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DA ALTROVE
a cura di Elena Luciano

Il gioco nell’educazione della prima infanzia danese

Simon Bødker Egholm

Abstract

L’incontro dei bambini e delle bambine con le narrazioni incredibili della mitologia greca prova qui a trovare un punto d’approdo in un’esperienza formativa costruita per appassionarli alle vicende fantastiche ideate nell’antichità. È il tentativo di promuovere una disposizione a guardare e a cogliere, dietro e dentro le leggende, gli aspetti più significativi della realtà naturale e sociale: quasi una metodologia, finalizzata alla comprensione dei testi di un mondo a loro sconosciuto. La scommessa è diventata quella di accompagnare i bambini verso una rappresentazione disegnata e coreografica degli eventi raccontati, per verificare le loro intuizioni, le loro capacità di penetrazione e di interpretazione intorno a quanto è stato sperimentato e vissuto.

 

Parole chiave Miti, leggende, paure, maschere, magie, suoni

 

Contatti angelo.rimondi@tiscali.it

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991

L’educazione della prima infanzia in Danimarca costituisce un segmento indipendente nel sistema scolastico formale. Il lavoro degli educatori e delle educatrici di questi contesti, denominati educatori sociali, si basa sui principi della pedagogia sociale e della cura del mondo del bambino. L’attenzione non è rivolta esclusivamente all’apprendimento, ma al benessere, allo sviluppo, alla partecipazione e alla formazione dell’individuo. Questo approccio riflette una visione olistica dello sviluppo di bambine e bambini, in cui il gioco, la cura e la comunità non sono solo mezzi per im parare, ma rappresentano di per sé valori fonda mentali. Alla luce di ciò, nella pratica educativa, la prospettiva e l’iniziativa di ogni bambina e di ogni bambino sono prioritari (Jensen, 2016). Il Danish Daycare Act (Ministero dell’Infanzia e dell’Istruzione, 2020) afferma, all’articolo 1, che lo scopo dell’educazione nella prima infanzia è pro muovere il benessere, lo sviluppo, l’apprendimen to e la formazione dei bambini e delle bambine. Nell’articolo 8, comma 3, si sottolinea che un am biente di apprendimento deve essere creato at traverso il gioco, le attività spontanee e pianificate e le routine quotidiane. L’educazione di bambine e bambini non riguar da solo l’acquisizione di competenze e l’appren dimento di contenuti bensì il loro sviluppo come persone ed esseri umani completi, in grado di par tecipare alle comunità con responsabilità, curio sità e capacità di discernimento. Questo avviene attraverso l’incontro con la cultura e la comunità. All’educatore è richiesta innanzitutto un’attenzio ne per la prospettiva delle bambine e dei bambini e la cura nel creare situazioni in cui essi si sentano visti, ascoltati, considerati e presi sul serio (Hon neth, 1995). Ciò incoraggia educatrici e educatori a esse re aperti e curiosi di fronte all’imprevedibile che emerge nell’incontro del bambino con il mondo e con la cultura, non attraverso richieste e inviti a un gioco di gruppo o pressioni affinché partecipi, bensì attraverso relazioni sicure, esperienze signi f icative e opportunità di prendere l’iniziativa. Il gioco dei bambini e delle bambine si presenta dunque come pratica spontanea, autonoma e si gnificativa, come pratica esistenziale e culturale, in cui essi esprimono sé stessi, esplorando il mon do nel qui e ora, così come nel coinvolgimento, nell’immaginazione e nell’interazione sociale. Esiste una chiara spiegazione del perché il gioco spontaneo del bambino sia così centrale nell’edu cazione alla prima infanzia danese. Il gioco non è solo un’attività, ma un processo di formazione, in cui il bambino sperimenta ruoli sociali, esprime le proprie emozioni e stimola l’immaginazione, ne gozia norme e crea comunità. In questo processo, il bambino diventa un soggetto, una persona in

grado di prendere iniziative, esprimersi e instaura re relazioni (Skovbjerg e Sand, 2022). Il gioco spontaneo del bambino racchiude in sé una forma speciale di libertà perché il bambino non è tenuto a soddisfare richieste esterne, ma può esplorare il mondo secondo i propri interes si. Questa libertà non è illimitata, ma si inserisce all’interno di contesti sociali e culturali che il bam bino impara a conoscere e a governare. Quando i bambini giocano, mettono alla prova i propri limiti, le norme della comunità, le possibilità e i vincoli dell’ambiente che li circonda. Devono negoziare, includere ed escludere, assumersi responsabilità e fare spazio agli altri. Nel gioco spontaneo il bambino crea la propria re altà ed è sé stesso, senza dover recitare un ruolo o conformarsi a un programma deciso dagli adulti. Il gioco spontaneo diventa così uno spazio di sog gettivazione in cui il bambino diventa un individuo indipendente e responsabile (Biesta, 2021). Allo stesso tempo, il gioco è uno spazio sociale in cui il bambino cresce e impara nell’interazione con gli altri. Qui, la formazione come sviluppo di sé e del la socialità diventa concreta: il bambino giocando definisce sia sé stesso che la comunità di cui fa parte. Il potenziale del gioco risiede nella sua impreve dibilità e apertura. Il gioco spontaneo permette al bambino di stare nel mondo secondo le proprie regole, ma in stretta interazione con il gruppo. È una pratica in cui il bambino non solo impara a conoscere il mondo, ma impara anche a stare nel mondo. Se, dunque, la legge danese riconosce l’importan za del gioco, è in particolare nel gioco libero che lo sviluppo del bambino si realizza pienamente come persona. Le tendenze internazionali che oggi enfatizzano la standardizzazione degli obiettivi di apprendimen to influenzano anche il sistema danese di educa zione della prima infanzia, che si colloca tra un ap proccio tradizionalmente incentrato sul bambino e orientato allo sviluppo e le tendenze verso una crescente attenzione politica e amministrativa agli obiettivi di apprendimento e alla documentazione (Thingstrup, Aabro e Ma, 2023). In un’epoca in cui l’istruzione e l’efficienza stan no conquistando sempre più attenzione, diviene cruciale ribadire il ruolo del gioco spontaneo dei bambini come una parte fondamentale e indi spensabile dell’infanzia.

PER APPROFONDIRE Biesta G., World Centred Education. A view for the present, Routledge, 2021. Dewey J., Logic: the theory of enquiry, Redditch, Read Books, 2008 Honneth A., The Struggle for Recognition – The Moral Grammar of Social Conflicts, Polity Press, 1995. Jensen J.J., “The Danish Pedagogue Education”, in Vandenbroeck M., Urban M., Peeters J., Pathways to Professionalism in Early Childhood Education and Care, Oxon, Routledge, 2016, pp. 15-29. Ministry of Children and Education, The strengthened Pedagogical Curriculum, Framework and Content, The Danish Evaluation Institute, 2020 (https://emu.dk/ sites/default/files/2021-03/8077%20SPL%20Hoved publikation_UK_WEB%20FINAL-a.pdf). Sand A., Skovbjerg L., Jensen J., Jørgensen H., Bek ker T., Can I design for play? How pedagogues design for children’s play situations in school, in “The Design Journal”, 2023, pp. 536-557. Sass D.S., Being and becoming a welfare citizen ind the Danish Folkeskole, School og Social Science Brunel University, 2013. Schmidt L.H., Det sociale selv: invitation til socialanaly tik, Danmarks Pædagogiske Institut, 2000. Skovbjerg H., Sand A.L., Play in School. Towards an Ecosystemic Understanding and Perspective, in “Fron tiers in Psychology”, 12, 2022, pp. 1-11. Sutton-Smith B., The Ambiguity of Play, Harvard Uni versity Press, 2001. Thingstrup S., Aabro C., Ma K., Sorting shapes or con necting dots? Local enactments of globalization in early childhood education in Denmark, in “Global Stud ies of Childhood”, 2023, pp. 261-275.

Elena Luciano, professoressa associata di Pedagogia gene
rale e sociale, Dipartimento Scienze umane per la formazio
ne “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Simon Bødker Egholm, Docente senior e coordinatore inter
nazionale

 

 

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