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Le parole dell’educazione

Crisi

Nima Sharmahd – Senior Researcher, VBJK (Centro per l’innovazione ai servizi all’infanzia), Belgio

Qualche anno fa ho scoperto che la parola crisi in greco antico (krisis) contiene in sé il significato “scelta”.

Quasi un ossimoro, sembrerebbe, nella stessa parola. Oggi diremmo che se siamo in crisi non riusciamo a scegliere. Solitamente essere in crisi viene considerato qualcosa da superare, per arrivare presto a una soluzione, a una risposta.

Invece qui ci viene detto che è proprio nella nostra capacità di stare nella crisi, di soggiornare nelle nostre domande e nei nostri dubbi, che risiede la possibilità di scegliere con maggiore consapevolezza.

Oggi nei servizi all’infanzia non è sempre semplice concedersi il tempo di stare nella propria crisi e nelle proprie domande. In un contesto di diversità in cui occorre costantemente riadattarsi, spesso educatori ed educatrici cercano risposte rapide alle loro domande. Il tempo della crisi è invece fondamentale proprio per arrivare a risposte più consapevoli e adeguate alle diverse situazioni che si presentano. Non esistono soluzioni standard in educazione. Esistono la negoziazione e la riflessione quotidiana, la ricerca, l’adozione di strategie continuamente soggette a trasformazione.

Le domande, i dubbi, l’incertezza (Urban, 2008) sono dunque fondamentali. Occorre però anche che ci sia una base, un’intenzionalità educativa capace di contenere questi dubbi all’interno di una cornice di riferimento.

Per questo il ruolo del coordinamento pedagogico si fa così prezioso (Catarsi, 2011). In questo contesto è fondamentale poter disporre di un occhio esterno ma non estraneo capace di supportare la riflessività dei gruppi e di sostenerne appunto la “crisi”.

Oggi più che mai questi concetti diventano attuali. La pandemia ha obbligato i servizi all’infanzia a farsi carico di una crisi senza precedenti. Educatori ed educatrici si sono trovati a dover velocemente rielaborare concetti dati per scontati, a rivedere spazi e tempi, a conciliare i protocolli di sicurezza con la loro visione pedagogica (Van Laere et al., 2021). Pensiamo alla relazione con le famiglie, all’ambientamento, all’uso della documentazione pedagogica, all’organizzazione degli spazi esterni. Tutti aspetti che hanno avuto bisogno di una revisione e rielaborazione.

Una consulente pedagogica belga intervistata durante il lockdown racconta: “Visto che ora i contatti sono molto più individuali, abbiamo potuto conoscere le famiglie in un modo diverso. Per esempio durante il lockdown abbiamo portato ai bambini disegni da colorare, ma alcuni genitori ci hanno detto che a casa non hanno pennarelli. Non ci avevo mai pensato” (Babette Swinnen, consulente pedagogica Campus O³, Genk) (VBJK, 2020). Questa citazione evidenzia uno degli elementi più arricchenti che questa drammatica pandemia ha portato con sé: la capacità di dare spazio alla crisi, appunto, per ri-sorprendersi, rielaborare concetti dati per scontati e reinventarsi. Al di là e oltre la situazione pandemica, la capacità di dare spazio al valore costruttivo della crisi rappresenta uno degli elementi cardine del fare pedagogia oggi.

Bibliografia

Catarsi E. (a cura di), Coordinamento pedagogico e servizi per l’infanzia, Edizioni Junior – Spaggiari edizioni, Bergamo, 2011.

Urban M., Dealing with uncertainty. Challenges and possibilities for the early childhood profession, in “European Early Childhood Education Research Journal”, vol. 16, n. 2, 2008, pp. 135-152.

Van Laere K., Sharmahd N., Lazzari A., Serapioni M., Brajcović S., Engdahl I., Heimgaertner H., Lambert L., Hulpia H., Governing quality Early Childhood Education and Care in a global crisis: first lessons learned from the COVID-19 pandemic, in “NESET report”, Publications Office of the European Union, Lussemburgo, 2021.

VBJK, Hoe houd je contact met maatschappelijk kwetsbare gezinnen in tijden van corona?, VBJK, Gent, 2020.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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