Menu
Le parole dell’educazione
Contesti
Antonio Gariboldi – Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia

La nozione di “contesto” evoca l’idea della connessione e relazione dinamica tra elementi, dell’intreccio evolutivo tra azioni e circostanze e condizioni delle stesse. Propone come assunto che ogni gesto o parola acquisisce senso e significato nell’ambito della cornice relazionale e del contorno comunicativo che lo contiene (G. Bateson, Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 2000). I significati delle nostre azioni o parole sono sempre contestuali, in quanto e l’essere parte di un contesto che da loro significato. Così il comportamento o la frase di un bambino, ad esempio, può assumere un significato differente in funzione del contesto più o meno ludico in cui e inserito o del tipo di rapporto che si e costruito con l’interlocutore. Allo stesso tempo, pero, occorre sottolineare che il nesso tra contesto e azione non e lineare ma circolare, nel senso che un’azione o comunicazione e parte del sottosistema ecologico chiamato contesto, e dunque non solo viene definita nel suo significato dal tipo di contesto a cui partecipa, ma contribuisce a definire il contesto stesso. In questo senso, utilizzando un’espressione suggestiva, Bateson parla di come i danzatori negozino continuamente il tipo di danza che stanno danzando, riferendosi cosi al fatto che le persone, anche in modo inconsapevole, nell’ambito delle loro interazioni comunicative “in ogni momento, mentre vedono quel che vedono, fanno quel che fanno e dicono quel che dicono, comunicano anche intorno a che genere di contesto sia quello che dà significato alle loro immagini, azioni e parole” (S. Manghi, La conoscenza ecologica, Raffaello Cortina, Milano, p. 67). Il contesto relazionale, ad esempio il tipo di relazione che si crea tra un insegnante e il genitore di un bambino, non solo vincola il significato degli atti comunicativi che si scambiano le persone, ma viene di continuo ricostruito e fatto oggetto di negoziazioni (anche in maniera implicita) mentre comunicano sui diversi contenuti. Nell’ambito dell’educazione il richiamo al concetto di contesto – che non deve essere interpretato come sinonimo di spazio o ambiente – implica il riferimento alla cornice organizzativa, relazionale e simbolica che contribuisce a determinare la fisionomia e il significato di un evento educativo. Il sistema costituito dall’intreccio dinamico di spazi, materiali, tempi e relazioni definisce le condizioni di sviluppo dell’agire educativo, che a sua volta, per la natura circolare che caratterizza il nesso tra contesto e azione, interagisce con la cornice contestuale modificandola e trasformandola costantemente. Il contesto, quindi, “è inteso come elemento in permanente relazione con le esperienze, sia nel senso che ne genera il campo delle possibilità all’interno dei propri vincoli organizzativi, sia nel senso che ne raccoglie le tracce, modificandosi e storicizzandosi nel corso del loro svolgimento” (E. Catarsi, A. Fortunati, Educare al nido. Metodi di lavoro nei servizi per l’infanzia, Carocci, Roma, 2004, p. 53).
L’attenzione pedagogica, nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, alla progettazione di contesti di esperienza (scelta e collocazione dei materiali, dimensione e composizione dei gruppi, modalità relazionali ecc.) in grado di generare relazioni evolutive tra individui e tra individui e ambiente e legata a una concezione di curricolo orientato in senso ecologico e a un’idea di apprendimento in cui assume rilevanza il ruolo di costruzione attiva da parte del soggetto, il valore dell’interazione sociale e il carattere situato del processo. Il ruolo dell’educatore e dell’insegnante si qualifica, di conseguenza, in funzione della sua capacita di creare le condizioni per attivare e sostenere lo sviluppo delle competenze e i processi di conoscenza infantili, rilanciando le azioni, le riflessioni e i discorsi e consentendo una trasformazione progressiva dei contesti in relazione agli intenti educativi e alle ricerche sempre nuove messe in atto dai bambini.
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio