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MAPPE

Mappa-racconto di un giardino

Angela Sangalli

Abstract

L’incontro dei bambini e delle bambine con le narrazioni incredibili della mitologia greca prova qui a trovare un punto d’approdo in un’esperienza formativa costruita per appassionarli alle vicende fantastiche ideate nell’antichità. È il tentativo di promuovere una disposizione a guardare e a cogliere, dietro e dentro le leggende, gli aspetti più significativi della realtà naturale e sociale: quasi una metodologia, finalizzata alla comprensione dei testi di un mondo a loro sconosciuto. La scommessa è diventata quella di accompagnare i bambini verso una rappresentazione disegnata e coreografica degli eventi raccontati, per verificare le loro intuizioni, le loro capacità di penetrazione e di interpretazione intorno a quanto è stato sperimentato e vissuto.

 

Parole chiave Miti, leggende, paure, maschere, magie, suoni

 

Contatti angelo.rimondi@tiscali.it

“Ogni servizio educativo per l’infanzia è un ecosistema di relazioni, [...] richiede la capacità di riscoprire il mondo con gli occhi di chi entra nel servizio per la prima volta e poi vi ritorna tutti i giorni, per trovare e introdurre nell’ambiente opportunità, problemi da risolvere, sorprese”

(MI, 2022, p. 28).

Nell’immaginario attuale la geografia è la scienza che ha per oggetto lo studio, la descrizione e la rappresentazione della Terra (Treccani online). La stessa etimologia della parola riporta a questa narrazione grafica. Eppure, “da sempre la geografia è stata anche una pratica immaginativa alla portata di tutti, un ventaglio di modi di vivere lo spazio per conoscere l’altro, per sognare l’Altrove”. Da un lato la necessità di rendere visibili agli altri percorsi e traiettorie, dall’altro una pratica introspettiva che ferma su carta un personale incontro con un luogo.

“Così, mentre la cartografia scientifica evoca la presenza di uno spettatore, indispensabile ma invisibile, nella cartografia preistorica ed etnica vediamo incorporati attori in movimento, presenze temporanee, comparse fulminanti. E mentre noi vorremmo conoscere con esattezza assoluta la nostra posizione nel mondo, qui e adesso, la mappa-racconto, la mappa-rito, la mappa preghiera servono a raggiungere un Altrove”.

Raccontare uno spazio può quindi essere un modo del tutto arbitrario per fissarne confini e tratti distintivi, rendendo in qualche modo concreta la rappresentazione che ciascuno o ciascuna disegna nella propria mente.

Nella scuola dell’infanzia Tiraboschi-Bombello di Serina (Bg), dopo frequenti esplorazioni del giardino, bambine e bambini hanno trovato punti di attenzione del tutto personali di quello spazio, fermando lo sguardo su elementi di diversa natura, ma che di volta in volta hanno segnato le uscite, diventando dei segnaposto da cui ripartire la volta dopo: il fossile di una chiocciola ritrovato sulla pavimentazione che conduce all’ingresso, le macchie di licheni sulla ringhiera di ferro battuto, i fiori, le piante e i minuscoli abitanti del prato o, ancora, i segni del tempo sulle ante della palazzina… Punti fermi che si ritrovano a ogni uscita, ma anche elementi che mutano nel tempo e che, di giorno in giorno, vanno ritrovati nella loro nuova forma.

Tradurre questi elementi in una mappa sarebbe potuto avvenire con molti linguaggi. La fotografia dei dettagli è stata, tra questi, un potente alleato con bambini e bambine, nato dall’abitudine, a fine mattinata, di scattare qualche istantanea dei nuovi ritrovamenti: una sorta di caccia al tesoro giornaliera che ha restituito visivamente le tappe di un incontro quotidiano. Le immagini hanno aiutato a narrare la storia del giardino, che si è arricchita uno scatto alla volta. Cartoline che bambine e bambini hanno potuto maneggiare, disseminare, allineare, sovrapporre e da cui si sono lasciati suggestionare, grazie alla fotografia, che ha fissato, ma, allo stesso tempo, ha aperto a nuove interpretazioni. Una mappa-racconto, per usare la definizione di Matteo Meschiari (2025), che si è composta e scomposta tra le mani delle bambine e dei bambini, che l’hanno costruita e narrata di nuovo di volta in volta.

Ripercorrendo al contrario, o meglio, alla rinfusa, le tappe convenzionali della cartografia a cui siamo abituati, il simbolo non ha guidato il racconto, ma ne è stato l’esito: la spirale della chiocciola è diventata un elemento grafico che racconta quello spazio, ricorrendo nelle rappresentazioni grafiche di bambine e bambine, sui loro taccuini personali, sul taccuino collettivo e sulla pavimentazione che circonda il giardino.

1 Meschiari M., Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe, Torino, Bollati Boringhieri, 2025.

2 Ivi, p. 45.

3 Ibidem.

Angela Sangalli, formatrice per gruppi educativi 0-6.

BIBLIOGRAFIA

Di Lernia F., Eppure il vento soffia ancora. Un’antropologia rapsodica, Roma, Bordeaux Edizioni, 2018.

Eibl-Eibesfeldt I., Etologia umana. Le basi biologiche e culturali del cambiamento, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.

Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019.

Ingold T., Antropologia come educazione, Bologna, La Linea, 2019.

Malavasi L., Fuori mi annoio. Che cosa rimane ancora da dire in merito al rapporto educazione-natura?, Bergamo, Zeroseiup, 2018.

Martini D., Mussini I., Gilioli C., Rustichelli F., Progetto e/è ricerca. Approfondimenti ed esperienze nei servizi educativi per l’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2020.

MI, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022.

Fosha D., Siegel D.J., Solomon M.F., Attraversare le emozioni. Neuroscienze e psicologia dello sviluppo, Milano, Mimesis, 2011.

DOMANDE GENERATIVE

Francesca Ciabotti

Le storie di tipo meraviglioso, che introducono elementi soprannaturali in ambientazioni realistiche, suscitano nei bambini e nelle bambine, e non solo, interesse, emozione e passione. Le vostre biblioteche di sezione includono testi con queste caratteristiche?

Le domande che nascono dall’ascolto di una narrazione coinvolgente incoraggiano i bambini e le bambine a creare collegamenti, a mettere in moto il ragionamento, a esplorare diverse prospettive e interpretazioni. L’apertura alle domande, a partire dalla comprensione di un testo, è abituale nel vostro lavoro educativo?

 

 

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