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TACCUINI
Letizia Luini e Greta Persico
Parole, scritture spontanee,
domande e ipotesi di ricerca tra le pagine
Greta Persico
Abstract
L’incontro dei bambini e delle bambine con le narrazioni incredibili della mitologia greca prova qui a trovare un punto d’approdo in un’esperienza formativa costruita per appassionarli alle vicende fantastiche ideate nell’antichità. È il tentativo di promuovere una disposizione a guardare e a cogliere, dietro e dentro le leggende, gli aspetti più significativi della realtà naturale e sociale: quasi una metodologia, finalizzata alla comprensione dei testi di un mondo a loro sconosciuto. La scommessa è diventata quella di accompagnare i bambini verso una rappresentazione disegnata e coreografica degli eventi raccontati, per verificare le loro intuizioni, le loro capacità di penetrazione e di interpretazione intorno a quanto è stato sperimentato e vissuto.
Parole chiave Miti, leggende, paure, maschere, magie, suoni
Contatti angelo.rimondi@tiscali.it
"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”
Gilles Clément, 1991
Documentare la propria esperienza con il mondo attraverso la composizione di narrazioni multimodali (Luini, 2025) consente di fissare sulle pagine del taccuino quanto accade, in tutta la sua complessità. Molteplici codici e linguaggi, tra loro accostati, offrono infatti a bambini e bambine possibilità narrative plurali (Bock, 2016) che vanno, di volta in volta, a punteggiare peculiari aspetti dell’esperienza.
Tra gli elementi che possiamo rintracciare sfogliando le pagine di un taccuino vi sono le parole. Troviamo singoli vocaboli la cui funzione è quella di nominare gli elementi osservati, ovvero attribuire un nome per provare a rispondere alle ricorrenti domande: “Come si chiama? Cosa o chi è?”; scritture che possono essere termini codificati, conosciuti e condivisi scientificamente, come il nome comune di uno specifico fiore, oppure vocaboli di fantasia, attribuiti a seguito di un processo conoscitivo nato dall’osservazione e dalla relazione con un elemento o un ambiente osservato e al quale ci si sta riferendo. Nel taccuino, l’utilizzo del tratto grafico, sia esso la comparsa di singoli termini, scritture spontanee o espressioni più articolate, gode di piena legittimità anche quando non presenta una correttezza formale dal punto di vista ortografico. Il taccuino diventa così uno spazio di sperimentazione grafica, nel quale anche i primi accenni di scrittura spontanea acquisiscono valore. La figura adulta, che accompagna il processo di documentazione, può assumere l’importante funzione di facilitazione dell’esperienza e garantire a bambine e bambini la libertà di sperimentare un linguaggio per loro ancora poco familiare. Può inoltre accadere che le parole che trovano spazio tra le pagine siano anche quelle delle figure adulte. Educatrici ed educatori possono infatti integrare i tratti grafici o supportare il lavoro di documentazione affiancando parole o brevi frasi utili a esplicitare il significato di quanto riportato sulla pagina, concordando queste integrazioni con autori e autrici dei taccuini.
Fare esperienza continuativa della relazione con l’ambiente crea occasioni di conoscenza a partire da elementi di interesse o fenomeni che destano una certa curiosità, stimolando il desiderio di saperne di più. Questo approccio, che interpreta l’esplorazione come esperienza educativa (Guerra, 2019), facilmente stimola il sorgere di interrogativi basati sugli interessi di singoli bambini, bambine o di piccoli gruppi. Le curiosità, i dubbi e le ipotesi che emergono durante il processo esplorativo, se accompagnati, assumono il ruolo di vere e proprie domande di ricerca da annotare e a partire dalle quali dare avvio a piste di indagine condivise. Nell’ottica di una documentazione multimodale, tali domande rappresentano un materiale
estremamente prezioso, che va ad arricchire il contenuto dei taccuini, poiché segna una tappa decisiva del processo di conoscenza e relazione con l’ambiente, ovvero la produzione di un sapere fortemente ancorato all’esperienza vissuta e volto a problematizzare quanto si è osservato. Attraver so le domande e le ipotesi formulate e scritte nei propri taccuini, bambini e bambine sperimentano, infatti, una postura di ricerca grazie alla quale in dagare i fenomeni osservati nei contesti all’aper to a loro prossimi (Guerra e Luini, 2024). Ancora una volta, chi accompagna l’esperienza, ha l’op portunità di valorizzare questo materiale suppor tando chi esplora nel non perderlo, appuntando le domande che vengono formulate sul proprio taccuino, rilanciando con nuovi interrogativi utili a proseguire il lavoro di approfondimento. È inoltre possibile avviare conversazioni e momenti di con fronto allargato all’interno gruppo a partire dalle domande raccolte o, ancora. In questo modo, il taccuino può diventare uno spazio di dialogo nel quale promuovere la co-costruzione di un sapere (Tsevreni, 2021) che integra scritture e autorialità plurali, mentre valorizza e riconosce processi di ri cerca personali.
PER APPROFONDIRE
Bock Z., Multimodality, creativity and children’s mea ning-making: Drawings, writings, imaginings, in “Stel lenbosch Papers in Linguistics Plus”, vol. 49, 2016, pp. 1-21. Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019. Guerra M., Luini L., Documentare le esperienze all’a perto. Significati, possibilità, linguaggi e strumenti, in “Bambini”, vol. 40, n. 6, 2024, pp. 28-32. Luini L., Photovoice con bambine e bambini. Un ap proccio per ascolti sensibili e dialoghi multimodali, Mi lano, FrancoAngeli, 2025. Tsevreni I., Nature journaling as a holistic pedagogical experience with the more-than-human world, in “The Journal of Environmental Education”, vol. 52, n. 1, 2021, pp. 14-24
Letizia Luini, assegnista di ricerca di Pedagogia Generale e
Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione
“Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Greta Persico, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale,
Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.