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SENTIERI INCLUSIVI
Elisa Rossoni e Moira Sannipoli
A partire dal Disability Pride
Lo scorso luglio, in tutto il mondo, si è celebrato il Disability Pride. Il 26 luglio 1990 gli Stati Uniti, accogliendo il movimento ormai trentennale degli attivisti, approvano l’Americans with Disabilities Act (ADA), con cui si ribadisce il divieto di ogni forma di discriminazione contro le persone con disabilità. Subito dopo, Boston ospita il primo Disability Pride Day che, nel giro di pochi anni, sarà replicato in tutto il mondo.
Questo movimento internazionale propone un nuovo modo di definire la disabilità, che non paghi la continua comparazione con l’abilismo e con un’idea di presunta normalità, difendendo la cultura della dignità dell’umanità al di là dei modi di funzionamento e di stare al mondo.
Questo modo di leggere e punteggiare la disabilità è molto difficile da incarnare dentro la nostra comunità. Nonostante le numerose riflessioni in ambito di ricerca e al tempo stesso le recenti disposizioni legislative, a imperare è ancora un modello medico-individuale che focalizza l’attenzione sulla mancanza e sui possibili “guasti” che chi incarna una condizione speciale manifesta e che lo distinguono dal resto dell’umano. La possibilità di costruire immaginari differenti è allora molto difficile se si tratta di disapprendere alcune posture ormai calcificate da culture, credenze e prassi esperite. Il mondo scolastico ha in questa direzione un compito fondamentale: può infatti, con intenzionalità e consapevolezza, accompagnare le nuove generazioni verso un nuovo modo di approcciarsi al tema della diversità e delle differenze, che metta al centro la voce diretta di chi è chiamato in causa.
La letteratura per l’infanzia può essere di grande supporto nella progettazione di questi percorsi di approfondimento e di sconfinamento culturale. In occasione del Disability Pride di quest’anno, il Children’s Book Council (CBC), l’associazione commerciale senza scopo di lucro degli editori di libri per bambini in Nord America, dedicata alla promozione dei libri e della lettura per bambini, ha prodotto una bibliografia online unica, presentando una serie di testi che hanno l’obiettivo di ribaltare le narrazioni, mettendo al centro le dimensioni di capacitazione, di racconto di sé, di comprensione. L’obiettivo è quello di promuovere un ambiente di apprendimento positivo e inclusivo che metta al centro i costrutti dell’equità, della giustizia sociale, della valorizzazione delle singolarità, senza richieste risarcitorie o di adattamento.
In questa lista compaiono due albi di Silvia Vecchini e Sualzo molto significativi. Uno è Telefonata con il pesce, pubblicato da Topipittori nel 2017. Il testo racconta l’incontro tra una bambina curiosa e un bambino silenzioso, paragonato in maniera differente a volte a un sasso e in altre circostanze a un fiore. La protagonista del racconto non ha fretta e prova senza successo a mettersi nel suo stare silenzioso. Il tutto cambia in un contesto altro dalla classe. Siamo in un Museo della Scienza e la bambina si imbatte in un acquario. Racconta: “Vicino, c’era un vecchio telefono con i numeri a disco. Nell’acqua, dove nuotavano i pesci, era immersa una cornetta del telefono.
Ho alzato quella all’asciutto e ho ascoltato. Suoni misteriosi, bellissimi e segreti venivano dal silenzio dell’acqua. Il cuore ha cominciato a battermi forte. Un cartello appeso al muro diceva che i pesci, che io ho sempre pensato muti, parlano. Si mandano messaggi, segnali di pericolo o d’amore”. Da lì partono un sentiero e una relazione: un bambino invitato a un’esperienza che è prima risonanza e poi connessione. La narrazione si chiude con una chiamata al telefono dove per la prima volta il bambino silenzioso regala la sua voce a quella bambina che ha resistito all’urgenza di capire per dare spazio al desiderio d’incontrare.
Il secondo testo è Prima che sia notte, edito da Bompiani nel 2020. Il libro racconta la storia di due fratelli. Carlo non sente e vede solo da un occhio che rischia di perdere. Emma, sua sorella e voce narrante principale, accompagna questi momenti faticosi ma anche di profonda complicità. La bambina sente la preoccupazione per la vista di suo fratello che si fa sempre più debole, l’attesa dell’ennesima operazione a cui Carlo si sottoporrà, la mancanza di professionisti competenti, la bellezza di una lingua, come quella dei Segni, che parla con le mani e si ascolta con gli occhi.
Mentre il buio avanza, emergono tante lingue e opportunità che attivano, per tutta la famiglia e per chi decide di farsi coinvolgere, risonanze, un sentire insieme che non è mai scontato. Alla fine, quell’occhietto che rischiava di abbandonare Carlo torna a vedere: i due bambini hanno imparato a stare nel buio e a non avere paura perché le notti continueranno ad arrivare e possono essere vissute serenamente con le giuste mediazioni, con una capacità di affidamento collettivo. La narrazione, ispirata a una storia vera, è immersa nella quotidianità e nei piccoli gesti, nella ricchezza che tutta questa ordinarietà può portare in termini di esperienze, incontri, vita.
La segnalazione di questi due testi apre importanti piste di lavoro con i bambini e le bambine. Non sono solo albi bellissimi da leggere: sono oasi di pensiero da regalare ai più piccoli per poter accogliere altri punti di vista, per poter sperimentare i tanti modi di avvicinarsi a chi apparentemente è altro da noi, per imparare a farsi ponti quando tutto sollecita e consiglia di rimanere separati come sponde. Non sono storie di pietà o di compassione, ma molto più semplicemente di amicizia, affetto, legami che non mettono in scena qualcuno, ma la bellezza di un incontro e del prendersi per mano.
Anche in questo nuovo compito di costruire immaginari più rispettosi di tutti e di ciascuno è necessaria una sapienza pedagogica eticamente significativa. Il rischio di passare velocemente e bruscamente da una concezione deficitaria a una di validità può portare a una cultura dell’esibizione e della finzione, che mette al centro ancora “quel bambino là” (Canevaro, 1999) e non le relazioni e i contesti. Non si tratta allora solo di scegliere delle storie che sappiano parlare al positivo: andrebbero proposte narrazioni che allargano i pensieri sui contesti, nella molteplicità di significati che questo termine può accogliere e disvelare.
La sfida inclusiva a cui oggi siamo veramente chiamati non riguarda la capacità di “andare in scena” da soli (anche perché per qualcuno potrebbe essere la prima volta), ma scegliere di mettere i riflettori dentro un incontro ecologicamente fondato, sempre radicato in una trama di relazioni in cui ci si scopre somiglianti e dissonanti, capaci comunque solo di crescere insieme.
1 L’elenco completo è presente al link: www.cbcbooks.org/cbc-book-lists/disability-pride-month
(ultima consultazione 15/07/2025).
PER APPROFONDIRE
Canevaro A., Quel bambino là… Scuola dell’infanzia, handicap e integrazione, Firenze, La Nuova Italia, 1999.
Vecchini S., Sualzo, Telefonata con il pesce, Milano, Topipittori, 2017.
Vecchini S., Sualzo, Prima che sia notte, Milano, Bompiani, 2020.
Elisa Rossoni, docente a contratto, Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Moira Sannipoli, professoressa associata di Didattica e Pedagogia speciale, Università di Perugia