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Le parole dell’educazione

Collezione

Franca Zuccoli: Professoressa ordinaria di Didattica e Pedagogia speciale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Chi frequenta i bambini quotidianamente conosce la loro passione per due azioni differenti, ma in parte assimilabili: la raccolta di piccoli oggetti, rapiti da terra, e la realizzazione di collezioni. Si tratta di due comportamenti diversi, non necessariamente collegati in una visione lineare e progressiva, che possono coesistere nel tempo. Il primo, la raccolta, è legato alla curiosità nei confronti del mondo che stanno scoprendo, oltre alla volontà, in qualche modo, di possederlo e di prenderne le misure. Nelle mani dei bambini e nelle loro tasche (Zuccoli, 2010) molto spesso si trovano piccoli cose: sassi, conchiglie, oggetti trovati… si tratta di un prelevare dalla superficie terrestre, che è una delle prime sperimentazioni della conoscenza. Di questa passione si accorsero le sorelle Agazzi, quando accolsero queste raccolte infantili, ospitandole nell’insieme delle “cianfrusaglie senza brevetto” (Agazzi, 1978), valorizzandole con puntuali attività didattiche. Nell’atto del prelevare è presente anche l’azione di decontestualizzazione dell’oggetto, che attiva immediati rimandi ai ready made di Marcel Duchamp. Oggetti qualsiasi, privati della loro funzione, spostati in un luogo altro (Moure, 2009), che arrivano ad assumere un diverso significato. Talvolta, dopo una prima passione vissuta da parte dei bambini nei confronti di queste cose, si passa a un facile oblio, in altri casi ci si avvia verso un processo di tesaurizzazione, depositando gli oggetti oltre che nelle tasche, nei cassetti o in altri angoli della casa. Su questo passaggio è interessante il pensiero di Gabriella Bartoli che ci ricorda la breve memoria (in termini di durata temporale) propria dei bambini: “è noto che il concetto di tempo nel corso dell’infanzia è approssimativo. Il bambino non ha molto passato alle spalle. I suoi Lari e Penati, ancora viventi, sono i genitori e i nonni. I suoi musei sono le tasche degli abiti, i cassetti e le vetrinette dei mobili della sua stanza” (Bartoli, 1996, p. 36). 

In qualche modo, nella privazione della funzionalità e nell’esplorazione sensoriale possiamo ritrovare echi anche del cestino dei tesori di Elinor Goldschmied (cit.), con la capacità di favorire il gioco euristico della conoscenza. Se ci rivolgiamo, invece, alla collezione, è interessante aprire un ulteriore approfondimento, che ci ricorda anche una prospettiva che può avere a che fare anche con i musei. Collezionare prevede una scelta, la ricerca di un ordine, il tentativo di imprimere un principio di serialità, di completare un insieme, che si ipotizza finito. Come definisce puntualmente Victor I. Stoichita: “La collezione originata dalla selezione e dalla combinazione, la collezione in quanto discorso, dunque, si distingue dall’accumulazione indifferenziata, poiché viene accordata priorità assoluta all’azione dell’ordinare, del classificare” (Stoichita, 1998, p. 110). 

Nei bambini si potrebbe affiancare l’attività del collezionare a quella del contare e del creare insiemi definiti. Del piacere che i bambini hanno nel collezionare è ben a conoscenza la pubblicità che invoglia gli acquisti legandoli a serie di giochi da completare, come pure alle raccolte di figurine. Collezionare prevede, soprattutto nei bambini, un ulteriore passaggio, che è quello relativo allo scambio tra pari e all’attribuzione di valori specifici a ogni singolo pezzo, oltre che all’attivazione di azioni di gioco collettivi, pensando che “il gioco non è soltanto un modo per conoscere il mondo ma è anche una forma di comunicazione, di esperienza emotiva, di azione trasformativa della realtà” (Baumgarten, 2010, p. 7). Raccolta, collezione possono dunque diventare a pieno titolo elementi significativi di pratiche educative curiose del mondo circostante, capaci di attivare quell’interesse bambino così bisognoso di una materialità con cui giocare, interrogarsi, riflettere e condividere. 

BIBLIOGRAFIA

Agazzi A., Il metodo delle sorelle Agazzi per la scuola materna, Brescia, La Scuola, 1978.

Bartoli G., “Un approccio psicologico alla didattica museale”, in E. Nardi (a cura di), Imparare al museo. Percorsi di didattica museale, Napoli, Tecnodid, 1996, pp. 33-38.

Baumgarten E., Il gioco dei bambini, Roma, Carocci, 2010.

Goldschmied E., Jackson S., Persone da zero a tre anni, Bergamo, Edizioni Junior, 1996.

Moure G., Marcel Duchamp. Works, Writings and Interviews, Barcelona, Ediciones PolÍgrafa, 2009.

Stoichita V.I., L’invenzione del quadro, Milano, Il Saggiatore, 1998.

Zuccoli F., Dalla tasche dei bambini… , Edizioni Junior – Spaggiari edizioni, Parma, 2010.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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