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Le parole dell’educazione

Arte

Marco Dallari – Già professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale all’Università di Trento

Il filosofo Dino Formaggio (1981) afferma che “arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” sottolineando la relatività storica e il valore contingente di ciò che può essere indicato con questo termine. Per il Vocabolario Treccani della lingua italiana arte è, in senso lato, “capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche”. Questa definizione mette giustamente in crisi l’antica distinzione fra arti “alte” (o arti liberali) e arti “basse” e comprende dunque non solo le opere che vediamo nei musei e nelle gallerie ma anche quelle di artigiani, designer, illustratori, fotografi, stilisti… 

Francesco Poli, critico d’arte, nel volume Il sistema dell’arte contemporanea (2010) ci mostra quali sono i meccanismi e i processi socio-culturali attraverso i quali avviene la legittimazione (o il non riconoscimento) dell’arte e dei suoi artefici. In passato erano i committenti (i governanti o i rappresentanti dell’autorità ecclesiastica) a scegliere gli artisti e a pagare non solo le loro opere ma anche la loro formazione. Oppure erano le Accademie, a partire dall’Accademia e compagnia dell’arte del disegno, fondata da Cosimo I de’ Medici nel 1563 e sviluppatesi poi in tutta Europa, a dettare i “canoni” dell’arte avendo funzione di formazione degli artisti e di selezione di coloro, che in riferimento a quei canoni, venivano riconosciuti come meritevoli. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, con la rivoluzione degli anticanonici impressionisti e in seguito alle provocazioni delle avanguardie, il sistema cambia completamente e la collaborazione (a volte anche conflittuale) di mercanti e critici prende il sopravvento nei processi di legittimazione e promozione degli artisti e delle loro opere. Gallerie, case d’asta, fiere, editoria, musei, artisti, mercanti, critici, direttori museali, collezionisti costituiscono nel Novecento una rete di sinergie, un sistema, appunto, che fa emergere o rimanere nell’oblio opere e autori. Occorre però che i contenuti, i valori, le idee che le opere esprimono siano storicamente leggibili. Occorre cioè che nel clima storico quelle idee e quei valori siano rintracciabili e riconoscibili anche fuori dall’ambito artistico, in altre vicende, in altri sistemi simbolici. L’arte dada non sarebbe stata riconosciuta come arte se un clima di anticonformismo e di opposizione ai luoghi comuni e agli stereotipi non fosse stato presente nella parte più sensibile della cultura del primo Novecento e il Surrealismo non avrebbe preso piede se il nuovo corso della psicologia, attento al valore del mondo onirico e della scoperta dell’importanza dell’inconscio, non stesse catturando l’attenzione di molti contemporanei di Breton, Eluard, Magritte e Dalì. 

Quello dell’arte è un linguaggio veicolare per eccellenza. Gli artisti hanno sempre raccontato vicende e pensiero umani, hanno collaborato, con le immagini, alla costruzione delle grandi narrazioni religiose, mitologiche, storiche, hanno dato visibilità a eroismi, miserie, hanno immortalato personaggi, hanno creato figure dei fatti, delle idee, delle emozioni, hanno rappresentato le manifestazioni della natura e illustrato le leggi della fisica e le conquiste della scienza. Se vogliamo utilizzare le risorse e i repertori dell’arte per educare non dobbiamo dunque pensare l’arte come una materia, ma come luogo d’incontro, di contaminazione e di continua reinvenzione dei linguaggi e, fin dalla prima infanzia, utilizzarla come risorsa attiva, in cui i linguaggi dell’arte vengono ricevuti e ricreati. John Dewey (1934) ci dice che l’arte è (e dovrebbe essere presentata come) “un’esperienza”, qualcosa di plastico, mobile, che si può toccare, interpretare, che sta dentro e non fuori dalla storia e dall’esistenza individuale e collettiva. Non a caso i bambini (e i giovani) si avvicinano al mondo dell’arte senza ostilità e diffidenza da quando esistono i laboratori museali, e se gli insegnanti di ogni materia (non solo quelli della disciplina specifica) utilizzassero i repertori dell’arte per illustrare i contenuti della loro offerta formativa, la “lezione” risulterebbe più interessante perché l’arte sarebbe finalmente accolta come dotata di bellezza e soprattutto di senso. 

Bibliografia

Formaggio D., Arte, Isedi, Milano, 1981.

Poli F., Il sistema dell’arte contemporanea, Laterza, Roma-Bari, 2010.

Dewey J., L’arte come esperienza, Aesthetica, Palermo, 1996.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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