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IN-COMPRENSIONI
Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

Un anno perso

Un cartellone bianco con la scritta “Benvenute e Benvenuti”, seguita dai nomi dei bambini e degli adulti che li accompagneranno, è appeso all’entrata “dell’Avventura di Crescere”, il centro per la famiglia di quartiere. “Che bella accoglienza!” pensa Barbara mentre si avvicina alla porta d’ingresso, tenendo Samuele per mano.

Barbara è una donna di quarantun anni, che ha desiderato per tanto tempo questo bambino e che quando finalmente è nato, due anni fa, ha lasciato il lavoro nell’officina di suo padre per dedicarsi a fare la mamma a tempo pieno. 

“Samuele” dice abbassandosi ad altezza del bambino, “ora entriamo in un posto bellissimo, dove ci sono tanti giochi e tanti amici con cui giocare. Vedrai sarà belliss…” Mentre dice questa frase, Samuele si divincola e inizia a correre, sale su un triciclo che qualche altro bambino ha parcheggiato lì e gira velocemente lungo il corridoio. Barbara si alza: “Samu! Vieni qui, cosa stai facendo? Non è tuo quel triciclo, mettilo a posto!” Ma Samuele non vuole scendere, grida “No!”, continuando il suo viaggio spericolato e, quando Barbara riesce a fermarlo, lui si dimena come a volerla schiaffeggiare gridando: “Butta! Butta mamma”. “No Samu! La mamma non è brutta. Senti, se scendi e metti a posto il triciclo, ti prometto che quando usciamo dal centro ti compro un ciupa ciupa, quello alla ciliegia, che ti piace tanto”. “Ciupa ciupa!” le fa eco Samu, gridando e saltellando. “Sì, ma dopo. Adesso andiamo dentro, che ci aspettano tante cose belle”. Mentre si dirigono, di nuovo, verso l’entrata, arriva un’altra mamma con il suo bambino.

Le due donne si salutano con un sorriso e Barbara pensa tra sé e sé: meno male che non è arrivata Entropia due minuti fa, altrimenti avremmo iniziato bene! L’altra mamma va spedita all’entrata e Barbara ne approfitta per dire a Samuele: “Mi raccomando, Samu, fai il bravo”. Il bambino la guarda silente e tranquillo, forse sta pensando intensamente al suo ciupa ciupa. “Entrate anche voi?” chiede l’altra mamma prima di aprire la porta. “Sì, è il nostro primo giorno. A proposito, io sono Barbara”. “Piacere, mi chiamo Margherita e lui è Federico. Saluta, Federico”. I bambini si guardano, incuranti di quello che si stanno dicendo le mamme. “Noi è il terzo giorno che frequentiamo. È molto bello passare due ore qui, insieme ai bambini. Soprattutto perché ci sono altre mamme, baby sitter, nonni e papà con cui puoi fare due chiacchiere. Anche le educatrici sono molto brave. Vedrai, ti piacerà”. “È proprio quello di cui abbiamo bisogno io e Samu, lui di compagni con cui giocare e io di qualche ora per tirare il fiato.” Lo spazio che li accoglie è bellissimo. La grande stanza con le pareti color panna è suddivisa in spazi più piccoli, ricavati da mobili bassi di legno chiaro.

All’entrata due divani delimitano lo spazio degli armadietti, dove si possono appendere le giacche e riporre le scarpe. Il resto della sala è un susseguirsi di tappeti e di qualche tavolino basso. Nei mobiletti a vista ci sono tanti materiali, da quelli naturali come pigne, rametti, noci di cocco, tappi di sughero, conchiglie, a quelli artificiali come tubi di gomma, rocchetti, barattoli e catenelle. L’angolo del gioco simbolico è una meraviglia, che lascia Barbara a bocca aperta. Non c’è una cucinetta finta, ma un lavandino vero con stoviglie vere, ci sono persino la macchinetta del caffè e una teiera. Lì vicino c’è un grande specchio con un appendiabiti a misura di bambino con cami- NOVEMBRE 2024 7 SGUARDI Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice. Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici. cie, gonne, cappelli e borsette a disposizione dei bambini. In un angolo appartato c’è un grande tappetone ricoperto da una stoffa color panna e qualche cuscino azzurro e beige, lì ci sono i libri e, al momento, qualche genitore e una nonna sono accomodati con i bambini più piccoli che giocano con degli oggetti contenuti in un grande cesto. Barbara li guarda a bocca aperta. Non sa più dove girare lo sguardo, le sembra tutto perfetto. Mentre toglie la giacca a Samuele, Francesca, una delle due educatrici, si avvicina e dopo aver salutato Margherita e Federico si rivolge a loro con un caloroso: “Benvenuti, Barbara e Samuele. Io sono Francesca”. Samuele si rannicchia tra le gambe della mamma, che lo sprona dicendogli: “Samuele, fai il timido? Non è da te! Saluta Francesca!” Le due donne si scambiano uno sguardo di intesa, come a dirsi: lasciamogli tempo. 

Samuele, spinto dall’entusiasmo della mamma, gira nella sala restando vicino a lei e guardandosi intorno con espressione arcigna, mentre gli adulti si salutano e si presentano. “Guarda Samu, qui ci sono le macchinine e la pista, vuoi giocare un po’?”, gli propone Barbara. Samuele si siede, prende il contenitore degli automezzi e lo rovescia al suolo facendo un gran baccano: “Piano, piano, fai piano!” gli sussurra la mamma, sentendo su di sé lo sguardo stupito di nonni e genitori. Un bambino, incuriosito dal gesto “strano” di Samuele si avvicina, ma viene repentinamente spinto a terra da Samuele, che lo guarda incuriosito quando scoppia a piangere disperato. Barbara, scusandosi con la mamma che è venuta a consolare il suo bambino, si mette ad altezza di Samuele per dirgli a bassa voce: “Samu, perché hai spinto Tommaso? Non si fa”. Elena, la seconda educatrice, si avvicina alla scena per vedere se c’è bisogno di una sua mediazione. Tommaso si calma quando la sua mamma lo prende in braccio e lo porta sul tappetone. Elena guarda con sguardo comprensivo Barbara, come a dirle: “Non preoccuparti, lasciamogli tempo”. Barbara ne approfitta del momento per raccontare un po’ di sé e del suo bambino a Elena, che le sembra molto esperta e comprensiva. Nel frattempo Samuele va verso Sara, che si sta mettendo un grande cappello di paglia in testa, la guarda, lei lo guarda e lui le strappa con forza il cappello dalle mani. Sara protesta, cerca di riprendersi il cappello gridando “È mio! È mio”. Il papà di Sara, non avendo visto la scena, le si avvicina, la ferma e le dice con fermezza: “Sara, no! Non devi strappare i giochi ai bambini, non mi piace che fai così!”. Sara lo guarda e lo abbraccia, mentre lui si alza per portarla con sé. Barbara e Elena guardano da lontano, ma entrambe si accorgono dello sguardo di disappunto e dei mormorii degli adulti presenti in sala. “Alla fine ci è andata di mezzo Sara. Meno male che Michele è un papà che sa come fare”. “Certo che Barbara non ce la fa! Se Samuele fa così adesso, chissà cosa combinerò quando avrà quindici anni!” “Sgridarlo no?? Barbara gli sussurra che così non si fa. Una bella girata servirebbe di più!”. Francesca sente questi commenti mentre sta preparando il tavolo per la pausa caffè. Con un cenno fa capire a Elena che l’atmosfera si sta appesantendo. Elena reagisce proponendo ai bambini che lo desiderano un’esperienza con i travasi. Quasi tutti i bambini la seguono intorno al tavolo, tranne i più piccoli che vengono tenuti in braccio dai genitori e dai nonni che si siedono al tavolo degli adulti imbandito con biscotti, tè e caffè. Samuele resta per un po’ da giocare con i lego, poi si alza e raggiunge gli altri bambini al tavolo, mentre Francesca sta dicendo ai genitori che il giorno dopo sarà presente la pedagogista per fornire la sua consulenza. La mamma di Federico commenta: “Bene, credo che ce ne sia bisogno. Forse potremmo chiedere come dare delle regole ai bambini”. Dice, ricevendo l’approvazione degli altri. Barbara sente un’improvvisa stanchezza, vorrebbe tanto sdraiarsi sul divano per dormire un po’. Guarda Samuele che si avvicina al tavolo dei travasi e Elena che lo fa accomodare su una sedia. “Grazie Elena”, pensa Barbara, speranzosa. Samuele sorride all’educatrice mentre si siede e prende il vasetto di vetro che gli viene offerto e l’imbuto che c’è nel contenitore della farina. Inizia a travasare con precisione e dovizia. Elena si gira verso il tavolo per scambiare uno sguardo di intesa con Francesca e Barbara, che sembra assorta nei suoi pensieri, quando all’improvviso scoppia un grido e un pianto disperato irrompe nella stanza. “Adesso basta!” Margherita si alza, prende Federico in braccio per allontanarlo da Samuele, che lo ha appena morso sul braccio. Barbara guarda Francesca e Elena, sperando che facciano qualcosa, perché lei non sa cosa fare. Sente lo sguardo di tutti su di lei e percepisce l’agitazione dei bambini seduti al tavolo. Vorrebbe alzarsi e dire a Samuele: “Samu, perché hai morsicato. Non si fa!” Ma non riesce a muoversi, non riesce a fare niente, se non a pensare: “Lasciamogli tempo, lasciamogli tempo!”.

 

Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.
Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e
formatrici.

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