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Le parole dell’educazione

Esigenza

Silvio Premoli 

Professore associato di Pedagogia generale e sociale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano Garante per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Comune di Milano

C’è una parola che ho scoperto da pochi anni e che è diventata fondamentale nel mio modo di pensare ai bambini e alle bambine (come anche ai ragazzi più grandi). Questa parola è esigenza. 

Non ci siamo piaciuti subito. Non ero in grado di comprenderla per bene. Anzi, quasi nemmeno la consideravo. Guardavo il verbo correlato, esigere, e non capivo come mai fosse associato al termine diritti (dei bambini, nello specifico); o meglio ancora guardavo l’aggettivo esigibile e mi chiedevo quale fosse il significato reale dell’espressione “diritto esigibile”… I diritti esigibili sono quelli che lo Stato e le sue emanazioni hanno l’obbligo di soddisfare, anche se questo dovere non sempre trova un concreto e soddisfacente riscontro nella realtà, soprattutto quando i diritti in gioco sono quelli dei bambini, che spesso non sanno alzare la voce per chiedere di essere rispettati, e ancor più spesso, non sono visti e ascoltati. Ho la sensazione che in molti casi i diritti dei bambini vengano considerati una questione simbolica, che permette di dichiarare l’attenzione verso i cittadini più piccoli, senza conseguenze concrete. In altri casi, percepisco quasi la paura di prendere sul serio l’idea stessa di attribuire ai bambini dei diritti. Come se ciò comportasse il timore di sottostare ai loro capricci. 

Ecco, qui, la svolta! Il passaggio chiave che sposta la mia capacità di comprensione è proprio la parola capriccio! Il capriccio è l’atto di pretendere qualcosa in modo immotivato, bizzarro e ostinato. La questione mi si è chiarita passando dal verbo al sostantivo: da pretendere a pretesa, ma soprattutto da esigere a esigenza. La pretesa è il capriccio, il mettere davanti, l’addure esclusivamente le proprie ragioni. L’esigenza (ex agere) è il riscuotere qualcosa che è dovuto, qualcosa di cui si ha diritto e di cui si ha necessità. 

Allora pensiamo ai diritti dei bambini e delle bambine come a strumenti che consentono di creare le condizioni perché alle loro esigenze venga data una risposta concreta, pratica, reale, affinché pos- sano crescere e realizzarsi pienamente come esseri umani. I diritti sono quindi un modo di parlare delle esigenze fondamentali dei bambini e di indicare la strada per costruire le risposte a queste esigenze. 

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite (CRC) valorizza contemporaneamente un orizzonte globale in merito ai diritti di tutti i bambini e le bambine e la soggettività di ciascun bambino e bambina nel rispetto del loro mondo vitale, fatto di relazioni e culture. Offre, quindi, un quadro complessivo di tutte le esigenze di tutti i bambini e di ogni singolo bambino. La CRC può essere legittimamente considerata come il fondamento di una pedagogia dei diritti dei bambini, come strumento per una loro piena comprensione e come progetto educativo, da tradurre nella concretezza della quotidianità. Pensare l’azione educativa attraverso la lente dei diritti significa, innanzitutto, interrogarsi su quale sia il migliore interesse del bambino di cui ci si sta occupando e su quali siano le sue specifiche esigenze. La proposta di assumere un approccio basato sui diritti dei bambini consiste nel rappresentare le situazioni problematiche come diritti negati, come esigenze cui non viene data una risposta, prima che come bisogni, nel promuovere partecipazione ed empowerment e nel richiedere che lo Stato e le sue emanazioni locali si facciano garanti della concreta esigibilità dei diritti di tutti i bambini. 

È molto importante che venga promossa sia la capacità degli adulti di vedere i bambini e di ascoltarne le esigenze sia la capacità dei bambini di farsi vedere e di saper rappresentare le proprie esigenze agli adulti che si occupano di loro o che hanno responsabilità decisionali. Essere visti, informati, ascoltati, presi in considerazione è una delle esigenze fondamentali dei bambini. 

La stessa conoscenza dei propri diritti è un’esigenza dei bambini. Sono molto grato alla parola esigenza perché mi ha aiutato a capire bene l’importanza di garantire ai bambini e agli adolescenti dei veri e propri diritti. 

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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