Menu
SENTIERI INCLUSIVI
Elisa Rossoni e Moira Sannipoli
Coltivare immaginazione e speranza
La relazione con famiglie migranti di bambini con disabilità

LE FAMIGLIE CHE PROVENGONO DA PERCORSI MIGRATORI, PUR VIVENDO L’ESPERIENZA DOLOROSA DELLA NASCITA DI UN BAMBINO O DI UNA BAMBINA CON DISABILITÀ, HANNO DIRITTO ANCORA A COLTIVARE IMMAGINAZIONE E SPERANZA
Sannipoli, 2020, p. 33
La relazione con le famiglie costituisce una tematica centrale e cruciale nei processi educativi e nell’ambito dei processi inclusivi richiede una cura particolare in riferimento a famiglie migranti che hanno un figlio con disabilità. La letteratura ha messo in evidenza che il background migratorio intrecciato alla dimensione della disabilità può costituire, per educatori e insegnanti, una “ricchezza difficile” da gestire e che può divenire “un tentativo duplicato di riparare e sanare” (Cooc e Kiru cit. in Sannipoli, 2020, p. 33). Gli studi e le ricerche che hanno approfondito il tema della doppia diversità e si sono proposti di indagare le rappresentazioni, i saperi e le prassi educative di insegnanti ed educatori sottolineano che le difficoltà nella relazione-comunicazione con i genitori migranti di bambini con disabilità sono dovute alla mancanza di spazi e tempi di dialogo, al gap linguistico, all’uso di un linguaggio specialistico e tecnico che può risultare incomprensibile, alla rappresentazione di disabilità dei genitori che è culturalmente determinata e che determina pratiche di cura differenti, alle condizioni di vita e di integrazione socio-culturale delle famiglie. Come creare, quindi, dei momenti e dei luoghi di incontro e dialogo tra saperi e pratiche educative differenti? Come abitare con i genitori il nuovo spazio transculturale definito dall’incontro tra la cultura del paese di origine e quella del paese d’approdo? I servizi educativi rivolti alla prima infanzia sono luoghi privilegiati di incontro tra culture differenti e di creazione di confronto e dialogo della rete tra famiglie e istituzioni, soprattutto per chi non può contare su una solida rete sociale. La letteratura ha confermato che le famiglie migranti di un bambino con disabilità tendono a rivolgersi prevalentemente all’insegnante specializzato per le attività di sostegno (Friso e Pileri, 2020) piuttosto che ad altre figure professionali, come i servizi sociali o sanitari, che spesso non conoscono o in alcuni casi temono. Considerando, inoltre, che l’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia potrebbe coincidere con la comunicazione di diagnosi della disabilità del figlio, i servizi 0-6 svolgono un ruolo cruciale di accompagnamento pedagogico a una genitorialià responsiva sostenendo le famiglie nell’elaborare il vissuto luttuoso della migrazione e della comunicazione della disabilità, facendosi terreno di negoziazioni tra diversi linguaggi, diverse idee di infanzia e pratiche educative, ma anche spazi di transizione dove possono emergere “incomprensioni reciproche” e dove si possono aprire “zone di reciproca comprensione” (Pennazio e Bochicchio, 2020, p. 15) che promuovono “processi di co-educazione tra nido-casa-comunità” (Favaro cit. in Pileri, 2022, p. 41). La famiglia svolge un ruolo cruciale nella definizione e costruzione del progetto di vita e del futuro di una persona con disabilità, ma i genitori che hanno vissuto un’esperienza migratoria possono incontrare una maggiore complessità nella gestione della disabilità in un contesto culturale differente da quello di provenienza e poco conosciuto. Goussot (2010) mette in evidenza che lo sguardo e il vissuto dei genitori è fortemente condizionato da alcune variabili: “cultura di origine, condizioni e motivi dell’esperienza migratoria, evento traumatico che provoca la disabilità, condizioni dell’accoglienza in Italia, storia familiare, aspettative di guarigione dei genitori” (ivi, p. 1). Affinché i servizi per la prima infanzia possano essere luoghi dove coltivare immaginazione e speranza e dove riconoscere ai genitori il desiderio di far crescere il bambino crediamo sia necessario sviluppare e arricchire le competenze critiche, riflessive, allocentriche e transculturali degli operatori. Crediamo sia necessario in primis un pensiero pedagogico critico e consapevole in relazione alla cultura specifica del servizio e poi il confronto imprescindibile e il dialogo con le differenti culture familiari, intese come “insieme dinamico di idee, valori, aspirazioni e pratiche su come educare al meglio i bambini e le bambine” (Bove, 2020, p. 9). È necessario riflettere sulle proprie teorie, rappresentazioni, visioni esplicite e implicite di famiglia, migrazione e disabilità per non rischiare di proiettare i propri modelli culturali nella relazione con i genitori e, di conseguenza, rinchiuderli dentro categorie precostituite ed etichette che non aiutano molto a comprendere il funzionamento della famiglia e il suo vissuto, ma ne precludono la sua conoscenza semplificando e riducendo la complessità delle storie di ogni famiglia. “Per capire i bambini occorre pensare i loro genitori, la costruzione pscicoculturale della loro disabilità e le sue trasformazioni nella migrazione” (Goussot, 2009, p. 133). Occorre, dunque, dare parola, offrire ascolto e valorizzare le storie dei genitori “che vengono da altrove” (Moro, 2005) e che si trovano ad affrontare la disabilità del loro bambino nel paese d’approdo. Occorre lasciare spazio sufficiente per far sì che emergano le risorse e le potenzialità dei genitori, senza imporre quello che crediamo sia il modo migliore di essere padre o madre. “Occorre pensare i genitori nella loro complessità, pensarli nella loro singolarità, pensare e rispettare la loro differenza, per comprenderli meglio, aiutarli e curarli” (Moro, 2005, p. 18). L’incontro con differenti modalità di essere genitori generano la possibilità di avviare processi di métissage (ivi, p. 21), di trasformazione anche delle società di destinazione arricchendo il nostro sguardo e le nostre pratiche in un respiro vitale e aperto. Accompagnare i genitori da un punto di vista pedagogico, e non esclusivamente terapeutico o psicologico, significa valorizzare e trasformare le rappresentazioni dei genitori in una risorsa operativa per favorire la crescita del figlio, significa rinforzare le competenze genitoriali spesso celate o inibite dal dolore della disabilità e attenuare il timore di essere considerati inadeguati o incompetenti in riferimento alla cultura educativa del paese ospitante. I servizi educativi, luoghi di scambio di saperi, conoscenze e diversità dovrebbero farsi spazi di mediazione tra la famiglia e la comunità, luoghi primari di inclusione sociale e di incontro tra la cultura di origine e quella del paese d’approdo.
Ludovico Ariosto
Elisa Rossoni, docente a contratto, Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Moira Sannipoli, professoressa associata di Didattica e Pedagogia speciale, Università di Perugia.
PER APPROFONDIRE
Bove C., Capirsi non è ovvio. Dialogo tra insegnanti e genitori in contesti educativi interculturali, Milano, FrancoAngeli, 2020.
Friso V., Pileri A., Bambini migranti con disabilità nella scuola primaria. Prospettive di ricerca, in “Educazione Interculturale”, vol. 18, n. 2, 2020, pp. 70-86.
Goussot A., “Famiglie immigrate e disabilità”, in M. Pavone (a cura di), Famiglia e progetto di vita. Crescere un figlio disabile dalla nascita alla vita adulta, Trento, Erickson, 2009.
Goussot A., Bambini stranieri con bisogni speciali: rappresentazione della disabilità dei figli da parte delle famiglie migranti e degli insegnanti, in “Ricerche Di Pedagogia e Didattica. Journal of Theories and Research in Education”, Vol. 5, n. 1, 2010 pp. 1-26.
Moro M.R., Bambini di qui venuti da altrove. Saggio di transcultura, Milano, FrancoAngeli, 2005.
Pennazio V., Bochicchio F., Promuovere l’inclusione interculturale delle famiglie migranti dei bambini con disabilità nei servizi educativi per la prima infanzia, in “Educazione Interculturale”, vol. 18, n. 2, 2020, pp. 14-25, Pileri A., Disabilità e migrazione al nido d’infanzia. Quali variabili intersoggettive durante i momenti di transizione?, in “Bambini”, vol. 38, n. 10, 2022, pp. 41-44.
Sannipoli M., A partire dai genitori: la dimensione inclusiva tra logica riparatoria e promozionale nei primi anni di vita, in “Educazione Interculturale”, vol. 8, 2, 2020, pp. 26-37.