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Le parole dell’educazione

Canto

Danilo Selvaggi – Direttore generale della Lipu – BirdLife Italia e membro del Comitato Nazionale per il Capitale Naturale del Ministero dell’Ambiente

“Nessun bambino – scrive Rachel Carson – dovrebbe crescere senza avere ascoltato il coro degli uccelli all’alba in primavera” (2020, p. 26). Memore della sua infanzia nelle campagne della Pennsylvania, quando la mamma la tirava giù dal letto prima che il sole sorgesse e la portava nel bosco ad ascoltare tordi, silvie e pettirossi, la biologa americana ritiene di consigliare a chiunque, e specialmente ai bambini, l’esperienza del canto degli uccelli. Crescere senza quel canto è mancare in qualcosa di decisivo. “Le prime voci si sentono quando ancora non si è fatto giorno […] alcuni cardinali […], il canto di una bigiarella, puro ed etereo […], un succiacapre vocifero […] un suono che si sente con il corpo più che con l’orecchio. Il coro aumenta di volume a mano a mano che altri pettirossi si uniscono, contribuendo con il loro ritmo furioso. […] In quel coro all’alba si sente il battito della vita stessa” (Carson, 2020, pp. 26-27). 

Brevi lezioni di meraviglia (Carson, 2020) è uno scritto breve ma intenso che la biologa dedica al tema della meraviglia: come aiutare i bambini a meravigliarsi, a scuotersi dall’ordinario e (forse soprattutto) a far sì che il sentimento della meraviglia perduri, non si perda nel disincanto della vita adulta. Per Rachel Carson, il canto degli uccelli sembra essere una ricetta giusta. Perché? In che modo le semplici note di un tordo possono competere con la gigantesca disillusione del mondo? E in che modo quell’appello è valido ancora oggi, sessant’anni dopo? 

La prima risposta sta nell’atmosfera di gioia che emana un coro di uccelli. Mentre la società degli umani si appresta a un nuovo giorno di frenesia, spesso grigio e povero di senso, ecco la musica degli uccelli. Cantano talmente forte, e bene, che potrebbe anche non esserci un domani. La gioia è qui, stamattina, nel bosco. La seconda risposta sta nell’esperienza fisica. Il bosco all’alba è un’ondata di sensazioni, odori, colori, respiro e, appunto, suoni, che ci fa dimenticare il razionale a favore del sensibile. Estetica, nel senso profondo del termine. La terza risposta sta invece proprio nel razionale, nella scienza. Ognuno di quei canti, mescolati tra loro e all’apparenza indistinguibili, è portatore di storie speciali, di informazioni, nozioni, differenze. È il canto di una certa specie e anzi di un certo individuo, con il suo vissuto e le sue strategie. Oltre la gioia della musica, c’è dunque un invito alla conoscenza minuziosa che gli uccelli, a modo loro, ci spediscono. Inoltre, il canto degli uccelli è un dono, che in quanto tale non richiede un corrispettivo, un do ut des, ma una corrispondenza. Predisporci all’ascolto, al silenzio, all’attenzione, liberandoci dalle brame di consumo e di possesso che solitamente segnano le nostre esistenze. Con la natura accade sempre così: ci sono regali, in forma di aria, acqua, cibo, paesaggi, servizi ecosistemici, e ci siamo noi che dovremmo meritarceli e farne buon uso. Il corrispettivo non è richiesto ma la corrispondenza è imprescindibile. Senza la giusta corrispondenza alla natura che produce per noi, e dona, i regali finirebbero. Gli uccelli non canterebbero più. Albe silenziose, primavere silenziose. Corrispondere significa prenderci cura del mondo, valutando in cosa sbagliamo e come dobbiamo correggere. David Rothenberg, musicista, filosofo e ornitologo che suona da una vita con gli animali (uccelli, insetti, balene), sostiene che il canto degli uccelli deve spingerci a “riconsiderare cosa sia la musica e da dove nasca” (2006, p. 265), e più in generale a riconsiderare i fili che ci legano alla natura non umana. Gli uccelli, ci dice Rothenberg, cantano certamente per finalità riproduttive (conquistare la partner e continuare la specie) ma cantano anche per la stessa nostra ragione: perché lo desiderano. Il frutto di questo desiderio, il frutto del canto è la definizione di uno spazio comune, una sorta di teatro del mondo, dell’umano e del non umano, nel quale incontrarsi, riconoscersi, imparare, apprezzare, stupirsi, ri-crearsi, formarsi. Diventare migliori (il bello del bosco è che nel bosco si diventa migliori anche per il fuori dal bosco). Nessun bambino dovrebbe crescere senza avere ascoltato il canto degli uccelli all’alba, in primavera. 

BIBLIOGRAFIA

Carson R., Brevi lezioni di meraviglia. Elogio della natura per genitori e figli, Sansepolcro (Ar), Aboca, 2020.

Rothenberg D., Perché gli uccelli cantano, Milano, Ponte alle Grazie, 2006.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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