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Coltivare l’immaginario
per incontrare la natura
L’albo illustrato per contrastare la cecità vegetale
Monia Satta
Pedagogista, collaboratrice EDENlab, fondatrice e responsabile di Akròasis aps, Alghero (Ss)
Abstract
La cecità vegetale (plant blindness) non è solo una questione di percezione visiva, ma anche una costruzione culturale. È il riflesso di un immaginario che ha disimparato a guardare il mondo vegetale come presenza viva e significativa.
In questo scenario diventa urgente chiedersi quale ruolo possa giocare l’educazione — e in particolare l’educazione all’immaginario — per contrastare questa forma di cecità selettiva. L’albo illustrato può essere uno strumento efficace in questo processo?
Parole chiave
Immaginario, albi illustrati,
natura, plant blindness, cura
Contatti
moniasatta@akroasis.it
SUPERARE LA CECITÀ VEGETALE, UNA SFIDA PEDAGOGICA
Gli albi illustrati possono essere dispositivi pedagogici per educare l’immaginario dei bambini e contrastare la plant blindness, ovvero la cecità vegetale.
Spesso passiamo accanto a un albero, a un cespuglio, a un’erba che cresce tra le crepe del marciapiede e non li vediamo. Non davvero. È questo il cuore della cecità vegetale, una forma di disattenzione percettiva e culturale che ci impedisce di riconoscere le piante come esseri viventi intelligenti, sensibili, interdipendenti.
Definita da Wandersee e Schussler (1998) come “un’incapacità di notare e comprendere le piante nel nostro ambiente”, la plant blindness descrive una condizione profondamente radicata nell’immaginario occidentale, dominato da un antropocentrismo che privilegia l’animato, il mobile, l’espressivo e dunque l’animale, l’umano. Le piante, silenziose e apparentemente immobili, restano sullo sfondo.
A questo riguardo, Stefano Mancuso sfida la visione tradizionale delle piante come entità passive, descrivendole come esseri intelligenti, capaci di comunicare tra loro e adattarsi straordinariamente all’ambiente (Mancuso, 2018). Superare questa condizione richiede una riflessione pedagogica e un’educazione che stimolino l’immaginario, facendo emergere una visione più ampia e profonda delle piante e dei loro legami con l’ambiente e la vita quotidiana.
EDUCARE ALL’IMMAGINARIO PER INCONTRARE LA NATURA
Affrontare la cecità vegetale significa prima di tutto educare a uno sguardo diverso: uno sguardo capace di riconoscere le piante come presenze vive, sensibili, fondamentali per l’equilibrio del pianeta. In questa prospettiva, l’educazione dell’immaginario si rivela un passaggio imprescindibile.
L’immaginario non è un lusso né un semplice abbellimento dell’apprendimento: è una facoltà essenziale, che plasma il nostro modo di percepire il mondo. Per questo va coltivato, nutrito, abitato fin dai primi anni di vita. In un tempo spesso dominato dalla velocità e dalla prestazione, parlare di educazione dell’immaginario è un gesto controcorrente, quasi rivoluzionario.
L’infanzia ha diritto a uno spazio immaginativo perché “per immaginare, la mente ha bisogno di immagini” (Valentino Merletti e Tognolini, 2006, p. 38). Pur vivendo immersi in una cultura fortemente visuale, i bambini e le bambine necessitano di sviluppare un apparato concettuale e metodologico adeguato a decodificare e interpretare l’universo iconico di cui sono quotidianamente parte (Campagnaro, 2012).
Eppure, mai come oggi, i bambini e le bambine hanno bisogno di uno spazio mentale, emotivo e simbolico in cui poter immaginare mondi, significati, possibilità. Non si tratta di fuggire dalla realtà, ma di “abitarla poeticamente”, come direbbe Gaston Bachelard (1974).
L’immaginario non è sinonimo di fantasia superficiale o di evasione. È ciò che permette di pensare simbolicamente, di elaborare emozioni complesse, di creare forme di espressione nuove. Educare l’immaginario significa dischiudere realtà alternative, fare esperienza del “non ancora”. Questa facoltà non nasce dal nulla. Come ogni linguaggio, ha bisogno di essere educata: nutrita, affinata, abitata. In questo senso, educare l’immaginario è un compito pedagogico fondamentale, non un lusso estetico.
“C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”
Poesia Diversa, Danilo Dolci
L’ALBO ILLUSTRATO COME DISPOSITIVO PEDAGOGICO?
Viene da chiedersi se l’albo illustrato, nello specifico, possa considerarsi un dispositivo pedagogico (Massa, 1997) e, considerate le intrinseche qualità di generazione che esamineremo, verrebbe da rispondere di sì.
Grazie alla sua capacità di stimolare la visual literacy (alfabetizzazione visiva) e di evocare emozioni e simboli, l’albo favorisce la formazione di un pensiero immaginifico ed ecologico. È proprio attraverso l’immaginario che i bambini possono iniziare a costruire una relazione affettiva con le piante, andando oltre la loro apparente staticità per coglierne la vitalità e la complessità.
Gli albi illustrati si comportano come “educatori silenziosi” (Lepman, 2018) perché permettono di intraprendere un percorso di apprendimento profondo e duraturo capace di riorientare lo sguardo infantile verso ciò che solitamente resta invisibile. Restituire alle piante una voce narrativa significa rompere con la loro marginalizzazione culturale e aprire spazi per un nuovo tipo di sensibilità ecologica.
Educare l’immaginario attraverso gli albi illustrati è dunque un modo concreto per contrastare la cecità vegetale. Non si tratta solo di apprendere informazioni botaniche, ma di imparare a sentire e pensare con e attraverso le piante, sviluppando così quella sensibilità profonda che può rafforzare nei bambini e nelle bambine la biofilia, il sentimento che li lega alla natura, per un’educazione all’ambiente e alla sua sostenibilità (Barbiero e Berto, 2016).
IL SILENT BOOK PER IMPARARE A VEDERE
Gli albi senza parole (silent book) affidano la narrazione esclusivamente alle immagini. In questi albi illustrati i bambini e le bambine sono chiamati a osservare, interpretare, costruire senso. Il silenzio testuale diventa uno spazio di ascolto e di presenza. Come le piante, anche il silent book “non parla”, ma invita a guardare.
Allenando a un’osservazione lenta, dettagliata, contemplativa, educa la capacità di leggere e interpretare il mondo attraverso le immagini. Una competenza cruciale per contrastare l’automatismo distratto dello sguardo contemporaneo. Guardare davvero una tavola illustrata, notare la forma di una foglia disegnata, cogliere il ritmo delle stagioni in una sequenza visiva significa iniziare a vedere il mondo vegetale con occhi nuovi. È un’educazione dello sguardo, una ginnastica poetica degli occhi.
Dal punto di vista pedagogico, è un potente strumento inclusivo, che valorizza forme alternative di comunicazione e offre a tutti la possibilità di esprimersi, anche attraverso la narrazione orale, il disegno o la drammatizzazione. Un libro senza parole ha una pluralità espressiva che lo rende accessibile a bambini che ancora non sanno leggere, a bambini con difficoltà linguistiche o comunicative ed è adatto nei contesti multiculturali.
L’albo illustrato stimola in bambine e bambini una forma di pensiero sistemico, in cui ogni elemento naturale è parte di un insieme più grande. Così si apre la strada a una nuova ecologia della mente, capace di riconoscere l’intelligenza della natura, la coesistenza, il valore del piccolo e del silenzioso. Tutto questo avviene in modo inclusivo e universale: l’albo può essere letto da bambini di lingue diverse, diventando un linguaggio condiviso di cura ecologica. Educare a vedere le piante significa restituire loro il ruolo di soggetti e non solo di oggetti. E significa, soprattutto, abitare poeticamente il mondo (Bachelard, 1974).
UNA SELEZIONE PER EDUCARE L’IMMAGINARIO
Di seguito si propone una piccolissima selezione tra i tanti silent book di ispirazione per educare l’immaginario, utili per contrastare la plant blindness. Sono stati scelti con cura perché rappresentano quella buona letteratura per l’infanzia che “finisce per mettere in discussione l’adulto, la sua normalità, la sua visione del mondo e la sua posizione nell’universo” (Grilli 2021, p. 21).
Il giardino dei sogni di Maike Neuendorff (2020)
È un’opera delicata, poetica e ricca di stimoli per valorizzare la dimensione onirica. Come suggerisce il titolo, il libro accompagna i bambini nel mondo dei sogni in cui le piante fanno da sfondo ispiratore. La narrazione visiva evoca uno spazio sospeso, fatto di trasformazioni, colori e meraviglia. L’invito è a esplorare con l’immaginazione mettendo in dialogo realtà e fantasia.
Il giardino può essere inteso come metafora educativa: non solo uno spazio fisico, ma di crescita, cura e trasformazione. I bambini possono riconoscersi nei gesti di chi coltiva, osserva e si prende cura di ciò che cresce. L’esperienza del giardino favorisce una relazione profonda con i ritmi della natura, del tempo, dell’attesa. L’albo sostiene una pedagogia lenta, centrata sul rispetto dei tempi naturali del bambino e sull’educazione alla cura – di sé, degli altri e dell’ambiente.
Come ogni silent book, Il giardino dei sogni invita a costruire la propria narrazione. Nessuna parola fissa il senso: ogni lettore può leggere una storia diversa. Le immagini mostrano una innumerevole quantità di piante pur senza prendere il sopravvento, evocando armonie visive e forme fluide. Il libro educa lo sguardo affinando la sensibilità e stimola un’attenzione verso il mondo della natura come cornice entro la quale ogni sogno può manifestarsi.
Concerto per alberi di Laëtitia Devernay (2019)
È un albo che parla senza parole, ma arriva dritto al cuore. Gli alberi che si trasformano in uno stormo di uccelli raccontano, in modo poetico e potente, quanto siamo intimamente parte della natura. È un invito sottile – ma profondo – a coltivare nei bambini quello sguardo incantato verso il vivente che chiamiamo biofilia: amore e rispetto per tutto ciò che vive.
Tra le pagine si intravede un messaggio profondo di ascolto del mondo naturale. Il libro incoraggia un approccio ecologico e relazionale, in cui l’essere umano non domina l’ambiente, ma entra in dialogo con esso. La metamorfosi degli alberi ci conduce a riflettere sulla ciclicità della natura, sull’equilibrio fragile della biodiversità e sull’importanza di rallentare per osservare con attenzione ciò che ci circonda.
In alcune tavole, gli alberi vengono suonati come strumenti musicali: un’immagine suggestiva che richiama un rapporto armonico e sensibile tra uomo e natura. La stessa forma fisica dell’albo lo rende poetico: non si sfoglia, si apre e si dispiega come una fisarmonica. A ogni apertura, le pagine si allungano e si intrecciano dando vita a un paesaggio immaginario che si srotola come un piccolo teatro silenzioso. È un libro che si fa spazio, che invita ad ascoltare con lo sguardo e a perdersi tra gli alberi.
Nel mio giardino il mondo di Irene Penazzi (2019)
Quest’opera è ricca di narrazione visiva e rappresenta un esempio significativo di letteratura per l’infanzia capace di coniugare estetica, pedagogia e educazione ambientale. Attraverso una sequenza di tavole illustrate, il libro racconta l’esperienza quotidiana di tre bambini che vivono il proprio giardino lungo il ciclo delle quattro stagioni.
Questo spazio verde si configura non solo come ambientazione, ma come vero e proprio microcosmo relazionale e naturale, un ecosistema narrativo nel quale animali, piante, oggetti e azioni coesistono in una dinamica continua. Dal punto di vista pedagogico, l’opera invita a educare lo sguardo all’osservazione minuta e consapevole, a cogliere la complessità del vivente e a non dare per scontata la presenza della natura nel quotidiano.
Uno degli aspetti più rilevanti è la capacità dell’albo di contrastare la cecità vegetale, valorizzando ogni elemento naturale – foglie, fiori, alberi, insetti – e affidandogli un ruolo narrativo attivo. La scansione stagionale offre un’ulteriore chiave educativa: la trasformazione del paesaggio accompagna il lettore nell’osservazione dei cicli naturali e delle relazioni ecologiche tra esseri umani e ambiente. Il libro promuove una visione ecologica, sensibile e immaginativa del mondo, contribuendo allo sviluppo di relazioni feconde tra natura e bambini fin dalla prima infanzia.
EDUCARE PER EDUCARCI
In fondo, un albo illustrato è come un seme silenzioso: non fa rumore, ma è capace di germogliare e trasformare lo sguardo. Quando lo attraversiamo con i bambini e le bambine, non stiamo solo leggendo immagini, ma stiamo educando alla meraviglia, all’attenzione, alla presenza.
In questo gesto semplice si coltiva uno sguardo ecologico, capace di riconoscere la vita anche in ciò che spesso passa inosservato: un filo d’erba, una foglia che cade, una radice che si intreccia.
Contrastare la cecità vegetale comincia così: da un momento condiviso, da un libro muto che parla, da uno sguardo che impara a vedere davvero.
BIBLIOGRAFIA
Bachelard G., Il diritto di sognare, Bari, Dedalo, 1974.
Barbiero G., Berto R., Introduzione alla biofilia. La relazione con la Natura tra genetica e psicologia, Roma, Carocci, 2016.
Campagnaro M., Narrare per immagini. Uno strumento per l’indagine critica, Lecce, Pensa Multimedia, 2012.
Devernay L., Concerto per alberi, Milano, Terre di Mezzo, 2019.
Grilli G., Di cosa parlano i libri per bambini. La letteratura per l’infanzia come critica radicale, Roma, Donzelli, 2021.
Lepman J., Un ponte di libri, Roma, Sinnos, 2018.
Mancuso S., La pianta del mondo. Una nuova biografia delle piante, Firenze, Giunti, 2018.
Massa R., Cambiare la scuola: educare o istruire?, Roma-Bari, Laterza, 1997.
Neuendorff M., Il giardino dei sogni, Milano, Carthusia, 2020.
Penazzi I., Nel mio giardino il mondo, Milano, Terre di Mezzo, 2019.
Valentino Merletti R., Tognolini B., Leggimi forte. Accompagnare i bambini nel grande universo della lettura, Milano, Salani, 2006.
Wandersee J.H., Schussler E.E., Preventing Plant Blindness, in “The American Biology Teacher”, vol. 60, n. 2, 1998, pp. 82-86.