Menu
MAPPE
Angela Sangalli
A strisce
© Sofia Cecchin
© Ilde Pistoia
Ci sono mappe che mostrano le caratteristiche dello spazio e aiutano a orientarsi al suo interno, per spostarsi da un punto all’altro, per raggiungere una destinazione. Utilizzano simboli universali, leggibili da chiunque si approcci ad attraversare le zone che descrive. E ci sono invece mappe che raccontano un luogo con lo sguardo di chi lo attraversa, con il proprio vissuto, le proprie emozioni, i propri punti d’interesse.
Raccontare un luogo con questo genere di mappe ne restituisce letture sempre diverse, anche se a frequentarlo è sempre la stessa persona. Si può raccontare un luogo attraverso le emozioni che suscita, le memorie che sollecita, le persone che lo percorrono, le parole che fa emergere ecc.
“Durante queste passeggiate non so bene quale tipo di mappa sto tracciando: è improvvisata ed effimera eppure, ho scoperto, è anche memorabile, poiché conferisce agli elementi del paesaggio un significato ben diverso da quello che viene loro attribuito in una vera mappa topografica”
(Mabey, 2012, p. 74).
Mappe che non necessitano di simboli convenzionali, che possono essere leggibili anche solo dalla persona che le ha realizzate: non sono una descrizione oggettiva di un incontro (con un luogo, con un oggetto, con un’esperienza), ma un racconto personale di quell’incontro. In ottica documentativa, per sperimentare quanti più modi possibili per “raccogliere differenti tipi di sensazioni o di informazioni, permettendo di esplorare diversi temi, oggetti, questioni da plurime prospettive”, le mappe possono essere uno dei tanti strumenti da sperimentare che aprono nuovi sguardi e, di conseguenza, nuove riflessioni (Guerra, 2020, p. 113).
Le mappe a strisce, ad esempio, “permettono di rappresentare un percorso ignorando le aree circostanti e le informazioni superflue” (Cann, 2017, p. 76). Sono solitamente realizzate in formato lungo e stretto: una linea lungo la quale si annotano punti d’interesse senza preoccuparsi della scala o della bidimensionalità tipica delle cartine geografiche.
Nella modalità sperimentata con gruppi educativi e con bambine e bambini, liberamente tratta da questa suggestione di Helen Cann, può essere una mappa in cui narrazione e linguaggio grafico dialogano tra loro, ma anche in cui uno solo dei due linguaggi è presente. Il suggerimento è proprio quello di fermare sulla carta in modo veloce ciò che è importante a livello personale, fuori da ogni ottica di leggibilità esterna o di bellezza estetica: la finalità è raccontare – raccontarsi – cosa si vede, cosa si nota, cosa ritorna negli sguardi per osservare, analizzare, leggere in modo sempre nuovo una realtà che non è mai data una volta per tutte.
PER APPROFONDIRE
Cann H.,
Disegnare mappe a mano. Guida creativa,
Modena, Logosedizioni, 2017.
Guerra M.,
Nel mondo. Pagine per un’educazione
aperta e all’aperto, Milano, FrancoAngeli, 2020.
Mabey R.,
Il taccuino del naturalista. Esplorare la vita
con i cinque sensi, Milano, Ponte alle Grazie, 2012
DOMANDE GENERATIVE
di Francesca Romana Grasso
Come si accolgono le domande complesse come “Maestra, cosa c’è dopo l’infinito?”
L’ambiente scolastico trasmette, a chi vi entra e lo vive, una dimensione di continuità intrinseca tra matematica, arte e natura?
Potrebbe la matematica, con la forza della stupefazione e dell’entusiasmo che suscita, essere utilizzata per favorire l’eventuale accoglienza di bambini e bambine in arrivo in corso d’anno?
Angela Sangalli, formatrice per gruppi educativi 0-6.