My EduBox

Menu

Contaminazioni di materiali per nuove identità

Pratiche di sostenibilità al nido

Mariaelena Battisti, Valentina Peraboni, Angela Schena e Alessandra Tartaglia Educatrici, nido d’infanzia Ostiglia.

Con la collaborazione del collegio educativo, Municipio 4, Comune di Milano.

 

Abstract

Sostenibilità, cura e ricerca su ciò che ci circonda sono gli elementi trainanti di un progetto che è stato condotto nel nido d’infanzia Ostiglia per permettere ai bambini e alle bambine di età compresa tra 24 e 36 mesi di vedere ogni oggetto, sia manufatto sia naturale, sotto un’ottica differente. Tutto può tornare utile perché tutto ha una nobiltà, bisogna solo allenarsi a individuarla.

Parole chiave

Sostenibilità, cura, sensi,
materiali di riuso, creatività

Contatti

eliana.rosciano@comune.milano.it

ed.ue20@comune.milano.it

“I DIRITTI DI PARTECIPAZIONE SONO DIRITTI DI LIBERTÀ: RICONOSCERLI ALL’INFANZIA SIGNIFICA RICONOSCERE LA LIBERTÀ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ED È SU QUESTO RICONOSCIMENTO CHE IL MONDO ADULTO VIENE SFIDATO

L’IMPORTANZA DELL’EDUCAZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ

La sostenibilità è oggi imprescindibile per qualsiasi comunità. Ogni materia o energia che ci circonda è in qualche modo finita, o comunque rigenerabile con tempi geologici non paragonabili a quelli della vita dell’uomo. Questa consapevolezza ci guida nella quotidianità al nido e ci ha ispirato nella realizzazione della progettazione. Il nido diviene primissima comunità educante che può e deve farsi carico di questo importante compito, riconoscendo le potenzialità e le competenze dei bambini e delle bambine appartenenti alla fascia di età 0-3 anni, che se opportunamente valorizzati e guidati possono divenire veri protagonisti in questo percorso di crescita e consapevolezza. Educare alla sostenibilità significa innanzitutto creare un terreno fertile dove dare vita a una connessione autentica e a un legame con la natura, con la vita che ci circonda. Significa permettere ai bambini di trovare una collocazione armoniosa nel mondo, trovare un posto in essa, sentire di appartenervi. Solo in questo modo il bambino di oggi potrà divenire un adulto responsabile, cittadino attento e curante del suo mondo.

Possiamo parlare di sostenibilità ogni qualvolta i nostri obiettivi educativi si traducono nella volontà di nutrire esperienze di amore ed empatia per il proprio ambiente e, connesse a esse, di rispetto degli altri, di cura, di attenzione e di valorizzazione dei gesti.

L’obiettivo è permettere a bambini e bambine di comprendere che ogni oggetto, sia esso un manufatto o un prodotto della natura, ha una sua nobiltà anche quando il suo utilizzo primario sembra ormai terminato (Lattarulo e Vandelli, 2021). Attraverso la raccolta di “materiali inusuali” (Guerra, 2013) veicoliamo un concetto ampio di sostenibilità, ovvero l’idea di non sprecare, imparando il riuso. Ogni oggetto può essere riutilizzato in chiave ludica e ricreativa, dando vita alla più basilare delle attività destrutturate.

Gioco, ricerca ed esplorazione attraverso i sensi si fondono in un’unica attività che in realtà è un percorso a cui noi abbiamo solo dato avvio. I bambini e le bambine sono accompagnati da un educatore che sollecita, affianca, dà voce e rimanda, coglie i dettagli e dà loro valore, rende preziosi materiali e azioni che non sono scontati ma che si caricano di significati e che rendono visibile l’invisibile.

I bambini e le bambine, privi di preconcetti indotti dalla società, e dotati di curiosità e fantasia senza confine, sono i fruitori ideali di un’indagine sulla sostenibilità.

IL PROGETTO EDUCATIVO

Il progetto ha coinvolto bambini e bambine della fascia di età 24-36 mesi e le loro famiglie, e si è svolto durante l’anno educativo 2023/2024.

L’obiettivo del progetto è stato quello di approfondire come i materiali possano avere nuova vita attraverso altri linguaggi espressivi generati dalla libera creatività dei bambini e delle bambine. L’intuizione era quella che materiali semplici potessero diventare più attrattivi di un gioco strutturato, permettendo ai bambini e alle bambine di esprimersi nella più totale libertà, non vincolati da oggetti o giochi definiti da un adulto che individua per loro le possibilità di interazione.

Noi educatrici abbiamo fatto da tramite ai bambini e alle bambine permettendo loro di fare esperienza quotidiana all’aperto e concedendo loro di poter avviare processi di conoscenza attraverso l’utilizzo dei cinque sensi, divenendo ricercatori attivi dei loro saperi che mutano e che si arricchiscono di volta in volta nella libertà del poter fare, da soli o con il gruppo di pari.

 

OCCHI APERTI SUL MONDO CIRCOSTANTE

Giocare con la terra, raccogliere sassi, rami, foglie, vivere la natura nelle sue trasformazioni legate al clima e alle stagioni dà ai bambini e alle bambine la possibilità di dar vita a osservazioni, a pensieri scientifici di causa/effetto, a una conoscenza cognitiva ed emotiva.

Attraverso l’osservazione, i bambini e le bambine comprendono quanto la natura sia creata da una collaborazione sinergica di singoli elementi in cui ogni elemento è parte imprescindibile del tutto. Per essere in sintonia con il mondo bisogna quindi prendersi cura di ogni elemento in maniera indipendente dal suo aspetto o dalla sua forma. Tutto è importante e tutto svolge un ruolo. Inoltre, ogni singolo elemento è in mutazione: le foglie cambiano colore e avvizziscono, i fiori germogliano e appassiscono. Quindi, oltre a essere importante ogni elemento, è importante anche la mutevolezza del suo stato.

I bambini e le bambine si rendono conto di tutto ciò quando hanno la possibilità di accedere frequentemente agli spazi esterni. Per esempio, dopo la gelata di una notte i bambini si sono accorti che l’erba e le piante di fave del nostro orto avevano cambiato aspetto e si erano piegate per il freddo:

Le piante sono giù, è stato il vento forte, a casa mia c’è stato il vento” (G. 30 mesi).

“Guarda è zucchero!” (G. 33 mesi).

No, è ghiaccio – lo assaggia – è ghiaccio che sa di fiore” (E. 29 mesi).

 

LA REALIZZAZIONE DELLA PROPOSTA PROGETTUALE

Noi educatrici li abbiamo accompagnati dapprima nell’osservazione, nell’esplorazione e nella raccolta di quegli elementi che per loro risultavano interessanti e portatori di stupore. I bambini e le bambine sono stati attratti dall’ambiente e così foglie, fiori, erba e sassi sono diventati oggetti di interesse.

Le esperienze nel giardino del nido sono state il punto di partenza per creare connessioni e legami con la natura e i suoi elementi, creare piacere nell’abitare quello spazio, nel farlo proprio, nel viverlo e stupirsi, nel conoscerne gli elementi viventi e naturali, nell’osservarli, raccoglierli, conservarli, a volte portarli a casa, custoditi nelle proprie tasche come bottino delle loro ricerche giornaliere. I bambini e le bambine, lasciati liberi di scegliere, di indagare gli elementi che li circondano, ci hanno rimandato nuovi punti di vista e suggestioni, restituendoci sfumature altre e inedite (Cavallini et al., 2008).

Il ruolo di noi educatrici è stato quello di sostenere i loro vissuti e di trasmettere loro il nostro piacere di stare, di esserci, di vivere con loro questa esperienza, consapevoli dell’importanza della nostra postura emotiva e di tutto ciò che rimandiamo con le nostre azioni e le nostre parole. Ne è seguito un lavoro di classificazione e seriazione dei materiali. I materiali sono stati poi divisi in contenitori e resi fruibili in tutti i contesti espressivi del nido, sono divenuti elementi di creazione e di sperimentazione di molteplici linguaggi espressivi grazie alla contaminazione di ambienti, di spazi e materiali, di in e out, di dentro e fuori.

La nostra attenzione è costantemente rivolta alla selezione del materiale, alla sua conservazione e alla verifica delle sue condizioni, in quanto deve essere sicuro e adatto all’età dei bambini. Nel nostro nido era già presente una grande varietà di materiali di uso comune, dismessi oppure derivanti da scarti industriali, forniti dalle famiglie o dalle associazioni durante gli anni precedenti. Si tratta prevalentemente di oggetti che i bambini e le bambine vedono nelle loro case oppure con cui entrano in relazione per qualche specifica funzionalità. Anche questi materiali sono stati selezionati per evitare qualsiasi problema di sicurezza o di uso improprio. L’offerta educativa è concepita al meglio quando si basa sul presupposto fondamentale che l’educazione e la cura sono inseparabili (Ministero dell’istruzione, 2022). La cura degli ambienti e la qualità dei materiali proposti sono fattori che orientano i processi conoscitivi e l’apprendimento dei bambini. Il pensiero e la conoscenza sono processi fortemente influenzati dallo spazio che si abita e che si vive: contesti curati, belli, ricchi, attenti, nella consapevolezza che il rapporto tra bambini e ambiente è un rapporto di reciprocità (Guerra, 2013).

Gli spazi e i materiali, nella loro classificazione, hanno una loro influenza sul fare dei bambini e delle bambine, possono garantire una complessità di esperienze dove gli atelier diventano cassa di risonanza della progettualità. I materiali messi in connessione tra loro possono dare vita a nuove suggestioni e rilanci. La sezione e gli atelier, grazie al fare dell’educatore attento ai bisogni e agli interessi di quei bambini e bambine, sono luoghi accoglienti e stimolanti che consentono loro di riconoscerli come luoghi di appartenenza, di vivere una continuità di esperienze e di lasciare tracce di sé. Le attività espressive sono state molteplici, nella volontà di mantenere un filo conduttore delle esperienze proposte che potessero rendere i bambini protagonisti e consapevoli del loro fare, collegando le esperienze vissute con quelle ancora da vivere. Le proposte sono state svolte in piccoli gruppi per permettere lo svolgimento del gioco in contesti intimi di 5 o 6 bambini o bambine dove tutte le individualità potessero emergere.

Nello spazio della costruttività i materiali raccolti hanno così acquisito significati infiniti: sono divenuti materiale di costruzione e assemblaggio mischiandosi con i materiali di recupero e di scarto industriale già presenti. Lo studio della fattura, delle forme, degli equilibri, dell’estetica gli ha permesso di giocare costruendo a terra o su supporti più piccoli di legno, piani di appoggio che fornivano le basi di partenza dalle quali sviluppare costruzioni di micro o macro dimensioni. Nell’atelier di sezione i bambini hanno avuto modo di conoscere e consolidare l’utilizzo di tanti linguaggi espressivi come la creta, la colla e le diverse tecniche pittoriche. Le foglie, i rami, i sassi, le pigne raccolti precedentemente in giardino, unite ai materiali di riuso, sono divenuti oggetti preziosi da combinare e incollare secondo il loro desiderio di espressione e di creatività, dando vita a forme inedite e nuove sotto la spinta creatrice individuale (Vecchi e Ruozzi, 2015). Gli atelier sono stati luoghi di ricerca e di esperienza nel quale i bambini e le bambine hanno costruito la propria conoscenza, allontanandoci così da modalità didattiche standardizzate che prevedono l’elaborazione di manufatti predefiniti, riconoscendo la creatività, il piacere e la divergenza come parte integrante dei processi di apprendimento. Il nostro intervento è stato rivolto a far sì che i bambini e le bambine potessero sentirsi liberi di fare, senza avere indicazioni su procedure o tecniche di utilizzo dei materiali. Ponendo attenzione alla libertà di espressione di ciascuno le nostre osservazioni e rilanci sono stati rivolti ai processi di apprendimenti individuali e di gruppo e non solo all’elaborato finale. La ripetizione delle esperienze ha consolidato i saperi cognitivi ed emotivi, arricchiti da una personale narrazione del fare che abbiamo raccolto e documentato. Le composizioni dei bambini e delle bambine sono state rese visibili al termine delle proposte espressive in modo che gli altri componenti del gruppo sezione potessero osservarle, garantendo così la circolarità dei saperi. Anche le famiglie sono state coinvolte, al termine delle giornate al nido la documentazione faceva da accompagnamento al fare dei bambini, restituendo i racconti e la descrizione delle esperienze condotte (Munari, 1985).

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

È stato facile osservare che la curiosità dei bambini e delle bambine è il carburante di questa ricerca sulla sostenibilità. L’inventiva e l’immaginazione li hanno condotti sperimentando interazioni tra materiali di natura diversa e dando vita a nuove composizioni. Le esperienze vissute con loro ci hanno confermato che educare alla sostenibilità è possibile fin dalla primissima infanzia. La conoscenza acquisita tramite l’osservazione e l’indagine del mondo sensoriale e naturale si trasforma in vissuto emotivo e cognitivo. È solo coltivando il legame sacro tra bambino e natura (Lattarulo e Vandelli, 2021) che si possono sviluppare nei futuri cittadini quell’empatia e quel senso civico necessari per pre-occuparsi del proprio ambiente e per viverlo in modo più responsabile di quanto fatto finora dalle precedenti generazioni. La speranza è di aver piantato il primo seme della sostenibilità, così da promuovere sin dal nido d’infanzia la visione che l’essere umano ha un ruolo attivo nel buon mantenimento degli equilibri degli ecosistemi.

Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)

1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.

2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Cavallini I., Filippini T., Trancossi L., Vecchi V., I giardini sono… Reggio Emilia, Reggio Children, 2008.

Guerra M., Materiali non convenzionali a scuola. Esperienze didattiche e potenzialità formative, in “Revista Latinoamericana de Educaciòn Infantil”, vol. 2, n. 1, 2013, pp. 105-120.

Lattarulo M., Vandelli D., Laboratori con i materiali naturali. Percorsi e attività in sezione e all’aperto, Trento, Erickson, 2021.

Ministero dell’istruzione, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022.

Munari B., I laboratori tattili, Mantova, Corraini, 1985.

Vecchi V., Ruozzi M. (a cura di), Mosaico di grafiche, parole, materia, Reggio Emilia, Reggio Children, 2015.

L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale