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L’APPROFONDIMENTO
Posso dire di “no”!
Educazione al rispetto, all’affettività e alla sessualità nella scuola dell’infanzia
di Stefania Spatafora, Nila Sperduti e Margherita Cardellini
Stefania Spatafora e Nila Sperduti
Insegnanti scuola dell’infanzia, Bologna
Margherita Cardellini
Coordinatrice pedagogica, Bologna
Abstract
Il percorso progettuale presen-tato nel seguente articolo par-te da un’esigenza di contesto. In una sezione omogenea di 4 anni di una scuola dell’infanzia un gruppo di bambine e bambini comincia a manifestare una spe-cifica curiosità in relazione alla dimensione della genitalità. Tale interesse si palesa attraverso comportamenti a cui il gruppo di lavoro educativo, anche su sol-lecitazione delle famiglie, ritiene fondamentale dare attenzione sin dalle prime manifestazioni; in particolare, le richieste insistenti di guardare o toccare le “parti intime” altrui. Le insegnanti, in- sieme alla coordinatrice peda-gogica, decidono di attivare una progettazione mirata al fine di ri-spondere alle legittime curiosità dei bambini e delle bambine, co-gliendo questa opportunità per parlare del rispetto dei confini corporei e dell’importanza di po-ter dire di “no” quando qualcuno “fa qualcosa che non ci piace”.
PREMESSA
23 febbraio 2023 ore 21:39: inizia in questo istante la storia del per-corso progettuale di educazione al rispetto, all’affettività e alla sessualità che ha coinvolto una sezione di bambini e bambine di 4 anni di una scuola dell’infanzia. Una mamma e un papà hanno appena messo a letto i loro due figli gemelli e immediatamen-te si mettono al computer per scrivere un’e-mail alle insegnan-ti Nila e Stefania. Il contenuto dell’e-mail è carico di emozioni e di preoccupazione per alcuni comportamenti osservati poche ore prima: durante la routine del bagnetto serale, il bambino ave-va infatti riproposto alcune mo-dalità (che poi avrebbe dichiara-to aver visto fare a scuola da un altro compagno) che denotava-no una curiosità, evidentemente espressa mediante comporta-menti non adeguati – tanto più non graditi e respinti dalla sorel-la – circa la sfera della genitali-tà. La famiglia richiedeva quindi un confronto con le insegnanti e con la coordinatrice pedagogica della scuola al fine di compren-dere meglio la situazione e ave-re suggerimenti circa il corretto comportamento da mettere in campo con i propri figli.
Parole chiave
Educazione al rispetto, educazione all’affettività, educazione alla sessualità, scuola dell’infanzia, confini
Contatti
stefania.spatafora@edu.comune.bologna.it
nila.sperduti@edu.comune.bologna.it
margherita.cardellini@comune.bologna.it
Il giorno successivo, le insegnan-ti e la pedagogista decidono di incontrarsi per ragionare sull’ac-caduto e per individuare le azio-ni da mettere in campo, oltre che per dare una risposta a quella mamma e a quel papà legitti-mamente preoccupati.
AGIRE NELL’IMMEDIATO: STRATEGIE “DI EMERGENZA”
Sin da subito, come gruppo di lavoro, abbiamo compreso che l’evento e la tematica che esso andava a “smuovere” richie-devano un’attenzione mirata e immediata. Sebbene, da un lato, non fossimo né sorprese né preoccupate circa l’interesse e la curiosità che le bambine e i bambini dimostravano rispetto alla volontà di conoscere meglio il proprio corpo e quello altrui, dall’altro, ciò che ci interrogava e spingeva ad attivare immedia-tamente delle azioni educative specifiche era che i comporta-menti descritti parevano non interrompersi di fronte al “no” altrui o all’evidente manifesta-zione di disagio di chi subiva il gesto. Inoltre, riflettevamo sulla possibilità che, se le bambine e i bambini stavano utilizzando tali comportamenti per soddisfare la loro curiosità, evidentemente non stavano trovando nel conte-sto da noi offerto risposte ade-guate circa un loro bisogno.
Abbiamo così deciso di agire su due livelli.
Un livello più specifico, legato all’evento segnalato dalla fa-miglia. In questo caso abbiamo deciso di dare risposta mediante un colloquio mirato, realizzato la settimana successiva alla rice-zione dell’e-mail al fine di:
- aprire uno spazio di ascolto e dialogo circa l’evento;
- offrire suggerimenti e stra-tegie da mettere in campo nell’immediato nel contesto
- spiegare che tipo di interven-to avremmo attivato a scuola coinvolgendo tutto il gruppo classe.
Un livello più ampio, ovvero una progettualità specifica rivolta all’intera sezione. In questo sen-so, abbiamo deciso di tralasciare ogni altra attività prevista dalla programmazione, scegliendo di cogliere questa evidente oppor-tunità educativa che le bambine e i bambini ci stavano offren-do per poter avviare insieme a loro un percorso significativo e importante in relazione al tema dell’educazione alla conoscenza e al rispetto del corpo, e della fondamentale importanza di po-ter dire di no quando qualcuna o qualcuno supera i nostri limiti corporei (e di veder rispettato il proprio no!).
IL PROGETTO “POSSO DIRE DI NO!”: EDUCAZIONE AL RISPETTO, ALL’AFFETTIVITÀ E ALLA SESSUALITÀ NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
Il percorso è stato un viaggio costruito su momenti di vita quotidiana e una proposta strut-turata, articolata in più fasi che di seguito si andranno puntual-mente a descrivere.
L’avvio della progettualità
In primis, la vita di tutti i giorni con le sue routine (bagno, cas-settiera, pranzo ecc.) ha permes-so di:
- partire dal racconto o dalla scoperta del momento per porre domande;
- acquisire una corretta no-menclatura (scientifica) di tutte le parti del corpo;
- distinguere tra “parti pubbli-che” e “parti private”;
- ascoltare i propri bisogni e quelli altrui;
- verbalizzare i propri vissuti.
Le occasioni, tante e varie, han-no permesso di riflettere su tutto questo in chiave ludica, susci-tando l’entusiasmo delle bam-bine e dei bambini e favorendo un clima di grande naturalezza. In questa fase, per esempio, il gioco delle “belle statuine”, con i bambini e le bambine che allo stop della musica si fermano per toccare una parte del proprio corpo nominata dall’insegnante (compresi i genitali), ha suscita-to, all’inizio, timidezza e scherno, ma di fronte alla naturalità con cui il tema veniva trattato, tutte e tutti hanno, in poco tempo, as-sunto un atteggiamento diverso, frutto di un processo di consape-volezza costruito insieme.
La proposta strutturata si è in-trecciata alle esperienze a par-tire dalla visione del cortome-traggio La grande fabbrica delle parole1, che ha permesso a tutte e tutti di riflettere sul valore delle parole in un’ottica molto allarga-ta: dal concetto del dare il giusto nome a ogni cosa siamo arriva-ti a toccare la dimensione della potenza che hanno le parole stesse di fare bene o male, di se-gnare una chiara linea di confine o di permetterci, chiedendo aiu-to, di garantire il rispetto per la persona, quando da soli non ci riusciamo. Da queste due espe-rienze sono nate altre proposte educative.
La nostra “cassetta degli attrezzi”: giochi, canzoni, albi illustrati
Su un grande cartellone, diviso in due colonne, le bambine e i bam-bini hanno prima verbalizzato e poi collocato nella colonna con la faccina sorridente le parole che restituiscono un’emozione di gratificazione/gioia/piacere, mentre in quella con la faccina triste hanno messo quelle che ci fanno provare tristezza/dispia-cere/offesa/vergogna. Questo ha permesso di compiere una riflessione emotiva e di man-tenere un ascolto più attivo nei confronti dell’altro.
La parola è stata, dunque, la costante del nostro viaggio: da
essa parte e arriva ogni passo. Per questo, ispirate dalla cultura anglosassone che ha palesato negli ultimi anni una marcata attenzione rispetto al tema, pro- ponendo anche una canzone (The Boundaries Song2), abbia- mo sposato l’idea che la musica e le parole potessero diventare un’occasione, peraltro familia- re a tutte le bambine e a tutti i bambini, per rinforzare nella me- moria le mete che passo dopo passo stavamo raggiungendo.
Abbiamo così, sulla traccia ori-ginale, costruito un testo italia- no rispettoso di quello inglese, riuscendo a coinvolgere proprio tutte e tutti.
UN CONFINE
Ci sono persone che amano baci e abbracci, altre invece no. Anche se è un gioco ma non è condiviso, non è divertente, proprio per niente. Quello che tu senti è molto importante, non conta se tu sei piccolo o grande, diglielo: non puoi, io non ci sto, non mi piace, io ti dico no! Non è per te, non ti offendere è solo un limite, un confine!Please stop! I don’t like that!I’m feeling uncomfortable, I need more space not around me, don’t take it personally, that’s just a boundary, that’s a boundary! Basta solo chiedere, prima di agire per conoscere cos’è che può piacere a te e non attraversare il confine. Io sì, mi fermerò se ti senti un po’ a disagio rispetto te è molto semplice è solo un limite, il tuo confine!
A proposito di limite, per rendere concreta l’idea abbiamo propo- sto un nuovo gioco: il confine. Le bambine e i bambini vengono di- visi in due squadre, disposte una di fronte all’altra e separate da una linea segnata sul pavimento che delimita il confine di ciascun gruppo.
L’insegnante si rivolge a una squadra per volta dicendo: “Chi ha la maglia arancione può at- traversare il confine”. Così tutti coloro che indossano la t-shirt di quel colore superano la linea che li separa dagli altri e riman- gono dall’altra parte.
Il gioco procede, in maniera alternata, le squadre si mesco-
lano e si mantiene movimento e lo spa-zio.
Mentre il percorso prende forma e si sviluppa, nuovi albi il- lustrati arricchiscono la nostra biblioteca scolastica. I testi Il tuo corpo è tuo, La mam- ma ha fatto l’uovo e Dai un bacio a chi vuoi tu per scelta non vengono presentati, ma riposti nella li- breria, da cui abitual- mente e liberamente ognuno sceglie cosa leggere.
La curiosità è tanta, li osservano ripetu- tamente con atten- zione, stupore, sorrisi e… solo dopo qual- che settimana chie- dono alle insegnanti di leggerli.
A questo punto la tappa con le “famiglie” è necessaria: infor- miamo, in un incontro di sezio- ne, tutti i genitori delle premesse da cui siamo partite, mosse dal bisogno di trovare risposte ade-guate al tema della sessualità e del rispetto. Incontriamo sguardi stupiti, a tratti increduli, ma an- che tanto sereni e grati di aver
aperto una finestra su un tema così importante e, dal loro pun-to di vista, difficile da trattare. La rappresentante della sezione ci ha poi riportato quanto segue: “Come genitori abbiamo avu-to molto piacere nel constatare che la scuola si occupasse di un tema così importante e che questo tema non fosse delega-to esclusivamente all’interno del contesto familiare”.
Riprendiamo il nostro viaggio, prossimi al traguardo e con l’ar-rivo della primavera, giunge l’oc-casione di giocare a “Io ape, tu fiore”, che realizza il diritto al con-senso e al rispetto per le parti del corpo “pubbliche” e “private”.
Le bambine e i bambini vengo-no divisi in due gruppi, le api e i fiori, cui viene consegnato un cerchio. Parte la musica e, allo stop, l’insegnante pronuncia una parte del corpo (per esempio la fronte). Ciascun fiore si ferma all’interno del proprio cerchio e attende l’arrivo di un’ape che si avvicina e chiede: “Posso?”. A questo punto, se il fiore risponde di sì, l’ape con la propria fronte toccherà quella del fiore, diver-samente rimarrà distante, fuori dal cerchio. Il gioco riprende, i ruoli si invertono e il divertimen-to è assicurato. Al termine tutti i partecipanti si dispongono in un grande cerchio e raccontano cosa gli è piaciuto di più e cosa invece meno, provando a condi-videre le emozioni vissute.
CONCLUSIONE
Il viaggio è la meta: bambini e bambine hanno trovato risposta ai loro bisogni iniziali, diventando non solo più consapevoli della propria corporeità, ma anche del diritto, per tutte e tutti, alla tutela della propria intimità, al rispetto di sé e dell’altro.
“Possiamo dire di no!” è il nostro slogan. Ci rappresenta. Lo ab-biamo voluto raccontare in un grandissimo cartellone, in cui c’è il viso di ognuno, disegnato e co-lorato dall’intero gruppo, che ha lavorato grazie a un profondo spirito di cooperazione. E da qui, ora, si potrà solo ripartire per nuovi orizzonti di crescita, con nuove scoperte e traguardi.
1 www.youtube.com/watch?v=Zlh89a-xW424
2 www.youtube.com/watch?v=aSFvJb-SQdA4
BIBLIOGRAFIA
Serrano L., Il tuo corpo è tuo, Madrid, Nubeocho, 2021.
Cole B., La mamma ha fatto l’uovo, Mi-lano, Mondadori, 2018.
Brian R., Dai un bacio a chi vuoi tu, No-vara, DeAgostini, 2020.
MIUR, Indicazioni Nazionali per il curri-colo della scuola dell’infanzia e del pri-mo ciclo d’istruzione, Le Monnier, 2012.