Le parole dell’educazione
Biodiversità
Maurizio Casiraghi – Professore ordinario di Zoologia, Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Ecco una parola sulla bocca di tutti. Una parola “facile”.
Diamine, chi non sa che cosa sia la biodiversità? Ora provo a indovinare cosa vi è venuto in mente leggendo la parola biodiversità: una foresta tropicale o una barriera corallina.
Ci sono riuscito? È quello a cui avete pensato? Scherzi a parte, è normale che siano luoghi come questi quelli che ci saltano alla mente. Tra l’altro, se provate a mettere la parola biodiversità in un motore di ricerca per immagini sul web, tra le foto che vi appariranno ai primi posti troverete sicuramente una barriera corallina tropicale. Quindi, se avete pensato a questi luoghi siete in buona compagnia.
Ma la prima cosa che vi voglio dire è questa: dove siete ora che leggete? Ci sono altre persone vicino a voi? Un cane o un gatto? Delle piante? Ecco, pensate che ogni essere che vedete attorno a voi potrebbe avere sul suo corpo, dentro il suo corpo, un migliaio di specie microscopiche (i batteri sono i più tipici, ma non gli unici); altre sono presenti sulle superfici che vi circondano, nel cibo che forse state mangiando, persino nell’acqua “microbiologicamente pura” che state bevendo (non temete, lì in bassissime concentrazioni). Il punto è che non serve andare in un luogo esotico per essere immersi nella biodiversità. Sono certo che ora vi trovate in compagnia di alcune migliaia di specie. La biodiversità è sempre e ovunque.
Però non l’ho ancora definita, e allora entriamo più nel dettaglio: il concetto di biodiversità contiene diverse sfumature. Ce ne interessano due. Fino ad ora ne abbiamo parlato sottintendendo l’accezione “numero di specie”: un biologo vi direbbe che questa è “varietà”. Al mondo esistono meno di due milioni di specie descritte. Le sconosciute sono di più, diciamo che arriviamo circa a otto milioni. Noi viviamo su un pianeta che è stato definito in tanti modi, ma se lasciate a un biologo come me il compito di farlo vi direi che è un pianeta vivo. Nessun altro corpo celeste a noi noto è stato caratterizzato dalla vita per la maggior parte della sua storia. Esseri viventi esistono sulla Terra da almeno quattro miliardi di anni. Pensate che le specie attuali sono solo una minima frazione della vita che è esistita: le stime dicono che quella attuale è lo 0,1% di tutta la biodiversità che è stata ospitata sul nostro pianeta.
Un’accezione della biodiversità a cui si presta minore attenzione è chiamata “variabilità”, con essa si intende quanto siano tra loro diversi gli organismi. Vediamolo nella pratica. Gli uccelli sono un gruppo molto omogeneo: dallo struzzo al colibrì, l’aspetto delle circa 10.000 specie è molto simile. Tutti hanno un becco, penne, fanno le uova. La variabilità degli uccelli è bassa, soprattutto se paragonata a quella dei mammiferi. Le circa 6.000 specie depongono uova, hanno il marsupio, la placenta, nuotano, volano, camminano, corrono, sono coperti di peli o non ne hanno per nulla. La biodiversità è quindi il grande catalogo dei viventi ospitati sulla Terra, visti come variabilità e varietà.
L’interesse attuale per la biodiversità ha due ragioni. Da un lato lo stile di vita dell’uomo e la crescita della popolazione mondiale stanno impattando sempre di più sui viventi nostri compagni di viaggio e la biodiversità è in crisi nella maggior parte del globo. Come capita quando ci si accorge che qualche cosa non è scontato, la crisi della biodiversità ci sta facendo rendere conto del suo intrinseco e inestimabile valore. Noi senza pensarci la sfruttiamo in ogni modo.
I nostri farmaci, le molecole bioattive, il cibo, i vestiti, gli esseri umani stessi, tutto questo è biodiversità. Ce lo dimentichiamo troppo spesso, ma perdere un pezzo di biodiversità è smarrire un po’ della nostra vita.
Un’ultima nota per concludere. Biodiversità è una parola che pensiamo di conoscere da sempre, ma è stata inventata negli anni Ottanta da uno studioso di formiche, Edward Osborne Wilson. Mi ha sempre fatto sorridere perché è tipico di quello che è semplice ed efficace: pensi sia sempre esistito. In fondo è proprio così, la biodiversità c’è sempre stata e ci sarà anche dopo di noi.
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio