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A cura di Ilaria Mussini

Aver cura

 

Abstract

L’articolo riflette su come gli spazi fisici e simbolici siano “terzi educatori” e offrano affordance diverse a bambini, bambine e adulti. Attraverso gioco e narrazione i bambini e le bambine si appropriano dei luoghi, che diventano parte della loro biografia. Un’esperienza di quartiere intorno al Natale mostra il potere dell’immaginazione nel trasformare lo spazio pubblico in ambiente educativo condiviso. 

parole chiave

Affordance dell’ambiente, gioco e narrazione, immaginazione, fantasia, comunità educante

Contatti

andrea.pintus@unipr.it

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991

Perché la cura non resti in educazione qualcosa di implicito, di marginale o una dimensione così pervasiva da essere quasi data per scontata, occorre forse compiere il tentativo di rimettere al centro della riflessione il suo significato più profondo e la complessità che la caratterizza. Soltanto allora la cura potrà divenire quell’orizzonte di senso entro il quale re-interpretare la cornice pedagogica dei servizi educativi 0-6, comprendendo come tale costrutto possa, al contempo, rappresentare il fondamento e l’espressione più autentica dell’esperienza educativa stessa. Uno sguardo che sollecita attenzioni progettuali e posture dell’adulto coerenti con un agire etico e rispettoso di sé, dell’altro, della natura e del mondo

Bibliografia

Massa R. (a cura di), Linee di fuga. L’avventura nella formazione umana, Firenze, La Nuova Italia, 1989.

Paquot T., Pays de l’enfance, Terre Urbaine, coll. L’Esprit des Villes, 2022.

Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.

CIAO ALESSIA, HARMAN, SOFIA -PABLO

 

 

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