My EduBox

Menu

MAPPE

Angela Sangalli

Mappe materiche

Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991

Documentare un luogo, un’esperienza o un vissuto può diventare più efficace se mette in dialogo anche altri linguaggi o strumenti oltre ai più consueti. Materiali, immagini, supporti sono solo alcune delle possibilità che rendono più immediato un processo di mappatura. Connettere linguaggi diversi può aiutare a raccontare in modo efficace un percorso, sia esso reale, immaginario o emotivo, agganciando vari livelli di narrazione tra loro complementari. In contesti formativi con gruppi educativi, riflettere attorno a temi caldi per il servizio può passare attraverso una restituzione materica in cui il gruppo si attiva in modo differente: fotografie, citazioni, parole chiave, materiali. Questi elementi, combinati e correlati tra loro, riportano concretamente e visivamente ai temi attraversati, agganciando le diverse intelligenze di chi articola la riflessione e permettendo un dialogo tra pensieri, parole e oggetti, che sostengono un racconto che diventa fruibile in maniera più immediata, oltre che un affondo più concreto tra i pensieri di chi li produce. Esiti di questo processo possono essere mappe mentali materiche, che fanno sintesi dei portati di ciascun componente del gruppo, mediando i significati che un tema risveglia in ogni persona che lo compone, e rendendo tangibili i punti chiave più importanti. Inoltre, consente di attraversare il senso più o meno esplicito che si dà a una pratica o a un’esperienza, permettendo di mettere in circolo idee e suggestioni con strumenti diversi, che rendono più efficace la riflessione e la comunicazione, nell’ottica di rendere visibile un processo di pensiero. La riflessione attorno a una pratica di servizio può partire da una domanda stimolo al gruppo, e tradursi poi in un’attivazione materica: quali immagini tenere, quali scartare, quali frasi o citazioni mettere in luce, quali parole chiave scegliere, quali font utilizzare per mettere in evidenza i concetti, quali materiali impiegare per aggiungere significati agli altri linguaggi, dove e con quali supporti realizzare la propria traccia. Gli esiti possono essere veri e propri allestimenti materici, diversi per ogni gruppo, a seconda delle attenzioni che ogni partecipante porta nella discussione (nell’immagine è raffigurato l’allestimento materico attorno alla pratica documentativa, realizzato nell’ambito di un percorso formativo con i servizi educativi per “Persone da zero a sei anni” del Comune di Inverigo, in provincia di Como). Come per le bambine e i bambini, anche per gli adulti “la considerazione del valore di un fare creativo e di un’esperienza sensibile si ritrova efficacemente nella relazione intensa ed empatica con le cose, aiutando a indagare e porre in evidenza le strutture nascoste della realtà, a tessere nuove mappe capaci di tenere uniti i pensieri logici con quelli emozionali, a connettere le tecniche con l’espressività” (Raiteri e Valli, 2017, p. 152). Un pensare accompagnato da un fare che può dare vita, nel suo evolversi, a riflessioni profonde: scegliere materiali concreti con cui raccontare una pratica ne condiziona il racconto stesso, facendo emergere prospettive sottese che, in modo circolare, possono arricchire di significati la lettura iniziale.

© Valentina Curinga

PER APPROFONDIRE

Raiteri F., Valli L., “Provocazioni. Materiali inusuali e pensiero divergente”, in Guerra M. (a cura di), Materie intelligenti: il ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambini, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017, pp. 147-153

Angela Sangalli, formatrice per gruppi educativi 0-6.

 

 

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale