Menu
Alla ricerca degli spiriti dell’economia nella società dei bambini
Il caso del furto della stella marina
Eleonora Rampichini
Ph.D. in Scienze dell’Educazione, architetta, Macerata
Abstract
A partire da un’esperienza di scambio di materiali naturali in una scuola dell’infanzia e da un conflitto attorno a una stella marina, l’articolo indaga le motivazioni profonde che muovono l’oikonomia dei bambini.
In dialogo con l’antropologia e l’economia comportamentale, l’analisi restituisce l’immagine di una “egocentrica” società di affini, in cui il vero valore delle “cose dei bambini” dipende da relazioni che, trascendendo le differenze, fondono il principio di piacere e l’interesse personale con lo spirito del dono.
Parole chiave
Oikonomia dei bambini,
amicizia sociale,
spirito del dono,
cose dei bambini,
interesse personale
Contatti
e.rampichini@gmail.com
IL TAVOLO DELLE MERAVIGLIE E IL FURTO DELLA STELLA MARINA
Protagonisti: Vanessa (5 anni), Pietro (3 anni) e altri bambini della scuola
Insegnante: Carmela De Dato, scuola dell’infanzia Sacro Cuore, Montelupone (Macerata)
Documentazione: audio-descrizione e fotografie
È una mattina di metà ottobre. Nel salone della scuola, su un grande tavolo, è allestita l’esposizione dei materiali naturali raccolti nei parchi durante le prime giornate di scuola all’aperto o transitati a scuola dalle case dei bambini. Pigne, castagne, legnetti, cortecce, foglie, bacche e ghiande. Nidi abbandonati, piume leggere, la pelle di un serpente. Conchiglie, cozze, un riccio di mare, sassi levigati, legnetti spiaggiati.
Le bambine e i bambini di 4 e 5 anni li hanno composti in una tavolozza materica che sfuma dai bruni caldi del paesaggio vegetale fino ai toni chiari e freddi del mondo marino. Durante la giornata, l’insegnante invita anche i bambini e le bambine di 3 anni a esplorare liberamente il tavolo e, consegnando a ciascuno una vaschetta, offre la possibilità di portare a casa ciò che più li attrae senza porre limiti, sebbene le quantità dei materiali non siano uniformi: alcuni infatti sono presenti in abbondanza, altri sono esemplari unici.
“Osservo i bambini mentre si muovono intorno al lungo tavolo. C’è chi prende subito tutto ciò che trova senza esitazione, chi gira più volte prima di decidere, chi si concentra sugli oggetti più piccoli, chi è affascinato dai colori bianchi, chi preferisce le cose ‘zozze’ e marce, come i melograni avvizziti. C’è chi si ferma quando la vaschetta diventa pesante, chi la riempie fino a far cadere tutto, chi seleziona con cura pochi oggetti”, racconta l’insegnante.
Ben presto l’esperienza individuale diventa collettiva. Con i materiali meno numerosi, infatti, si sviluppa una forma di oikonomia spontanea. Alcuni bambini e bambine si interessano a ciò che è finito nei contenitori dei compagni, piuttosto che a quello ancora disponibile sul tavolo e tra i più grandi nascono i primi scambi:
“Io ti do un nido, tu mi dai due melograni”.
“Ti do la conchiglia verde, ma tu mi devi dare due legnetti”.
Il valore dello scambio, cosa scambiare e in che quantità, l’hanno deciso loro.
Il conflitto e il dono
Ma come spesso accade nei contesti relazionali autentici, nasce anche un conflitto. L’insegnante nota un cambiamento nel volto di Vanessa, 5 anni. La bambina si avvicina e racconta: si è accorta che Pietro, 3 anni, le ha preso la stella marina e l’ha infilata nella sua vaschetta, e quando lei l’ha scoperto, l’ha subito nascosta. Si sente arrabbiata, non le è piaciuto che lui l’abbia presa senza chiedere.
A questo punto, l’insegnante decide di intervenire, non per risolvere il conflitto, ma per accompagnare i bambini a viverlo. Chiede loro di raccontare cosa è successo, di esprimere i propri sentimenti. Insieme riflettono e lavorano su come e che cosa chiedere. Uno scambio? Un prestito?
Pietro si rivolge allora a Vanessa: “Mi dai la tua stella marina?”. La bambina, con semplicità, risponde “Sì”. Il conflitto si placa. Ma l’episodio non si chiude qui. Passata mezz’ora, ad attività ormai terminata, Vanessa torna a parlare dell’accaduto. Sente il bisogno di esprimere meglio il senso del suo gesto, così chiarisce:
“Era mia… ma l’ho donata a Pietro”.
OLTRE I GESTI VISIBILI: IN ASCOLTO DEL VENTO CHE LI MUOVE
Questo episodio è stato documentato nell’ambito della ricerca sul modo in cui i bambini e le bambine creano spontaneamente una forma originale di oikonomia, facendo circolare i preziosissimi nonnulla che amano prestare, scambiare, condividere e donarsi (Rampichini, 2023 e 2024). Per comprendere il senso più profondo di queste esperienze, con questa riflessione andremo oltre i gesti visibili, alla ricerca delle motivazioni che le sostengono.
In questo senso, diventa illuminante la riflessione di Lev Vygotskij, che ci offre una metafora poetica e potente sull’origine del pensiero: esso è come una nube incombente, da cui cade una pioggia di parole. Ma a muovere quella nube, scrive Vygotskij, è un vento:
“…che abbraccia i nostri impulsi e le nostre motivazioni, i nostri affetti e le nostre emozioni. Dietro al pensiero vi è una tendenza affettiva e volitiva. Soltanto essa può dare una risposta all’ultimo perché nell’analisi del pensiero.” (Vygotskij, 1992, p. 391).
Considereremo quindi ogni oggetto scambiato, trattenuto o ceduto come l’espressione di un piano interiore che rappresenta l’invisibile motore dell’economia dei bambini. Il compito dell’educatore e del ricercatore sarà, allora, di documentare ciò che appare per ascoltare il vento che lo muove.
Con quale spirito i bambini si scambiano le ricchezze che potrebbero tenere per sé? Quale motivazione spinge una bambina a donare la stella marina che le era stata rubata?
IN DIALOGO CON LE SCIENZE SOCIALI
Sul binomio bambini-economia la pedagogia e l’educazione hanno fino ad oggi poco riflettuto, sebbene la condivisione, la cooperazione e il superamento dell’egocentrismo siano al centro della prassi scolastica e dei documenti d’indirizzo nazionali ed europei (Miur, 2012; MI, 2021 e 2024; CoE, 2018).
Com’è noto, la riflessione pedagogica si concentra in via preferenziale sulle potenzialità educative dei materiali e sulla qualità delle ricerche individuali delle bambine e dei bambini, quando – “a tu per tu” con conchiglie, sassi o piume – li esplorano, nominano, classificano, descrivono, trasformano e così via (Guerra, 2017).
L’approccio delle scuole di Reggio Emilia
Le scuole comunali di Reggio Emilia hanno intravisto nei transiti dei piccoli oggetti che i bambini portano da casa l’opportunità di imparare a negoziare il loro utilizzo attraverso il confronto e la discussione con l’insegnante, sebbene in una relazione gerarchica, com’è naturale che sia a scuola (Rinaldi et al., 2015). In questo senso, il lavoro di raccolta dei materiali, la loro esposizione e l’inclusione dei transiti da casa a scuola descritti nell’episodio dall’insegnante sono esemplari.
Il contributo delle scienze sociali
Negli ultimi decenni, l’infanzia ha suscitato l’inedito interesse delle scienze sociali:
Sociologia dell’infanzia: estendendo l’approccio costruttivista di Piaget e Vygotskij, ha focalizzato le proprie ricerche sul modo in cui i bambini gestiscono l’uso dei giocattoli o di altri oggetti personali (Corsaro, 2018; 2020).
Economia e Antropologia: hanno rivolto l’attenzione agli aspetti evolutivi dei comportamenti cooperativi. Grazie a contributi multidisciplinari, sono stati prodotti risultati sperimentali sul ruolo dell’altruismo nelle relazioni tra pari, sul senso dell’equità e sull’avversione alle ingiustizie (Bruni e Pelligra, 2010).
Dialogando con altre discipline, scopriremo che l’egocentrismo infantile non è il protagonista assoluto delle relazioni dei bambini con le cose: a far circolare i preziosissimi nonnulla è, infatti, un vento che fonde il principio di piacere (l’interesse personale, la curiosità, la meraviglia) con un senso di amicizia sociale fondato sullo spirito del dono.
LO SPIRITO DI AFFILIAZIONE NELLA SOCIETÀ DEI BAMBINI
Lo scambio di cose tra bambini, in particolare quello dei doppioni nelle collezioni infantili, è stato oggetto delle ricerche dell’antropologa israeliana Tamara Katriel, con l’obiettivo di identificarne la logica economica dal punto di vista proprio delle bambine e dei bambini (1988).
Assumere questa prospettiva è una scelta interessante con molte implicazioni:
Significa innanzitutto contare su di loro in qualità di insider, cioè membri di una comunità posta su un piano diverso da quello dei grandi.
Vuol dire considerarli capaci di motivare il senso delle proprie azioni e, di conseguenza, rispettarli e stimarli come informatori competenti.
Si traduce, infine, nel saper ascoltare e interpretare le loro azioni come farebbe un bambino e, quindi, non come un adulto (Corsaro, 2020).
L’indagine etnografica di Katriel
Utilizzando gli strumenti propri dell’indagine etnografica (interviste non strutturate, osservazione partecipante, note di campo), Katriel raccoglie molti dati e giunge a un risultato significativo che ribalta il pensiero comune secondo cui i bambini sono mossi esclusivamente dall’interesse personale.
La studiosa definisce, infatti, gli scambi come un’autentica esperienza sociale, vivace e ambivalente: oltre al desiderio di arricchire le proprie collezioni, i bambini sono mossi da quell’irresistibile spirito di affiliazione che ci attrae gli uni verso gli altri quando riconosciamo nell’altro il compagno o la compagna affine con cui condividere un tempo declinato al plurale.
“Nel mio tempo libero mi piace fare a scambio, mi fa avere più amici”, spiega infatti una bambina all’intervistatrice (ivi, p. 162).
Un’altra bambina, alla quale viene chiesto se i bambini non siano più contenti di tenere le collezioni per sé, risponde perplessa:
“Perché dovremmo collezionare qualcosa se poi non lo possiamo scambiare?” (ivi, p. 162).
Al termine del lavoro, Katriel conclude che la principale ragione d’essere degli scambi e delle collezioni stesse non è dunque il possesso degli oggetti, ma i rapporti che i bambini stringono tra di loro. Questo accade anche al di fuori del gruppo dei coetanei, coinvolgendo i più grandi o i più piccoli: chiunque abbia una “carta” o un oggetto di cui si ha bisogno diventa un interlocutore valido, a prescindere dal legame di amicizia pregresso.
Questa prospettiva ci consente dunque di rileggere l’esperienza dei “traffici di meraviglie” come una forma originale di socialità. Un sasso o una piuma tra le mani sono segni di riconoscimento immediato, che permettono di interagire ancora prima di sapere come ci si chiama. Si cerca l’altro (che ha ciò che ci manca) non solo per possedere, ma per incontrarsi e sentirsi parte di un nuovo “noi”.
LA QUESTIONE DEI TRAFFICI CON I “NON AMICI”
Alcuni studiosi, come la stessa Katriel, credono che lo spirito di affiliazione agisca solo nell’ambito delle relazioni tra amici, quelli con cui si condivide una simpatia particolare, gli “amici del cuore” o quelli con cui quando giochi non ci litighi.
Le relazioni con i “non amici” (gli amici degli amici, il nuovo compagno di classe, il bambino che abita in fondo alla strada, i più piccoli, i più grandi), invece, sarebbero guidate dall’interesse personale. In altre parole, in assenza di amicizia non si può che agire per self interest e principio di piacere, rappresentati in entrambi i casi dal fascino delle collezioni.
In quest’ottica, il furto della stella marina può davvero sembrarci l’esito di un’egoistica attrazione fatale, tanto più che Vanessa e Pietro, conoscendosi solo da poche settimane, possono considerarsi non amici.
Oltre la visione binaria: una società di affini
Dobbiamo però considerare che l’affinità è un legame più vasto dell’amicizia, perché riguarda un modo comune di sentire, di pensare e di agire. Confondendo la motivazione del gesto (la relazione tra Vanessa e Pietro) con il suo risultato (il possesso di una stella marina), si rischia di non dare credito alle “buone ragioni” dei bambini.
Credo, infatti, che a fondare e nutrire le relazioni economiche con i non amici sia una struttura sociale qualitativamente diversa da quella binaria (amici/non amici). Nel pensiero proprio dei bambini, la società infantile è costituita da quattro diversi gruppi:
Gli amici
I più grandi
I più piccoli
I non amici
Un’oasi egualitaria
Si tratta di una classificazione egocentrica perché centrata su punti di vista personali: l’età e la vicinanza (o distanza) emotiva rispetto a se stessi. Questa origine la rende una società mutevole e provvisoria, dove l’appartenenza alle categorie può cambiare velocemente.
Tuttavia, questi gruppi convivono in assenza di gerarchia. Non fa differenza se si è amici o meno, perché la sola vera differenza che i bambini conoscono è la distanza siderale con il mondo adulto. Dalla prospettiva infantile, la società dei bambini è un’oasi egualitaria in cui ciascuno non è mai totalmente estraneo proprio perché bambino.
Da bambini l’amicizia arriva di corsa, e resta leggera.
LA GENEROSITÀ CHE FA SENTIRE GRANDI
Continuiamo il dialogo con Katriel analizzando un episodio specifico: un bambino piccolo vagava piagnucolando alla ricerca dell’unica carta che desiderava avere. Nient’altro lo attraeva, né era disposto a scambiare i pezzi della sua collezione, nonostante l’interesse e le generose offerte degli altri.
A cambiare lo scenario è l’intervento di uno dei bambini più grandi che lo apostrofa così: “Sei un bambino! Non sai come scambiare!” (ivi, p. 171). Questo fatto richiede alcune considerazioni, perché il “grande” sta indicando implicitamente al piccolo (e a noi) alcune cose fondamentali:
Un modo diverso di partecipare: nell’economia dei bambini esiste un approccio più generoso, elastico e aperto.
Il vento dell’altruismo reciproco: il grande mostra che è possibile far circolare le proprie ricchezze lasciandosi trasportare dal desiderio dell’altro. “Ti offro la carta che ti piace, anche se in cambio non avrò quella che cercavo”.
Una misteriosa legge universale: agisce l’idea che, se io cedo qualcosa, qualcun altro darà a me ciò che desidero, in una catena di desideri intrecciati.
È come se il bambino più grande stesse dicendo che mescolare i propri desideri con quelli degli altri fa sentire più grandi e dà un senso più profondo allo scambio. Questo valore è molto più desiderabile del solo interesse personale, tipico di chi ancora “non sa” l’oikonomia delle cose.
Verso una riflessione finale
Riassumiamo: ciò che circola nella società infantile non è mosso unicamente dall’interesse personale, ma dall’agire di una cultura composita che vive di passioni e invita alla generosità.
Tuttavia, poiché non tutti i comportamenti pro-sociali sono autenticamente generosi (alcuni possono essere indotti dal contesto), dobbiamo porci un’ultima domanda fondamentale per chiudere il cerchio sull’episodio della stella marina: cosa avrebbe risposto Vanessa a Pietro se l’insegnante non fosse stata presente?
LO SPIRITO DEL DONO QUANDO NESSUNO VEDE
Che cosa accade quando le bambine e i bambini possono decidere se donare o non donare, senza essere visti? Lo svela un interessante esperimento, a carattere psicologico ed economico, condotto dalla psicologa Joyce Benenson (Benenson et al., 2007) in merito al comportamento altruistico dei bambini.
Il suo lavoro ci interessa per diversi motivi:
I risultati si riferiscono a evidenze sul campo, ovvero al modo in cui effettivamente i bambini praticano la generosità.
Lo studio esamina i comportamenti nelle relazioni tra pari, al di fuori dei contesti familiari.
Includendo bambini di soli 4 anni, introduce la variabile dell’età in cui emergono i primi comportamenti altruistici extra-familiari.
Il “Gioco del Dittatore” con gli adesivi
A differenza delle ricerche educative qualitative (note, video, disegni), questa ricerca adotta uno strumento dell’economia comportamentale: il “gioco del dittatore”. In economia, il termine “gioco” indica un’analisi dei comportamenti quando si deve decidere se condividere o tenere per sé un bene senza alcun incentivo.
Nella variante per bambini, i beni da distribuire erano dei bellissimi adesivi. Ecco come si è svolto l’esperimento:
Un bambino riceve dieci adesivi molto attraenti.
Gli si spiega che, per mancanza di tempo, non si potranno dare a tutta la classe.
Il bambino è libero di donarli ai compagni, ma non è obbligato a farlo.
Fondamentale: gli si assicura che la sua scelta resterà segreta.
La segretezza è un aspetto progettuale decisivo: permette ai bambini di distribuire risorse in modo genuino, senza aspettarsi vantaggi, lodi o punizioni. Nell’altruismo puro, infatti, la motivazione è intrinseca e finalizzata esclusivamente al benessere dell’altro, anche se implica un sacrificio personale.
I risultati: i bambini non sono piccoli egoisti
I risultati dell’esperimento richiedono un’urgente revisione dell’immagine intrinsecamente egoistica dei bambini più piccoli.
La maggioranza dei 360 partecipanti di 4, 6 e 9 anni ha infatti donato una parte dei propri adesivi ai compagni, con una percentuale tra il 20% e il 30%. Si tratta di una quota equivalente a quella degli adulti sottoposti allo stesso test. In sintesi, sebbene i più grandi abbiano donato quantità maggiori, tutti i bambini si sono comportati con generosità, dimostrando che l’altruismo è presente fin dalla tenera età.
IL BAMBINO-ECONOMICO E IL VALORE DELLE COSE DEI BAMBINI
Una delle responsabilità fondamentali degli educatori è di progettare, realizzare e documentare contesti che sappiano favorire l’osservazione, l’ascolto e l’interpretazione delle azioni e dei pensieri dei bambini (Rinaldi et al., 2015).
Esperienze come il “tavolo delle meraviglie” e il caso del furto della stella marina, arricchite dal dialogo con altre discipline, ci hanno permesso di tratteggiare un’immagine della società infantile più complessa e autentica, lontana dagli stereotipi consolidati. Questo ci invita a ripensare radicalmente il nostro modo di interpretare le relazioni interpersonali infantili e il valore delle “cose” dei bambini.
La metamorfosi dell’oggetto
I preziosissimi nonnulla, infatti, nel passare da una tasca all’altra e tra le loro mani, cambiano sostanza: da materiali intelligenti raccolti ed esplorati per sé, diventano meravigliosi doni per gli altri.
Se il valore educativo di un oggetto dipende dallo sguardo di chi lo guarda (Guerra, 2017), l’economia ci ricorda che le cose dei bambini prendono il loro vero valore all’interno dei rapporti entro cui sono maneggiate (Bruni, 2024).
Vanessa conosce bene l’ammaliante voce delle cose che tante volte hanno catturato la sua attenzione, sussurrandole: “Prendimi” (Montessori, 1999). La curiosità impaziente che esse suscitano è il tratto distintivo della società dei bambini: per questo Vanessa la riconosce anche in Pietro.
Conclusione: il senso del dono
Nondimeno, la bambina conosce il senso della meraviglia che un giorno qualcuno le ha donato, quel desiderio di comunione e di meravigliarsi l’un l’altro che qualcuno le ha fatto scoprire (Carson, 2020).
In questa prospettiva, la metamorfosi della stella marina da oggetto “rubato” a dono condiviso è un passaggio fondamentale che rende visibile il valore relazionale delle cose e l’essenza più profonda del bambino-economico.
BIBLIOGRAFIA
Benenson J., Pascoe J., Radmore N., Children’s altruistic behavior in the dictator game, in “Evolution and Human behavior”, vol. 8, 2007, pp. 168–175.
Bruni L., Il campo dei miracoli. Viaggio economico nei capolavori della letteratura, Venezia, Marsilio Editore, 2024.
Bruni L., Pelligra V., The economic child: development aspects of economic behavior, in “International Review of Economics”, vol. 57, 2010, pp. 255-257.
Carson R., Brevi lezioni di meraviglia, Aboca edizioni, 2020.
Consiglio dell’Unione Europea (CoE), Raccomandazione del Consiglio d’Europa 189/2018/C relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, Bruxelles, 2018.
Corsaro W., The sociology of childhood, Sage, Los Angeles, 2018.
Corsaro W., Sociologia dell’infanzia, FrancoAngeli, Milano, 2020.
Guerra M. (a cura di), Materie intelligenti. Il ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambini, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini srl, 2017.
Katriel T., Haxlafot: rules and strategies in children’s swapping exchanges, in “Research on Language & Social Interaction”, vol. 22, 1988, pp. 157-178.
MI (Ministero dell’Istruzione), Linee pedagogiche per il sistema integrato “zerosei”, 2021.
MI (Ministero dell’Istruzione), Linee guida Educazione Civica, 2024.
Miur, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012.
Montessori M., La scoperta del bambino, Garzanti, 1999.
Rampichini E., I traffici di meraviglie nella sotterranea società dei bambini, in “Bambini”, vol. 39, n. 5, 2023, pp. 66-70.
Rampichini E., L’economia dei bambini e alcuni suoi rischi. Malintesi, ripensamenti e apprendimenti collaterali, in “Bambini”, vol. 40, n. 4, 2024, pp. 67-71.
Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio Children e Project Zero – Harvard Graduate School of Education, 2015.
Vygotskij L., Pensiero e linguaggio, Laterza, Roma-Bari, 1992.
DOMANDE GENERATIVE
A cura di Cinzia D’Alessandro
In che modo è possibile allestire contesti per favorire lo scambio spontaneo di materiale tra bambine e bambini? Quale organizzazione prevede?
Quali materiali siamo disposti ad accogliere al nido e a scuola come preziosità per realizzare scatole personali o luoghi di tesori della collettività?
Se il donare è una declinazione possibile dei modi di stare in relazione gli uni con gli altri, quanto può fare in termini di inclusione e pari dignità dei bambini – a prescindere dalle condizioni economiche e sociali di provenienza – progettare raccolte di tesori con materiali “poveri”, dando valore al ritrovamento degli stessi e all’esperienza del cercare oltre che agli oggetti in sé?