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Bambini in ospedale
Progettare lo spazio in un reparto pediatrico
Germana Mosconi
PhD, pedagogista, docente a contratto, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R. Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Abstract
La progettazione di uno spazio educativo presenta importanti ricadute sul comportamento infantile, sulla qualità delle esperienze dei bambini e delle bambine e sul loro benessere. Nello specifico, in ambito ospedaliero la progettazione dello spazio rappresenta di per sé un elemento terapeutico e un importante fattore di guarigione; essa richiede pertanto una particolare attenzione da parte dei professionisti dell’educazione, il cui ruolo risulta centrale nel percorso di cura e di crescita dei bambini. Uno spazio accogliente, ben strutturato, con materiali scelti e interessanti contribuisce, infatti, a facilitare l’incontro tra bambini e tra bambini e adulti e tutela la continuità delle esperienze educative dei piccoli malati.
Parole chiave
Progettualità, spazio educativo, reparto pediatrico, supportive design, accoglienza
Contatti
germana.mosconi@unimib.it
Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)
"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”
Gilles Clément, 1991
non alienante” (Ricci, 2018, p. 69), “e uno spazio attraente e ricco di opportunità da esplorare e conoscere” (MI, 2022, p. 41) che ci parla dei bambini e dei loro bisogni, anche in un contesto ospedaliero. Il bambino malato, insieme alla sua famiglia, ha per prima cosa bisogno di essere accolto e riconosciuto da tutti coloro che operano in un reparto di pediatria attraverso gesti di cura diffusi nelle pratiche quotidiane, che facilitino il suo passaggio da uno spazio di vita usuale (la casa, il servizio educativo che frequenta) a uno spazio “altro”, che richiede tempo per essere “abitato”, cioè per diventare uno spazio vissuto emotivamente, familiare e riconoscibile. Questo approccio, che potremmo definire come una “terapia dell’accoglienza” (Felli e Torricelli, 2022) si traduce in alcune accortezze finalizzate a ridurre gli effetti del trauma della malattia nei piccoli pazienti in un’ottica di supportive design (Ulrich et al., 2008), mirato alla rigenerazione del piccolo paziente e alla riduzione della noia attraverso elementi grafici che lo distraggono in modo positivo. Non di rado, infatti, l’ingresso e i corridoi di un reparto pediatrico sono dipinti con personaggi delle fiabe o con animali fantastici posti su pareti colorate e allegre che indicano a bambini e genitori il percorso per raggiungere uno specifico luogo di cura. Come di frequente, ad esempio, gli ambulatori accolgono i piccoli pazienti immergendoli nel profondo blu del mare, dove si incontrano una miriade di pesci che per un momento fanno dimenticare la paura che suscita un esame medico. Nonostante vi siano casi in cui la volontà di rendere il reparto un luogo piacevole e allegro abbia travalicato i limiti, sfociando in un eccesso di colore alle pareti o in grafiche stereotipate e giganti (Kanizsa e Luciano, 2006), l’abbellimento del reparto pediatrico si inscrive in una cornice di umanizzazione dei contesti sanitari (Renzulli, 2022), tesa a migliorare la qualità dell’esperienza di ospedalizzazione, i tempi di guarigione e l’accettazione dell’iter di cura. A questa cultura dell’accoglienza diffusa, che sempre più caratterizza gli ambiti sanitari sia nazionali che internazionali, si accompagna un’intenzionalità progettuale che, non di rado, si avvale degli apporti dell’architettura per realizzare spazi pensati per i piccoli pazienti e i loro familiari, a partire dal presupposto che “l’ambiente può già di per sé essere fattore di guarigione” (Filippazzi, 2004, p. 55) e di benessere. Ci riferiamo alle ormai numerose sale giochi, alle ludoteche, alle biblioteche e all’allestimento di angoli morbidi per i pazienti più piccoli, ma anche al rinnovo di spazi destinati alla cura (ambulatori, studi in cui si effettuano tac e risonanze magnetiche o prelievi del sangue), che si trasformano in ambienti ricchi di stimoli sensoriali che aiutano il bambino a distrarsi, a immaginare, che lo invitano a toccare e a scoprire cosa lo circonda. In questo senso, la progettazione di spazi consoni all’esperienza di ospedalizzazione dei bambini e delle bambine è in linea con il principio di continuità educativa, teso a ridurre fortemente gli elementi di frattura tra i diversi ambiti in cui si muove il bambino nel suo percorso di crescita, vale a dire la famiglia, la scuola e, qualora sia necessario un ricovero, il reparto di pediatria (Ricci, 2018). La cura e la progettazione dello spazio rappresentano dunque in termini educativi un “filo” che unisce tutti gli ambiti di esperienza di un bambino, indipendentemente dal suo stato di salute e dal luogo in cui si trova.
PROGETTARE LO SPAZIO EDUCATIVO IN UN REPARTO DI PEDIATRIA
Perché lo spazio sia uno strumento educativo è necessario che venga progettato (Bondioli e Savio, 2018), che sia riconoscibile come luogo dell’intenzionalità educativa, non lasciando nulla al caso o all’improvvisazione. Come accade nei servizi per l’infanzia, l’organizzazione e la cura degli spazi di un reparto di pediatria riflette l’idea di bambino di coloro che vi lavorano in qualità di sanitari o di professionisti dell’educazione. Spazi angusti, bui, anonimi accompagnati da materiali poveri richiamano un’idea di bambino passivo, cui la malattia impedisce di essere curioso, di muoversi e sperimentare. Al contrario, la progettazione di spazi luminosi, dipinti con colori caldi, con arredi funzionali e materiali vari (compatibili chiaramente con il regolamento che vige nei reparti) esprimono l’idea di un bambino non solo malato, ma anche in grado di esplorare l’ambiente circostante, conoscere e intrattenere relazioni significative. “La qualità educativa richiede ambienti definiti e attrezzati con cura, accessibili a tutti, belli e sicuri, arredi e materiali scelti con attenzione, condizioni organizzative, spazi, tempi, progettazioni contestualizzati e condivisi” (MI, 2022, p. 38), perché solo in questo modo è possibile rendere lo spazio in ospedale “a misura di bambino”, pur con tutte difficoltà insite in un contesto sanitario. Gli ambienti ben progettati e accoglienti stimolano la curiosità dei bambini, incoraggiano la mente a spostare l’attenzione dal loro stato di malattia all’osservazione di ciò che li circonda, alla sperimentazione di materiali di diverso genere e all’utilizzo di oggetti e giochi proposti dall’adulto. Anche in ospedale, dunque, risulta fondamentale predisporre ambienti generosi, in cui i piccoli pazienti possano giocare con materiali diversi, ambienti attivi, che li invitino a esplorare gli oggetti e a conoscerli, ambienti conviviali e sociali che favoriscano gli scambi tra pari (Bondioli e Savio, 2018). Vi sono alcuni aspetti che caratterizzano la progettazione degli spazi di un reparto di pediatria. Innanzitutto, è necessario che essi siano frutto della collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura (medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, educatori, insegnanti, volontari) e, se possibile, del contributo di architetti e designer. In secondo luogo, la progettazione implica un’approfondita conoscenza dei bisogni reali dei bambini che richiedono cure ospedaliere, dei loro interessi, delle competenze che caratterizzano ciascuna fase evolutiva. La progettazione di un ambiente che favorisca un’esperienza positiva di ospedalizzazione predilige, inoltre, l’utilizzo di colori tenui, di luce naturale, di oggetti che richiamano ambienti domestici (una poltrona, dei cuscini) o naturali (piante di cui prendersi cura), di zone dipinte “a tema” che consentano ai piccoli pazienti e ai loro genitori di orientarsi nei diversi spazi di cui si compone il reparto (le sale d’attesa, i diversi ambulatori, la zona dei prelievi, la sala giochi e la scuola, i corridoi che collegano le varie camere di degenza e così via). Nel rispetto di questi criteri, anche lo spazio di un reparto pediatrico, oltre che rassicurante e familiare, da un punto di vista psicologico diviene un ambiente in cui i bambini possono mettersi alla prova, acquisire conoscenze e competenze, arricchire il loro bagaglio esperienziale, non lasciando che la malattia interrompa il loro percorso di crescita.
Spazi pensati e progettati per ogni età permettono ai bambini di vivere un’esperienza educativa: per i più piccoli si possono allestire angoli con materiali che sviluppino la sensorialità, arricchiti con mobili bassi cui potersi aggrappare per muovere i primi passi alla scoperta del mondo, per raggiungere un gioco interessante (Kanizsa e Luciano, 2006); angoli morbidi o di gioco simbolico; angoli dedicati alla lettura di albi illustrati, arredati con tappeti e poltrone che consentano ai genitori di interagire comodamente con il proprio bambino o con gli altri adulti presenti nella stanza; terrazze trasformate in piccoli vivai, che permettono ai bambini di stare all’aria aperta e di sentire i rumori che la vita al di fuori dell’ospedale produce. Nel caso di piccoli degenti che sono impossibilitati a lasciare la propria stanza, una particolare cura va posta in alcuni piccoli dettagli che possono fare la differenza nel modo in cui i bambini la “abitano”: una cesta in cui riporre qualche gioco, facilmente raggiungibile dai bambini e dalle bambine, superfici lavabili su cui poter disegnare, un piano di appoggio (per esempio, un piccolo tavolo che solitamente arreda la camera) su cui riporre dei giochi in scatola o ricostruire un angolo in cui conservare oggetti portati da casa (matite colorate, fogli…) che contribuiscono a rendere familiare lo spazio. Entrando in un reparto di pediatria i bambini e i loro genitori dovrebbero dunque trovare in primis spazi pensati e progettati in cui incontrare altri bambini e altri genitori, costruire relazioni, condividere attività; spazi in cui nulla è lasciato al caso, ma in cui ogni arredo, suppellettile o oggetto possono influire sulla qualità della degenza.
GLI SPAZI EDUCATIVI DI UN REPARTO DI PEDIATRIA
Quali sono gli spazi a disposizione di educatori e insegnanti in un reparto di pediatria? Va premesso che ciascun ospedale presenta una strutturazione e un’organizzazione degli spazi particolari: vi sono infatti ospedali di vecchia costruzione in cui, ad esempio, la sala giochi è stata ricavata da uno spazio precedentemente utilizzato dagli infermieri o dai medici; vi sono invece ospedali di recente costruzione in cui la collaborazione tra personale medico, architetti e educatori ha permesso di progettare spazi adeguati a bambini e ragazzi ricoverati. In ogni caso, lo spazio di un reparto di pediatria va considerato un soggetto educante (Mainetti e Cosmai, 2010) che veicola valori educativi e significati e comunica cosa è possibile fare e cosa no. Tali spazi sono innanzitutto luoghi di incontro: tra bambini, tra adulti e tra adulti e bambini, in cui si intrecciano relazioni, si incontrano storie di vita, si narrano esperienze. Allacciare “buone relazioni” costituisce la base per poter pensare che negli spazi del reparto accadano cose interessanti. Gli spazi in cui i bambini e i loro familiari possono accedere non sono pertanto solo luoghi in cui trascorrere il tempo dilatato dell’ospedale in compagnia di educatori o volontari, ma punti di osservazione interessanti affinché i professionisti dell’educazione possano individuare strategie relazionali che li avvicinino ai piccoli ricoverati e agli adulti che se ne prendono cura, attraverso un agire intenzionalmente pedagogico. Solo dopo aver creato le premesse per una buona relazione educativa i bambini, anche molto piccoli, si lasciano coinvolgere in attività di gioco, di scoperta e di conoscenza, in presenza di adulti (educatori, insegnanti, genitori) che svolgono una funzione di supporto e di mediazione tra il bambino e il contesto. Oltre alla già citata camera di degenza, gli spazi in cui educatori e insegnanti incontrano bambini e familiari in ospedale sono numerosi e diversificati. La tradizionale sala giochi soddisfa le esigenze di bambini e ragazzi di diversa età per la presenza sia di zone in cui potersi rilassare e leggere un libro e di tavoli su cui svolgere attività interessanti (progettare, tagliare, assemblare…). Nella sala giochi è possibile delimitare numerosi angoli, ben distinti ma riconoscibili, ma anche spazi raccolti, che accolgono bambini molto piccoli insieme al genitore e alla figura educativa attraverso proposte ludiche scelte con cura e privilegiando materiali interessanti, evitando giochi standardizzati e stereotipati (Kanizsa e Luciano, 2006). Se ben organizzato, inoltre, questo spazio tutela e favorisce il diritto al gioco dal momento che “i bambini e gli adolescenti devono avere quotidianamente possibilità di gioco, ricreazione e studio – adatte alla loro età, sesso, cultura e condizioni di salute – in ambiente adeguatamente strutturato ed arredato e devono essere assistiti da personale specificatamente formato per accoglierli e prendersi cura di loro” (Abio e SIP, 2008, art. 7). Attraverso l’allestimento di uno spazio dedicato al gioco, ibambini hanno la possibilità “di costruire la propria identità corporea e psichica e di strutturare un’immagine di sé positiva” (MI, 2021, p. 21) soprattutto in un momento in cui la malattia interrompe bruscamente la “normale” vita quotidiana, con il rischio che il bambino la viva in termini assoluti, incapace di coglierne il suo carattere di transizione. Negli ultimi anni sono nate ulteriori esperienze interessanti che testimoniamo come anche un luogo prettamente sanitario possa trasformarsi in un contesto ricco di possibilità di crescita per tutti i bambini ricoverati. L’allestimento di spazi verdi utilizzando terrazze o giardini su cui si affaccia il reparto di pediatria consente ai piccoli ricoverati di mantenere vivo il contatto con la natura, di utilizzare i sensi per avvicinarsi ai materiali naturali (in assenza di impedimenti particolari), di veder crescere i prodotti di un piccolo orto di cui prendersi cura, ciascuno a modo proprio e aiutato da educatori e genitori. Giardini e terrazze consentono, inoltre, di potersi temporaneamente allontanare dalla condizione ospedaliera, offrono piacevoli distrazioni e diventano spazi terapeutici (Carlini, 2022). Attraverso il prendersi cura di piante, fiori e semplici ortaggi, infatti, i bambini imparano a prendersi cura di sé stessi. In alcune realtà, questi spazi verdi all’aperto ospitano anche piccoli animali (ad esempio delle tartarughe) a cui i bambini si affezionano, che si trasformano in vere e proprie mascotte che li accompagnano nell’esperienza di ospedalizzazione. Vi sono poi progetti che prevedono la strutturazione di spazi montessoriani, che aiutano il bambino ad acquisire le competenze tipiche dell’età infantile, grazie alla attenta disposizione degli arredi e alla scelta del materiale (Bellini, 2022). Tutte queste proposte confermano come la progettazione degli spazi educativi in un reparto di pediatria non possa prescindere dalla centralità del bambino e dal suo diritto “di sentirsi riconosciuto e accolto nella propria unicità e diversità” (MI, 2021, p. 6), rispettato e sollecitato a esprimere tutto se stesso, anche se malato.
1 ECEC: abbreviazione in lingua inglese di Early Childhood Education and Care. 2 Tale abbreviazione indica la traduzione a cura dell’autrice.
3 ECE: abbreviazione in lingua inglese di Early Childhood Education.
BIBLIOGRAFIA
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Zecca L., Negri S., Il progetto pedagogico organizzativo nei servizi e nelle scuole dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2024.
Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.
DOMANDE GENERATIVE
Promuovere benessere significa anche presentare l’ospedale come un luogo in cui si va per prenderci cura di sé, ma il più delle volte è indicato unicamente come luogo in cui recarsi perché si sta male. Come possono i servizi educativi diffondere un’idea positiva di tali luoghi?
Avete rapporti con il reparto di pediatria, con il pronto soccorso e con i presidi ospedalieri?
Provate a enucleare i benefici che possono derivare dal lavoro di rete con l’azienda sanitaria. Se foste incaricate di mettere a disposizione della pediatria alcune buone pratiche, quale scegliereste per contribuire alla promozione del benessere e alla crescita della cultura del lavoro di cura in età pediatrica?
Francesca Romana Grasso