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Coordinamento
Pedagogico Territoriale
Le fasi di avvio
Agnese Infantino
Ricercatrice in Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università Milano-Bicocca
Chiara Castiglioni
Pedagogista
Abstract
L’articolo intende descrivere l’esperienza di un Coordinamento Pedagogico Territoriale, ripercorrendone in particolare le fasi dell’avvio e i processi che le hanno caratterizzate. Pur nella loro specificità, le modalità di avvio del Coordinamento Pedagogico Territoriale descritto possono offrire spunti generali di riflessione sia relativamente all’esperienza di altri Coordinamenti Pedagogici Territoriali che, in linea con il Dlgs 65/2017, si sono costituiti in questi anni, sia per delineare più complessivamente uno sguardo su alcuni elementi contestuali riferibili alla realizzazione dello zero-sei. Il modo di lavorare adottato nelle fasi di avvio di un Coordinamento può infatti risultare significativo per l’emersione di questioni e temi educativi rilevanti per le realtà educative impegnate nella realizzazione dello zero-sei.
Parole chiave
Sistema integrato zero-sei, Coordinamento Pedagogico Territoriale, Formazione in servizio
Contatti
agnese.infantino@unimib.it
COME INIZIARE?
L’istituzione del Sistema Integrato (Dlgs 65/2017) ha certamente aperto nuove opportunità di sviluppo per l’educazione dell’infanzia, in primo luogo prevedendo i Coordinamenti Pedagogici Territoriali¹ che, laddove sono riusciti a prendere forma, si sono costituiti come luoghi di potenziale incontro e dialogo tra realtà educative, per lo più nidi e scuole dell’infanzia, che per quanto collocate spesso in stretta o strettissima contiguità spaziale appaiono, da un punto di vista educativo, per lo più debolmente interconnesse se non addirittura del tutto sconosciute le une alle altre. Il processo che accompagna la costituzione dei CPT porta all’emersione sia degli spazi di possibile condivisione di una innovativa cultura educativa zero-sei, sia delle resistenze che svelano le fragilità dell’attuale non-sistema zero-sei attraversato da faglie, fratture, incoerenze politiche e amministrative prima ancora che educative e pedagogiche. In questo quadro, l’avvio del CPT di Seregno (MB)2 è emblematico. La sua costituzione, infatti, ha posto immediatamente in primo piano la necessità di far fronte ad alcune questioni anche molto concrete nel loro porsi. Infatti, in un territorio in cui prevale una certa frammentazione tra realtà rivolte allo zero-sei, avviare il CPT ha portato a interrogarsi su quali basi e intorno a quali contenuti educativi costruire i primi scambi ed esperienze di condivisione tra nido e scuola dell’infanzia. Come dare senso al trovarsi insieme di educatrici, insegnanti, coordinatrici che lavorano in realtà slegate e distanti tra loro? Come motivare la loro partecipazione al Coordinamento per la costituzione di una condivisa prospettiva zero-sei? Indubbiamente, il documento delle Linee Pedagogiche per il Sistema Integrato zerosei costituisce un riferimento imprescindibile, ma come collegare le idee e i contenuti espressi in quel documento con le molteplici ed eterogenee esperienze educative in cui si articola concretamente sul campo l’offerta dei servizi educativi e scolastici rivolti allo zero-sei? L’avvio di un CPT è quindi un processo per nulla scontato. Nel nostro caso è stato chiaro che l’avvio del CPT implicava individuare una base e un oggetto comune, sensato e condiviso, che aiutasse a fare convergere nel Coordinamento le diverse realtà territoriali dell’Ambito. Riferirsi a un campo d’azione comune è stata avvertita come necessità anche in altri CPT che, in numerose situazioni, lo hanno individuato attivando esperienze formative comuni, confidando nell’effetto coagulante che la formazione può favorire quando punta alla partecipazione congiunta di educatrici e insegnanti di diverse realtà. Nel caso del CPT di Seregno si è scelto di percorrere un’altra strada, imbastendo in una prima fase percorsi di scambio e confronto nella pratica educativa tra educatrici, insegnanti e coordinatrici per definire solo in una fase successiva la progettazione di possibili sviluppi formativi. È stato importante avviare innanzitutto un movimento che permettesse di connettersi e situarsi all’interno della realtà educativa esistente, per quanto frastagliata e puntiforme, per immaginare linee di connessione a partire dalle pratiche già in atto sul campo, nei nidi e nelle scuole dell’infanzia (Infantino, 2014). L’orizzonte postumano (Braidotti, 2014; Revelli, 2020) ci induce ad assumere questo posizionamento e a praticare una formazione situata e dialogica (Kaneklin, Scaratti,1998; Scaratti, 2021; Lave, Wenger, 2006) che non opera dall’esterno nell’intento di trasmettere e depositare contenuti e strumenti per via trasmissiva, ma cerca di entrare in connessione dinamica e perturbante con i processi e le pratiche già in corso nei contesti educativi. Siamo consapevoli che “siamo sempre nel mezzo delle cose e che non c’è un inizio e una fine” (Benozzo, Priola, 2022, p. 78), semmai processi in divenire, di cui siamo parte. Il punto di avvio è dato quindi da ciò che si fa e si pensa in termini di pratiche educative, culture e saperi messi in atto quotidianamente da educatrici, insegnanti e coordinatrici nei servizi. È dunque da qui che siamo partite.
© Alessandro Grassani per L’abilità
ZERO-SEI NELL’AMBITO DI SEREGNO
All’interno di un contesto cittadino i servizi, le istituzioni e i relativi gruppi di lavoro mettono quotidianamente in atto azioni che hanno degli impatti diretti sulla vita delle bambine e dei bambini da zero a sei anni. Tutto ciò, considerando i dieci Comuni che fanno parte dell’Ambito, si amplifica, divenendo più complesso. Il CPT riguarda evidentemente questa complessità e si misura con la sfida di proporsi come nodo di interconnessione di un sistema o, più precisamente, del Sistema Integrato Zero-sei che poggia sulla collaborazione a tutti i livelli tra servizi educativi per la primissima infanzia e le scuole dell’infanzia, con le famiglie e il territorio, tra le professioniste e i professionisti, tra tutti i servizi sociali e sanitari, le istituzioni locali e statali. In questo modo può prendere forma una rete di connessione e lavoro educativo condiviso che si può definire di “sovraservizio”, che va, cioè, oltre le singole realtà. Dunque, un primo passaggio per costituire il CPT non poteva che riguardare l’individuazione di queste dimensioni da coinvolgere sul campo per poi avviare il processo di sviluppo della rete. Nell’Ambito di Seregno, attraverso il Piano di Zona, i Comuni già lavoravano in una logica di rete, progettando e prendendo decisioni condivise, ma per la prima volta, con il Sistema Integrato Zero-sei, viene posto l’obiettivo di realizzare un impianto specifico e nuovo intorno ai servizi per l’infanzia, richiedendo dunque inedite e mirate modalità di collaborazione tra esperienze educative. L’avvio del CPT ha implicato verificare lo stato di esistenza della rete territoriale, cioè le connessioni al suo interno, le realtà educative coinvolte e le zone territoriali scoperte. Ne è emerso un quadro composto da quarantacinque servizi educativi dedicati alle bambine e ai bambini da zero a tre anni e trentasette servizi per il tre-sei, per lo più scuole dell’infanzia. Questo variegato universo educativo riguardava la pluralità di gruppi di professionisti che ogni giorno fanno cultura educativa, cioè “cooperano per uno scopo comune, condividendo una serie di usanze con un certo grado di stabilità […] comunicazioni strutturate abbastanza durature e significati condivisi” (Rogoff, 2004, p. 77), che prendono forma in diverse pratiche educative e organizzative. Ci sono quindi servizi che nel lavoro educativo con l’infanzia parlano di programmazione e altri di progettazione; alcuni che per esempio durante le merende e il pranzo permettono a bambini/e esperienze di attiva partecipazione, altri che offrono il cibo in piatti già dosati; c’è chi all’interno della sezione allestisce lo spazio come un open space e chi lo suddivide in angoli più circoscritti; chi dispone i materiali a varie altezze a disposizione di bambine/i e chi li ripone in alto sopra scaffali. Ci sono poi gruppi di lavoro che si identificano e agiscono secondo uno o più metodi educativi, altri che non si orientano pedagogicamente. E, ancora, ci sono educatrici e insegnanti che lavorano all’interno di organizzazioni religiose, private o paritarie, altre che operano in realtà comunali o statali. L’avvio del CPT ha fatto affiorare in una visione d’insieme l’eterogenea complessità dell’offerta educativa per lo zero-sei nella quale culture educative e organizzative diversificate coesistono in uno stesso territorio, anche a pochi metri di distanza. L’iniziale geolocalizzazione territoriale dei servizi per lo zero-sei si è così tradotta nella loro geolocalizzazione culturale, restituendo il mosaico di differenti culture d’infanzia presenti all’interno del perimetro dell’Ambito. Ma, in una trama così delicata e fitta, come si possono incontrare le culture di ciascun servizio? E come questa pluralità culturale, che si concretizza in una molteplicità di pratiche educative, può alimentare la costituzione del CPT?
LA CULTURA DELL’INFANZIA NEI SERVIZI
Partire dalla cultura educativa diffusa ha implicato innanzitutto cercare di conoscerla nelle sue varie articolazioni nella pluralità dei servizi. Per farlo abbiamo predisposto un breve questionario a domande aperte tese a fare descrivere gli elementi ritenuti più significativi dell’attuale esperienza educativa nei servizi e considerati rilevanti dal punto di vista di coordinatrici, educatrici e insegnanti rispetto a bambini/e, famiglie e zero-sei. Il CPT ha poi dedicato alcuni incontri all’analisi e discussione di quanto emerso, aprendo così uno spazio di confronto e scambio sui temi rilevati, assunti quindi come base per lo sviluppo del successivo lavoro. Come prevedibile, attraverso i questionari è affiorata tutta la varietà e diversità delle esperienze educative ma anche la convergenza verso alcune comuni aree di attenzione. Infatti, è stato possibile cogliere un orientamento condiviso a interpretare il lavoro educativo teso, da un lato, a promuovere un equilibrato sviluppo di bambine/i e, dall’altro, alla relazione con le famiglie. Sia il nido sia la scuola dell’infanzia parlano infatti del lavoro educativo svolto ogni giorno riferendolo contemporaneamente alla relazione con i bambini/e e con le loro famiglie, come a confermare, ancora una volta, che uno dei tratti forti dello zero-sei è la natura complessa della professionalità educativa, in uno stretto intreccio tra dimensioni sociali, culturali e formative. Si educano e si formano i bambini e le bambine solo avendo cura contemporaneamente della relazione con le loro famiglie. Questo vale sia quando si segnalano fatiche e fragilità nello sviluppo e nella relazione sia quando si avvertono le possibilità e le sfide aperte. Così, per esempio, quando alcune insegnanti sottolineano l’importanza di favorire nei bambini/e lo sviluppo del linguaggio, allo stesso tempo si interrogano su come coinvolgere e condividere queste questioni con le famiglie, sostenendo la loro collaborazione sui temi della crescita. Educatrici e insegnanti descrivono bambine/i che, all’interno delle realtà educative, spesso manifestano comportamenti di scarso controllo emotivo e bassa tolleranza alle frustrazioni ma, allo stesso tempo, parlano anche di bambini/e curiosi, fortemente connessi con il reale, e raccontano di genitori spesso affaticati, che chiedono un accompagnamento al ruolo educativo ma anche interessati e preparati, alla ricerca di contesti educativi di qualità, stimolanti e non banali per i loro figli/e. Educatrici e insegnanti tratteggiano una realtà educativa composita, policroma, non sintetizzabile in un quadro univoco. Fanno del resto riferimento a un contesto sociale mobile e articolato all’insegna della pluralità che nei servizi si riverbera dando forma a bisogni eterogenei così come sono eterogenee le famiglie (monoparentali, ricostruite, straniere…), sempre più spesso famiglie sole, poco radicate nel tessuto sociale, che richiedono orari più lunghi di servizio. Riflettere su questi elementi induce educatrici e insegnanti a esprimere l’esigenza di una pedagogia sempre più capace di stare in dialogo con le curiosità e i desideri dei bambini e con le esigenze delle famiglie. Molte sottolineano che, rispetto questi temi, il Covid ha agito come spartiacque: dopo la pandemia per molte realtà è più netta l’attenzione verso gli ambienti esterni e le tecnologie, ma anche verso la sistematica proposta di materiali naturali e non strutturati per permettere a bambine e bambini ampie esperienze di sperimentazione. In che modo questi elementi possono dare forma a una cultura educativa zero-sei? Da questo primo livello di confronto il CPT ha proseguito il lavoro di messa a fuoco spostandosi sul campo, in una rilevazione diretta delle pratiche educative.
Ludovico Ariosto
NELLE PRATICHE EDUCATIVE
I primi scambi, favoriti dalle rilevazioni mediante questionari, hanno permesso di individuare nell’Ambito alcune realtà educative significative per la loro storia o per tipologia, e al loro interno è stato possibile proseguire il nostro percorso con un gruppo di coordinatrici, educatrici e insegnanti che sono entrate in diretto contatto con i contesti quotidiani della giornata educativa, durante lo sviluppo delle consuete attività con i/le bambini/e. Le ricognizioni svolte sul campo hanno documentato elementi di dettaglio dell’impianto educativo e delle pratiche dei servizi a partire dalla condivisione preliminare di criteri e domande guida, individuate riflettendo sullo zero-sei. Il gruppo ha così potuto iniziare a cogliere questioni importanti e ricorrenti della cultura educativa diffusa all’interno dell’Ambito, da porre in primo piano nel lavoro del CPT. Essere in contatto con questioni educative colte nella loro dimensione quotidiana, in quanto pratiche messe in atto, ha reso possibile alle educatrici e insegnanti coinvolte di prendere parte a uno scambio molto vivo e concreto, da cui hanno preso forma interrogativi fortemente connessi con l’esperienza educativa sul campo: che significato e valore educativo assume l’autonomia di bambini/e nelle diverse età? Quali interventi sono messi in atto? Quali criteri presiedono all’organizzazione dei gruppi e raggruppamenti dei bambini/e nel corso della giornata? Come sono progettate le proposte educative e didattiche? Come osserviamo le esperienze di bambini/e? Dagli interrogativi assunti dal gruppo di educatrici, insegnanti e coordinatrici hanno così preso forma le proposte formative all’interno del CPT.
¹ D’ora in poi indicato con CPT e costituito dai Comuni di Barlassina, Ceriano Laghetto, Cogliate, Giussano, Lazzate, Lentate sul Seveso, Meda, Misinto, Seregno (capofila), Seveso.
² Il Comune di Seregno, in quanto capofila dell’Ambito, ha affidato lo svolgimento del percorso al Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università Milano-Bicocca, con la responsabilità scientifica di Agnese Infantino, a partire dall’anno educativo 2023-2024. Alle attività formative ha collaborato Chiara Castiglioni.
DOMANDE GENERATIVE
Al Coordinamento Pedagogico Territoriale compete la costruzione di significati condivisi tra i servizi del Sistema Integrato zero-sei anni. Per questo obiettivo sono necessari la valorizzazione e la messa a confronto di sguardi differenti. Quali passaggi e strumenti ha messo in campo il CPT della vostra comunità locale per iniziare una reciproca conoscenza tra nidi e scuole dell’infanzia?
Le attività di contatto e di relazione proposte dal CPT tra la vostra rete di servizi educativi 0-6 stanno funzionando?
Si sta aprendo realmente un proficuo confronto tra contenuti e pratiche educative? Quali temi educativi sensibili comuni emergono in questi momenti di confronto 0-6?
Francesca Ciabotti
BIBLIOGRAFIA
Benozzo A., Priola V., Interrogare la ricerca qualitativa. Pratiche critiche e sovversive, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2022.
Braidotti R., Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, Roma, Derive e approdi, 2014.
Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 65, Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni.
Infantino A. (a cura di), Pratiche educative nei servizi per l’infanzia, Milano, FrancoAngeli, 2014.
Kaneklin C., Scaratti G. (a cura di), Formazione e narrazione. Costruzione di significato e processi di cambiamento personale e organizzativo, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1998.
Lave J., Wenger E., L’apprendimento situato. Dall’osservazione alla partecipazione attiva nei contesti sociali, Trento, Erickson, 2006.
Revelli M., Umano Inumano Postumano. Le sfide del presente, Torino, Einaudi, 2020.
Rogoff B., La natura culturale dello sviluppo, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2004.
Scaratti G. (a cura di), La ricerca qualitativa nelle organizzazioni. Pratiche di conoscenza situata e trasformativa, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2021.