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Educare per lo sviluppo sostenibile

Cittadinanza globale e partecipazione territoriale

Gabriella Calvano

Ricercatrice, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Abstract

L’educazione allo sviluppo sostenibile (ESS) e l’educazione alla cittadinanza globale (ECG) sono strumenti fondamentali per promuovere la consapevolezza e l’azione responsabile verso le sfide ambientali, economiche e sociali globali. Questo articolo esplora come l’integrazione di ESS ed ECG possa stimolare una partecipazione attiva e consapevole, attraverso percorsi educativi transdisciplinari che collegano il territorio locale alla dimensione globale.

Coinvolgere le comunità locali e promuovere la sinergia tra sistemi educativi territoriali, scuole e territori risulta cruciale per formare cittadini del futuro impegnati e responsabili.

Parole chiave

Educazione, sostenibilità,
cittadinanza globale,
ambiente, territori

Contatti

gabriella.calvano@uniba.it

“I DIRITTI DI PARTECIPAZIONE SONO DIRITTI DI LIBERTÀ: RICONOSCERLI ALL’INFANZIA SIGNIFICA RICONOSCERE LA LIBERTÀ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ED È SU QUESTO RICONOSCIMENTO CHE IL MONDO ADULTO VIENE SFIDATO

Sebbene di essa si sia cominciato a parlare in modo sistematico a partire dalla Conferenza di Rio del 1992, l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESS) è diventata un tema centrale nelle agende internazionali soprattutto a partire dal 2015, da quando cioè, in risposta alle sfide ambientali, economiche e sociali che caratterizzano il nostro tempo, 193 Paesi hanno deciso di adottare l’Agenda 2030, con i suoi 17 Obiettivi e 169 target. 

All’interno di essa, il Goal 4, “Assicurare, entro il 2030, un’istruzione di qualità, equa e inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento per tutti”, riconosce nell’educazione lo strumento fondamentale per costruire un futuro più equo, più giusto, più inclusivo.

La novità assoluta di questo Obiettivo rispetto al passato sta nel fatto che, per la prima volta nella storia dei programmi globali, i Paesi sono invitati a definire e attuare politiche educative lifelong, con un’attenzione specifica anche all’infanzia. Tale interesse si esplicita non soltanto nell’assicurare un’istruzione di qualità fin dalle prime della vita ma anche nel promuovere percorsi di educazione allo e per lo sviluppo sostenibile capaci di coinvolgere e attivare la partecipazione dei più piccoli.

Pur affondando le sue radici nei principi e nelle pratiche di Educazione Ambientale, diffusesi soprattutto a partire dalla fine degli anni Sessanta, l’ESS ha allargato, con il tempo, i suoi campi di intervento, di studio e di azione per includere le dimensioni economiche e sociali, oltre che ambientali, della sostenibilità.

Essa si propone di rendere chi apprende capace di “prendere decisioni informate e agire responsabilmente per l’integrità ambientale, la sostenibilità economica e una società giusta per le generazioni presenti e future” (Unesco, 2017, p. 7).

L’ESS intende, cioè, preparare individui e comunità a comprendere e affrontare le sfide complesse e interconnesse del XXI secolo come il cambiamento climatico, l’uso attento delle risorse naturali e la giustizia sociale (Tilbury, 2011). Questo scopo, però, non può essere perseguito soltanto attraverso la conoscenza delle molteplici questioni che caratterizzano lo sviluppo sostenibile: conoscere la sostenibilità non vuol dire automaticamente assumere comportamenti compatibili con la sopravvivenza della vita sul pianeta. Per questo è necessario puntare sulla costruzione di processi educativi incentrati sulla partecipazione attiva e responsabile di chi apprende (Sterling, 2001), sulla riflessione critica in merito ai propri stili di vita: solo rendendo gli educandi consapevoli e protagonisti del proprio processo educativo potremo dire di aver messo le basi per quel cambiamento, individuale e collettivo, dei modelli culturali e dei comportamenti che auspichiamo da tempo e che oggi si configura sempre più come necessario.

Per questo, immaginare e disegnare processi di ESS vuol dire essere consapevoli che abbiamo il compito di attivare percorsi educativi transdisciplinari e trasformativi, fondati su un approccio sistemico che riconosce l’interdipendenza tra i diversi aspetti ecologici, sociali ed economici. Secondo questo approccio, non si può comprendere pienamente una questione dello sviluppo sostenibile isolandola dal contesto più ampio e non esplicitando l’interconnessione tra dimensione locale e dimensione globale. Non tenerne conto, agendo e riflettendo solo su uno di questi due ambiti, si traduce in una ESS solo parzialmente efficace.

Attraverso progetti sul campo, esperienze pratiche e il coinvolgimento diretto nelle dinamiche territoriali, gli studenti e le studentesse, anche molto piccoli, possono sviluppare competenze chiave come il pensiero critico, il problem solving, il pensiero sistemico, la competenza collaborativa, la competenza di anticipazione ecc. (Unesco, 2017, p. 10), tutte necessarie per essere cittadini globali.

© Claudia Ciccardi

L’adozione dell’Agenda 2030 ha fornito una spinta significativa alla diffusione di percorsi di ESS, evidenziando il ruolo cruciale che le istituzioni, i sistemi educativi e le comunità locali possono avere nel formare una cittadinanza globale responsabile. L’educazione alla cittadinanza globale (ECG), d’altra parte, mira a creare una consapevolezza e un impegno attivo nei confronti delle questioni che caratterizzano l’intero pianeta, incoraggiando gli individui a pensare criticamente e ad agire localmente per affrontare le sfide planetarie, come il cambiamento climatico, le disuguaglianze economiche e le crisi migratorie (Unesco, 2018).

Se cittadinanza globale “significa senso di appartenenza ad una comunità più ampia e un’umanità condivisa, interdipendenza politica, economica, sociale e culturale e un intreccio fra il locale, il nazionale e il globale” (ivi, p. 14), educare alla cittadinanza globale vuol dire promuovere un senso di responsabilità verso l’umanità intera, incoraggiando l’inclusione, il rispetto dei diritti umani e la giustizia sociale, anche garantendo la tutela e il ripristino del capitale naturale.

È permettere a ciascuna persona di agire in modo consapevole e informato, indipendentemente dal contesto culturale o geografico, andando oltre i confini di una nazione e comprendendo come le azioni che si attivano nel qui e ora hanno sempre conseguenze domani e altrove.

L’approccio dell’educazione alla cittadinanza globale, dunque, fornisce una base di competenze per l’impegno civico e la partecipazione democratica, consentendo agli studenti e studentesse di tutte le età di diventare agenti di cambiamento nelle proprie comunità e per il mondo intero (Andreotti, 2014).

ESS ED ECG: CONNESSIONI E IMPLICAZIONI

Il legame tra ESS ed ECG è dunque forte, poiché entrambe mirano a formare individui consapevoli e responsabili, capaci di affrontare sfide globali complesse. Entrambe condividono l’obiettivo di incoraggiare l’azione, la partecipazione, il cambiamento e la trasformazione attraverso la riflessione critica e il coinvolgimento attivo, ma lo fanno da prospettive complementari: l’ESS si concentra principalmente sulle questioni ambientali e socioeconomiche, mentre l’ECG include un’attenzione particolare ai diritti umani, alla giustizia sociale e alla diversità culturale (Bourn, 2022).

Il fatto che l’educazione alla cittadinanza globale incoraggi gli studenti e le studentesse a comprendere le dinamiche globali e a vedere come le loro scelte e azioni locali possano avere impatti su scala mondiale è particolarmente rilevante nell’ESS che si fonda sul principio della glocalità, ovvero sulla consapevolezza che i problemi ambientali, sociali ed economici sono interdipendenti e che le soluzioni devono essere trovate a livello locale con una visione globale (Morin, 2016). La glocalità permette di collegare il senso di responsabilità verso il proprio territorio con l’impegno per il benessere globale, formando cittadini in grado di agire in modo etico.

Percorsi di apprendimento esperienziale possono favorire un approccio integrato di ESS ed ECG. Attivare processi educativi basati sull’esperienza concreta per imparare, per esempio, a gestire in modo oculato le risorse e a evitare gli sprechi può senza dubbio costituire la base per riflettere sui cambiamenti climatici, sulle loro conseguenze sull’ambiente ma anche sugli impatti generati sulla vita delle popolazioni vicine e lontane.

L’apprendimento esperienziale può rafforzare, quindi, la capacità degli studenti e delle studentesse di pensare criticamente e di agire come agenti di cambiamento. La combinazione di ESS ed ECG promuove quindi un modello di educazione trasformativa che non solo si impegna a cambiare i comportamenti individuali, ma che può avere anche effetti positivi sulle strutture sociali e politiche su cui si fondano le nostre società.

 

IL RUOLO DEI E PER I TERRITORI

Il territorio, inteso non solo come spazio fisico ma anche come contesto sociale e culturale in cui si sviluppano le dinamiche di apprendimento, gioca quindi un ruolo cruciale nei processi di ESS ed ECG, poiché rappresenta il luogo in cui gli studenti e le studentesse possono concretamente connettere le questioni globali alle loro esperienze quotidiane.

L’ambiente locale si costituisce, cioè, come il punto di partenza, come il laboratorio vivente, per il cambiamento educativo, poiché permette agli studenti e alle studentesse di riconoscere l’impatto delle loro azioni nell’ambiente circostante e di collegarle a dinamiche più ampie, come la crisi climatica o la perdita di biodiversità. Inoltre, la partecipazione attiva in progetti di tutela ambientale o di riqualificazione urbana migliora le conoscenze sui temi ecologici, stimola il pensiero critico e rafforza anche il senso di appartenenza al territorio, stimolando l’impegno civico.

Coinvolgendo la comunità locale in progetti educativi, si creano sinergie che rafforzano non solo l’apprendimento, ma anche la resilienza del territorio stesso, contribuendo, inoltre, a rendere proprio le comunità più coese e sostenibili. Costruire partnership tra sistemi educativi territoriali, scuola, comunità e territori è fondamentale per creare sinergie che permettano di comprendere con maggiore efficacia le sfide ambientali e sociali e di affrontarle al meglio (Unesco, 2020). Sistemi educativi territoriali e scuola potranno così davvero diventare il “battito” (Bianchi, 2020) e l’energia delle loro comunità.

È chiaro che definire percorsi educativi di questo tipo e di così ampio respiro necessita di investire in risorse, umane prima ancora che economiche, strutturali e strumentali. Questo è di sicuro indice del bisogno, sentito e imprescindibile, di formare figure educative capaci di progettare, implementare e valutare processi educativi in grado di tenere assieme e rendere generative l’ESS e l’ECG. Bisogna, però, andare oltre e supportare i professionisti dell’educazione a fare sistema, tra di loro e con le istituzioni e le realtà territoriali.

Solo facendo sistema — tra le persone, tra le discipline, tra le istituzioni, tra le comunità, tra i territori — sarà possibile promuovere e dar vita a una scuola e a dei sistemi educativi territoriali rinnovati, trasformativi, civicamente impegnati, capaci di rendere l’ESS e l’ECG un habitus, una costante dei processi educativi, di leadership e di management che all’interno di essi si sviluppano.

La strada che abbiamo di fronte non è semplice da percorrere ma, rispetto al passato, abbiamo oggi gli strumenti per arrivare alla meta, assieme.

¹ Cfr. https://unric.org/it/obiettivo-4-fornire-uneducazione-di-qualita-equa-ed-inclusiva-e-opportunita-di-apprendimento-per-tutti (ultima consultazione 20 febbraio 2020).

Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)

1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.

2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Andreotti V., “Critical and transnational literacies in international development and global citizenship education”, in Sysyphus. Journal of Education, vol. 2, n. 3, 2014, pp. 33-50.

Bianchi P., Nello specchio della scuola. Quale sviluppo per l’Italia, Bologna, Il Mulino, 2020.

Bourn D., Education for social change and global sustainability, Londra, Bloomsbury, 2022.

Morin E., Sette lezioni sul pensiero globale, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2016.

Sterling S., Sustainable education: Re-visioning learning and change, Bristol, Schumacher Briefings, 2001.

Tilbury D., Education for sustainable development: An expert review of processes and learning, Parigi, Unesco, 2011. Disponibile online

Unesco, Educazione agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Obiettivi di apprendimento, Parigi, 2017. Disponibile online

Unesco, Educazione alla cittadinanza globale. Temi e obiettivi di apprendimento, Parigi, 2018. Disponibile online

Unesco, Educazione allo sviluppo sostenibile. Una tabella di marcia, Parigi, 2020. Disponibile online

L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.

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