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SGUARDI
IDEE E PRATICHE DI SOSTENIBILITÀ
Definizioni, culture e pratiche per un’educazione alla sostenibilità
di Letizia Luini e Francesca RotaI temi legati alla sostenibilità e allo sviluppo soste-nibile rappresentano delle questioni sempre più ur-genti e dibattute, che invitano a riflettere su che tipo di mondo si sta costruendo e quale futuro, noi e le nuove generazioni, dovremo prepararci a vivere.
Entrambi i costrutti sono oggi utilizzati, sia in ambi-to politico nazionale sia internazionale, nella ricerca scientifica e in campo educativo, ma la variabilità di significazioni, spesso impiegate in modo intercam-biabile, rende quanto mai necessario esplorarne radici, interpretazioni e implicazioni, per provare a delineare alcune possibili declinazioni pratiche.
Già le origini etimologiche del termine “sostenibi-lità”, dal latino sustĭnĕo che significa resistere, so-stenere, sorreggere, ma in senso figurato anche difendere, aiutare, proteggere, sostentare e nutri-re, ne fanno intuire la complessità e le potenziali ricadute anche in termini educativi. Inoltre, è possi-bile dedurre che si tratti di un costrutto poliedrico, tant’è che dalla lettura di documenti nazionali e internazionali che trattano il tema non è possibile ricavare una definizione univoca.
Inoltre, “sostenibilità” e “sviluppo sostenibile”, come accennato, sono spesso utilizzati in modo inter-cambiabile, nonostante la loro differenza concet-tuale: la sostenibilità, infatti, può essere descritta come un obiettivo a lungo termine finalizzato alla co-costruzione di una società più equa, giusta, in-clusiva e rispettosa. Lo sviluppo sostenibile si riferi-sce, invece, a processi e percorsi che possono con-sentire di raggiungere lo sviluppo o il progresso attraverso modalità sostenibili (Bianchi, 2020). In questo senso, l’accostamento tra i termini “svilup-po” e “sostenibile” viene spesso problematizzato e definito come contraddittorio: infatti, se lo sviluppo viene interpretato esclusivamente come crescita e progresso, può rivelarsi insostenibile.
Una delle prime definizioni di sviluppo sostenibile, nonché una tra le più note, è quella del rapporto Our Common Future (WCED, 1987), secondo cui lo sviluppo sostenibile consiste nel soddisfare i biso-gni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Tut-ti i documenti e le azioni successive vi hanno fatto riferimento, fino all’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (ONU, 2015) che concettua-lizza un nuovo quadro per lo sviluppo sostenibile, attraverso la realizzazione di 17 obiettivi. Tale do-cumento permette di considerare la sostenibilità come un concetto ad ampio spettro e rappresenta un riferimento teorico e legislativo che indica come, per raggiungere uno sviluppo sostenibile, sia im-portante armonizzare la dimensione ambientale, economica e sociale. In particolare, la dimensione ambientale riguarda la necessità di preservare il nostro ambiente naturale, affinché possa accoglie-re generazioni future capaci di prendersene cura in-dividualmente e collettivamente. In questo senso, la dimensione sociale riguarda spesso e volentieri la partecipazione, in quanto l’Agenda 2030 riconosce che la realizzazione di tutti questi obiettivi richiede ai cittadini, grandi e piccoli, di percepirsi agenti at-tivi del cambiamento, attraverso la partecipazione ad azioni che coinvolgono la territorialità. Al tempo stesso, la dimensione sociale intercetta il benessere e la salute delle persone, al fine di garantire una vita sana e un’istruzione di qualità per tutti, combattere la povertà, promuovere l’uguaglianza di genere e co-costruire società pacifiche, giuste e inclusive. In-fine, la dimensione economica ha a che fare con la promozione di una crescita economica sostenibile, inclusiva ed equa, per cercare di ridurre le disugua-glianze economiche, creare opportunità per tutti e promuovere vite prosperose, facendo in modo che il progresso economico, sociale e tecnologico av-venga attraverso modalità rispettose della natura. L’Agenda 2030 svela poi l’importanza della dimen-sione educativa, che trova esplicita espressione nell’obiettivo 4, che intende garantire un’istruzione di qualità, inclusiva ed equa, promuovendo oppor-tunità di apprendimento continuo per tutti. Nello specifico, il target 4.7 mira a garantire che entro il 2030 bambini, giovani e adulti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie a pro-muovere lo sviluppo sostenibile attraverso un’e-ducazione sensibile ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valo-rizzazione delle diversità culturali (ONU, 2015).
E quindi: che cosa si intende con educazione allo sviluppo sostenibile e alla sostenibilità?
Anche in questo caso, il panorama è complesso e le significazioni attribuite sono in costante divenire, ma le parole recentemente utilizzate dall’UNESCO (2017) chiariscono che l’educazione allo sviluppo sostenibile mira a sviluppare competenze che per-mettano agli individui di riflettere sulle loro azioni, prendendo in considerazione il loro impatto so-ciale, culturale, economico e ambientale attuale e futuro, da una prospettiva sia locale sia globale. L’educazione allo sviluppo sostenibile dovrebbe pertanto essere intesa come parte integrante di un’educazione permanente, che percorre ordi-ni, gradi scolastici e contesti educativi, formali, non-formali e informali, mettendo a disposizione approcci e strumenti per un’educazione rilevan-te per tutti, consentendo a ognuno di rispondere attraverso azioni individuali e collettive alle sfide odierne. Un’educazione che appare quindi olistica e trasformativa, in grado di promuovere contesti di apprendimento esperienziali e interdisciplinari, ingaggianti e rispettosi delle specificità di ognuno. In tal senso, come accennato, la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nelle esperienze educative appare una dimensione trasversale, che può per-mettere di sentirsi responsabili nella risoluzione di problemi, che diventano delle urgenze per tutti.
Questa riflessione appare coerente con quanto affermato anche da Sterling (2006) che sostiene che per educare alla sostenibilità sia necessario superare la mera trasmissione di conoscenze e contenuti, a favore di approcci e pratiche capaci di valorizzare processi di apprendimento di tipo creativo, riflessivo, critico e partecipativo: solo in questo modo sembrerebbe possibile promuovere un apprendimento trasformativo, capace di mo-
dificare significativamente attitudini e comporta- menti dei cittadini di oggi e domani.
Letizia Luini e Francesca Rota, dottorande in Educazione nella Società Contemporanea, Università degli studi di Mi-lano-Bicocca, insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria.
BIBLIOGRAFIA
Bianchi G., Sustainability competences: A systematic literature review, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2020.
ONU, Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, 2015, https://unric.org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf.
Sterling S., Educazione sostenibile, Cesena, Anima Mundi, 2006. UNESCO, Educazione agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile: Obiettivi di apprendimento, 2017, www.unesco.it/wp-content/uploads/2023/11/MANUALE_ITA1-UNESCO.pdf.
World Commission on Environment and Development, Our Common Future, 1987, https://sustainabledevelopment.un.org/content/documents/5987our-common-future.pdf.