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PIANTE
Stefano Sturloni
Silene latifoglia
Quel biancore che gioca con la luna
Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)
[…] e si tesse si tesse la luce con l’ombra. Il secco con l’umido del sotto terra. Nei fiori.
Mariangela Gualtieri, 20151
Forse dedicata a Silenus, mitico personaggio greco compagno di Bacco, sempre ebbro e col ventre gonfio.
Ma è attendibile anche la derivazione dal greco sialon = saliva, per le secrezioni schiumose che talora ricoprono alcune specie di Silene; da latus = largo e folium = foglia, per l’ampiezza delle lamine.
Chi ha occhi allenati a perdersi, mantenendosi in ascolto del vivente, sa che, ai bordi delle strade e perfino lungo i marciapiedi o tra i cumuli di rottami, c’è tutto un mondo che merita attenzioni, perché generoso di prodigi e di bellezza. A volte occorre chinarsi, magari sfoderando una lente, per apprezzarne la discrezione, ma capita che qualcosa possa calamitare lo sguardo anche di chi cammina in fretta, fermandone il passo. È il caso della Silene latifoglia, forse più nota come Silene bianca, che con il candore delle sue corolle, ampie talora fino a 3 centimetri, non passa inosservata tra le altre malerbe o su uno sfondo cementizio.Non è certo rara, e, scorgendola, è inevitabile esserne sedotti, del resto è questo il compito che la maggior parte delle piante affida ai fiori, sebbene l’invito non sia rivolto a noi, bensì ai pronubi. Non importa, approfittiamone, cercando di comprendere ciò che osserviamo. Le sue corolle bianche o appena rosee, constano di 5 petali raggianti. Ciascuno è libero e presenta un’insenatura profonda circa la metà della sua lunghezza, risultandone diviso in due lobi tondeggianti. Ma attenzione, i fiori non sono tutti uguali: alcuni hanno il calice più gonfio e dalla fauce della loro corolla spuntano 5 filamenti bianchi: i pistilli. I fiori con il calice più corto e stretto, invece, ne sono stranamente privi. All’interno si notano soltanto piccole formazioni accalcate di colore bianco-brunastro: gli stami. Questo ci dice che i fiori della nostra silene non sono ermafroditi, ma unisessuali. In pratica, la pianta possiede fiori maschili e femminili tra loro separati, una condizione minoritaria tra le Angiosperme
Silene latifoglia: fiore femminile con 5 pistilli, calice gonfio e capsula
“Il fiore ha 5 petali… sono fatti bianchi con una riga in mezzo” “Dentro mi sembra una corona, perché è tutta intorno” “Ci sono dei piccoli pelini…” “Forse i pelini servono per tenere caldo il fiore quando c’è l’inverno” “Il giallo serve per le api per fare il miele e succhiano il nettare”
I calici di entrambi i tipi sono pelosi, variamente venati e dotati di 5 denti acuti, in genere bruno-rossastri. I calici maschili sono percorsi longitudinalmente da 10 nervi, i femminili da 20. Le piante sono bienni o perenni, hanno misure che variano dai 10 ai 70-80 centimetri d’altezza e risultano ricoperte da una peluria appressata, più folta nella parte bassa e appiccicosa in alto. Le foglie hanno forma ellissoide-lanceolata, con il margine liscio e l’apice acuto. Presentano, inoltre, solo 3 nervature principali (trinervie) e alcune secondarie. Contrariamente alle foglie basali, dotate di picciolo, quelle che si trovano lungo il fusto sono dette sessili, in quanto inserite direttamente sul caule. La loro disposizione è a coppie opposte e talora dispongono alla base di un’ulteriore coppia o più di pseudo-foglie minori definite stipole. Con la maturazione, all’interno del calice l’ovario s’ingrossa e lignifica, dando forma a una capsula ovoide, bruna e liscia, che viene allo scoperto con il disgregarsi del tegumento calicino; 10 denti triangolari ne orlano l’apertura sommitale, distendendosi o incurvandosi verso il basso quando i semi sono pronti per la dispersione. Questi, bellissimi da guardare con una lente, hanno aspetto lumacoide, con la superficie ricoperta di tubercoli. Criccando la capsula, i semi schizzano fuori a getto, richiamando l’idea di un’eruzione. L’impollinazione avviene prevalentemente a opera di farfalle crepuscolari, la cui spirotromba si mostra adatta a penetrare nella stretta fauce del fiore per raggiungere il nettare al fondo del tubo corollino; per questo il fiore resta aperto anche di notte, biancheggiando di riflessi lunari nell’oscurità. Sebbene le giovani foglie siano consumate cotte in zuppe e minestre, il loro contenuto in saponine consiglia di moderarne l’utilizzo. Le radici bollite, invece, possono essere impiegate come surrogato del sapone. Ancora più comune negli ambienti antropici, e diffusa in quasi tutto il mondo, è Silene rigonfia (Silene vulgaris), conosciuta popolarmente anche con l’appellativo di bubbolini. In Italia se ne contano sette sottospecie. Possiamo distinguerla dalla Silene latifoglia, con cui è strettamente imparentata, perché il fiore, generalmente pendulo, ha un aspetto, per così dire, meno ordinato, con petali irregolarmente orientati e divisi in due lobi da un’insenatura lunga quasi quanto il petalo stesso. La specie, inoltre, è prevalentemente ermafrodita e dispone di 3 pistilli anziché 5. Le foglie sono più strette, mentre la capsula del frutto risulta maggiormente rigonfia e tondeggiante, schierando sull’orlo soltanto 6 denti. Va ricordato che i bambini di una volta si divertivano a farne scoppiare il calice premendolo tra le dita o a produrre un simpatico stridio sfregando tra loro due foglie. Da qui hanno origine i nomignoli di erba scoppiettina e strigoli.
Silene rigonfia: fiore ermafrodita e capsula tonda
M. Gualtieri, Le giovani parole, Torino, Einaudi, 2015.
Grafiche e parole di bambine e bambini di 4 anni della scuola comunale dell’infanzia Salvador Allende di Reggio Emilia
© Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia
© Sulle fotografie Stefano Sturloni
Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista delle Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia.
PER APPROFONDIRE
Raiteri F., Valli L., “Provocazioni. Materiali inusuali e pensiero divergente”, in Guerra M. (a cura di), Materie intelligenti: il ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambini, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017, pp. 147-153