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IDEE E PRATICHE DI SOSTENIBILITÀ

Letizia Luini e Francesca Rota

Costruire partecipazione
dentro e fuori i servizi educativi

Un servizio educativo, così come si legge nelle Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei (MI, 2021), costituisce una componente essenziale del tessuto sociale e culturale di un territorio, il quale può significativamente contribuire alla tutela dell’infanzia anche attraverso la collaborazione con luoghi, servizi e istituzioni presenti nella comunità: emerge dunque come la scuola, attraverso il dialogo con altri contesti, possa svolgere un ruolo centrale quale presidio democratico sul territorio, in linea con la sua missione.

Come visto in altre sedi, conoscere e comprendere con maggiore consapevolezza ciò che ci circonda e maturare nel tempo il desiderio di prendersene cura, passa anche dalla possibilità di poter esercitare il proprio diritto alla partecipazione in realtà situate, in occasioni contestualizzate, e quindi in ambienti che possano sconfinare rispetto alle mura scolastiche, affinché l’esercizio di una cittadinanza attiva possa trovare nella realtà dei siti privilegiati di applicazione concreta. In questo senso, nella cornice del sistema integrato 0-6 emerge che garantire una continuità educativa per bambine e bambini significa anche tenere conto dell’inestricabile legame con il territorio circostante, favorendo la creazione di connessioni significative con l’ambiente di riferimento, che contribuisce a un’educazione più integrata e situata (ivi), poiché travalica confini strutturali, formali e istituzionali. Da questa prospettiva, esperienze all’aperto, esplorazioni urbane e progettazioni partecipate con la comunità possono permettere ai più piccoli di diventare protagonisti attivi della vita cittadina e comunitaria, contribuendo a rendere spazi e realtà pubbliche (Guerra e Ottolini, 2019) più inclusive: pertanto, la partecipazione di bambine, bambini e adulti fuori dalla scuola, può favorire una loro ri-attivazione, sostenendo la presa di consapevolezza del ruolo che è possibile assumere all’interno della collettività, così come dell’empowerment e del potenziale trasformativo che ciascuno può esercitare anche rispetto a questioni complesse, invitando a sentirsi parte di qualcosa di più ampio (Guerra, 2023). I servizi educativi possono dunque assumere il ruolo di promotori di esperienze sul territorio, diventando un punto di riferimento per l’educazione, e protagonisti nel favorire esperienze educative al di fuori del contesto scolastico (MI, 2021), alimentando connessioni tra scuola, famiglie e comunità: per esempio, abitare regolarmente gli spazi esterni alla scuola, o ancora, prendere parte alla trasformazione più o meno permanente di luoghi pubblici attraverso attivazioni partecipate in cui ci si immagina che bambini, famiglie e cittadinanza tutta vi prendano parte, possono rappresentare delle occasioni di apprendimento che generano dialogo tra dentro e fuori la scuola, ma anche delle opportunità per conferire maggiore visibilità all’infanzia, a ciò che bambine e bambini possono fare, al di fuori di quegli spazi tradizionalmente preposti a funzione educante (Guerra, 2023). Tali pratiche favoriscono perciò la disseminazione di rappresentazioni di infanzia che possono contribuire alla ristrutturazione di immagini di bambini e bambine più complesse, poliedriche, meno edulcorate e visibili sul territorio. In un contesto sociale e culturale siffatto, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia possono dunque svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di una nuova concezione di infanzia e dei suoi diritti, così come un ripensamento di alcune relazioni educative, favorendo la creazione di reti sociali che rafforzano la coesione, l’inclusione e l’alleanza educativa, in cui le scuole si configurano quali punti di riferimento e poli culturali per il territorio a cui appartengono (MI, 2021).

Azioni collaborative in spazi pubblici consentono dunque di attivare la partecipazione di bambini e adulti familiari secondo possibilità e risorse personali, in continuità con un’idea di relazione tra servizi e famiglie che sia reciprocamente rispettosa e valorizzante, favorendo uno spostamento della relazione in uno spazio neutro, di confine, che appartiene ugualmente a tutti, sostenendo una prospettiva relazionale più equa e democratica (Guerra, 2023). In questo senso, progettare percorsi ed esperienze che permettano anche ai genitori di prendere parte insieme ai bambini ad azioni di riscoperta e di riqualificazione del territorio, ma anche di avvicinamento alle risorse di cui esso dispone, può trasformare nidi e scuole in punti di riferimento culturali per la comunità, una funzione cruciale in particolare per chi vive la prima esperienza genitoriale o proviene da contesti territoriali e culturali differenti rispetto a quelli accoglienti (MI, 2021), generando occasioni di scambio arricchenti e contagiose.

Negli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia si legge infatti che “la partecipazione e la collaborazione dei genitori possono arricchire […] la progettualità dei servizi educativi e contribuire ad affrontare problematiche esterne al servizio” (MI, 2022, p. 29). Per alimentare questo scambio che coglie le possibilità di ciascun attore coinvolto nel processo, appare dunque essenziale progettare e mettere a disposizione occasioni differenti per favorire relazioni, incontri, scambi e contaminazioni, di natura formale e informale, secondo tempi e in luoghi differenti, sia dentro che fuori il servizio: la prospettiva che sembra delinearsi, anche in questo caso, sembrerebbe di tipo partecipativo: non esiste a priori ma si costruisce insieme, nei contributi che ciascuno può offrire, quale processo che può consentire agli adulti familiari non solo di prendere parte, ma anche di contribuire a dare forma a percorsi ed esperienze, determinando nuove direzioni progettuali (Guerra e Luciano, 2014). Pertanto, così come la partecipazione dei servizi in spazi pubblici può promuovere un senso di appartenenza e arricchire la comunità stessa, anche il coinvolgimento delle famiglie nella vita dei servizi diventa un elemento per costruire contesti educativi ricchi e inclusivi: questo dialogo tra bambini, famiglie e istituzioni può infatti generare nuove forme di collaborazione, sostenute da patti di alleanza, fiducia e corresponsabilità, nonché da occasioni di incontro democratiche e più sostenibili, che rafforzano le possibilità di abitare realtà educative diffuse dentro e fuori la scuola, in un clima di ascolto e accoglienza. 

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Ludovico Ariosto

Letizia Luini, assegnista di ricerca di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Francesca Rota, dottoranda in Educazione nella Società Contemporanea, Università degli studi di Milano-Bicocca, insegnante di scuola dell’infanzia e primaria.

PER APPROFONDIRE

Guerra M., Luciano E. (a cura di), “Costruire partecipazione dentro, fuori e oltre i servizi educativi per l’infanzia”, in M. Guerra, E. Luciano (a cura di), Costruire partecipazione. La relazione tra famiglie e servizi per l’infanzia in una prospettiva internazionale, Parma, Edizioni Junior, 2014, pp. 7-16.

Guerra M., Ottolini L., In Strada. Azioni partecipate in spazi pubblici, Mantova, Corraini, 2019.

Guerra M., “Azioni partecipate per un’educazione aperta. Esperienze sulla soglia tra servizi educativi e scuole dell’infanzia, bambini e famiglie”, in B. Weyland (a cura di), Atelier scuola. Pedagogia, architettura e design in dialogo, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2023, pp. 101-110. Ministero dell’Istruzione, Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, 2021.

Ministero dell’Istruzione, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022

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