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Curare e riconoscere la relazione con la natura

Esplorare la biodiversità a 5 anni

 

Rosa Buonanno

PhD in Reggio Childhood Studies, insegnante scuola primaria, IC Ligabue, Reggio Emilia

Abstract

La biodiversità rappresenta la ricchezza di tutte le forme di vita presenti sul pianeta, un intreccio complesso di varietà e interconnessioni. Conoscerla e comprenderne il valore significa riconoscere il ruolo essenziale che essa svolge per il benessere degli esseri viventi e degli ecosistemi. Questo contributo presenta l’esperienza di bambini e bambine della scuola dell’infanzia che, attraverso un approccio esplorativo e multisensoriale, hanno scoperto la biodiversità mediante il corpo, il contatto diretto con l’ambiente e l’utilizzo di strumenti analogici e digitali. L’immersione nella natura ha stimolato la partecipazione attiva e favorito la costruzione di una relazione significativa con il mondo naturale.

 

Parole chiave

Biodiversità, natura, documentazione, esplorazione, relazioni

Contatti

ros.buonanno@gmail.com

EDUCARE E CURARE LA RELAZIONE CON LA NATURA

I bambini e le bambine di oggi trascorrono gran parte del loro tempo in ambienti chiusi, con opportunità limitate di interazione diretta con il mondo naturale. Diventa quindi fondamentale promuovere un rapporto autentico con la natura, riconoscendo al contempo il valore dell’esplorazione e della gestione dei rischi come elementi essenziali del processo di crescita e apprendimento (Bertolino et al., 2017). Tali esperienze favoriscono lo sviluppo dell’autonomia e della capacità di osservare e comprendere la diversità, intesa sia come varietà biologica sia come pluralità di persone e culture. Il confronto con una realtà non umana, ma profondamente interconnessa con l’esistenza umana, rappresenta un’opportunità preziosa per ampliare la propria visione del mondo. Al contrario, la riduzione delle occasioni di interazione con la natura non solo compromette la capacità di orientarsi nello spazio, ma incide profondamente anche sullo sviluppo cognitivo, motorio e sulla salute fisica. Per questo, spesso bambine e bambini tendono ad avere una percezione limitata del proprio corpo e delle proprie emozioni, manifestando difficoltà nell’approcciarsi alla diversità e nell’affrontare gli imprevisti (ibidem). Questa condizione è aggravata da una didattica poco stimolante, che, invece di incoraggiare la scoperta dell’ambiente, del sé e delle proprie capacità relazionali, risulta spesso restrittiva e sempre più vincolata a dinamiche di sicurezza e tutela eccessiva (Farné et al., 2023). L’allontanamento dall’esperienza diretta con la natura ha amplificato diverse problematiche, tra le quali la riduzione della capacità di osservazione, il calo dell’interesse per l’ambiente circostante, la difficoltà nel riconoscere le specie vegetali e la perdita del piacere di entrare in contatto con la terra, sporcarsi le mani e percepire gli odori della natura (Bertolino et al., 2017).

Una didattica confinata prevalentemente in spazi chiusi rischia di limitare drasticamente le possibilità di bambini/e di sviluppare una comprensione profonda e percettiva del mondo esterno. Non si tratta di opporre rigidamente l’ambiente esterno a quello interno, ma di restituire alla complessità – elemento essenziale della natura – un ruolo centrale nel processo di apprendimento. È necessario creare occasioni, momenti e connessioni che favoriscano la relazione profonda tra bambine, bambini e il mondo naturale. L’obiettivo non è solo educare nell’ambiente, ma anche con l’ambiente, affinché ogni esperienza diventi un’opportunità per sviluppare consapevolezza ecologica e senso di responsabilità (ibidem). Questa prospettiva si intreccia profondamente con la necessità di educare alla sostenibilità, promuovendo contesti in cui coloro che apprendono possano sviluppare un senso di appartenenza alla natura e riconoscere il proprio ruolo negli ecosistemi. Molti gruppi di ricerca sull’educazione all’aperto (ad esempio, Farné et al., 2023) evidenziano l’urgenza di un cambiamento radicale nel sistema scolastico. Per troppo tempo, l’esperienza educativa è stata confinata in spazi chiusi e strutture rigide, mentre oggi emerge il bisogno di un’educazione più libera, capace di mettere le nuove generazioni in relazione autentica con il mondo reale. Il contatto con la natura non è soltanto un’opportunità per conoscere l’ambiente, ma rappresenta una via per risvegliare il senso di appartenenza al pianeta e la responsabilità verso il futuro. Recuperare questa relazione con il mondo naturale non significa semplicemente guardare al passato, ma intraprendere un percorso essenziale per costruire un’educazione contemporanea, significativa per accompagnare bambine e bambini con sensibilità, sviluppando capacità di osservazione e ascolto attivo verso la diversità e il pianeta. Coloro che guidano il processo educativo devono quindi assumere il ruolo di mediatori attenti, capaci di creare contesti che favoriscano il dialogo e l’incontro, lasciando spazio all’esplorazione autonoma e alla costruzione condivisa di significati. Accompagnare bambine e bambini in questo percorso significa aiutarli a comprendere che ogni processo è fondato su una rete di relazioni, un intreccio dinamico di interdipendenze tra esseri viventi e ambiente (Mortari, 2020). D’altra parte, l’immaginario collettivo, influenzato dall’idea dell’essere umano come dominatore della natura, ha contribuito a rafforzare una visione anti-ecologica del mondo, allontanando progressivamente le persone dal loro rapporto diretto con il mondo biologico (ibidem). Superare questa prospettiva implica riscoprire la connessione con la natura e riconoscere il valore di ogni forma di vita all’interno di un equilibrio complesso e interdipendente

INTRECCI TRA NATURA E SCOPERTA

Il progetto “Osservare la Biodiversità” è stato realizzato nell’ambito del bando Futura PNRR presso la scuola dell’infanzia statale Don Guglielmi dell’istituto comprensivo Antonio Ligabue di Reggio Emilia. L’obiettivo è stato quello di esplorare e approfondire, insieme a bambini e bambine di 5 anni, il tema della biodiversità e di favorire una connessione più profonda tra l’ambiente scolastico e la vita biologica. Le loro riflessioni e curiosità, emerse durante le assemblee, hanno rilevato un forte desiderio di scoperta, espresso attraverso domande, dubbi e pensieri, che hanno orientato le indagini dirette nel giardino della scuola e negli spazi adiacenti. Questi contesti hanno stimolato pensieri e proposte concrete per esplorare, approfondire, imparare, ricercare e contemplare la bellezza della diversità, rivelando come gli ambienti esterni possano essere spazi intelligenti e densi di significati, capaci di attivare processi di pensiero, sostenere riflessioni, accogliere emozioni e generare esperienze attive (Guerra, 2020). Sono contesti flessibili e in continua evoluzione che si sono adattati alle esigenze, alle diverse intelligenze e alle dinamiche relazionali emerse nel processo. In questo senso, sono luoghi in cui “la scoperta e la meraviglia sottendono ogni passaggio e si combinano alla meraviglia del gruppo, che insieme costruisce, crea nuove condizioni e scenari differenti” (Buonanno e Paoli, 2024, p. 101). Affinché tali condizioni risultassero accessibili e significative, è stato fondamentale che coloro che accompagnavano il processo educativo assumessero un ruolo di supporto, riconoscendo e valorizzando segni, tracce, forme nella loro autenticità, esaltandone le proprietà intrinseche e incentivando le relazioni con l’ambiente e con gli esseri viventi e non viventi presenti. In questa prospettiva le esperienze sensoriali e corporee si sono svolte in ogni condizione atmosferica, favorendo anche lo sviluppo di una maggiore sensibilità nei confronti delle variazioni ambientali, in linea con l’idea che “Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento” (Robert Baden-Powell). Queste pratiche hanno affinato la percezione degli odori, delle sfumature cromatiche mutevoli della natura e del rapporto con il mondo reale. Inoltre, hanno permesso a bambini e bambine di affrontare e superare paure, esplorare il rischio in modo consapevole e sviluppare una comprensione più profonda delle proprie capacità. Questo processo ha contribuito alla costruzione di un nuovo senso di sé, in relazione con l’ambiente circostante. 

Allo stesso tempo, l’integrazione di strumenti analogici e digitali, sia in spazi aperti che chiusi, ha ampliato le possibilità di esplorazione, trasformando l’ambiente in una risorsa ancora più stimolante. Tale combinazione non solo ha permesso a bambini e bambine di osservare il contesto con occhi nuovi, scoprire connessioni inaspettate e approfondire il loro rapporto con la natura attraverso un’interazione più attiva e consapevole, ma ha anche reso possibile affinare l’osservazione dei dettagli, immaginare l’invisibile ed esplorare nuove prospettive, ampliando la comprensione delle diverse forme di vita. In aggiunta, questi strumenti hanno favorito uno sguardo più ampio sulla complessità del vivente, offrendo chiavi di lettura inedite per cogliere le storie racchiuse in ogni elemento naturale. Gli elementi raccolti, intrisi di significato, sono stati selezionati, categorizzati, nominati e trattati come veri e propri tesori, da condividere e valorizzare nella creazione di una biblioteca naturale. L’archivio condiviso ha rappresentato un ponte tra l’esperienza sensoriale e la costruzione della conoscenza, favorendo un’interazione più consapevole con l’ambiente. In questo processo, bambini e bambine hanno partecipato attivamente alla discussione, attribuendo valore alle loro scoperte e conferendo a ogni momento un significato educativo e relazionale profondo. La dimensione collettiva dell’esperienza ha rafforzato il senso di appartenenza al gruppo e alla comunità educativa, promuovendo pratiche di osservazione, confronto e costruzione condivisa del sapere. A supporto del processo di ricerca di bambini, bambine e del gruppo insegnanti, la documentazione ha giocato un ruolo chiave, facilitando la condivisione e favorendo la riflessione, mentre l’osservazione continua ha permesso di comprendere più approfonditamente la realtà naturale e di costruire una mappa poetica del sapere collettivo. La documentazione pedagogica (Guerra, 2019; Rinaldi, 2021) ha supportato la scoperta, offrendo strumenti di riflessione sulla complessità del mondo naturale e favorendo un’interazione attiva con l’ambiente. È stato uno strumento versatile per rilevare la trasversalità dei lavori, costituendo una rappresentazione significativa del sapere collettivo. In conclusione, il concetto di biodiversità, emerso dall’esperienza delle bambine e dei bambini, si è sviluppato attraverso diversi momenti di incontro, osservazione e riflessione sulla diversità, permettendo loro di attribuirgli un’identità concreta e di riconoscerne la complessità. Di conseguenza, questo processo ha favorito non solo l’acquisizione di conoscenze scientifiche, ma anche la costruzione di un rapporto più consapevole e rispettoso con il mondo naturale. La biodiversità è stata riconosciuta non solo come varietà biologica, ma anche come una rete di relazioni in cui ogni elemento ha un ruolo e un significato. Inoltre, l’incontro con la diversità si è trasformato in un’esperienza estetica e conoscitiva, contribuendo alla formazione di un immaginario ecologico che intreccia percezione, emozione e sapere. Parallelamente, le esplorazioni e le scoperte hanno arricchito la conoscenza del vivente, favorendo una relazione di rispetto e alleanza con la natura e dando vita a continue discussioni e approfondimenti. Alla fine del percorso, la biodiversità è diventata un concetto tangibile, radicato in esperienze concrete e riconosciuta come una sorta di biblioteca della vita, un archivio che custodisce la storia dell’evoluzione, l’arte dell’adattamento e le interconnessioni tra le forme di vita (Barbi, 2022). Proteggere e promuovere questa ricchezza è essenziale non solo per la sostenibilità ambientale, ma anche per il benessere delle generazioni future. Solo attraverso il rispetto di questa rete interconnessa possiamo aspirare a costruire un mondo capace di prendersi cura dell’ambiente e della vita in tutte le sue forme (Buonanno, 2024).

 

CONCLUSIONI

Questa esperienza ha evidenziato come la scuola possa diventare un luogo di incontro autentico con la natura e il regno delle piante, promuovendo processi di sensibilizzazione verso il vivente e il non vivente. Attraverso un coinvolgimento diretto, i bambini e le bambine hanno avuto l’opportunità di sviluppare un legame significativo con l’ambiente, portando le conoscenze anche al di fuori del contesto scolastico. Grazie a contesti arricchiti dalla voce di bambini e bambine e dal supporto di esperti, è possibile alimentare curiosità e meraviglia in modo continuo. Contemporaneamente, la documentazione ha giocato un ruolo cruciale nel rendere visibili i processi di apprendimento, valorizzando idee, pensieri, riflessioni e teorie elaborate di bambini e bambine. Di conseguenza, ha permesso non solo di consolidare il sapere all’interno della scuola, ma anche di creare un ponte con la vita quotidiana, stimolando dialoghi e riflessioni che coinvolgono famiglie e comunità. Per rendere la connessione ancora più profonda, è fondamentale che il gruppo insegnanti adotti una postura di ricerca continua, aprendosi all’inaspettato, ai dubbi e alle perplessità. In questo modo, sarà possibile accompagnare bambini e bambine nella scoperta di relazioni ecologiche e culturali significative, valorizzando contesti che facilitino il trasferimento di conoscenze tra esperienza scolastica e vita quotidiana. Il cuore di questa riflessione è la cura della relazione tra l’essere umano, la natura e tutti i soggetti, viventi e non viventi, con cui entra in connessione. Un approccio di questo tipo, infatti, non solo arricchisce l’apprendimento, ma coltiva nei bambini e nelle bambine un senso profondo di appartenenza e responsabilità verso il mondo che li circonda. Pertanto, rendere la scuola un ambiente permeabile alla vita reale, e viceversa, non è solo un’opportunità, ma una necessità pedagogica per una formazione autentica e significativa.

1 Si tratta di un nome dato da un bambino del gruppo a una struttura a ponte presente nel soggiorno, nome che è poi stato utilizzato da tutto il gruppo dei bambini e delle bambine per nominare la struttura.

2 La domanda è stata consegnata per iscritto ai genitori, i quali hanno potuto rispondere con tranquillità a casa e riportare il foglio al nido riponendolo in una scatola, nel rispetto dell’anonimato.

3 Il Percorso della Sezione e del Gruppo rappresenta uno strumento operativo dei Nidi del Comune di Verona che raccoglie le riflessioni delle educatrici e documenta l’attività della sezione e lo specifico dei gruppi di riferimento.

Il suo utilizzo è finalizzato a costruire connessioni coerenti tra progetto di sezione e pratica, attraverso documentazioni osservative, che sostengano il processo di riflessione e progettazione durante tutto l’anno educativo.

4 Piattaforma che consente di creare delle pagine digitali interattive condivise tra nido e famiglie, in questo caso utilizzate per documentare attraverso immagini fotografiche significative e brevi didascalie le esperienze delle bambine e dei bambini al nido.

5 Applicazione digitale che consente la condivisione istantanea con le famiglie di immagini fotografiche e descrizioni relative alle esperienze della giornata al nido.

BIBLIOGRAFIA

Barbi V., Che cosa è la biodiversità oggi, Milano, Ambiente, 2022.

Bertolino F., Guerra M., Schenetti M., Antonietti M., “Educazione e natura: radici profonde, sfide presenti, prospettive future”, in Bondioli A., Savio D., Crescere bambini. Immagini d’infanzia in educazione e formazione degli adulti, Bergamo, Edizione Junior, 2017, pp. 61-77. Buonanno R., Paoli E.S., Learning through play! Playful learning and creative coding, in “Pampaedia, Bollettino As.Pe.I”, n. 196, 2024, pp. 97-113.

Buonanno R., “Educare alla Biodiversità in sintonia con le piante”, in G. Persico, M. Guerra, A. Galimberti (a cura di), Educare per la biodiversità Approcci, ricerche e proposte, Milano, FrancoAngeli, 2024, pp. 95-104.

Farné R., Bortolotti A., Terrusi M., Outdoor Education: prospettive teoriche e buone pratiche, Roma, Carrocci, 2023

. Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019. Guerra M., “Contesti. L’educazione oltre i luoghi dell’educazione, in F. Bertolino, M. Guerra (a cura di), Contesti intelligenti: Spazi, ambienti, luoghi possibili dell’educare, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2020, pp.13-22.

Mortari L., Educazione ecologica, Bari-Roma, Laterza, 2020. Rinaldi C., In dialogue with Reggio Emilia: Listening, researching and learning (Second edition), Londra, Routledge, Taylor & Francis Group, 2021.

 

 

DOMANDE GENERATIVE

Cinzia D’Alessandro Quali piccoli contesti è possibile allestire dentro lo 0-6 perché bambine e bambini incontrino quotidianamente il significato di biodiversità? Quali parole possono aiutare le équipe del nido e della scuola a veicolare alle bambine e ai bambini un concetto tanto complesso? Quali albi illustrati possono sostenere una progettualità che costruisca un immaginario ricco sul tema?

Cinzia D’Alessandro

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