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L’APPROFONDIMENTO

Oltre i confini del rosa e del blu

Oltre i confini del rosa e del blu

di Sonia Bella e Elena Iannizzi

Sonia Bella
Pedagogista, responsabile Area Minori e Area Maltrattamento, cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, Sesto San Giovanni (Mi)

Elena Iannizzi
Pedagogista, coordinatrice progetti politiche giovanili e infanzia, coordinatrice case rifugio, cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, Sesto San Giovanni (Mi)

Abstract

È possibile accompagnare bam-bini e bambine a superare gli stereotipi di genere che limitano le loro possibilità di scelta? Noi crediamo di sì!

In questo articolo verranno de-scritti interventi svolti all’inter-no di scuole dell’infanzia che, attraverso il coinvolgimento di insegnanti, genitori e picco-li/e hanno cercato di ampliare lo sguardo sulla complessità, aprendo a ulteriori opportunità di libertà, proponendo percorsi di formazione e confronto per gli adulti e laboratori nelle classi. Lavorare con bambini e bambi-ne mette in campo necessaria-mente la comunità educante in-torno a loro: è solo attraverso un articolato lavoro in classe, e con momenti di confronto e forma-zione con genitori e insegnanti, che si può immaginare, a partire dalla scuola, un nuovo modo di guardare al mondo, libero da ri-gidi ruoli di genere.

Parole chiave

Scuola infanzia, ruoli e stereotipi di genere, liberi/e di scegliere, nuovi sguardi, ampliare possibilità

Contatti

sonia.bella@cooplotta.org
elena.iannizzi@cooplotta.org

L’educazione al contrasto degli stereotipi di genere è di estrema importanza in un contesto so-ciale in cui i ruoli e le aspettati-ve legate al genere cominciano e continuano a condizionare le scelte e le opportunità di vita delle persone fin dai primi anni di vita. Fin dalla nascita, i bam-bini e le bambine sono esposti a messaggi che influenzano la loro crescita e contribuiscono allo sviluppo dell’identità di genere; i genitori e le figure di riferimento trasmettono, infatti, precisi e vin-colanti modelli di genere in cui riconoscersi e rispecchiarsi.

Per questo motivo è fondamen-tale partire coinvolgendo inse-gnanti e genitori in percorsi di approfondimento del tema che portino a promuovere percor-si educativi inclusivi e rispettosi della diversità di genere fin dal-la più tenera età, proponendo ai bambini e alle bambine attività che favoriscano il superamento degli stereotipi di genere, perché, come scrive Irene Biemmi: “La divaricazione sessista dei destini maschili e femminili si struttu-ra fin dalla primissima infanzia quando in famiglia si inizia a tes-sere un percorso biografico dif-ferente per maschi e femmine, frutto di piccole ma incessanti scelte quotidiane che tendono progressivamente ad incanalare i percorsi degli uni e delle altre verso sentieri differenti, sempre più divergenti” (2012, p. 39).

FACCIAMO LA DIFFERENZA: PERCORSI FORMATIVI PER INSEGNANTI E GENITORI

Partecipare a un percorso for-mativo sulla decostruzione degli stereotipi di genere suscita inte-resse e curiosità ma anche pru-denza e, forse, qualche riserva da parte dei/delle partecipanti. Dar vita a riflessioni sulla costru-zione sociale dell’identità di ge-nere richiede quindi un approc-cio attento e delicato.

Il tema tocca la dimensione del-le nostre identità di uomini e di donne, dunque la metodologia autobiografica può, in questo, essere di aiuto per iniziare: ricor-dare esperienze personali che hanno contribuito a formarci per quello che siamo permette di aprire il confronto sul tema degli stereotipi e delle discriminazioni, rendendo tutto molto vivido e riconoscibile. Riflettere a partire da noi aiuta a comprendere che il genere si riferisce al significa-to che le società hanno attribuito nel tempo all’essere uomo e all’essere donna, e che questo si-gnificato muta nei tempi e nelle diverse latitudini.

A questo punto, bisogna appro-fondire la questione e scoprire in-sieme che, come adulti, abbiamo in mente, in maniera quasi auto-matica, modelli di genere a cui i bambini e le bambine devono adeguarsi. Li proponiamo senza accorgercene attraverso un in-cessante alternarsi di interazioni quotidiane in cui si incoraggiano comportamenti percepiti come conformi al proprio genere di assegnazione, e si scoraggia ciò che è considerato tipico dell’altro. Nel relazionarci, anche all’interno dei contesti educativi, senza pen-sarci troppo, rinforziamo il fatto che “i maschi hanno più bisogno di muoversi, di correre” o vicever-sa che “le bambine sono più cal-me e attente”.

Questa attenzione ci porta a ri-conoscere quanto questi imma-ginari trovino conferma nei gesti quotidiani, nei libri, nel linguag-gio, nel gioco, nei media, nella pubblicità, nel gruppo dei pari…

È un’educazione nascosta nel-le pieghe del quotidiano, da cui mutua uno statuto di “normali-tà”, ma dietro cui invece si cela-no normatività e prescrittività.

Arrivati qui, affrontare il tema dello stereotipo diventa fun-zionale allo svolgimento del percorso: l’obiettivo è dunque comprendere che lo stereotipo ha una funzione semplificante, e che quello di genere semplifica il pensiero collettivo offrendoci contenuti, idee, convinzioni, ri-spetto agli uomini e alle donne e ai loro rapporti. Insieme si prova a riconoscerli, nella propria vita quotidiana, a partire dalla pri-missima infanzia. Ma è (ancora) vero che interagiamo in maniera diversa con un neonato se ve-stito di rosa o di azzurro? Guar-dare insieme un esperimento inglese condotto sul tema ci fa dire che forse è proprio così!

Nello svolgersi degli incontri, vie-ne dedicata un’attenzione spe-cifica agli albi illustrati e ai libri per la fascia 0/6, andando insie-me a scoprire quanti stereotipi veicolano: ruoli di genere rigidi e peraltro superati dalla realtà, mamme in cucina con il grem-biule e papà in poltrona. E allora che fare? L’intervento educativo stimola a porre maggiore atten-zione nella scelta delle proposte di lettura, permette di gioca-re con le storie, ribaltare i finali, fare raccontare ai bambini e le bambine, raccogliendo mille idee possibili per “leggere senza stereotipi”.

Parlare di libri apre in maniera naturale al tema del linguag-gio e consente un confronto sul fatto che la lingua non è sempli-cemente uno strumento di co-municazione e di trasmissione di informazioni e di idee, ma so-prattutto è uno strumento di per-cezione e di classificazione della realtà. Ciò che non ha nome nella nostra lingua per noi non esiste, fatichiamo a immagina-re qualcosa che non sappiamo nominare. Ecco arrivare chiara l’importanza di una declinazione di genere del linguaggio, mentre finalmente in classe compare “i bambini e le bambine”.

Anche arrivare all’argomento dei giochi e del giocare è molto coinvolgente. Dare un’occhiata a quanto e come ci viene proposto dal mercato, soffermandoci non solo sui prodotti ma anche sui modi e sui linguaggi pubblicitari. Diventare poi ricercatori/ricerca-trici a nostra volta, cominciando, attraverso una griglia, a osserva-re in modo guidato i bambini e le bambine all’interno delle aule, soffermandosi su come queste sono state strutturate, apre mo-menti di confronto ricchissimi.

Si riflette sul gioco simbolico, sugli spazi delle classi e quelli esterni, sulla forza del materia-le destrutturato, su cosa pro-poniamo come adulti e adulte, su come leggiamo determinati comportamenti e su tantissimo altro ancora, provando ad aprire a nuove letture.

La finalità di questi percorsi for-mativi, condivisa con i/le parte-cipanti, è l’attitudine a indossare quelle che definiamo “lenti di ge-nere”. Occhiali che ci permettano di leggere la dimensione di ge-nere della realtà che ci circonda e di ristrutturare lo sguardo che, come educatrici/educatori e pe-dagogiste/pedagogisti portiamo con noi per comprendere i bisogni, i problemi e le domande educative.

Lavorare con gli adulti, soprattut-to con gli/le insegnanti, significa infatti aumentare l’efficacia de-gli interventi specifici nelle clas-si, molto spesso estemporanei, superando la logica delegante, arrivando a nuove posture pro-gettuali capaci di leggere e fare ricerca sui contesti educativi con attenzioni di genere, sostenendo le esperienze fonte di crescita e consapevolezza, decostruendo, compensando ed eliminando quelle che contribuiscono alla riproduzione di stereotipi e dise-guaglianze (Brambilla, 2023).

Insegnanti e genitori sono con-sapevoli della rilevanza del proprio ruolo nel modellare le percezioni dei bambini e delle bambine riguardo ai ruoli di ge-nere; ciò è condizione imprescin-dibile per evitare di trasmettere messaggi, impliciti o espliciti, che limitino le scelte e le possibilità di espressione favorendo invece un approccio inclusivo che valorizzi la diversità e il rispetto reciproco.

EDUCAZIONE AL GENERE E ALLA SESSUALITÀ

Lavorare nello specifico con i bambini e le bambine significa proporre esperienze, sperimen-tare, vedere riconosciuti bisogni e desideri, vedere affermata e rappresentata la propria esi-stenza nel mondo. Risulta im-portante proporre un intervento che coinvolga tutti i target pre-senti nella scuola, lavorando in maniera sinergica e suggerendo un’alleanza tra insegnanti, geni-tori ed educatori/educatrici. Abbiamo lavorato con le scuole dell’infanzia, incontrando nelle sezioni bambini e bambine dai 3 ai 6 anni.

Per permettere un rispecchia-mento di genere sia al femmi-nile sia al maschile, nelle sezioni sono entrati sempre un educa-tore e un’educatrice: questo per noi è un elemento fondamenta-le, perché consente ai bambini e alle bambine di pensare a una modalità di incarnare il proprio maschile o il proprio femminile diversa da quella vissuta e spe-rimentata fino a quel momento. Così, incuriositi e senza pregiu-dizi, i bambini e le bambine os-servano, scrutano, riflettono e proiettano la propria immagine futura inserendo anche questi nuovi elementi.

All’interno delle sezioni si entra insieme agli e alle insegnanti di riferimento. Da una parte, per-ché per bambini e bambine così piccole il riferimento educativo è prioritario, e la loro presenza rassicurante li aiuta a fidarsi del-le nuove figure e ad accogliere i contenuti proposti; dall’altra, per gli e le insegnanti rappresen-ta un momento formativo, una possibilità di apprendere e far propri metodi e contenuti osser-vando ciò che accade nella clas-se. Inoltre, diventa un momento in cui possono mettere in pratica quanto ascoltato nel percorso formativo a loro dedicato.

Negli incontri in aula, ogni attivi-tà è seguita da una discussione guidata e da un gioco di movi-mento finale.

Uno degli strumenti che utilizzia-mo nelle attività con i bambini e le bambine così piccoli sono i libri per l’infanzia. È infatti proprio “at-traverso gli albi illustrati, potente unione di immagini e parole, che si costruisce sin dalla prima infan-zia l’immaginario, che si trasmet-tono luoghi comuni e pregiudizi o che al contrario si incentivano la curiosità, il desiderio di sperimen-tarsi, la voglia di raccontarsi e confrontarsi con ciò che è diverso da sé” (Franchi, 2015).

Gli albi scelti stimolano bambini e bambine a scegliere, a fare espe-rienze, ad avere sogni e ambizioni, a leggere il mondo in modo libero, a prescindere dal proprio sesso. Dopo averli letti insieme si discute e ci si confronta sui temi e sulle fi-gure descritte nel libro, facilitando l’emersione degli stereotipi. Ognu-no dei libri che scegliamo permet-te di entrare in un tema specifico che si è scelto di approfondire con i bambini e le bambine.

Nell’albo Papà ippocampo cer-ca il suo piccolo abbiamo guardato al ruolo paterno. In questo libro viene infatti presentata una figura alternativa a quel-le solitamente incontrate negli albi: il papà tiene nel suo mar-supio i suoi piccoli, si occupa di loro e si preoccupa per loro. Questo testo ci ha permesso di esplorare in una successiva discussione qual è il ruolo del papà. A partire dalle proprie esperienze i bambini e le bam-bine hanno ascoltato, attraver-so il libro e attraverso i racconti dei loro compagni/e, esperienze diverse e modi di incarnare l’es-sere padre differenti tra loro, che saranno poi liberi/e di scegliere. Attraverso i libri Il mostro peloso e La principessa ribelle abbiamo approfondito il tema del corag-gio, della paura e della scelta libe-ra da condizionamenti. Nel primo libro, infatti, una bambina corag-giosa affronta un mostro terribile e, con ironia, è lei stessa a difen-dersi, a salvarsi da sola e a libe-rare il principe, rompendo molti stereotipi delle storie tradizionali. Nel secondo libro, si parla inve-ce della principessa Carlotta, a cui non interessano i ricevimen-ti, i balli e i vestiti eleganti, ma l’avventura. Quando un principe vorrà chiuderla nella torre del ca-stello lei si ribellerà, iniziando una divertente vita di avventure con il drago. Altre attività proposte hanno utilizzato la costruzione di storie, in cui bambine e bambini sono stati/e invitati/e a inventare una storia e successivamente a rappresentarne una parte. I bam-bini e le bambine amano raccon-tare storie. L’attenzione da tenere è quella di presentare figure an-che molto diverse fra loro, per-ché, come dice Gianni Rodari: “L’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra i soggetti una parentela, per co-struire un insieme fantastico in cui due elementi estranei possa-no convivere” (2010, p. 21).

Così prendono forma storie con eroi ed eroine inconsuete e non stereotipate. Successivamente si sono drammatizzate alcune scene, con l’obiettivo di far speri-mentare concretamente ciò che è stato inventato; è così che la storia si personifica, mettendo in gioco i propri corpi.

Le attività finali hanno lo scopo di far muovere i bambini e le bam-bine utilizzando anche giochi co-nosciuti, ma con la particolarità di rivederli e utilizzarli senza stereo-tipi. Si cerca di trasformare questi momenti di movimento in momenti in cui riflettere. Un esempio è il gioco delle scatoline chiuse, nel quale tradizionalmente i bambini e le bambine simulano animali o immagini indicate dall’adulto: nel nostro caso, abbiamo inserito ele-menti non stereotipati che des-sero la possibilità di pensare ai propri ruoli di genere in maniera libera, come “il papà che allatta”, “la mamma che aggiusta la lava-trice”, “mia sorella grande che gio-ca a calcio” e via dicendo. Un altro esempio è il gioco anello/mantel-lo, che prevede la consegna di im-magini raffiguranti un anello o un mantello ai bambini e alle bam-bine. Le figure sono stampate senza nessuna connotazione che possa suggerire il personaggio al quale appartengono. I bambini e le bambine vengono chiamati a interpretare il personaggio che, a loro avviso, utilizza l’oggetto che stanno custodendo. L’obiettivo è quello di mostrare che lo stesso oggetto potrebbe appartenere a personaggi differenti, superando così stereotipi e pregiudizi. Hanno così potuto prendere forma supe-reroine con anelli magici e principi con mantelli eleganti, mantelli per la pioggia indossati da elegan-ti signore e anelli indossati dai papà. L’ultimo incontro rappre-senta il momento per rivedere ciò che è successo nel percorso svolto e permettere ai bambini e alle bambine di rielaborarlo attra-verso l’elaborazione artistica. Con materiali di diverso genere e tipo (carte colorate, pennarelli, mati-te, pastelli, pasta, foglie, pigne, fiori ecc.) si è chiesto loro di fare un elaborato che descrivesse ciò che li/le aveva colpiti/e durante il percorso. Così, nei meravigliosi lavori che hanno creato (e poi portato a casa), abbiamo rivisto il mostro peloso e la coraggiosa protagonista Lucilla, Papà Ippo-campo e i protagonisti del mare, il papà che lava i piatti uscito dal-le scatoline e così via.

L’educazione al contrasto de-gli stereotipi di genere rivolta ai bambini e alle bambine è un pro-cesso che richiede l’impegno e la sensibilità degli adulti, insegnanti e genitori, ma che sicuramente può favorire la costruzione di una società più inclusiva, rispet-tosa e libera da discriminazioni. Tutte le attività che vengono pro-poste ai bambini e alle bambine, riflettendo in un’ottica di genere, possono quindi diventare ottimi strumenti di lavoro anche sul tema degli stereotipi di genere.

Scegliamo di educare i nostri bambini e le nostre bambine alla diversità e alla parità di op-portunità, perché il futuro di tutti dipende dalla libertà di essere ciò che si desidera senza limiti e pregiudizi.

PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA

Abbatecola E., Stagi L., Pink is the new Black. Stereotipi di genere nella scuola dell’infanzia, Torino, Rosenberg & Seller, 2017.

Bichonnier H., Il mostro peloso, San Dorligo della Valle (Ts), Emme Edizioni, 2023.

Biemmi I., Educare alla parità. Proposte didattiche per orientare in ottica di ge-nere, Roma, Edizioni Conoscenza, 2012. Bijsterbosch A., Papà Ippocampo cerca il suo piccolo, Milano, Clavis, 2014.

Biemmi I., Educazione sessista Stere-otipi di genere nei libri dell’elementari, Torino, Rosenberg & Sellier, 2017.

Brambilla L., La progettazione peda-gogica sfide e orientamenti, Roma, Carocci, 2023.

Fierli E., Franchi G., Marini S., Leggere senza stereotipi, Percorsi educativi 0_6 anni per figurarsi il futuro, Cagli, Sette-nove, 2015.

Franchi G., Scosse, in “Educare alle diffe-renze”, n. 2, 2015, www.settenove.it/news /una-scossa-contro-gli-stereotipi/1051 (ultima consultazione 5/7/2024).

Kemp A., Ogilvie S., La principessa ri-belle, Milano, Nord-Sud, 2017.

Riccardi P., Venera A.M., Giochi da ma-schi, da femmine e… da tutti e due. Stu-di e ricerche sul gioco e le differenze di genere, in corso di pubblicazione.

Rodari G., La grammatica della fanta-sia, Torino, Einaudi, 2010.

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