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RICERCHE

LE PAROLE ELL’EDUCAZIONE

Ecosistema

di Andrea Galimberti

La parola “ecosistema” è oggi rintracciabile in una pluralità di ambiti: pensiamo, ad esempio, all’assi-duità con cui viene utilizzata per designare diffe-renti elementi di un’unità organizzativa (un’azien-da o una rete territoriale di servizi educativi), ma anche alla frequenza con cui troviamo espressioni come “ecosistema digitale” o “ecosistema tecno-logico”. Questa molteplicità di usi – di fatto indi-pendenti da un’associazione all’idea di “natura” – risuona con le origini della teorizzazione sistemica, un’avventura profondamente interdisciplinare che ha toccato differenti cam-pi del sapere (dalla biologia allo studio della comunica-zione umana, dall’informati-ca alla sociologia).

L’attuale fortuna di questo termine è legata a un’accre-sciuta sensibilità a connet-tere fenomeni che appaiono distanti, ma che si rivelano (a volte inaspettatamente) “tessuti insieme”. Le continue notizie sull’emergenza clima-tica che ci raggiungono sono un esempio di come stia di-ventando parte del “senso comune” l’idea di associare i nostri comportamenti individuali (l’utilizzo e il con-sumo di plastica) a fenomeni anche molto lontani da noi (lo scioglimento del permafrost). Ma anche in ambito educativo troviamo sempre più diffusa l’idea che non sia possibile scindere il proprio ope-rato professionale e la propria intenzionalità dai possibili effetti che si generano nei molteplici siste-mi a cui i discenti/gli educandi appartengono.

La possibilità di mettere a fuoco una molteplici-tà di elementi interconnessi (la radice di sistema – syn – significa proprio “tenere insieme”) prende inevitabilmente forma in uno scenario, in un con-testo, ovvero è sempre posta in riferimento a un ambiente (l’oikos alla radice del prefisso “eco”) di cui un sistema è parte integrante, in un gioco di fi-gura/sfondo potenzialmente infinito. Ogni sistema appartiene a un ambiente e si deve da esso dif-ferenziare (altrimenti non potremmo identificarlo o indicarlo), ma, a sua volta, è ambiente significati-vo (Umwelt) per gli elementi che lo compongono.

Dunque potremmo affermare che qualsiasi “eco-sistema educativo” (ad esempio una rete di servizi territoriali) ha la necessità di integrarsi, strutturarsi e identificarsi, istituendo un ambiente comunicativo per i suoi elementi, e, al tempo stesso, dovrà dif-ferenziarsi dall’oikos più ampio: ad esempio, pre-senterà obbiettivi, linguaggi e interessi eterogenei rispetto al sistema politico e a quello economico. Si tratta di una differenziazione di fondo che può ge-nerare tensioni, conflitti e che impone una continua necessità di dialogo e traduzione tra sistemi che sono tuttavia inanellati uno nell’altro. Il dialogo tra la famiglia e “l’ecosistema scolastico”, ad esempio, prima che essere visto come ambito di collabora-zione e di concertazione, va tematizzato – in base a questa visione – nella sua alterità, nell’irriducibiltà di istanze, linguaggi, storie, codici, desideri che strut- turano i rispettivi confini. Una prospettiva opposta rispetto a quella (che invero ha abita-to la teoria sistemica fin dalle origini) di poter “allineare” si-stemi differenti, di costruire un continuum che possa sempli-ficare la comunicazione tra un sistema e l’altro. Tale volontà implica sempre il sacrificio della diversità: in questo sen-so rimane insolubile e sempre aperta la questione tra quan-to sia realmente possibile (e utile) “omogeneizzare” sistemi differenti e quanto invece sia vantaggioso mantenere una differenza generativa, pur nella difficoltà di un dia-logo che poggia su premesse differenti.

Queste riflessioni sulla articolazione del confine si-stema/ambiente non devono far pensare che la dimensione “interna” dei sistemi sia invece struttu-rata all’insegna dell’armonia, della composizione e della conciliazione. Anche l’integrazione tra ele-menti differenti non implica una totalità pacificata, ma un equilibrio instabile (anzi “metastabile”): tutti i sistemi non banali (come i sistemi viventi) si tro-vano costantemente a vivere una serie di dilemmi aperti dalla possibile divaricazione tra le esigenze delle proprie parti (le soggettività in gioco) e gli equilibri di fondo necessari a mantenere una pro-pria coerenza di fondo.

La natura dilemmatica e spesso paradossale delle questioni che innervano il concetto di ecosistema rende di fatto impossibile comprenderlo ed esaurir-lo in una logica lineare o semplificante: essa richie-de un’apertura all’incertezza, alla non linearità, alla contro-intuitività che tale tipo di complessità porta con sé. Una sfida educativa affascinante e difficile.

Andrea Galimberti, Professore associato, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R. Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca

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