovo della vita, dando spazio all’immaginazione, agli affetti, alla fantasia, al piacere di esprimersi e di comunicare e generando, sul piano relazionale, esperienze d’intimità e condivisione profonda che hanno anche rilevanti implicazioni culturali ed etiche, prima tra tutte la diminuzione di stereotipi e pregiudizi. 

Bibliografia

Dewey J., L’arte come esperienza, La Nuova Italia, Firenze, 1973.

Lave J., Wenger E., L’apprendimento situato. Dall’osservazione alla partecipazione attiva nei contesti sociali, Erickson, Trento, 2006.

Mignosi E., Il corpo e l’arte come risorsa formativa all’Università: un percorso verso la danza-movimento terapia per futuri formatori, in “Studi sulla Formazione”, vol. XVIII, n. 1, 2015, pp. 161-185.

Stern D.N., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987.

Winnicott D.W., Sviluppo affettivo e ambiente. Studi sulla teoria dello sviluppo affettivo, Armando, Roma, 1974.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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