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L’editoriale 

 

di Monica Guerra

«Mamma, la sai una cosa?» «No, che cosa?» «Tu sei il molo. E io sono la barca.» «Mhmm...» «E la barca è legata al molo con un nodo.» «E guarda il nodo. È strettissimo.» «Ti aiuto?» «No, ce la faccio.» «Hai visto, mamma?» «Che cosa?» «L’ho slegato.» «Sì, ho visto. Tutto da solo.»

Sara Lundberg, Nessuno tranne me, orecchioacerbo, 2024

Ogni bambina e bambino ha bisogno di (almeno) un molo. Un molo rappresenta quella che nella teoria dell’attaccamento è stata definita una base sicura: il posto a cui sapere di poter tornare perché si è sperimentato che non lo si perde anche quando ci si allontana. Quel tipo di posti, per un bambino e per una bambina, nella stessa teoria sono frutto di una relazione costruita nel tempo in cui si sono sperimentate cura, sensibilità ai propri bisogni, protezione. Un attaccamento sicuro è frutto di una responsività coerente, che proprio per questo può via via divenire meno continua, senz’altro ben diversa da ciò che accade in un attaccamento che genera dipendenza, e che con ciò apre alla possibilità di cominciare ad allontanarsi, a sperimentare, a prendere le distanze. Perché per allontanarsi con sicurezza occorre sapere di poter tornare, di potersi ritrovare, e di potersi ritrovare in una relazione ancora integra, dove l’amore rimane immutato e l’essersi separati per un po’ non solo non costituisce un problema, ma è parte stessa di quella relazione. Ogni bambino e bambina, dunque, ha bisogno di un molo a cui essere legati con un nodo strettissimo e da cui, tuttavia e anzi proprio per questo, potersi slegare. Legare e slegare, come nei migliori legami, che non sono vincoli ma unioni. Legare e slegare potendoselo anche dire, potendo rifiutare l’offerta di aiuto nello sciogliere i nodi, potendo essere orgogliosi e orgogliose di avercela fatta da soli e sole. Perché le basi sicure restino tali, allora, dopo averle poste occorre continuare a lavorare su quella giusta distanza che permette di maturare autonomie progressive, di potersi girare vedendo l’altro fino a che si è pronti per allontanarsi abbastanza anche senza vederlo, di poter accrescere il tempo di una separazione nella certezza che non nuocerà al rapporto. Oggi è sempre più difficile anche lasciar slegare senza iperproteggere, impedendo quei passi e quegli inciampi vitali per poter progressivamente tracciare la propria strada. Eppure, educare dovrebbe tendere proprio all’essere moli per barche che se ne andranno, nelle giornate di sole e in quelle di tempesta, fino al punto in cui quelle barche potranno cambiare, o almeno moltiplicare, i porti a cui tornare. Lasciar slegare riuscendo a dire: “Ho visto. Tutto da solo”.

Fondata da Loris Malaguzzi

Direttore responsabile Andrea Pagano

Direttrice scientifica Monica Guerra

Comitato scientifico Monica Amadini (Milano), Francesca Antonacci (Milano), Maja Antonietti (Parma), Fabrizio Bertolino (Aosta), Andrea Bobbio (Aosta), Silvana Calaprice (Bari), Silvia Demozzi (Bologna), Cosimo Di Bari (Firenze), Paulo Fochi (São Leopoldo, Brasile), Aldo Fortunati (Firenze), Ilaria Grazzani (Milano), Inmaculada Gonzàlez (Huelva, Spagna), Elena Luciano (Milano), Susanna Mantovani (Milano), Elena Mignosi (Palermo), Paola Milani (Padova), Luigina Mortari (Verona), Moira Sannipoli (Perugia), Chiara Saraceno (Torino), Donatella Savio (Pavia), Nima Sharmahd (Gent, Belgio), Andrea Traverso (Genova), Beate Weyland (Bressanone), María Ainoa Zabalza (Vigo, Spagna), Francesca Linda Zaninelli (Milano) Elena Zilioli (Roma), Barbara Zoccatelli (Trento), Franca Zuccoli (Milano).

Coordinamento editoriale e redazionale Giovanna Carugo

Comitato di redazione Manuela Bruno, Francesca Ciabotti, Cinzia D’Alessandro, Daniela Ghidini, Francesca Romana Grasso, Marta Locatelli, Giorgia Lo Giudice, Letizia Luini, Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi, Ilaria Mussini, Elena Ravasio, Angela Rinaldi, Elisa Rossoni, Francesca Rota, Angela Sangalli, Stefano Sturloni, Alessia Todeschini, Sara Vincetti.

Progettazione e realizzazione grafica Maria Grazia Brumana

Copertina © Museo della Ceramica di Savona

Per collaborare con “Bambini” è possibile inviare articoli, immagini, video e altro materiale multimediale alla redazione. Gli articoli della sezione “Ricerche” sono soggetti a referaggio. Tutti gli articoli ricevuti sono sottoposti a valutazione e possono essere giudicati idonei per la pubblicazione, idonei previa revisione dell’autore o non idonei. La direzione non si assume la responsabilità degli scritti e fotografie non richiesti. Il materiale inviato non verrà restituito.

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© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

 

 

BIBLIOGRAFIA

Acanfora F., La “Convivenza delle Differenze”, in “Autismo, comunicazione & inclusione”, 2021, www.fabrizioacanfora.eu/la-convivenza-delle-differenze. Agamben A., L’uso dei corpi, Milano, Neri Pozza, 2017.

Berger J., Capire una fotografia, Milano, Contrasto, 2014.

Cecotti M., Fotoeducando, Parma, Edizioni Junior-Spaggiari Edizioni, 2016.

Deligny F., I bambini e il silenzio, Bologna, Spirali, 1997. Deligny F., Una zattera sui monti, Roma, Alefbet, 1977.

Falcinelli R., Figure, Torino, Einaudi, 2020.

Lill G., Spunti sul lavoro aperto, Bergamo, Zeroseiup, 2016.

DOMANDE GENERATIVE

L’esperienza descritta determina dei cambi di posizione continui per assumere diversi punti di vista: quale domanda-guida può utilizzare l’équipe per non scivolare in un’inconsapevole cristallizzazione di processi e significati?

Nella convivenza tra famiglie, ognuna diversa a suo modo, non solo quelle con background migratorio, favorire una comunicazione multilaterale è una precisa responsabilità: cosa possiamo mutuare dall’esperienza dell’articolo?

La fotografia fissa significati ma le persone cambiano continuamente: quale libertà e quali limiti devono intrecciarsi per dare voce ai mutamenti?

Francesca Romana Grasso

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