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INCONTRI CON IL VIVENTE

Stefano Sturloni

Cicoria comune

Un azzurro a tempo

 

“Alcune erbe spontanee, in sé e per sé, non hanno affatto un’aria malefica o insidiosa. Perché non ammetterle nel numero delle appartenenti al prato a pieno diritto, integrandole alla comunità delle coltivate? […] Una cicoria, una borragine balzano nel suo campo visivo. Lui le sradica” 

 

Italo Calvino, 19941

Cicoria comune: Cichorium intybus Famiglia: Asteracee

 

forse dal greco kikhória o kikhéo = io trovo, e óros = montagna oppure dall’arabo chikoùryeh, termine utilizzato per questa pianta dal greco èntubon, corrisponde all’italiano indivia

Esci di buon mattino e nell’incolto che si apre davanti a casa o tra le erbe alte della prima rotonda, ti dà il benvenuto un’esultanza di azzurri. Torni a casa per pranzo o poco più tardi, e il paesaggio è completamente cambiato: in quegli stessi luoghi di azzurro non è rimasto nemmeno un puntolino! Eppure l’erba è ancora alta, non sono passati i trinciatutto! La cicoria è così, si stanca presto, o forse chiude bottega perché i suoi fiori hanno già rispettato il contratto stipulato con gli impollinatori ed esaurito le scorte. Non è la sola nella famiglia delle Asteracee. Che strano, da qualche parte dovrebbero vedersi almeno i petali avvizziti, ma tanto sui rami, quanto al suolo non ve n’è traccia. Il suo aspetto invece è ancora fiero, florido, anche senza i fiori; di sicuro nell’intimo è già al lavoro per prepararsi alla festa del giorno dopo. Cosmopolita e assai frequente sul nostro territorio, la Cicoria comune è capace di colonizzare vaste aree e l’effetto mare che crea anche nei luoghi degradati è dovuto alle numerose infiorescenze, che a ogni livello ne adornano le ramificazioni, talora alte fino a un metro e mezzo e oltre. Rigide, angolate, percorse da peli orientati verso il basso, queste restituiscono l’immagine di una pianta robusta e dura da recidere. La radice è a fittone e se tagliata stilla un lattice bianco e amaro. Alla base della pianta, anche qualora il fusto non si sia ancora sviluppato, è presente una rosetta di foglie di aspetto molto variabile e confondibile con quelle di altre sue parenti, come certe radicchielle o il tarassaco. Spesso sfumate di scuro o di rosso, le foglie basali sono picciolate, più o meno profondamente incise e con la tendenza a mostrarsi pelose e ispide se germogliate in terreni aridi, ma più tenere e glabre nei prati erbosi e freschi. Le foglie del fusto e dei rami, invece, sono prive di picciolo, con qualche

Le antere blu e i doppi stigmi svirgolati

Esci di buon mattino e nell’incolto che si apre davanti a casa o tra le erbe alte della prima rotonda, ti dà il benvenuto un’esultanza di azzurri. Torni a casa per pranzo o poco più tardi, e il paesaggio è completamente cambiato: in quegli stessi luoghi di azzurro non è rimasto nemmeno un puntolino! Eppure l’erba è ancora alta, non sono passati i trinciatutto! La cicoria è così, si stanca presto, o forse chiude bottega perché i suoi fiori hanno già rispettato il contratto stipulato con gli impollinatori ed esaurito le scorte. Non è la sola nella famiglia delle Asteracee. Che strano, da qualche parte dovrebbero vedersi almeno i petali avvizziti, ma tanto sui rami, quanto al suolo non ve n’è traccia. Il suo aspetto invece è ancora fiero, florido, anche senza i fiori; di sicuro nell’intimo è già al lavoro per prepararsi alla festa del giorno dopo. Cosmopolita e assai frequente sul nostro territorio, la Cicoria comune è capace di colonizzare vaste aree e l’effetto mare che crea anche nei luoghi degradati è dovuto alle numerose infiorescenze, che a ogni livello ne adornano le ramificazioni, talora alte fino a un metro e mezzo e oltre. Rigide, angolate, percorse da peli orientati verso il basso, queste restituiscono l’immagine di una pianta robusta e dura da recidere. La radice è a fittone e se tagliata stilla un lattice bianco e amaro. Alla base della pianta, anche qualora il fusto non si sia ancora sviluppato, è presente una rosetta di foglie di aspetto molto variabile e confondibile con quelle di altre sue parenti, come certe radicchielle o il tarassaco. Spesso sfumate di scuro o di rosso, le foglie basali sono picciolate, più o meno profondamente incise e con la tendenza a mostrarsi pelose e ispide se germogliate in terreni aridi, ma più tenere e glabre nei prati erbosi e freschi. Le foglie del fusto e dei rami, invece, sono prive di picciolo, con qualche differenza a seconda dell’altezza a cui si trovano. Quelle situate nella parte bassa risultano più frequentemente lobate e pelose sulla faccia superiore; mentre in alto, oltre ad abbracciare il fusto, sono più strette, intere o con qualche dente, e non sempre del tutto simmetriche. Il calice è costituito da due serie di squame ben distinte: le più interne sono lanceolate, le cinque esterne hanno forma ovale. I margini sommitali di entrambi i tipi schierano una spinula in punta e radi peli ghiandolosi sul bordo e sull’asse centrale. I capolini raggruppano un numero esiguo di fiorellini, in genere inferiore a venti, ciascuno dotato di una grande ligula con cinque dentelli all’estremità. Come si è detto, la corolla è di un azzurro più o meno intenso, ma in casi meno frequenti può presentarsi bianca o rosea. Avvicinando il fiore, che raggiunge il diametro di 5 cm, è inevitabile soffermarsi a contemplare la bellezza degli organi riproduttivi, costituiti da antere lineari di colore blu carico che avvolgono gli stili femminili, alla cui sommità gli stigmi assumono l’aspetto di un’esile doppia virgola bianca o azzurra. Il frutto, chiamato achenio o cipsela, conserva le squame del calice e non è altrettanto attraente, perché dà l’idea di una struttura rinsecchita e di difficile interpretazione. 

Il suo colore è bruno, la forma obovata o pseudo-cilindrica con l’apice troncato. Rugosa in superficie, la cipsela possiede un pappo sormontato da una corona di setole brevi. la Cicoria comune è un’erba amara molto apprezzata per l’impiego alimentare delle foglie e delle radici, che un tempo venivano tostate per ricavarne un surrogato del caffè. In quanto specie officinale le sono riconosciute proprietà diuretiche, lassative, toniche, antinfiammatorie, febbrifughe, depurative, e già 4000 anni fa gli egizi la impiegavano a scopo terapeutico. Tuttavia sono molteplici le credenze che la considerano non solo un’erba altamente medicamentosa, ma anche magica, al punto da ritenere che la sua radice potesse rendere invisibili.

 

Questo fiore è azzurro un po’ violetto” “Io lo vedo sempre quando vado a casa, è nell’erba” “Ha tante righine blu in mezzo” “Sopra le righine c’è una specie di fontanella” “Sono per il polline che prendono le api per fare il miele”

I. Calvino, Palomar, Milano, Mondadori, 1994.

Grafiche e parole di bambine e bambini di 5 anni della scuola comunale dell’infanzia Salvador Allende di Reggio Emilia

© Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia 

© Sulle fotografie Stefano Sturloni

Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista delle Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia.

Infiorescenze con due frutti maturi alla sommità del ramo

PER APPROFONDIRE

Clark A., Moss P., Ascoltare i bambini. L’approccio a mosaico, Parma, Edizioni Junior, 2014.

Heydon R., McKee L., Phillips L. The Affordances and Constraints of Visual Methods in Early Childhood Education Research: Talking Points from the Field, in “Journal of Childhood studies”, vol. 41, n. 3, 2016, pp. 5-17.

Turri A., Visual Methods, metodologie e strumenti partecipativi al nido Una pratica educativa e di documentazione, Tesi di laurea in Scienze dell’Educazione, Università degli studi di Verona, relatrice C. Sità, 2025.

 

 

DOMANDE GENERATIVE

Quali osservazioni e riflessioni provengono dalla vostra pratica educativa sul modo di ragionare dei bambini piccoli di fronte a problemi di natura morale? Nel vostro contesto educativo quali gesti, comportamenti e strumenti hanno come obiettivo lo sviluppo di una educazione all’etica? Nella vostra biblioteca dii sezione ci sono albi e storie che potrebbero essere utilizzati per conversare con i bambini su particolari “azioni virtuose”? Provate ad analizzare i contenuti e le immagini tenendo presente questa finalità.

Francesca Ciabotti

Alessia Franch, Coordinatrice pedagogica della Cooperativa sociale La Coccinella (Trento).

Barbara Zoccatelli, coordinatrice pedagogica nido dell’Università di Trento, responsabile Atelier Cooperativa sociale La Coccinella (Trento), professore a contratto Università di Verona.

Silvana Buono, responsabile dell’area pedagogico-educativa della Cooperativa sociale La Coccinella (Trento).

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