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Bio ricerca
Studio del vivente e del non vivente nella scuola dell’infanzia
Melania Lugari e Grazia Ladisa
Insegnanti, scuola dell’infanzia Balena Blu di Carpi (Mo), Cooperativa Accento
Abstract
L’articolo racconta come all’interno della scuola dell’infanzia, sia possibile avvicinarsi al concetto scientifico, nello specifico biologico, di vivente, attraverso esperienze concrete e metodologie attive, quali il gioco e la documentazione attiva da parte dei bambini. Il percorso documentato riguarda una sezione di bambini e bambine di 4 anni che, gradualmente, si sono imbattuti nel riconoscere e identificare alcune delle caratteristiche peculiari del vivente e a distinguerlo dal suo opposto. Il contatto a cinque sensi con l’esterno, il metodo osservativo-scientifico e la sperimentazione diretta, fanno da cornice a questo percorso che attraversa i diversi linguaggi e porta ad apprendimenti.
Parole chiave
Scienza, viventi e non viventi, biologia, ricerca, outdoor
Contatti
comastri.sara@coopaccento.it
Al rientro dal periodo estivo, i bambini e le bambine della sezione si sono ritrovati ad analizzare, osservare e condividere una serie di reperti ritrovati nel sottosuolo. Questi ritrovamenti ci hanno condotto a utilizzare parole complesse e un po’ astratte, e a condurre riflessioni profonde inerenti a due grandi categorie della biologia: il mondo dei viventi e quello dei non viventi. Come insegnanti riteniamo importante vivere questo confronto in un contesto come quello del giardino, che ha permesso di approfondire e di rendere questi concetti facilmente percepibili, osservabili e avvicinabili: “Il bambino impara ad osservare, riconoscere, annusare, confrontare, apprendere la regolarità della nascita e della morte rispetto dei tempi naturali generalizzando ipotesi sul mondo senza bisogno di allontanarsi da un contesto che già tutto contiene del senso dell’esistere” (Demetrio, 2016, pp. 43-44). Dai discorsi dei bambini e delle bambine è emerso il bisogno di un riferimento concreto, un’associazione a qualcosa di conosciuto, che permetta l’identificazione delle caratteristiche degli esseri viventi e non viventi.
DAI DISCORSI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE
Insegnante: “Cosa vuol dire essere vivente?”. F.: “Essere vivente vuol dire essere vivo, può fare tutto tipo mangiare e dormire”. B.: “Essere vivi vuol dire stare tutti in famiglia”. A.: “I bruchi sono vivi perché gli occhi sono svegli”. F.: “I sassi non sono esseri viventi perché non hanno la bocca, le braccia e le gambe”. Senza dare risposte certe, classificazioni adulte e impostazioni ben precise abbiamo scelto di farci condurre verso una scoperta condivisa, in un percorso costruito giorno per giorno con i bambini e le bambine. Prendersi tempo per giocare-osservando è stato un pretesto per cercare di approfondire spontaneamente tali concetti e iniziare a riflettere su ogni singolo oggetto ritrovato durante le uscite sul territorio. Gli elementi indagati sono stati al centro di confronti per definire l’appartenenza alla categoria dei viventi o non viventi, iniziando così un primo momento di catalogazione, basato su conoscenze spontanee e preconoscenze. L’esperienza diretta in natura (ambiente naturale), in cui il gioco è il linguaggio privilegiato con cui i bambini e le bambine si relazionano con esso e tra loro, ha favorito l’apprendimento cooperativo di mutuo aiuto e il lavoro comune che occupa tutta l’attività quotidiana della sezione (gruppo sezione). Le attività socio-affettive e mutualistiche hanno permesso di consolidare relazioni tra i pari, facendo maturare nel singolo l’importanza della condivisione degli apprendimenti individuali acquisiti e del contributo che ognuno di loro può dare al gruppo. A partire dalle prime indagini dei bambini e delle bambine abbiamo valutato di proporre tre situazioni/gioco, che sono diventate una sorta di sfondo integratore delle differenti esperienze. Sono state declinate in vari modi a seconda delle conquiste di apprendimento e degli spunti che i bambini e le bambine hanno riportato quotidianamente.
• Gioco della “catalogazione dei viventi e dei non viventi”, per sviluppare un pensiero di tipo logico-matematico. In questo gioco le varie scoperte estive vengono raggruppate in scatole con divisori ben visibili. Ogni ritrovamento è stato accomunato ad altri reperti, a seconda dei primi criteri di classificazione scelti. Dalle conversazioni durante il gioco spontaneo. M.: “Per capire se un essere è vivente oppure no possiamo mettere sopra due cartellini… vivente e non vivente”. A.: “Noi siamo degli scienziati che studiano le cose nello scienzaniare come la salvia morta”.
• Gioco del “è vivente o non vivente?”, per sviluppare la capacità di discriminare oggetti con caratteristiche simili, stimolare il confronto e la scelta delle regole che sottendono alla classificazione. I vari ritrovamenti delle passeggiate sono stati suddivisi in due scatole preparate dai bambini e dalle bambine. Su ogni scatola le icone e simboli scelti dal piccolo gruppo di ricercatori hanno permesso di definire fin da subito se la scatola fosse destinata ai viventi o ai non viventi.
• Gioco della “tombola dei particolari”; una tombola costruita con le foto scattate dai bambini e dalle bambine, “scienziati fotografi”, delle varie parti del corpo degli esseri viventi animali incontrati durante il percorso. In questo gioco si è voluto stimolare l’osservazione analitica del particolare e il confronto tra due o più elementi con stesse funzioni ma con conformazioni fisiche differenti.
Viviana Bobbio ha curato il laboratorio “andar per erbette”, mentre il laboratorio “Lasciamo un segno” è stato curato da Daniela Mangini.
Nelle esplorazioni quotidiane dei bambini e delle bambine è emersa l’esigenza di approfondire le esperienze che erano nate spontaneamente, decidendo quindi di allestire uno spazio di ricerca in sezione in cui poter osservare e classificare gli elementi che migrano tra il dentro e il fuori, un luogo in cui fare esperimenti con piante e sassi, trattenere idee e tracciare scoperte. La documentazione che arricchisce tale spazio è diventata parte integrante del percorso di ricerca e di analisi delle esperienze, filo conduttore di saperi e stimolo di idee e riflessione. Rileggere gli elementi naturali raccolti, confrontarli con il materiale fotografico selezionato per documentare le esperienze e le scoperte è divenuto un lavoro integrante e parallelo che, giorno per giorno, ha permesso di ritornare sui saperi costruiti, lasciando traccia del processo osservativo-analitico percorso. Il luogo di ricerca è stato chiamato dai bambini spazio dello “scienzaniare” perché, come ha detto F., “qui continuiamo a osservare le cose e a capire quella cosa cos’è come fanno gli scienziati”. Questo spazio si è arricchito nel tempo in base agli avanzamenti, alle ricerche sempre più approfondite, sedimentate e a seguito di una sperimentazione costante e condivisa. Foto, tracce grafiche e raccolte di dati sono diventate base portante di un’indagine multidisciplinare portata avanti dal nostro gruppo di ricercatori. L’osservazione e il ragionamento hanno trovato nel linguaggio fotografico e in quello grafico la loro dimensione prioritaria: è stato costruito un identikit visivo degli elementi indagati e dei loro cambiamenti nel tempo di studio. Il ragionamento scientifico, scaturito dall’incontro con il vivente, è stato sostenuto dalla raccolta di ipotesi: l’esperienza è stata rielaborata e valutata attraverso il metodo scientifico. Nello spazio dello “scienzaniare” è stato possibile indagare l’essere vivente e non vivente attraverso il supporto di alcuni strumenti come le tabelle osservative, le griglie che hanno permesso di tenere costantemente monitorato lo sviluppo nel tempo di alcune piantine di salvia e di un sasso, entrambi piantati nella terra. Nello specifico, il sasso è stato piantato perché erano convinti che, trattandolo come un essere vegetale vivente, avrebbe potuto fare dei sassolini o sarebbe potuto crescere. Abbiamo sostenuto queste idee dei bambini sul “ragionamento per assurdo”, perché crediamo sia un primo passo per acquisire quella conoscenza scientifica trasversale trasferibile in vari contesti e che tenga dentro ogni possibilità, divergente, indagatrice, non scontata. Nel susseguirsi di queste esperienze significative, abbiamo osservato che Il linguaggio acerbo delle prime conversazioni si è via via affinato, arricchendosi di una terminologia più scientifica. Abbiamo constatato che l’osservazione è divenuta più mirata e in grado di cogliere i cambiamenti del vivente nel tempo; il contatto con la natura si è trasformato in un sentire più consapevole e biologicamente orientato anche nei momenti di gioco spontaneo. Durante il processo di analisi e valutazione, è emerso un “imprevisto di ricerca”: i bambini e le bambine hanno iniziato a interrogarsi su come poter registrare la crescita degli elementi indagati, utilizzando un metodo intuitivo e comprensibile da tutti. Grazie al supporto delle famiglie che hanno realizzato e consegnato a scuola alcuni strumenti di misurazione (bastoni di misura) è stato possibile avvicinarci al concetto di lunghezza e successivamente a quello della variazione di misurazione nello sviluppo dell’essere vivente. I bambini e le bambine hanno iniziato le loro ricerche a partire dagli elementi naturali presenti in sezione, per poi passare alla misurazione di loro stessi e dell’ambiente che li circonda. Nel tempo si sono susseguite varie prove di misurazione e tentativi per ottenere uno strumento più efficiente ed efficace, capace di soddisfare le diverse idee di registrazione di crescita. Le differenti strategie messe in atto hanno portato a una consapevolezza comune del fatto che i bastoni da ricercare dovessero rispettare precise caratteristiche per essere utilizzati allo scopo, ovvero che, come specificato da Leonardo G.R., essere “alti, lunghi e resistenti”. Durante la ricerca e la definizione di questo strumento di misura inusuale e non convenzionale l’interesse si è spostato verso la classificazione biologica dell’essere vivente di cui l’animale fa parte. Grazie alle esperienze dirette abbiamo incontrato e approfondito diverse tipologie di animali (domestici e non);
in sezione abbiamo accolto un cane e un piccolo coniglio, che ci hanno mostrato quanto sia necessaria la delicatezza per entrare in contatto con alcuni esseri viventi. In esterno, invece, ci siamo imbattuti negli alpaca del centro Loto di Carpi e nei cavalli del maneggio La Corte di Sozzigalli, scoprendo le loro abitudini alimentari, i luoghi di provenienza e le diverse tipologie di cure di cui necessitano. Durante questi incontri, abbiamo cercato di porre la nostra attenzione su alcune peculiarità sia fisiche sia comportamentali dei differenti animali, attivando tutta una serie di confronti con i viventi vegetali conosciuti fino a quel momento e con noi esseri viventi umani. Abbiamo dunque ritrovato il movimento e la comunicazione come caratteristiche fondamentali che distinguono l’essere vivente animale e umano dal vegetale. La piantina, infatti, rivela il suo bisogno di cure e di attenzione, appassendo o rinsecchendo tra movimenti impercettibili e cambiamenti a lungo termine. L’animale, invece, entra in relazione con noi attraverso movenze e piccole gestualità, e mostrandosi con più immediatezza e facilità ai nostri occhi. Grazie a tali riflessioni abbiamo acquisito dunque alcune importanti consapevolezze sulle modalità per relazionarsi ed entrare in empatia con ogni essere vivente, comprendendo che a ogni nostra azione corrisponde una specifica reazione a cui porre attenzione. Dopo un anno trascorso a riflettere, sperimentare, confutare, confrontarci e metterci in attenta osservazione del tempo che scorre, decidiamo quindi di trascrivere i pensieri condivisi dei bambini come testimonianza del processo di conoscenza e di acquisizione di saperi sul significato di essere vivente. Crediamo che le parole più fini e ricercate di noi adulti non basterebbero per rendere l’idea della complessità e ricchezza di questo percorso di apprendimento, inerente al mondo dei viventi e dei non viventi. L.G.R.: “Tu dici che una cosa è un essere vivente, se cammina. Sicuramente gli esseri sono vivi quando camminano anche se però io adesso so che la salvia non camminava ed è vivente. Lei non ha le braccia e anche se non fa le stesse cose degli esseri umani, comunque, è un essere vivente come noi! perché vive, cresce e poi è morta come un giorno faremo noi”. A.: “I viventi sono le piante. Lo so perché io ho guardato le piante in sezione e dopo ho scritto delle cose nella tabella per studiare i viventi. Poi ho visto che i viventi si potevano misurare come ci misuriamo anche noi con il bastone della crescita: tu metti vicino il bastone e sai così l’altezza nostra, quella delle piante e degli animali. Di tutti i viventi”.
DOMANDE GENERATIVE
Cosa possiamo imparare attraverso la parola coniata dai bambini “scienzaniare” sul loro processo intellettivo?
A partire dalle osservazioni già emerse, come puntualizzare la classificazione dei vari esseri viventi e non viventi? Dove collocare le persone?
Esseri vivi e non vivi interagiscono tra loro?
Francesca Romana Grasso
BIBLIOGRAFIA
Demetrio D., Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo, Milano, Mimesis, 2016.
Guerra M, “Ricerche”, in M. Guerra Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, Milano, FrancoAngeli, 2015.
Malavasi L., Zoccatelli B., Documentare le progettualità nei servizi della scuola dell’infanzia, Parma, Edizioni Junior-Spaggiari Edizioni, 2012.
Mei S., Ognisanti M., Dal rischio all’opportunità. Esperienze di outdoor education nei servizi per l’infanzia e nella scuola primaria, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini S.r.l., 2020.