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Le parole dell’educazione

Città

Piergiuseppe Ellerani


Ph.D., Professore associato in Didattica e Pedagogia speciale, Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo, Università del Salento

Richard Sennet con il suo Costruire e Abitare. etica per la città (2020) ci riporta ad attribuire senso e significato al (ri)abitare la cité, in un viaggio colorato e profumato che connota lo stile di vita dei quartieri, di sentimenti della gente nei confronti dei vicini e degli stranieri, dell’attaccamento ai luoghi del vivere, all’abitare gli incontri. Così interpretata la città – contrapposta a quella ville dell’edificazione, del mercato, della finanza – esprime e forma la sua particolare coscienza e consapevolezza del co-esistere, che diviene coscienza collettiva verso un luogo condiviso, co-costruzione continua della “Città Invisibile” di Calvino. Ri-abitare e re-interpretare la città è riconsiderare quanto accade al suo interno, nell’essere luogo della cittadinanza, della fioritura dell’umanità e del patrimonio immateriale, del bene comune. È trama di relazioni che riconosce, accompagna, valorizza i legami sociali, le storie collettive, il gioco e l’avventura, le azioni che compongono il farsi del capitale sociale e culturale. 

In fondo, perché oggi si ricorre alla ri-generazione urbana se non per ri-significare il co-abitare? Se non per ri-qualificare tessuti sociali e culturali e ri-apprendere cittadinanza? Se non per ri-progettare una città più orizzontale, esperienza dell’incontro, delle reciprocità, delle pluralità? L’Unesco raccoglie e rilancia: occorre dare un senso alle città per rinnovare, ricercare, rigenerare l’apprendimento. Essere luogo nuovo – educativo – di socialità, di cultura, di comunità, di ri-generazione umana: guida dell’agire educativo, solidale e sociale. La cité è allora il terzo educatore, mutuando il profetico pensiero di Loris Malaguzzi e di Maria Montessori, che attribuivano al contesto l’esplicito pedagogico: “Gli adulti devono fornire alle bambine e ai bambini le attività e il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare, così da costruire la loro intelligenza” (Edwards et al., 1995), eco di “insegnami a fare da sola” (Montessori, 1970). Le cité: contesti ecosistemici per costruire (co)intelligenze plurali, per esplorare, scoprire, giocare, inventare, pensare, partecipare, essere e fare cento lingue? Oppure irreversibili ville, mutando ancora Malaguzzi (Edwards et al., 1995), che insegnano a “pensare senza mani”, a “fare senza testa”, ad “ascoltare e non parlare”, a “capire senza allegrie”, a “giocare senza muoversi”? La speculativa ville ha rubato e violato, nei fatti, i diritti dei bambini: gli adulti ne sono responsabili, come anticipato da Pier Paolo Pasolini nelle Lettere Luterane (1976), mostrandone gli esiti della deriva culturale, con la liquidazione delle differenze, l’espandersi delle monotonie, il crescere del controllo e la crescente eliminazione delle diversità. Più paura che felicità. 

Nel tempo di Agenda 2030 e della sua utopia sostenibile, la ri-generazione umana guida la ri-centratura della cité. Occorre riscoprire la cultura dell’atelier, della città come rete diffusa di esperienze plurali, dell’azione che è movimento, apprendimento e creazione. Co-progettare e co-partecipare per ricucire, ritessere, rivivere, a imparare la città, a essere e fare città che imparano. Città-come-atelier, accoglienti, multialfabeta, vivi di esperienza, dove i bambini, e non solo, operano-giocano-sperimentano- ricercano-scoprono-creano. Città-come-atelier di avventure continue, di espressione dei cento linguaggi, dei cento sogni, dei cento diritti a crescere. Atelier-intergenerazionali, interculturali, intercampi di co-evoluzione dove accade l’educativo nell’azione, si esprime il reale, e non il virtuale, potere di essere, di fare, di far essere. Città-come-atelier dove sperimentare la scelta, come processo educativo e progetto esistenziale, altro dall’orientamento funzionale. Dopo la pandemia, quale politica guiderà la speranza ecologica? Ascoltare i sogni e le deliberazioni dei consigli comunali dei ragazzi può essere specchio critico degli adulti per una città eco-competente? Significare le esperienze, piuttosto che derubricarle quasi a bigiotteria delle municipalità. 

Bibliografia

Edwards C., Gandini L., Forman G. (a cura di), I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Edizioni Junior, Bergamo, 1995. 

Montessori M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 1970. 

Pasolini P.P., Lettere Luterane, Einaudi, Torino, 1976. 

Sennet R., Costruire e Abitare. etica per la città, Feltrinelli, Milano, 2020. 

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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